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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
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USA-URSS SULLA “VIA DI DAMASCO”

(novembre-dicembre 1989)

 di

 

Michele Trimarchi

 

Dopo la folle corsa agli armamenti per l’egemonia mondiale, un barlume di speranza per l’umanità traspare dagli incontri USA-URSS. Non ci sono dubbi – almeno per chi conosce gli intimi meccanismi del cervello umano che spingono l’uomo verso la vittoria a tutti i costi – che dietro tali incontri c’è una illuminazione delle coscienze da parte di chi, al di sopra della “miseria” della logica umana, spinge verso la comprensione dell’amore, della giustizia, della libertà per tutti e non solo per i pochi che riescono ad imporsi con mezzi subdoli e con il “dio” denaro. È proprio il caso di dire: «Lassù Qualcuno ci ama»

Gli arsenali erano ormai pieni di armi nucleari e biologiche, e si stava lavorando per costruirne di nuove attraverso manipolazioni genetiche che utilizzano i retrovirus (gli agenti che provocano l’AIDS) per modificare il patrimonio genetico, anche umano. Tutti possiamo immaginare quale “follia” si cela dietro tutto questo.

Ecco perché dobbiamo parlare di “intervento divino”, altrimenti non troviamo una spiegazione logica o scientifica che giustifichi la volontà di Gorbaciov e di Bush di destinare meglio le ingentissime somme spese per gli armamenti, considerando che la ricerca scientifica in campo biologico è tutta aperta e si possono veramente creare “mostri” o distruggere l’intera umanità in tanti modi diversi. Occorre incamminarsi sulla “via di Damasco” per rinunciare al dominio del mondo, all’orgoglio della superiorità, e tendere invece al recupero di valori che aboliscono il rapporto servo-padrone e permettono di riconoscere la pari dignità di ogni individuo dando così centralità all’Uomo e alla sua evoluzione.

Auspichiamo che i media di tutto il mondo pongano giustamente l’accento sul disgelo USA-URSS e diano continuità a tale evento, decodificando opportunamente in tutti i paesi e a tutti i livelli un messaggio che porti all’integrazione dei valori per abolire ogni forma di discriminazione competitiva che offende la “verità intrinseca” di cui ogni Uomo ed ogni società sono portatori. Così facendo si comprenderà che qualsiasi atteggiamento politico in contrasto con tale principio non può essere legittimo e non deve in alcun modo trovare spazio nel futuro dell’umanità.

Un pizzico di ottimismo e un po’ di buona volontà trasformeranno certamente l’alibi dell’utopia in una forma di pensiero positivo che potrà dare “vitamine” utili per curare la grave patologia da cui l’intero pianeta è affetto.

Con questi auspici ci auguriamo che il 1990 sia veramente prodromico per la costruzione di un mondo migliore.