dna cervello coscienza consapevolezza educazione
dna cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

 

 

 

 

 

CATENE INVISIBILI RENDONO SCHIAVO IL CERVELLO

(maggio-giugno 1990)

 di

 

Michele Trimarchi

 

 

 

«Fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute e conoscenza»

 

Alcuni uomini nel mondo “amano” molto questa moderna civiltà tecnologica e industriale, e considerano la Natura e la Terra una sorta di magazzino di materiale da sfruttare. Esaltano la loro intelligenza, la loro capacità di creare artefatti tecnologici, di produrre computer: in sintesi, la vita e l’intelligenza artificiale, negando così alla Natura il suo ruolo di “madre”. Si danno un gran da fare per dimostrare la potenza dell’uomo sulla Natura, tentando ci costringerla ad “Ubbidire” al loro volere.

Tale atteggiamento mentale è prodotto da un “male” reversibile, da me definito “sindrome da disconnessione funzionale interemisferica”. Questa sindrome è prodotta da una graduale acquisizione di informazioni che per le loro caratteristiche fisiche ledono la funzionalità sinergica dei due emisferi cerebrali. Impediscono cioè al cervello una forma di cooperazione interemisferica. Ciò crea nel tempo due personalità che convivono nell’essere umano, come se fossero dottor Jekill e mister Hyde. La dominanza dell’uno o dell’altro determina il comportamento dell’uomo, nel tempo e nello spazio.

Per nostra fortuna la disconnessione tra i due emisferi non è mai totale per cui, a seconda del tipo di situazione che viene vissuta, l’individuo riceve stimoli che producono effetti comportamentali diversi. Ciò significa che il peggiore dei “criminali”, se stimolato adeguatamente, può diventare il migliore degli uomini e viceversa.

L’evoluzione culturale dell’uomo spinge verso una sempre migliore comprensione di quei meccanismi mentali che producono effetti negativi nelle interazioni umane. Siamo ormai in grado di individuare nelle relazioni la parte dominante del cervello e possiamo quindi intervenire a livello educativo, psicoterapeutico e nella comunicazione di tutti i giorni per favorire con informazioni ad hoc un recupero della salute mentale.

Lo stato di salute mentale equivale ad una grande serenità prodotta dalla consapevolezza del proprio agire in cui gioia e sofferenza sono “sinonimi” per un arricchimento di valor iin cui libertà, giustizia e armonia diventano l’altruismo di un essere che possiamo coscientemente considerare umano.