dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
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EDUCARE CON IL “CONSENSO INFORMATO”

(ottobre-dicembre 2000)

di 

 

Michele Trimarchi

 

Chi sa distinguere una richiesta condizionata da una fisiologica? Quali sono i parametri con cui misuriamo le risposte che diamo e riceviamo?

Abbiamo detto più volte che lo scopo della vita è legato ad un continuo sviluppo della coscienza dell’individuo e ciò presuppone che la vita sottostà ad un processo che possiamo definire educazione permanente. A tutt’oggi non esiste una educazione permanente strutturata con la chiarezza della fisiologia del processo educativo fondata sulla distinzione fra educazione, che forma la coscienza, ed istruzione, che offre gli strumenti utili all’espressione della coscienza.

Nella coscienza sovrintende l’Io psicologico dell’individuo che deve diventare “legittimo proprietario” del proprio divenire cosciente, capace di ideare, progettare e decidere il proprio destino sulla base di valori universali (rispetto della dignità, libertà, giustizia, amore).

Ed ecco affacciarsi all’orizzonte una reale Scienza dell’Educazione che possa porre fine a deliri formativi ed informativi generatori di chiusure, demotivazioni e della grave conflittualità intra ed interpersonale.

Alla nascita l’essere umano è un meraviglioso progetto da realizzare, ma tale progetto è sconosciuto ai più e si comincia così a “violentare” il bambino con coercizioni, imposizioni di regole fine a se stesse, punizioni: queste violenze creano sofferenza e deformazioni che rimangono indelebili all’interno del cervello producendo tutta quella conflittualità e quel disagio esistenziale a cui assistiamo direttamente o indirettamente.

Per quanto possa sembrare “rivoluzionario”, possiamo dire che nel bambino, già alla nascita, esiste un Io biologico in grado di riconoscere ciò che è armonico e ciò che è disarmonico per la sua crescita, e gli adulti non dovrebbero mai usare la forza per vincere le resistenze opposte dai bambini: la crescente gradualità dello sviluppo cognitivo dovrebbe sempre e comunque poter integrare il riconoscimento fisiologico dell’utilità delle azioni degli adulti. Ciò rientra in un corretto processo educativo che porta alla nascita dell’Io psicologico.

Il grave ritardo della scienza nel campo delle conoscenze sulle funzioni superiori del cervello umano e su come le funzioni integrate del cervello producono il comportamento, emozionale e razionale, ha condotto e conduce ancora ad esercitare violazioni dei diritti fondamentali di cui ogni essere umano è dotato naturalmente: tutto il comportamento attuale dei bambini e degli adulti è strettamente correlato alle difese sviluppate dal cervello nei confronti di chi, per ignoranza e non per colpa, ha violato tali diritti.

Queste conoscenze sono ormai disponibili a tutti coloro che sentono fortemente la responsabilità dei propri ruoli: docenti delle scuole di ogni ordine e grado, psicologi, medici, magistrati, avvocati… e soprattutto genitori. Senza tali conoscenze si continuerà a sbagliare e a violentare il cervello costringendolo al disagio, alla sofferenza, al conflitto e a devianze di vario genere.

Ecco il significato del “consenso informato”: l’educazione non può non usare il metodo del convincimento affinché il bambino possa sentire e comprendere l’utilità di ciò che gli si vuole insegnare, poiché questo obbedisce al principio del rispetto della dignità della persona, rispetto che va attuato fin dal concepimento per tutta la vita.

L’essere umano deve poter comprendere e scegliere ciò che è utile per lui, per la sua crescita, per il suo arricchimento conoscitivo della vita, poiché da esso dipendono il piacere e la gioia di scoprire momento per momento l’universo delle emozioni che in prima persona può ricevere, creare e trasmettere.

Porre fine all’“oscurantismo” che ha dominato e domina ancora l’umanità significa far scoprire, attraverso l’educazione, l’immensità che si cela all’interno di ogni essere umano.

Il percorso è difficile poiché chi ha raggiunto il potere (di qualunque genere sia) non ha nessuna intenzione di rinunciare a tale facile strumento di dominio sugli altri. L’uso improprio del potere deve essere definito abuso e grave violazione dei diritti fondamentali della persona. Più grande è il potere, più grandi sono le violazioni che si possono commettere. Tale situazione è satura e contiene gravi ripercussioni per tutti: anche i potenti subiranno i drammi e le tragedie di ciò che hanno creato. Ecco perché occorre una svolta epocale: il potere deve diventare un reale servizio per tutti diffondendo e attuando in primo luogo processi di alfabetizzazione dei diritti fondamentali della persona.

Per uscire dunque dal tunnel pseudoilluminato dalla falsità e dall’ipocrisia, da una moderna “mitologia” totalmente priva di valori, ben camuffata da suggestive mete che a nulla portano se non alla disperazione, è necessario attuare un reale processo educativo, il cui obiettivo è quello di mettere l’individuo in condizione di riconoscere il valore della propria dignità e scegliere momento per momento tutto ciò che lo fa evolvere e lo arricchisce soprattutto spiritualmente.