dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
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ILRISPETTO PER LA VITA “IMPONE” L’UMANIZZAZIONE DELLA MEDICINA

(gennaio-marzo 1996)

 

 di

 

 

Michele Trimarchi

 

 

 

 

 

Il guaio è che oggi i medici separano l’anima dal corpo

Platone

 

La responsabilità dell’individuo è direttamente proporzionale al grado di conoscenza che egli ha della vita. Se applicassimo questo principio per la valutazione del discente dei corsi di medicina o per l’abilitazione alla professione medica, scopriremmo quanto siamo lontani da quel prototipo di “medico fisiologico” che può veramente assumere la responsabilità nella terapia atta a recuperare lo stato di salute intesa come benessere psicofisico e spirituale.

Eppure le scienze fisiche e biologiche sono in grado oggi di condurci per mano in quelle meravigliose armonizzazioni di funzioni che avvengono già in una singola cellula, dove ogni elemento coopera con tutti gli altri dando vita a sistemi complessi in cui forma e sostanza si integrano dinamicamente. Nell’individuo si verifica uno scambio di messaggi tra atomi, cellule, organi, e attraverso il sistema nervoso centrale i messaggi chimici, fisici, meccanici ed elettromagnetici del mondo esterno devono integrarsi al mondo interno, formando un tutto dinamico che non consente errori. Il sistema in toto mette in atto le sue difese sia per prevenire sia per riparare i danni che agenti esterni gli possono arrecare: le strategie di difesa nella prevenzione e nel recupero degli equilibri metabolici sono già un’opera “medica” che l’organismo compie con una propria “intelligenza” legata alla sua filogenesi ed ontogenesi.

Alla luce delle conoscenze attuali non possiamo più legittimare l’empirismo nell’approccio medico-paziente, poiché spesso l’azione medica si contrappone all’azione di recupero fisiologico messo in atto dall’organismo, rendendo più difficile la guarigione o creando effetti collaterali che diventano cause di nuove patologie.

Questo momento storico, a nostro parere, è attraversato da una profonda lacerazione tra valori spirituali e sociali. La spiritualità riconosce la dignità umana, i valori della vita, la libertà, la giustizia. Il sociale, invece, vede gli uomini in competizione fra loro per una ricerca sfrenata di poteri e di “beni”, creando disarmonie nelle famiglie e nell’ambiente a scapito della salute e della qualità della vita. La gravità di tale situazione indica che la soluzione è possibile solo con una cooperazione globale finalizzata ad integrare i valori spirituali a quelli prettamente materiali con metodo scientifico, affinché il valore della vita nelle sue molteplici forme diventi dominante e guidi tutte le attività politiche, economiche, culturali e sociali verso la creazione di una società in cui la sovranità della dignità umana imperi nella coscienza di tutti gli uomini della Terra.

La medicina è parte integrante dello stile di vita di una società e il medico deve assumere grandi responsabilità rispetto a chi gli si rivolge “disperatamente” per recuperare uno stato di salute che gli è dovuto, in quanto membro di una società che si è fatta garante del suo sviluppo, del suo benessere, della sua salute. Il medico, quindi, non svolge soltanto un ruolo professionale poiché rappresenta le garanzie dello Stato e anche di una cultura che purtroppo ha “disumanizzato” l’Uomo, riempiendolo di paure e fobie, e non gli ha insegnato a prevenire le malattie, mentre tutti sappiamo che la patologia acquista in ogni individuo una tipologia differente, non sempre contenuta o pienamente controllata dalle attuali scienze mediche. Il medico, pertanto, si trova spesso costretto ad improvvisare diagnosi e terapie dannose allo stato reale dell’individuo. Il paziente viene così sottoposto ad una serie di trattamenti empirici contrari non solo al rispetto dovuto alla dignità umana, ma soprattutto alla fisiologia dei processi che caratterizzano l’integrità psicofisica della persona.

Lo stato patologico altera momentaneamente tale integrità, per cui la terapia “ideale” richiede un intervento finalizzato a rimuovere le cause e a potenziare l’azione messa in atto dall’organismo verso un pieno recupero dello stato di salute. La sovranità della dignità umana richiede una radicale trasformazione della mentalità che ha fatto del profitto e del potere le colonne portanti delle società a forte sviluppo tecnologico. Tale trasformazione deve portare a considerare il profitto come mezzo e il potere come servizio, e così mezzi e servizi - indirizzati alla risoluzione dei gravissimi problemi di salute ambientale e umana - segneranno un passo in avanti verso l’integrazione di quei valori spirituali grazie ai quali è ancora possibile dare un senso alla nostra stessa esistenza.