dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
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IL CONCETTO DI “TOLLERANZA” CONTRADDICE IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI

(luglio-settembre 1994)

 di

 

 

Michele Trimarchi

 

 

La tolleranza è la sopportazione dei potenti che

per sentirsi buoni rinunciano alla vendetta.

 

Il concetto di tolleranza – strumento adottato dalla democrazia per la riduzione dei conflitti e delle discriminazioni – contraddice di fatto la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nella quale vengono riconosciuti a tutti gli esseri umani della Terra pari dignità e diritti (uguaglianza nella diversità).

L’atto di “tollerare” presuppone la capacità di “sopportare” ciò che invece andrebbe compreso onde favorire il dialogo e la comunicazione con chi agisce, pensa e si comporta in maniera diversa da noi, dato che nessuno vuole essere tollerato, ma capito. Capire le motivazioni che sottostanno ai comportamenti degli altri è certamente la strada da seguire per essere in sintonia con i valori espressi dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e per promuovere la risoluzione dei conflitti.

Con la tolleranza riproponiamo ancora una volta la superiorità dell’uno sull’altro legata, anche se in maniera diversa, alla legge del più forte che si impone sul più debole (debolezza che non deve essere intesa solo sotto il profilo fisico, ma soprattutto psicologico, economico e sociale), in contraddizione con i principi della democrazia.

Il vero rispetto della dignità umana ci porta ad amare e comprendere anche chi, per ragioni diverse, si ribella alle nostre azioni o alle nostre idee. Le leggi, le regole e le norme, per essere rispettate, devono innanzitutto essere riconosciute giuste dalla persona. In tal senso l’educazione – familiare e sociale – ha la responsabilità del comportamento dell’individuo (ignorantia excusat).

I diritti integrano i doveri e, insieme, regolano il comportamento individuale e sociale nell’evoluzione della coscienza umana. Non deve più esistere la concezione per cui i “buoni” tollerano i “cattivi”: essa non rende giustizia alla verità, dato che la coscienza è in perenne conflitto tra l’aspetto formale e quello sostanziale delle regole imposte dalla società. Il bene e il male sono concetti superabili dalla ricerca del giusto che, come tale, dà consapevolezza degli errori commessi, favorendo l’evoluzione umana.

Tutto ciò che viene imposto al cervello non entra a far parte della coscienza “giusta” ma rimane strumento del cervello stesso per imporsi a sua volta sugli altri. Per converso, tutto ciò che viene riconosciuto spontaneamente come valore utile (giusto) arricchisce la coscienza dell’individuo e lo conduce alla saggezza.