dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

 

 

  

 

 

DIRITTI UMANI E NEUROSCIENZE

I fondamenti scientifici dei diritti umani

 

di



 Michele Trimarchi

 

La fisiologia umana dimostra che, a livello pulsionale, i fondamenti dei diritti umani sono
presenti nel genoma che dà vita all’individuo: ogni essere umano, ovunque nasca, ha in potenza la possibilità di sviluppare consapevolezza e coscienza della propria dignità, del valore
della libertà, del senso di giustizia e della ricerca del piacere che deve potersi tramutare, con
la crescita, in amore per sé e per ogni forma di vita esistente. Se non prendiamo coscienza dei diritti umani e non li viviamo innanzitutto in noi stessi, non possiamo né rispettarli, né esprimerli.

Nei diritti umani troviamo i valori fondamentali della persona e l’ignoranza di questi valori è alla base delle varie forme di violazione dei diritti umani stessi. Nella maggior parte dei casi il bambino subisce fin dalla nascita queste violazioni, in seguito alle quali sviluppa tutte le sue difese e le strategie possibili per affermare proprio i diritti umani, ovvero le pulsioni fondamentali che ne sono alla base.

E’ dall’ambiente, dalla famiglia, dalla società, dalla cultura che il bambino inizia a comprendere cosa significa dignità, libertà, giustizia, amore, e ciò è legato all’evoluzione
colturale dei popoli. Però le fondamenta genetiche della personalità sono identiche in tutti i popoli della Terra: le pulsioni che danno vita all’essere umano sono universali sia nella donna che
nell’uomo nel rispetto delle loro differenze fisiologiche. Per tale ragione la saggezza non dipende né dalla razza, né dal sesso, né dal colore della pelle.

      Vedremo ora quali sono le pulsioni di base e come dovrebbe essere un’educazione in
      sintonia con i valori fondamentali che modulano la presa di coscienza dell’essere umano.

 

 

 

 

 

DIGNITA’

Il valore della dignità, riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, costituisce il valore stesso della vita e dura tutto l’arco dell’esistenza, indipendentemente dal comportamento: solo per il fatto di esistere biologicamente, l’essere umano ha in sé la dignità. La dignità umana non va confusa con la dignità sociale, che è legata all’attività che la persona svolge
all’interno della società e alla realizzazione di particolari opere di utilità sociale, culturale, ecc. Si tratta di una distinzione fondamentale, perché mentre la dignità sociale si acquisisce nel corso dell’esistenza e dipende dal contesto sociale, culturale e politico, la dignità umana come valore della vita è innata ed intoccabile, ha valore infinito, non è commercializzabile, non è soggetta a limitazioni nel tempo e nello spazio, non la si può diminuire né aumentare. La dignità, come la vita stessa, è sacra
poiché non è stato l’uomo ad averla progettata o realizzata ma costituisce un valore che ciascun essere umano trova in sé nascendo. Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo viene riconosciuta pari dignità a tutti gli uomini e donne della Terra, e la dignità umana- da non confondere, lo ripeto, con la dignità sociale- non può e non deve mai essere messa in discussione da nessuno, ma deve essere amata e rispettata.

 

 

LIBERTA’

Potenzialmente ogni essere umano cerca la libertà, poiché si tratta di una pulsione fisiologica, genetica, ma inizialmente è l’ambiente familiare a decidere quale tipo di libertà egli potrà avere. La
pulsione verso la libertà, essendo genetica, è universale, ma di fatto la libertà viene determinata dall’ambiente, dai limiti posti ed imposti dall’ambiente, dalla cultura e dalle leggi dello Stato.

Questo concetto permette di comprendere anche il passaggio dalla dittatura alla democrazia, che segna tappe evolutive della coscienza umana. Le dittature impongono limiti molto rigidi alle libertà individuali, circoscrivendo lo spazio entro cui i cittadini possono muoversi e le idee che possono esprimere, ma anche i genitori possono essere “dittatori” quando impediscono al bambino di acquistare gradualmente i suoi giusti spazi di libertà e di coscienza.

Lo ribadiamo: la libertà è una pulsione presente fin dalla nascita, ma poi sono l’ambiente, la famiglia, la società, lo Stato a determinare il grado di libertà che quell’essere potrà avere nel corso della sua vita, attraverso quella che comunemente chiamiamo “educazione”. Da qui la necessità di un’educazione che tenga conto dei diritti fondamentali della persona. Se il sistema politico
creasse l’educazione sulla base dei fondamentali diritti umani, avremmo individui saggi già a 10-15 anni, poiché permetteremmo la gestione di questa pulsione di libertà da parte dell’Io cosciente della persona che, riconoscendo in sé i valori universali dei diritti umani, sarebbe successivamente in grado di utilizzarli per agire, pensare, creare, programmare le proprie azioni, la propria vita nel rapporto con sé e con gli altri. E’ questa la chiave di una sostanziale rigenerazione sociale, culturale e politica che rispetti i diritti fondamentali della donna e dell’uomo.

Il bambino, dunque, nasce con la pulsione di libertà, pulsione che va guidata in modo da permettere al bambino stesso di esprimersi pienamente e di acquisire la capacità di muoversi nello spazio in cui vive nel
rispetto di sé e degli altri. A tal fine è indispensabile che chi ha la responsabilità di educare il bambino conosca e abbia coscienza dei diritti fondamentali dell’uomo e del metodo educativo atto a favorire il processo di evoluzione della consapevolezza sia di sé che dei limiti imposti dall’ambiente entro i quali il bambino (e poi l’adulto) può agire liberamente. In questo
processo evolutivo occorre tener conto che alla nascita biologica deve corrispondere l’adeguata crescita della coscienza.

Da qui nasce l’esigenza di preparare gli educatori. Se non si parte da questi concetti non ci sarà educazione ai diritti umani, ma solo un metodo per la diffusione di nozioni, schemi e modelli atti a verificare le macroviolazioni, mentre sostanzialmente si violeranno ancora i diritti fondamentali della persona: solo il rispetto dei diritti umani abolisce i conflitti e produce consapevolezza e coscienza, condizione imprescindibile di una concreta e reale libertà.

 

 

GIUSTIZIA

Una giustizia permeata dai valori fondamentali della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non esiste ancora all’interno degli Stati: la giustizia dovrebbe dare coscienza all’individuo e farlo evolvere verso lo sviluppo della capacità di gestire e risolvere i conflitti intra ed interpersonali nel rispetto della propria ed altrui dignità.

Scopo della vita di un essere umano è quello di far evolvere la sua coscienza e l’arricchimento della coscienza accresce la saggezza dell’individuo, purché egli acquisisca gli strumenti per essere
giusto.

Questo “giusto” deve utilizzare strumenti di misura universali, deve essere valido per tutti, e sarà tale quando l’individuo avrà imparato a misurare il proprio comportamento con i fondamentali valori iscritti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Il concetto di giustizia si evolve all’interno di una società in base ai sistemi governativi e politici: nessuno può acquisire una libertà che va al di là della legge, perché la legge viene fatta per tutti i
cittadini e se non è giusta occorre farla cambiare. Se in una società democratica la legge prevede, ad esempio, la pena di morte, tale legge può essere cambiata attraverso la presa di coscienza, da parte della maggioranza dei cittadini, che la pena di morte è un omicidio legalizzato ancora più grave dell’omicidio commesso dal cittadino, poiché compito dello Stato è educare al rispetto dei diritti fondamentali di tutti.
Occorre dunque far cambiare la legge stessa che, cambiando, permette a tutti i cittadini di evolvere, di acquisire una visione migliore di ciò che dovrebbe essere il giusto, la giustizia. E questo produce evoluzione dell’umanità, della coscienza umana.

Oggi in molti Stati del mondo ci sono governi democratici, anche dove in tempi passati c’erano dittature. In Grecia già 2500 anni fa avevano creato la democrazia. Ma la vera democrazia, concretamente, ancora non esiste, poiché una vera democrazia deve edificarsi sulla base dei fondamentali valori umani, dei diritti umani. Ciascun cittadino dovrebbe maturare una propria coscienza sulla base dei valori universali, in modo da poter comprendere ciò che è giusto e ciò che non lo è per la propria esistenza e per quella degli altri. In una vera democrazia, ad esempio, non dovrebbero esistere i partiti, perché essi sono di parte e finché si è di parte significa che non si è ancora compreso il valore universale della politica, dovrebbero esistere invece obiettivi finalizzati al benessere umano e sociale, previste dalla Carta costituzionale, che attraverso progetti parlamentari
consentano ai governi la realizzazione di opere a beneficio di tutti i cittadini. Un governo che agisse nel pieno rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, quindi, garantirebbe il buon funzionamento dello Stato.

La storia ci dimostra da dove siamo partiti: oggi, misurandoci con questi valori, possiamo valutare dove siamo arrivati e capire dove vogliamo andare. Ma dobbiamo decideredove vogliamo andare. Dobbiamo decidere di eliminare gli ostacoli che impediscono la vita dei diritti umani, che impongono blocchi alla libertà; dobbiamo decidere di creare società che garantiscano giustizia per tutti, in cui tutti posano muoversi liberamente, possano avere cibo, acqua, aria, ambiente e pari opportunità, ma in cui tutti, e questo è fondamentale, abbiano la capacità di pensare e decidere il proprio comportamento sulla base di valori universali, altrimenti continueranno sempre ad esserci guerre e conflitti. A livello sostanziale, i conflitti che si sviluppano all’interno di una famiglia non sono diversi dai conflitti che si generano fra nazioni, poiché sia le micro che le macroviolazioni dei diritti umani sono regolate dagli stessi meccanismi. E’ il significato profondo di questi valori che dobbiamo riconoscere, comprendere e vivere per maturare in noi la coscienza dei diritti fondamentali dell’uomo ed essere a nostra volta in grado di insegnare come applicare e vivere tali valori.

La strada è sempre quella dell’educazione, un’educazione che non deve utilizzare il metodo del bastone e la carota ma che deve stimolare lo sviluppo e l’espressione delle potenzialità racchiuse
all’interno del cervello umano: questo fa nascere la gioia di vivere.

I ragazzi, i bambini, gli adulti, tutti devono comprendere bene questi processi, altrimenti ognuno affermerà che è giusto ciò che pensa, mentre magari sta solo difendendo condizionamenti indotti da fini contrari al rispetto della dignità umana. Generalmente la persona, per meccanismi legati
alle funzioni superiori dei due emisferi cerebrali, non riesce a distinguere il “vero” dal “falso”: tutto ciò che sente nel proprio cervello pensa che sia vero, perché non sa che in un certo momento della sua vita è stat condizionata a pensare in quel dato modo. Mentre l’educazione, senza colpevolizzare, deve portare alla riflessione su quello che può essere un giusto evolutivo che sia
utile sempre e comunque alla persona.

Nella sostanza, nulla può essere utile e giusto se la sua utilità e giustizia negano i diritti degli altri.

 

 

PIACERE-AMORE

La pulsione del piacere-quella che già si esprime nel neonato che viene allattato o tenuto fra le braccia della madre- è indispensabile alla crescita della persona ed è talmente importante che crea le fondamenta della personalità.

Abbiamo studiato con molta attenzione cosa accade in un bambino che non abbia ricevuto alla nascita la gioia ed il piacere da parte della madre o della famiglia, sappiamo che tipo di personalità si sviluppa e quali blocchi rimangono nel cervello. E’ di basilare importanza, quindi,
“sommergere” il bambino il bambino di calore, amore, emozioni positive già alla nascita, perché è nei primi due anni di vita che vengono poste le fondamenta della personalità. In questo periodo l’emisfero destro del cervello è in pieno sviluppo e misura i campi di forza delle energie trasmesse al bambino, ed il calore, l’armonia, sono forme di energia, né più e né meno come un concerto.
Non è un’energia diversa, infatti, quella espressa da un concerto di Beethoven rispetto alla gioia che esprime una madre per un bambino: è la stessa forma di energia per il cervello. Il bambino è perfettamente in grado di distinguere ciò che è armonico da ciò che è disarmonico, ciò che produce difese e blocchi nel cervello da ciò che lo distende, lo favorisce, lo armonizza.

Il piacere deve gradualmente diventare amore. La parola amore dice poco se ad essa non è associata l’emozione corrispondente: quello che ci fa “sentire” se in un dato contesto c’è amore oppure no è ciò che proviamo dentro di noi, è l’emozione che ne scaturisce. E allora, quando il bambino prova piacere vicino alla madre che lo coccola, lo rasserena, lo fa vibrare, lo libera dalle paure, quello è amore da parte della madre e piacere e libertà da parte del bambino: il bambino vibra in quanto soggetto recettivo che poi ritrasmette l’energia che riceve. Un bambino che riceve amore, ossia che viene rispettato e favorito nell’espressione delle sue pulsioni di base, non potrà che sviluppare una coscienza e un comportamento permeati da questo amore in sintonia con i valori fondamentali della persona.

Ognuno di noi, quindi, è potenzialmente amore in quanto è portatore, per “diritto di nascita”, dei valori fondamentali della persona. I diritti umani sono gli elementi pulsanti dell’individuo e il processo educativo deve consentire a tutti di scoprirli, identificarli e prenderne coscienza.

Se io ho in me coscienza dei diritti umani, ho anche amore, ho coscienza dei mio amore, e se agisco sulla base di questi valori, agisco con amore: amo la libertà, il senso di giustizia, la ricerca di armonia, amo l’armonia che mi circonda nella natura, nell’estetica, in tutto ciò che è armonioso, amo la musica di Beethoven o di altri, so riconoscere ciò che è armonico da ciò che è disarmonico. I
diritti umani sono fondamentalmente armonia e valorizzazione della persona
e chiunque parli di diritti umani senza esprimere armonia non ha coscienza dei diritti umani stessi. Non si può pensare di fare la guerra in nome dei diritti umani, a meno che non ci si trovi costretti a fare un “intervento chirurgico” nella patologia comportamentale.

In sintesi, l’amore è già in potenza nel bambino: lo dimostra il fatto che quando lo stimoliamo con l’amore lui ce lo ritrasmette, ci dà grandi sensazioni di gioia. Ma affinché possa lui stesso creare
volitivamente e con coscienza l’amore, deve sviluppare la capacità di decidere: decidere di amare, di pensare, di creare con giustizia.

Ciò è possibile attraverso un processo educativo che spinga gradualmente il bambino alla sperimentazione della critica e dell’autocritica sulla base dei fondamentali valori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (dignità, libertà, giustizia, amore) riconoscibili e identificabili nelle funzioni superiori del cervello umano in base al principio di obiettività e oggettività, frutto del lavoro sinergico dei due emisferi cerebrali. Tali riscontri sono stati da noi verificati in oltre vent’anni di studi multidisciplinari ed integrati attraverso una sperimentazione che evidenzia come il cervello, in particolari condizioni, riconosce universalmente l’armonia e la disarmonia, concetto già sostenuto in passato da Pitagora e molti filosofi e fisiologi fino al ‘700.

 

 

 

 

 

 

Scienza, cultura e diritti umani

 

La scienza è nata dall’esigenza di comprendere noi stessi e il mondo che ci circonda. Siamo passati dall’osservazione diretta e interpretazione dei fenomeni alla ricostruzione astratta di modelli empirici attraverso i quali abbiamo prodotto la tecnologia. Se tale metodo è utile a produrre
tecnologia dovrebbe limitarsi a spiegare il prodotto tecnologico e non certo la vita in tutte le sue manifestazioni. Si pretende invece di curare l’uomo e l’ambiente con strumenti prodotti da tale metodo e i fatti dimostrano che spesso gli insuccessi e i danni sono grandemente superiori a ciò che si vuole curare.

La scienza deve ora diventare umana, cioè utile all’uomo, e potrà essere tale solo se si fonderà anch’essa sulla conoscenza ed il rispetto delle leggi che regolano la vita e l’evoluzione della coscienza.
Senza questo tipo di scienza l’uomo è ignorante: anche se crede di aver capito moltissimo dimostra di aver capito ben poco dal momento che sta alterando i delicati equilibri del metabolismo umano ed ambientale.

La vera scienza, purtroppo, non viene insegnata né a scuola, né all’università, per questo oltre vent’anni fa è nato il CEU, per studiare in modo interdisciplinare questi temi che non venivano finanziati perché non rendevano, non avevano una ricaduta economica né per l’industria né per le multinazionali. L’amore non è di pertinenza delle multinazionali, né lo è la gioia né la sofferenza, poiché il loro obiettivo è il profitto a tutti i costi, ma senza tutto questo che senso ha la vita? Tutto il denaro del mondo serve all’uomo per trovare un piacere ed una gioia che si potrebbero avere
invece gratuitamente. E’ questa la grande ignoranza dell’umanità.

Non possiamo separare nulla. Il denaro è solo uno strumento, un mezzo economico per favorire la qualità della vita e lo sviluppo della coscienza umana e dobbiamo distinguere ciò che è un mezzo da ciò che è valore evolutivo della persona. Anche nella cultura e nella scienza dobbiamo sempre tenere presente questa distinzione tra ciò che è mezzo e ciò che è elemento evolutivo della coscienza.
E quando comunichiamo, insegniamo, studiamo, o svolgiamo ricerche dobbiamo avere a chiarezza di tali concetti: più chiarezza avremo più sarà utile la nostra comunicazione con gli altri, a qualunque livello avvenga. Nessun popolo è quindi superiore ad un altro, perché questo tipo di ignoranza esiste ovunque, sia nelle nazioni altamente “civilizzate” sia in quelle in via di sviluppo.

Si è avviato un processo evolutivo che deve creare una grande “rivoluzione” nel mondo. Gli Stati hanno ragion d’essere se danno centralità alla dignità umana, alla vita umana, se si rendono utili allo sviluppo della vita, alla qualità della vita di tutti i cittadini. E l’educazione deve fondarsi su questi principi per formare bambini e giovani che, crescendo, possano diventare cittadini in grado di applicare e tutelare i diritti umani qualunque professione svolgano. Ecco la “rivoluzione” di cui abbiamo bisogno: essa sarà prodotta dall’applicazione dei valori contenuti nella Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo, nella quale è integrato anche tutto ciò che grandi filosofi, profeti e illuminati della storia hanno sempre cercato di comunicare. Oggi, per attuare questa svolta, abbiamo una scienza che conferma tali valori, impedendo a chiunque di smentirli, negarli e strumentalizzarli.

Riassumiamo qui il metodo scientifico che dovrebbe sempre essere rispettato.

Lo scienziato, nella prima fase, deve osservare i diretta i sistemi naturali, rilevare più dati possibili e ricostruire un modello fisico e matematico capace di spiegare il dinamismo di tali sistemi.
Qualora il modello logico-matematico coincida con il funzionamento del sistema naturale in esame, la spiegazione diventa fisiologia del sistema e quindi conoscenza del sistema stesso. Nella maggior parte dei casi, però, i modelli logico-matematici non coincidono con il funzionamento dei
vari sistemi naturali, e malgrado ciò vengono pubblicati migliaia di libri che riproduco tali modelli costringendo anche a livello universitario i discenti ad apprenderli come se fossero la conoscenza dei processi naturali. E’ con tale metodo che si formano medici, psicologi, educatori, psichiatri, giuristi, scienziati. Il risultato di tale processo è visibile a tutti poiché la natura, compresa quella
umana, è costretta a subire, con la sperimentazione forzata, le interpretazioni spesso deliranti di pseudo scienziati che pretendono di costringere la natura a funzionare secondo i propri modelli. Ed il mondo artificiale da noi prodotto con tale metodo è in perenne conflitto con i processi naturali a scapito della qualità della vita sia dell’uomo che dell’ambiente.

Le nostre ricerche ci hanno permesso di verificare tali modelli e correggere quelle concezioni errate che impedivano di osservare l’interdipendenza dinamica di tutti gli elementi che costituiscono i sistemi fisici, chimici e biologici del nostro ecosistema. Abbiamo eliminato la separazione tra mente e cervello rilevando la continuità fisica tra le varie forme di energia dell’ambiente che stimolano e modulano lo sviluppo neuropsicofisiologico del comportamento emozionale, razionale, creativo, e come è possibile, attraverso tale processo, sviluppare un Io cosciente capace di gestire e guidare la propria crescita conoscitiva, operativa, evolutiva, ovvero il proprio destino esistenziale.

Tali conoscenze sono state ampiamente sperimentate, producendo un metodo educativo che può essere applicato a tutti gli uomini e donne della Terra affinché cessino le gravi violazioni dei diritti fondamentali della persona scaturite dall’ignoranza della fisiologia dello sviluppo della coscienza. Attualmente l’umanità subisce tale ignoranza e produce la grande conflittualità che a vari livelli
distrugge la qualità della vita con una competitività negativa tra frammenti di pseudo conoscenze che negano l’integrità psicofisica e spirituale degli esseri umani.

E’ dunque necessario ragionare sulla base dei fondamentali valori iscritti nell Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, poiché non c’è nulla sul nostro pianeta che non sia parte integrante dei diritti fondamentali dell’uomo e della donna.

 

 

 

 

Le basi neuro psicofisiologiche del comportamento

Nella storia dell’umanità ci sono stati tanti maestri, filosofi, pensatori e scienziati che hanno creato evoluzione umana, amore, armonia. Il cervello ha queste potenzialità-emozionali, razionali, creative- ma per poterle esprimere occorre un ambiente in grado di stimolarle adeguatamente.
Tutto ha inizio quando il bambino entra in contatto con l’ambiente familiare: da quel momento il suo sviluppo emozionale, razionale, creativo dipenderà dalle informazioni che raggiungeranno il suo cervello.

Il cervello umano si divide in due grandi emisferi, destro e sinistro, collegati dal corpo calloso. Questa struttura di collegamento è costituita da 200 milioni di fibre di connessione nell’uomo, e
circa un terzo di più nella donna: tale diversità anatomica crea nei due sessi differenze funzionali sia nella percezione che nell’elaborazione delle informazioni.

Aprendo una parentesi, possiamo dire che la donna e l’uomo sono strutturati per percepire e sviluppare due personalità diverse, che sono però complementari. Una donna ed un uomo insieme, al di là dell’attrazione fisica, possono raggiungere livelli evolutivi maggiori qualora fra loro si stabilisca una sintonia cooperativa psicofisica  e spirituale. Per l’uomo, in particolare, è molto importante avere vicino una donna che, con la sua maggiore sensibilità e libertà percettiva, lo aiuti ad aprirsi ad una spazialità emozionale altrimenti limitata dalla dominanza della razionalità. Ma benché tutto questo sia percepito intuitivamente da molti, né la scienza né l’educazione hanno ancora spiegato l’utilità di questa diversità, sia per la donna, sia per l’uomo, sia per la società intera. E questo è legato alla presa di coscienza dei valori fondamentali della persona: la conoscenza umana si sta evolvendo in ogni settore (scientifico, politico, economico, socio-culturale) e man mano che evolve andiamo verso un miglioramento della nostra espressione e della qualità della vita, anche quando apparentemente sembrerebbe il contrario.

L’evoluzione delle neuroscienze cognitive- grazie agli studi pionieristici di scienziati come Penfield e Sperry e grazie all’apporto della fisica che ha permesso la produzione di strumenti (PET, TAC, fRMN) per esplorare nel cervello il lavoro della mente, della coscienza, del
comportamento- ha raggiunto oggi vertici tali da permetterci di descrivere l’anatomia e la fisiologia della mente e della coscienza. Le più rilevanti scoperte scientifiche in questo campo sono state fornite dallo studio dell’attività che svolgono i due emisferi cerebrali e come essi codificano e
decodificano le informazioni che fin dalla nascita vengono loro fornite.

L’emisfero destro e l’emisfero sinistro rappresentano due mondi in continua interazione che danno vita all’infinita varietà delle manifestazioni comportamentali umane partendo da differenti caratteristiche emozionali: ci sono emozioni che viviamo con l’emisfero destro ed emozioni
legate all’emisfero sinistro. Una carezza, ad esempio, dovrebbe produrre emozione in chi la riceve, ma essa è legata al tipo di energia trasmessa da chi la fa: l’emisfero destro è in grado di percepire quell’energia, cioè la “verità” di quella carezza, e di rispondere adeguatamente; l’emisfero sinistro,
invece, richiama dentro di sé, nella memoria, un’esperienza precedente legata alla carezza. Per l’emisfero sinistro è automatico richiamare dalla memoria situazioni analoghe a quelle che si stanno vivendo e metterle a confronto, ma in genere si tende a richiamare ciò che ha dato più piacere. Perciò le emozioni percepite e vissute con l’emisfero sinistro non sono emozioni reali, vere, ma sono sempre il frutto di una comparazione tra emozioni passate ed emozioni del
momento presente.

Comprendere bene questi concetti è importante per capire quale errore si commette quando si confronta il presente con il passato: non dovrebbe essere un confronto fondato sulla discriminazione superiore/inferiore, migliore/peggiore, perché questo ci blocca nel passato.
Impariamo piuttosto a prendere e valorizzare ciò che di meglio possiamo vivere oggi, nel momento presente. Perché preoccuparsi se ciò che viviamo oggi è di meno rispetto a ieri? Sono tutti momenti della nostra vita, momenti diversi: sta a noi renderli positivi e questo “lavoro” viene svolto dal nostro emisfero destro. L’emisfero destro, infatti, vive sempre la realtà oggettiva, vive le
esperienze in tempo reale, non fa confronti, integra sempre le informazioni del momento presente con quelli precedentemente vissuti ampliando così i livelli di coscienza.

Questi concetti costituiscono chiavi evolutive estremamente importanti per capire noi stessi, con il nostro modo di pensare e comportarci, e poi per capire gli altri. Quando la persona è ripetitiva è
dominata dal suo emisfero sinistro, dai condizionamenti che vi si sono formati, e tende a cercare sempre le stesse cose che le hanno prodotto sicurezza e piacere. L’emisfero sinistro subisce le nuove esperienze e quando le accetta è per evitare punizioni e sofferenze oppure per ottenere premi e gratificazioni.
Questo è il metodo che vien generalmente adottato anche nei sistemi “educativi”: la persona deve imparare a memoria e poi ripetere, ma per fare ciò usiamo soltanto il nostro emisfero sinistro.

Se vogliamo invece comprendere la creatività e l’originalità dobbiamo usare l’emisfero destro e sinistro insieme, ovvero dai vari segni, simboli, convenzioni prodotti dalla cultura dobbiamo risalire a ciò che essi rappresentano oggettivamente ed obiettivamente: ecco perché si è sempre detto che l’emisfero destro è quello dell’artista, del creativo, del genio, perché rimane libero da convenzioni, segni e simboli acquisiti dal sinistro.
L’emisfero sinistro è infatti deputato all’elaborazione delle informazioni linguistiche, matematiche, tecniche, di regole e norme sociali, in sintesi, apprende tute le convenzioni lasciando libero l’emisfero destro di percepire la realtà, di apprezzare la novità di ogni momento, l’estetica, l’armonia.

L’emisfero sinistro non ha estetica se non sulla base dell’istruzione e dell’interpretazione delle esperienze. Tante persone rimangono incantate di fronte ad un quadro e magari non riescono e cogliere “l’opera d’arte” espressa da un prato fiorito, da un albero che germoglia, dalla natura, dallo sguardo di un bambino… Ciò accade perché accumuliamo esperienze nel nostro emisfero sinistro, interpretandole in base alle convenzioni, e poi crediamo che quel cumulo di esperienze e interpretazioni sia la realtà, sia il mondo reale, che difendiamo a qualunque costo contro tutto e tutti. E’ invece un condizionamento, non la verità! La verità è che tutto ciò che esiste ha una sua
ragion d’essere, oggettiva ed obiettiva, e possiamo comprenderla solo se ci facciamo guidare dalle percezioni reali del nostro emisfero destro. A tal fine è necessario un lavoro continuo e costante con entrambi i lobi frontali, cioè dobbiamo essere “presenti” nel nostro cervello, dobbiamo chiederci se ciò che percepiamo, pensiamo, facciamo è giusto o non è giusto, è obiettivo o non è obiettivo, è oggettivo o non è oggettivo: ponendoci questi interrogativi mettiamo in funzione entrambi gli emisferi, creiamo la collaborazione tra emisfero sinistro e destro (sinergismo interemisferico).

E’ questo processo di collaborazione che produce saggezza e libertà interiore, ed è un processo in atto in tutti coloro che non hanno subìto condizionamenti particolarmente ripetitivi: quando si nasce in ambienti dove si viene subito condizionati da schemi e modelli molto rigidi, infatti, viene precocemente ostacolata la possibilità di lavoro sinergico tra i due emisferi. Se invece usiamo entrambi gli emisferi, abbiamo la possibilità di vivere la realtà e la verità dei singoli istanti, l’oggettività e l’obiettività del presente, integrandola alla
realtà dei momenti passati, e di costruire un processo logico-razionale che ci consente poi di comunicare con chiunque e con qualsiasi lingua, rendendo partecipi gli altri delle nostre percezioni, emozioni ed esperienze.
Precisiamo, per inciso, che la logica percettiva dell’emisfero destro è universale in quanto è legata
all’attività del DNA cerebrale della persona: è tale logica che è in grado di riconoscere, misurare e verificare i valori sostanziali dei diritti umani. Dal momento che l’emisfero sinistro è deputato alla memorizzazione di regole, convenzioni, modelli, codici e sviluppa la razionalità legata alla logica del linguaggio, la sua funzione principale è quella di adattare le percezioni reali dell’emisfero destro a qualsiasi linguaggio, in modo da poter comunicare a qualunque livello trovando il modo migliore per trasmettere ciò che sappiamo, che abbiamo visto, vissuto, percepito, dato che la verità di ciò che viviamo è contenuta nell’emisfero destro, ma razionalmente non la conosciamo.

Ecco l’inconscio di cui parlava Freud. E’ l’emisfero destro, infatti, che quando dormiamo lavora producendo i sogni. Attraverso l’attività onirica l’emisfero destro, che conosce la verità di ciò che ha vissuto e che vive ogni momento, tenta di modificare le convinzioni razionali sbagliate che noi ci creiamo durante il giorno. Il comportamento è il risultato delle nostre convinzioni a livello razionale, ma la razionalità- che dovrebbe essere uno strumento utile alla nostra evoluzione- crea spesso alibi e giustificazioni a idee e comportamenti non corretti, e in questo caso il sogno ha lo scopo di promuovere dentro di noi un cambiamento proprio in quelle idee e in quei comportamenti in contrasto con i valori fondamentali della persona e con la nostra stessa evoluzione.

Abbiamo visto che la razionalità si sviluppa nell’emisfero sinistro con l’acquisizione del linguaggio. Anche l’emisfero destro ha una propria razionalità, la quale però non segue la logica matematica bensì la logica genetica che produce emozioni. Il linguaggio dell’emisfero destro è un linguaggio che ritroviamo in tutta la natura, riconosce e identifica i segnali reali, fisici, con tutte le
loro caratteristiche elettromagnetiche: una parola, ad esempio, è una realtà fisica, composta da varie armoniche, e quello che chiamiamo tono, potenza, volume sono quantità di energia misurabili dall’emisfero destro. E’ la quantità delle armoniche che produce le emozioni, ed è su questa base che l’emisfero destro percepisce la differenza fra una stessa parola pronunciata da persone diverse o in contesti diversi. Nell’emisfero sinistro, invece, la parola non fa altro che richiamare l’aspetto grammaticale e semantico che abbiamo messo in memoria, come fa un telefono cellulare che, a partire da un nome, estrae dalla sua memoria il numero e lo compone.

Questo è ciò che fa un telefonino o un computer, ma l’essere umano è infinitamente di più: non è solo una voce, è l’armonia che mette in quella voce, non è solo la razionalità ma è ciò che prova a livello emozionale. L’abbiamo già detto, non possiamo parlare di amore se l’amore non lo sentiamo dentro, altrimenti è solo una parola pronunciata, una parola che ci smaschera quando gli altri, ricevendola, non provano l’emozione dell’amore. L’emisfero destro di tutti gli esseri umani
della Terra è in grado di riconoscere la verità che è in ogni parola
, anche se non la si comprende linguisticamente: indipendentemente dalla lingua, infatti, siamo in grado di “sentire” a livello emozionale ciò che gli altri ci stanno comunicando. Lo dimostra già il fatto che quando parliamo con bambini piccoli che ancora non conoscono il linguaggio, loro ci osservano e ci “misurano”, misurano cioè le caratteristiche fisiche della nostra voce e del nostro sguardo, ricevono tutti i segnali che- soprattutto inconsapevolmente- trasmettiamo loro e da questi sentono se devono difendersi o possono invece rilassarsi, lasciarsi andare.

Senza la comprensione di questi processi non possiamo esprimere e vivere i diritti umani, ovvero non siamo in grado di sviluppare un comportamento ed una coscienza fondati sul rispetto dei valori fondamentali della persona, poiché i diritti umani, nella sostanza, vivono e pulsano nel nostro emisfero destro.

Tali conoscenze permettono di comprendere perché l’umanità non riesce ancora a rispettare e vivere i diritti umani, e mettono in evidenza che alla base delle tante violazioni e tutt’oggi commesse non ci sono colpe, ma solo “ignoranza”.