dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
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HOMO CAOTICUS

(settembre-ottobre 1988)

di 

 

Michele Trimarchi

 

Nell’arco della storia gli antropologi si sono dati un gran da fare per tentare di definire le varie fasi evolutive dell’uomo, per cui si pensa che, provenendo esso dalla scimmia, sia diventato homo erectus quando ha iniziato a muoversi non più a quattro zampe ma sui suoi piedi. Ecco che le zampe anteriori diventano mani, e quelle posteriori piedi. Si verifica tutta una serie di modificazioni biologiche e l’uomo è bello e pronto ad iniziare la sua carriera umana. Tali modificazioni hanno permesso all’homo erectus di ampliare i suoi orizzonti percettivi, per cui lo sguardo non era più costretto verso la terra, ma poteva di tanto in tanto abbracciare all’orizzonte cielo e terra. Egli iniziò così a percepire il distacco che esisteva tra la sua natura materiale e una realtà trascendente nella quale iniziava un’altra dimensione fisica, che portava dritto verso l’osservazione delle stelle, delle galassie e di altri pianeti. Le mani, non più costrette alla deambulazione, potevano essere liberamente usate per un’infinità di cose utili alle necessità quotidiane. Tali necessità (quali cacciare, nutrirsi, ripararsi da pericoli e intemperie…) richiedevano strumenti che andavano gradualmente a migliorare le sue condizioni di vita. Inoltre il poter usare le mani per tenere il cibo e altro, ha ridotto di molto il lavoro della bocca che inizia, così, a modificarsi fino a trasformare la qualità dei suoni e della vocalizzazione. Non più dunque la bocca che va a prendere il cibo, ma le mani che lo preparano e lo portano alla bocca.

Tutto sembra abbastanza semplice, ma il discorso è molto più complesso e ci sono volute molte generazioni per arrivare gradualmente ad essere ciò che di fatto si è biologicamente oggi. Comunque le modificazioni biologiche sono state prodotte soprattutto dalle attività integrate del cervello, il quale, affinando la percezione sensoriale e aumentando la quantità di stimoli percepiti, ha potuto innescare un processo di arricchimento informazionale fino ad essere in grado di produrre rappresentazioni simboliche legate alla percezione. In pratica, ha sviluppato la capacità di produrre fuori di sé quanto la percezione stessa, allora oggettiva e obbiettiva alla realtà, gli consentiva. Il trasferimento di queste esperienze alla prole ha accelerato grandemente l’evoluzione biologica e culturale dell’uomo. L’antropologo, infatti, lo ha chiamato homo abilis quando ha scoperto gli arnesi e gli artefatti prodotti per la caccia e la vita quotidiana, e poi homo sapiens quando ha scoperto che l’uomo era in grado di produrre idee e trasferirle agli altri.

Da tale percorso evolutivo ciò che emerge in maniera prepotente, ma che non è stato ancora sostanzialmente compreso dalle “scienze umane”, è che gli stimoli ambientali, familiari e sociali producono di fatto informazioni che vengono metabolizzate dal cervello. Vi è quindi un grande spreco di energie incoerenti prodotte dall’uomo, che si presentano quotidianamente sotto forma di stimoli sensoriali che modificano le strutture cerebrali al punto tale, a volte, da rendere l’essere umano fin dalla nascita “deficiente” di funzioni cerebrali che madre natura, invece, gli aveva pienamente fornito. È noto, per esempio, che se ad un neonato si benda un occhio nei primi mesi di vita, si rischia di danneggiarlo per sempre nella sua percezione visiva, poiché sono gli organi sensoriali che, inviando stimoli alle strutture cerebrali, confermano l’utilità di tali strutture e ne attivano arborizzazioni neurologiche che vanno a costituire le basi di funzionamento del cervello in toto. Quindi il cervello umano è pronto a creare una personalità “geniale”, però ciò non è sufficiente poiché tutto dipenderà dall’ambiente in cui si nasce, il quale fornirà gli stimoli visivi, uditivi, tattili e, in generale, informazionali, che costruiranno le fondamenta della personalità.

Si provi a pensare quanto poco si sa, concretamente, di questi delicatissimi processi, e tale ignoranza produce effetti assai deleteri nella formazione dell’essere. Infatti i genitori e gli educatori di solito si rendono conto troppo tardi della situazione in cui l’essere si viene a trovare e spesso si dà la “colpa” ai bambini di essere apatici, svogliati, non intelligenti. Se si provasse ad indagare all’interno dell’ambiente in cui nascono e crescono si potrebbe avere la massima chiarezza dei motivi che hanno indotto tali stati.

Possiamo dire che se l’uomo oggi non si evolve è perché l’ambiente non lo favorisce. I bambini nascono spesso nel caos, e producono a loro volta caos che va ad aumentare quello familiare e sociale già esistente. E allora, allo stato generale delle cose, come possiamo definire l’uomo oggi? Forse homo caoticus