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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
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Una Scienza Antica:

la “consapevolezza”

filogenetica del neonato

 

Quante volte ci sarà capitato di emozionarci assistendo ad una nascita…                               

          oppure prendendo in braccio un neonato… anche quando non è nostro figlio,                                                  ma solo e semplicemente perché è un bambino,  nuova Vita che nasce alla Vita                           

 

Osserviamo un bambino appena nato sul corpo della madre: altro che “tabula rasa”…

Lui (o lei) risuona con quell’ambiente caldo e rassicurante, inizia a muoversi per esplorarlo, in una risonanza emozionale meravigliosa con la madre ed inizia così a dimostrare a chi sa osservare quella Spinta Propulsiva alla Conoscenza, che nessuno di noi gli ha mai insegnato e di cui lui testimonia le origini genetiche.

Pian piano si muove sul corpo della madre, movimenti lentissimi, tremanti, solo apparentemente incerti, di chi “sa” come orientarsi, dove dirigersi, cosa raggiungere.

E’ un muoversi talmente armonico…come fosse il frutto di una Saggezza Antica, che da quel momento si esprime davanti a noi e che ci “obbliga” al silenzio rispettoso verso chi, senza parole, ci “parla”, ci comunica le sue origini lontane. E quella sintonia con tali origini, sembra quasi che ci riconduca alle nostre…

Si chiama Memoria Filogenetica ed è una Conoscenza che è racchiusa nel DNA. Non è una conoscenza cosciente, come quella che intendiamo noi, ma lui ha in sé gli “strumenti” per sapere cosa fare in quella circostanza, anche se nessuno di noi glielo ha mai detto, e in una maniera che sarà unica, diversa in ciascun bambino, a testimonianza della Prorompente Creatività della sua Genetica, che possiamo definire  come razionalità o armonia energetica legata  alla Logica e all’Amore dell’Universo.

Così, senza che nessuno gli abbia mai insegnato a farlo, continua a muoversi sul corpo della madre, esplora quell’ambiente, ne sente l’odore, il calore e lentamente si sposta fino a raggiungere con la bocca il seno materno.

Poi, la visita dal pediatra. E’ il momento di controllare quelli che comunemente si chiamano riflessi neonatali, il riflesso di marcia, di rooting, di prensione manuale…

Il pediatra prende in braccio il bambino tenendolo sotto le braccia in posizione verticale, facendogli poggiare i piedini su una superfice piana e lui mette in atto il movimento di marcia, manifestando così l’espressione di una Logica Genetica che dimostra la spinta naturale verso il movimento nell’ambiente, quindi verso la ricerca di Conoscenza.

Poi pone un dito all’interno del palmo della mano e le dita del bambino vi si chiudono intorno: espressione genetica, questa, di quella stessa Logica che lo spinge a conoscere ogni cosa del mondo intorno.

Chi è la maestra o il maestro che gli ha trasmesso questa Conoscenza?

Il suo DNA.

E se poi noi genitori saremo così bravi e sensibili da lasciare quel bambino il più possibile a contatto con la Natura (quella stessa Natura che ci regala cose immense e da cui ciascuno di noi proviene), la sua Saggezza Inconscia, spontanea, frutto di quell’Io Genetico che la Natura prevede, continuerà ad esprimersi, bellissima, pulita e incontaminata da tutto un mondo di stupidi e vuoti modelli che il nostro emisfero sinistro ha confezionato per lui, come frutto di una conoscenza che non proviene più dalla Saggezza della Memoria Filogenetica, ma purtroppo da istruizioni da essa scollegate, che “scollegheranno”, a volte per sempre, il bambino dalle sue Radici Filogenetiche.

Ma, se tutto questo non accadrà, se quel bambino non subirà  condizionamenti che possono derivare da pregiudizi ambientali, familiari e sociali, se in lui si esprimerà giorno per giorno la sintonia con il mondo naturale, quelle esperienze, collegate alla gioia verso la vita, si andranno a rinforzare nella sua memoria, una memoria ontogenetica quindi, che sarà “figlia” di quella filogenetica che la Natura ha previsto per lui come per tutti noi, ma che non tutti, purtroppo, hanno il privilegio di sviluppare, pur avendone pieno diritto.

Successivamente quel bambino inizierà a parlare o, ancor prima delle parole, a chiedere spiegazioni indicando le cose che cadono sotto i suoi organi di senso; se tutto quanto prima si sarà realizzato, ovvero se l’espressione creativa della sua Intelligenza Genetica si sarà manifestata e rinforzata attraverso la positività delle emozioni, quel bambino inizierà a fare domande che esse stesse saranno il frutto della sua Intelligenza Naturale e, se saremo saggi nelle risposte, ovvero sintonici con quella stessa Natura da cui proveniamo, senza la quale non potremmo esistere, l’Io Genetico del bambino consapevolmente crescerà, si svilupperà in modo sempre più armonico e forte e  a quel punto la Conoscenza del bambino diventerà Saggezza.

La Conoscenza Genetica dell’emisfero destro, in sinergismo con l’attività dell’emisfero sinistro, sarà un valido ed importantissimo aiuto affinché quel bambino possa realizzare nelle fasi successive il suo Io Cosciente, che sempre più si arricchirà di Conoscenza, realizzando lo scopo dell’esistenza che è, appunto, quello di creare in noi quella Conoscenza che ci rende partecipi alla Logica e alla Vita in favore degli insegnamenti dei grandi saggi.

 

                                                                           Professoressa Marina Salvadore

(Docente di Neuropsicofisiologia dell’Educazione

 

 

Neuropsicofisiologia:  dal condizionamento alla consapevolezza

 

 

 

di

 

Michele Trimarchi

 

 

Relazione  presentata al Convegno:

 

LA MEDICINA A UNA SVOLTA

 

 

Milano  – 16 ottobre 2010

Hotel Leonardo Da Vinci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ABSTRACT

 

 

 

La filogenesi e l’ontogenesi dell’essere umano contengono in  potenza la Storia Evolutiva  dell’Umanità.

L’ontogenesi, con la sua fisiologia, prevede centotrenta, centoquarant’anni  di vita biologica.

Infatti, i bioritmi scanditi dalla fisiologia ontogenetica,  regolati dalle leggi fisiche dell’Universo, consentono la realizzazione di una  Coscienza che, attimo per attimo, si arricchisce di Conoscenza, superando ogni  forma di saggezza raggiunta dall’Evoluzione Umana.

Tutto ciò è possibile a condizione che si rimuovano tutti  quei condizionamenti che, fin dalla vita fetale, si accumulano nel cervello,  andando a limitare e ad alterare la fisiologia dei bioritmi ontogenetici,  producendo tutti quei conflitti intrapersonali ed interpersonali che sono la  causa prima di qualsiasi forma di patologia.

Rimuovere i condizionamenti,  acquisendo consapevolezza delle  proprie potenzialità contenute nella memoria genetica, è un imperativo, non  solo per la Medicina,  ma anche per tutte le attività umane educative, scientifiche e culturali.

E sarà questa la chiave per comprendere che non siamo nati  per soffrire o per ammalarci, ma per vivere “felicemente” la nostra dimensione  psico-fisica e spirituale.

 

 

 

 

PREMESSA

 

 

      Non serve aspettare il 2012 per vedere la fine del mondo, poiché l’unica  fine auspicabile in questo banale e disgraziato mondo è quella delle credenze  indotte e condizionate, che vanno a seppellire nel cervello, fin dalla nascita,  quella stupenda, meravigliosa intelligenza  genetica contenuta in ogni essere umano. (“Geni si nasce, imbecilli si diventa”, articolo pubblicato su: Il  Giorno, 13 ottobre 1982)

      Ciò è dimostrato dal fatto, confermato dalla Storia dell’Umanità, che  tutti coloro che sfuggono a tali condizionamenti hanno prodotto, utilizzando  l’intelligenza genetica, con creatività e libertà, l’Evoluzione della Scienza,  Coscienza e grande saggezza.

      Certamente, questi uomini sono stati molto combattuti dalla gerarchia  dei poteri contenuta nei modelli sociali, dall’ignoranza e dal condizionamento.  Essi sono stati  emarginati e torturati,  anche fino alle eliminazioni fisiche. L’eliminazione fisica, però, non ha  impedito di tramandare ai posteri conoscenze, valori e saggezza che, in quanto  tali, valicano ogni confine geopolitico, scientifico e culturale e rimangono  sempre disponibili all’intelligenza genetica umana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTEGRAZIONE DELLE SCIENZE E NEUROPSICOFISIOLOGIA

 

 

      La Fisica  è la scienza che studia le interazioni atomiche, di conseguenza rappresenta la  base sulla quale si sviluppano le altre discipline, così come l’atomo è il  sistema di base che dà vita a tutte le organizzazioni molecolari più  articolate.

      Ogni molecola, semplice o complessa che sia, produce nello spazio  circostante un campo elettromagnetico dovuto alla sua struttura stereochimica  ed alla dinamica dei fenomeni di interazione che si manifestano a livello  intramolecolare.

      Lo studio di questo campo elettromagnetico è, evidentemente, assai  complesso; tuttavia, le leggi che lo regolano sono le stesse che regolano  l’interazione di campi più semplici, sia a livello macroscopico che  microscopico.

      L’elettromagnetismo è la base della fisiologia cerebrale che si  manifesta attraverso la realizzazione di circuiti biologici neurali governati  dalle stesse leggi che regolano i circuiti elettrici e magnetici prodotti dalla  tecnologia. Tali circuiti sono i ricetrasmettitori dell’informazione che  viaggia su un “veicolo trasportatore” costituito, in pratica, dall’energia e  dalla materia.

      Questo processo è sintetizzato nel paradigma E/M/I (energia=materia=informazione,  Trimarchi 1980) che integra il principio di conservazione dell’energia  enunciato da Von Helmholts e quello di massa/energia enunciato da Einstein e  spiega come tutti gli scambi di massa ed energia siano di fatto anche scambi di  informazione. L’informazione, dunque, quale manifestazione di una interazione,  è un elemento unificatore e integratore di tutte le espressioni della Natura, a  partire dalle strutture atomiche semplici fino ad arrivare alla complessità  dell’organismo umano, il quale integra biologicamente l’excursus evolutivo  degli elementi costituenti il nostro Pianeta.

      Nell’uomo, infatti, il meccanismo di comunicazione non è relativo solo  alla sua espressione linguistica, ma a tutta la sua fisiologia filogenetica ed  ontogenetica, la quale implica processi di comunicazione e di trasformazione  della materia e dell’energia con una “logica” che sfugge ancora, in parte, alla  Scienza.

      Il concetto di informazione utilizzato in ambito biologico per  specificare la trasmissione genica, il ruolo degli ormoni, dei ferormoni o dei  neurotrasmettitori, ha perciò in Natura un significato più ampio e globale,  poiché interviene in tutti i processi naturali di trasformazione, biologici o a-biologici  che siano.

      Questa puntualizzazione conoscitiva sgombra definitivamente il campo  delle Neuroscienze o delle Scienze Psicologiche da ogni dubbio tramandatosi da  secoli riguardo la dicotomia tra mente e cervello, poiché non c’è niente nel cervello e  nella sua espressione comportamentale che non sia spiegabile con la Fisica, ovvero che non sia  energia/materia/informazione.

      Il pensiero e la parola, ad esempio, sono il risultato di processi  informativi cerebrali, che necessitano dell’energia e della materia, generati,  trasportati, emessi, ricevuti ed accumulati in memoria. E’ l’informazione che  induce la formazione di nuove sinapsi, di nuovi circuiti neuronali o che ne  rinforza quelli già esistenti, ma solo attraverso l’energia elettrica e  magnetica che alimenta tali circuiti, ovvero attraverso il trasporto di ioni e  molecole.

      Da circa trent’anni, con l’Approccio Neuropsicofisiologico (NPF), da me  proposto alla Comunità Scientifica Internazionale, ho ampiamente dimostrato la  validità e la novità di uno sviluppo conoscitivo capace di integrare le  conoscenze della Fisica, della Chimica, della Biologia, delle Neuroscienze e  della Psicologia.

      E allora, perché continuare ad alimentare, sostenere ed insegnare teorie  infondate e fuorvianti, e soprattutto sbagliate?

      Le Facoltà Universitarie sono piene di Corsi in cui si dibatte sulla natura  astratta del pensiero e della mente e sulla incomprensibile funzionalità  del cervello. Forse i docenti non si sono accorti che la Fisica ha ripulito il campo  della conoscenza da ipotesi infondate e teorie psico-filosofiche astratte,  dimostrando da quasi duecento anni che l’energia né si crea né si distrugge, ma  si trasforma da una forma ad un’altra, nonché, da cento anni esatti, che la  materia è anch’essa potenzialmente energia.

      La descrizione dei fenomeni neuropsicofisiologici non ha bisogno di  invocare immaginarie “teorie delle mente” ma solo di utilizzare le conoscenze  fisiche che sono a tutti disponibili, integrandole in un’approccio  multidisciplinare capace di creare i giusti collegamenti tra le diverse  discipline, producendo quella che potremmo definire la Teoria Unificata ed Integrata della Fisica Cerebrale.

      Per inciso, la   Neuropsicofisiologia (www.neuropsychophysiology.org) dimostra  come l’emisfero destro riconosce ed identifica le informazioni con la propria  memoria genetica e rimane tale in tutto l’arco ontogenetico. Infatti,  l’emisfero destro non apprende il linguaggio, le regole, la matematica, i  simboli, proprio perché utilizza, per riconoscere la fisicità dell’informazione, la propria memoria genetica; mentre,  l’emisfero sinistro apprende codici linguistici, grammaticali, nozioni, regole,  simboli e decodifica con tali mezzi l’informazione ricevuta. Per tale ragione,  è necessario verificare con la   Fisica le caratteristiche energetiche delle informazioni e come  esse stimolano, informano e trasformano le varie aree cerebrali e, di  conseguenza, producono il comportamento emozionale, razionale, creativo.

      Senza tali conoscenze non è possibile comprendere la comunicazione e, soprattutto,  l’Io dell’individuo che deve gestire dinamicamente sia la verifica delle  informazioni che la progettualità delle proprie azioni all’interno della  comunicazione stessa. L’Opera dell’Io, che diviene così il pilota del cervello,  agisce con l’introspezione che dai lobi frontali, destro e sinistro, interviene  sulla totalità delle funzioni del cervello ed ha il monitoraggio dell’intero  organismo, il quale invia dinamicamente, istante per istante, informazioni che  trovano, nella maggior parte dei casi, risposte automatiche sia genetiche che  condizionate. In qualsiasi istante, l’Io può intervenire e decidere qual è la  risposta più adatta e più utile, impedendo gli automatismi, come abbiamo già  detto, sia genetici che condizionati.

      Tutto ciò è quasi sconosciuto alle Neuroscienze Cognitive e questa è la  ragione per cui è nata la Neuropsicofisiologia che, con le Scienze Integrate,  può seguire, istante per istante, sia le informazioni provenienti dagli organi  di senso che quelle provenienti dal soma identificando, nelle varie fasi di  trasformazione di materia ed energia, il messaggio originario trasportato  dall’informazione stessa. Come dire che possiamo seguire il messaggio prodotto  da una carezza, da un’immagine, da un suono, eccetera, in tutti i suoi passaggi  e trasformazioni (ioni, impulsi elettrici, reazioni chimiche ed  elettromagnetiche, produzione di proteine, di neurotrasmettitori e di neuromodulatori)  fino all’attimo in cui raggiunge la corteccia cerebrale, attimo in cui la  persona diviene consapevole e cosciente del messaggio originario.

      Per analogia, possiamo fare il paragone con una lettera scritta e  inviata a grande distanza: vediamo che sono molti i mezzi che trasportano la  lettera (macchine, aerei, eccetera); nella lettera c’è il messaggio originario,  ma se osserviamo i mezzi trasportatori senza conoscere il contenuto della  lettera, non siamo in grado di associare il substrato trasportatore al  contenuto del messaggio, per certo sappiamo che c’è; la corteccia cerebrale è  paragonabile al destinatario che rileva il contenuto originario, lo identifica e  ne prende coscienza.

      Con l’approfondimento di tali studi è stato possibile esplorare i  processi che danno vita alla Coscienza, alla Creatività e alle emozioni, nonché  alla fisiologia di tali processi e, di conseguenza, alla “patologia” prodotta  dai condizionamenti.

      Eppure, la Scienza  ha sempre avuto uomini liberi e geniali che hanno dimostrato quanto da me e da  altri affermato: ad esempio, il fisiologo russo Ivan Petrovitch Pavlov ottenne  nel 1904 il Premio Nobel per la   Medicina, poiché scoprì i meccanismi del riflesso  condizionato. Infatti, egli ha potuto dimostrare la differenza che esiste tra  il riflesso incondizionato, che si  attua indipendentemente dall’apprendimento ed è legato a fattori genetici, e il riflesso condizionato, che avviene  attraverso l’associazione tra l’informazione fisiologica che genera il riflesso  incondizionato (genetico) e l’informazione condizionante che, una volta  appresa, è sufficiente a produrre risposte automatiche, al di là del valore  fisiologico dell’informazione.

      Ciò ha permesso all’Umanità di denominare tale evento condizionamento  classico, metodo utilizzato per condizionare gli esseri umani,  costringendoli a credere, o a non credere, con premi, punizioni, ricatti,  aspettative e gratificazioni di ogni genere,  invece di fargli comprendere la differenza che esiste tra credere e  capire acquisendo consapevolezza: credere in qualcosa, senza comprenderla, è  certamente un condizionamento e rimane tale all’interno del cervello; capire  significa acquisire Conoscenza e, quindi, arricchire la Coscienza dell’individuo.

      Tutto ciò in cui si crede è sempre funzionale alle aspettative  gratificanti e, se vengono meno, nasce un conflitto intrapersonale, conflitto  che può avere infinite ripercussioni somatiche e che può degenerare fino a  produrre vere e proprie patologie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I CONDIZIONAMENTI ANTAGONISTI DELL’INTROSPEZIONE E DELLA CONSAPEVOLEZZA

 

 

      Soffermiamoci a riflettere sulle informazioni condizionanti, che danno  vita ad automatismi che, in quanto tali, si attivano in determinati modi al di  fuori della volontà dell’Io. Modi che spesso vengono analizzati e,  successivamente, classificati da psicologi, psichiatri ed esperti che vanno a  “testare” la capacità di intendere e volere della persona: gli automatismi, il riflesso  condizionato escludono la capacità di intendere e volere;  per cui, la maggior parte dei crimini, delle ingiustizie o delle varie  classificazioni come psicopatologiche sono spesso arbitrarie e offendono  l’essere umano, non solo nella sua Dignità, ma soprattutto in ciò che egli  sente a livello genetico come giusto; infatti, la persona non si rende  conto che il senso di giustizia innato, che di fatto è genetico, non può essere  soddisfatto con automatismi prodotti dai condizionamenti.

      La maggior parte delle persone vive tendenzialmente i propri rapporti  interpersonali o con la società in continuo conflitto, attribuendo le colpe  sempre agli altri e trovando sempre giustificazioni al proprio comportamento. In  tal caso, si evidenzia che questo tipo di personalità è priva di consapevolezza  di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, proprio perché gli automatismi  prodotti dai condizionamenti impediscono l’autocritica con l’introspezione,  nonché la verifica del proprio comportamento.

      I condizionamenti producono reazioni a catena che escludono la Verità, la Giustizia, l’Amore, la Dignità. 

      Non è poi tanto difficile capire che le richieste dei bambini sono  spesso frutto di condizionamenti e andrebbero valutate al fine di evitare  l’instaurarsi di automatismi che rallentano o bloccano la presa di coscienza di  tutto ciò che è utile per la loro crescita conoscitiva. Lo stimolo  condizionante, creato ad hoc dai furbi, gratifica, genera piacere, in sintesi  sfrutta il condizionamento al fine di crearne la dipendenza, soprattutto nei  bambini e nei giovani.

      Queste sono situazioni apparentemente ingenue, inoffensive, utili, che  però vanno ad alterare la possibilità di crescere, di comprendere, di  verificare le informazioni. In sintesi, si diventa totalmente dipendenti da ciò  che piace e si tende a fuggire da tutto ciò che non produce piacere.

      A che serve tutto questo? Cosa c’entra l’educazione? Per non parlare,  poi, dei Valori, della Coscienza, del Senso del Giusto, della capacità di  decidere, di verificare…Che cos’è, a questo punto, l’introspezione? Chi usa l’introspezione per verificare le informazioni o ciò che è giusto e ciò che  è sbagliato? Come si fa a dire a chi ha subìto infiniti condizionamenti ed  automatismi fin dalla nascita “devi essere buono, altruista”, “devi imparare ad  amare il prossimo”…E si cita poi, a sproposito, l’”ama il prossimo tuo come te stesso” e il “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”…

      In seguito, hanno contribuito a delucidare tali meccanismi L. Torndike  e, più tardi, B. F. Skinner, che introdusse il condizionamento operante,  arricchendo la sperimentazione sui topolini con l’introduzione di rinforzi positivi (cibo) e rinforzi negativi (scossa elettrica),  dando vita al sistema premio-punizione, applicato successivamente anch’esso come  sistema di condizionamento al genere umano.

      Quanta violenza viene fatta ai cervelli dei ragazzi e degli adulti,  soprattutto nella Scuola e nelle Università, nel momento in cui si costringono  ad apprendere e ripetere ciò che non si comprende…E tale metodo viene chiamato  “istruzione”, “formazione” e, in maniera falsa e contraddittoria, “educazione”,  poiché l’Educazione non condiziona, non violenta, ma stimola l’intelligenza  genetica ad acquisire Coscienza e Conoscenza.

      E’ per tale ragione che affermiamo, senza tema di smentita, che l’Educazione  è ancora sconosciuta ai sistemi così detti “educativi”; per converso, è  l’istruzione che è ben conosciuta e che costringe ad apprendere per evitare la  punizione, ovvero la bocciatura con l’esclusione dalla Scuola, o dalla  Università, che prevede privilegi e premi che vanno a valorizzare, all’interno  di un sistema sociale così costituito, la così detta personalità, per adattarla  al mondo del lavoro e degli stessi modelli sociali esistenti.

      E allora, che significa scuola dell’obbligo, maturità classica,  scientifica e cosa insegnano le Università? Quale universalità offre l’Università alle Coscienze?

      Tante e tante nozioni accumulate nell’emisfero sinistro del cervello,  per poi scoprire che i programmi dei computer contengono in maniera ben  strutturata tutte le nozioni, le teorie e le materie che, in maniera caotica e  disordinata, vengono imposte agli studenti di ogni ordine e grado! E, una volta  raggiunto l’obiettivo del Diploma o della Laurea, vengono inseriti nelle  professioni o nel mondo del lavoro senza quelle competenze che richiederebbero  i loro ruoli professionali, competenze che necessitano di una Educazione e Formazione  che sono molto lontane dalla situazione attuale.

      L’intelligenza genetica dell’emisfero destro non ha bisogno di  insegnanti perché è “autodidatta” e sa ricercare tutto ciò che gli occorre per  capire, conoscere, se stesso e il mondo che lo circonda e, se venisse applicato  il metodo educativo, sia i bambini che gli adulti andrebbero a scuola con gioia  e sceglierebbero le Università per acquisire e riconoscere l’Universalità della Conoscenza che, certamente, porterebbe alla  saggezza.

      Altrimenti, dovremmo dire che i così detti creativi, che non si sono  conformati ai modelli sociali e non occupano ruoli stipendiati all’interno  degli stessi modelli, non lavorano, non vivono o non esistono…ad esempio, la  casalinga, lo scienziato, l’artista, e tutti coloro che ricercano liberamente  la verità lontano dai modelli consolidati che, in quanto tali, si sostituiscono  all’intelligenza genetica dell’individuo, soffocando la genialità e la  creatività dell’individuo stesso.

      E’ chiaro che tutto ciò va approfondito, poiché sono loro che soffrono e  “lavorano” più di tutti e per tutti, perché cercano e offrono quelle soluzioni  ai problemi e ai conflitti creati proprio dai modelli.

      I modelli, infatti, diventano tali nel momento in cui vengono accettati,  per varie ragioni,  dalle “autorità”  istituzionali che con i loro ruoli dominano l’intera società. Ciò accade in tutti  i campi dello scibile, dalla politica, alla scienza, alla cultura, alle  religioni. Sono le istituzioni infatti che, in astratto, stabiliscono, senza  dimostrare nulla, ciò che è vero e ciò che è falso ma, com’è ormai  risaputo, la Verità non  ha bisogno di una dittatura per essere riconosciuta, poiché la libertà genetica  del nostro emisfero destro è sempre pronta a riconoscerla; come dire  che coloro che ricercano la   Verità la riconoscono e risuonano con essa, ma chi ha già  subìto i condizionamenti dei modelli nel proprio emisfero sinistro, ovvero si è  conformato ai modelli, li difende al fine di avere quella gratificazione e  quella sicurezza garantita dalle autorità istituzionali e sociali. 

      E’ forse questa la ragione per cui i saggi o i grandi maestri, compreso  Gesù, sceglievano i loro discepoli fra coloro che non si erano conformati ai  modelli sociali e che, allo stesso tempo, erano pronti a riconoscere chi  offriva loro la possibilità di accedere alle grandi verità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONDIZIONAMENTI: SINDROME DI DISCONNESSIONE FUNZIONALE INTEREMISFERICA

 

 

      Delucidiamo  ulteriormente gli Studi Integrati Neuropsicofisiologici, che ci hanno permesso  di comprendere che il potere dei modelli sociali si è sviluppato nell’emisfero  sinistro del cervello e ciò ha prodotto una sindrome di disconnessione  funzionale tra gli emisferi destro e sinistro verificabile, appunto, con la Neuropsicofisiologia.

      I due emisferi, infatti, dipendono dalle informazioni che li raggiungono  e le caratteristiche di tali informazioni rendono dominante a volte l’uno, a  volte l’altro.

      Le informazioni fisiologiche, come quelle della Natura o come quelle non  codificate dall’uomo, trovano una risposta emozionale nell’emisfero destro.

      Le informazioni linguistiche, matematiche, simboliche, codificate per  convenzione dall’uomo, vengono identificate dall’emisfero sinistro, a  condizione che le abbia apprese, come le regole, le nozioni, i modelli e tutto  ciò che viene acquisito in memoria, come la tecnologia e ogni tipo di informazione  logico-razionale prodotta da codici realizzati per convenzione dall’uomo. In  tal caso, le emozioni nell’emisfero sinistro sono legate alle gratificazioni  previste da tale forma di apprendimento. Esempio: “bravo”, “hai avuto un attimo  voto”, “sei stato il migliore”, “puoi primeggiare perché ne sai più degli  altri”, “meriti questo”, “meriti quello” e così via.

In sintesi, la persona acquisisce una  forma di competizione negativa che la spinge ad essere superiore agli altri con  una forma di “razzismo” che soffoca tutti quei Valori Umani legati alle Pari  Dignità, al Dialogo, alla Cooperazione, negandole il diritto ad una propria  identità unica ed irripetibile che, in quanto tale, esclude ogni forma  di competizione negativa. L’emisfero sinistro apprende e ripete in funzione  sempre di un premio, una gratificazione o per evitare una punizione o dolore e  sofferenza.

      Al fine di rendere più chiaro quanto sopra espresso, affermiamo che chi  ci ha permesso di comprendere il lavoro che svolgono gli emisferi cerebrali è  stato fondamentalmente Roger Wolcott Sperry che, per i suoi studi sugli  emisferi divisi (split brain), ha avuto il Premio Nobel per la Medicina nel 1981. Egli  iniziò i primi studi sul cervello diviso di un gatto nel 1953 e successivamente  pubblicò, nel 1962, insieme a Bogen e Gazzaniga, il “Primo resoconto delle indagini compiute su paziente con gli emisferi  divisi” e da allora si sono intensificate le indagini sulla  specializzazione emisferica e lateralizzazione delle funzioni cerebrali.

      Egli affermava: “Effettivamente,  la parte cosciente è a destra (…) l’emisfero destro e sinistro sono coscienti  simultaneamente in modo differente, mutuamente in conflitto. Le esperienze  mentali funzionano in parallelo”.

      Sono stati molti gli studi e le ricerche che mi hanno permesso di  arrivare alle conclusioni sintetizzate nella mia Teoria Neuropsicofisiologica Integrata sulla lateralizzazione e  codificazione dei due emisferi cerebrali, presentata alla Comunità  Scientifica Internazionale nel corso del Convegno “Scienza, Educazione,  Evoluzione” nel 1982, in  Campidoglio, a Roma e, successivamente, presentata in vari Convegni  Internazionali.

      Ho formulato successivamente altre due teorie: Teoria sulla Neuropsicofisiologia dell’apprendimento, presentata  nel 1984 alla II Riunione Ibero-Americana sull’Educazione, Siber, Madrid e  presentata successivamente nel 1988 alla Conferenza Internazionale dello IOP,  International Organization of Psychophysiology, a Praga; e Teoria Neuropsicofisiologica Integrata sulla Percezione nei processi di  lateralizzazione, presentata nel 1986 alla V Conferenza Internazionale  dello IOP, a Budapest.

      In tale circostanza, il professor Carl Pribram, a conclusione dei  lavori, affermava che “nel Metodo  Multidisciplinare Integrato proposto dal professor Trimarchi si rintraccia  l’unica possibilità di dare una svolta operativamente valida agli studi sul  cervello” ed ancora che “è necessaria  una seria preparazione in fisica, cibernetica, elettronica e in discipline  connesse alla teoria dell’informazione per tutti i neuroricercatori.”

      Tali Teorie, ampiamente sperimentate, non solo sulla Psicologia Clinica,  ma su persone così dette normali, non lasciano dubbi sulla loro utilità e validità;  esse, successivamente applicate in campo pedagogico e giuridico, confermano le  intuizioni di Freud: ovvero che non esiste la malattia mentale ma il  disagio, la confusione e i conflitti derivanti da traumi e condizionamenti che  si acquisiscono fin dalla nascita. Freud affermava, infatti, che “la cura consiste nel rimuovere i  condizionamenti e la guarigione è determinata dal chiarimento.”

      Approfondendo lo studio delle mie Teorie, abbiamo potuto constatare che  l’Umanità è in perenne conflitto, che si genera in ogni essere umano tra  emisfero destro e sinistro; conflitto tra i valori genetici, trasportati  ereditariamente per filogenesi e che rimangono attivi nell’emisfero destro, e  tutto ciò che viene imposto agli esseri umani con premi e punizioni, acquisito  in memoria nell’emisfero sinistro. 

      Ciò conferma quanto affermato da R. Sperry che “l’emisfero destro e sinistro sono coscienti simultaneamente in modo  differente, mutuamente in conflitto.” Infatti, il conflitto nasce tra la  realtà obiettiva ed oggettiva acquisita dall’emisfero destro e i condizionamenti  acquisiti in memoria nell’emisfero sinistro.

      L’emisfero sinistro è condizionato dalla famiglia, dall’ambiente, dalla  società, non percepisce più il dinamismo della realtà e inevitabilmente entra  in conflitto sia con la realtà contenuta nel proprio emisfero destro, sia con  il dinamismo della realtà del mondo che lo circonda.

      Tali conflitti generano ansie, paure, competizioni negative, proprio  perché l’ambiente condiziona alla competizione e spinge l’essere a voler avere  sempre ragione, ad essere superiore a tutti, a dominare gli altri, ad essere  “invincibile” e, in tale condizione, è possibile rilevare la Sindrome di Disconnessione Funzionale Interemisferica.

 

 

 

 

ONTOGENESI, BIORITMI E METABOLISMO ORGANICO - CELLULARE

 

 

      A questo punto, è obbligatorio chiederci in che rapporto sta la Sindrome di  Disconnessione Funzionale Interemisferica con tutta la classificazione  psicopatologica e psichiatrica prevista dal DSM IV e con le malattie, persino  quelle oncologiche, che si manifestano nei vari momenti della vita della  persona.

      La risposta, senza ombra di dubbio, è che l’origine della malattia  proviene dai condizionamenti che l’essere umano inizia a subire già prima di  nascere, ovvero dal quinto, sesto mese di sviluppo fetale.

      E’ ormai risaputo che il genoma umano contiene in sé un grande progetto  che dovrebbe realizzarsi in tutto l’arco ontogenetico, o della vita, che  prevede circa centotrenta, centoquarant’anni. Tale realizzazione non troverebbe  ostacoli se l’ambiente ne favorisse l’espressione.

      L’essere umano, contrariamente alle piante e agli animali, subisce fin  dalla nascita limitazioni e condizionamenti, andando ad alterare così i  bioritmi regolati dalla fisiologia ontogenetica e dell’ambiente fisico  circostante.

      Infatti, finché le richieste dell’organismo vengono fisiologicamente  soddisfatte, i bioritmi procedono rispettando i tempi previsti dal genoma; ciò  significa che la comunicazione tra soma e cervello e tra cervello e ambiente è  sintonica in base alle leggi fisiche che ne regolano, nel tempo e nello spazio,  l’esistenza. Per cui, vediamo che la comunicazione che avviene attraverso  l’asse psico-neuro-endocrino-immunitario non trova ostacoli e quindi il  metabolismo cellulare organico procede con i tempi stabiliti dai bioritmi  ontogenetici. In tale condizione, il cuore, il fegato, il pancreas, i reni,  svolgono le loro funzioni all’interno dei tempi tecnici previsti  dall’ontogenesi stessa.

      Per converso, possiamo verificare che, a seconda del tipo di  condizionamento subìto (nutrizionale, del ritmo sonno-veglia…), soprattutto in  età evolutiva, si va a sovraccaricare il metabolismo generale, alterando i  bioritmi e generando confusione nella comunicazione intracellulare,  intercellulare, organica e tra cervello e soma. Il tutto modifica, spesso in  maniera caotica, la riproduzione cellulare dei vari organi.

      Molti sono i sistemi di difesa, di protezione, di integrazione che il  cervello mette in atto per neutralizzare l’azione negativa prodotta dai  condizionamenti; oltre certi limiti, i sistemi sono costretti a modificare,  dopo aver segnalato A LIVELLO PSICHICO le difficoltà cui l’organismo è  sottoposto, il ritmo ontogenetico dell’intero organismo e, se tali ostacoli  persistono, i danni possono essere molteplici. Le stesse malattie sono dei  segnali o dei “sintomi” che avvertono che ci sono dei comportamenti  condizionati che minacciano l’ontogenesi biologica e la stessa integrità  dell’organismo. Ignorare tali sintomi significa subirne le conseguenze:  conseguenze disastrose, dove le malattie cronicizzano fino a diventare tumori.

      L’ars medica, soggetta anch’essa all’autoritarismo dei modelli  dominanti, gestita dalle multinazionali del farmaco, si è allontanata sempre  più dalla fisiologia filogenetica ed ontogenetica e, quindi, tenta di curare,  sostituendosi al “medico fisiologico” contenuto nel cervello e nella memoria  genetica, le malattie spesso da essa stessa inventate, codificate in protocolli  che prevedono percorsi terapeutici utili ad arricchire i produttori dei mezzi e  degli strumenti di cura.

      Sono ormai quasi trent’anni che al Congresso Mondiale della Medicina,  svoltosi a Venezia, alla Fondazione Cini, chiesi a tutti i presenti, oltre  settecento medici provenienti da tutto il mondo, tradotto contemporaneamente in  cinque lingue, di unire gli sforzi per integrare i vari studi per definire, in  maniera inequivocabile, la fisiologia ontogenetica dell’organismo umano, poiché  solo una conoscenza profonda della fisiologia ontogenetica può spiegare la  patologia per arrivare, poi, alla terapia.

      Successivamente, si è molto parlato di integrazione, ho avuto varie  proposte di Cattedre, finalizzate ad integrare la medicina tradizionale e quella  orientale, l’omeopatia alla ayurvedica e così via. Si è parlato, per qualche tempo,  di integrazione e il seguito lo conosciamo tutti.

      Le leggi che regolano la fisiologia umana, animale e vegetale sono leggi  fisiche non codificate dall’uomo; la   Scienza può solo scoprirle, conoscerle e rispettarle.

      E questo, per me, è il postulato con il quale dar vita ad una Medicina  capace di educare e formare medici, psicologi, psichiatri, specialisti, in  sintesi che può intervenire nella così detta cura che, in primis, consiste nel  rimuovere i condizionamenti, che sono la causa delle malattie, riattivando così  il “medico fisiologico”, unico medico legittimato a curare il proprio  organismo, a condizione che si rimuovano le cause che impediscono l’azione  terapeutica del medico fisiologico stesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONCLUSIONI

 

 

     Per concludere, possiamo affermare che una svolta reale della Medicina  può verificarsi solo se si tiene conto del processo filologico scientifico da  me tracciato che mette in evidenza che la fisiologia ontogenetica prevede  centoquarant’anni di vita a condizione che la Conoscenza non confligga  con i bioritmi scanditi dall’ontogenesi stessa.

      Abbiamo visto che la causa prima che va ad alterare e modificare i  bioritmi ontogenetici risiede nei condizionamenti che spingono gli esseri umani  a violare le leggi fisiche di Natura che regolano la vita umana.

      Ciò conferma le intuizioni del padre della Medicina Ippocrate di Kos  che, duemilacinquecento anni fa, affermava che solo la considerazione  dell’intero stile di vita del malato permetteva di comprendere e sconfiggere la  malattia. Egli riteneva che le cause potevano essere dietetiche,  atmosferiche, psicologiche, perfino sociali.

      Una tale ampiezza conoscitiva può essere compresa se si considera che, a  seconda del tipo di condizionamento subìto, si vanno a modificare le difese  fisiologiche dell’organismo, mettendo sotto stress l’intero sistema organico  che, nel tempo, può degenerare anche in patologia.

      E’ ormai noto a tutti che l’uomo è figlio della filogenesi realizzatasi  attraverso processi fisiologici, ma la sua azione sull’ambiente e su sé stesso  produce per condizionamento, nella maggior parte dei casi, ricadute  patologiche.

      Tuttavia, le Scienze Mediche hanno seguito una via obbligata, trovandosi  spesso fenomeni naturali troppo complessi per essere studiati nella loro  globalità e l’unico approccio possibile è stato quello di creare modelli,  ognuno dei quali pretendeva di essere la cura efficace rispetto agli altri  modelli esistenti. Ciò scatena conflitti e, nella maggior parte dei casi, vengono  messi in campo strumenti di lotta totalmente estranei alle Scienze Mediche (ad  esempio, l’esclusione dall’Ordine professionale con processi estranei alla  ricerca scientifica, le sentenze dei Tribunali, le campagne mediatiche,  eccetera).

      Questo è un aspetto di cui ogni ricercatore dovrebbe essere  perfettamente cosciente, poiché ogni conoscenza acquisita si basa su alcuni  aspetti di un fenomeno e non sulla totalità delle variabili che regolano un  processo per cui, qualora si presenta un modello diverso da quello consolidato,  è necessario sempre integrare e dimostrare come il proprio modello va ad  integrarsi con quello acclarato. Ciò va tenuto presente per evitare rifiuti e  conflitti.

      Questa affermazione ci porta a pensare che la Conoscenza della Fisiologia  dei Fenomeni Naturali è uno degli argomenti fondamentali da sviluppare con un  corretto Approccio Scientifico Multidisciplinare ed Integrato.

      Per far ciò, occorrono strumenti e metodologie appropriate, che  permettano di offrire una visione globale di tali fenomeni, quali la Neuropsicofisiologia  e la Teoria Generale  dei Sistemi, considerando che ogni processo naturale è un sistema che,  regolato da precise leggi fisiche, scambia energia, materia e informazione con  gli altri sistemi circostanti.

      Ogni ricercatore o scienziato  deve sapere che il fenomeno che sta studiando ubbidisce sempre al principio  fisico di causa – effetto, ovvero è deterministico, anche se spesso  la complessità del fenomeno coglie aspetti che sembrano probabilistici.

      A tale proposito, occorre ricordare che il grande matematico Laplace  diceva che la probabilità è misura dell’ignoranza delle cause. Eppure, oggi la  ricerca non è considerata accettabile se non presenta una validazione  statistica. Quindi, esiste una forte contraddizione tra Conoscenza e approccio  statistico: precisiamo che più elevato è l’uso della statistica, tanto  più è evidente l’ignoranza che si ha del fenomeno che si tenta di comprendere e  che si finisce con l’interpretare.

      Tale aspetto non può essere ignorato se l’obiettivo da raggiungere è  quello di conoscere il processo che dà vita alla manifestazione fenomenica che,  nella fattispecie, può essere costituita da sintomi e patologie di vario  genere.

      Il principio di causa – effetto, come abbiamo affermato, è certamente  deterministico, ovvero non possiamo parlare o discutere sull’effetto, che può  configurarsi in sintomi, malattie o altro, senza ricercare la causa che lo ha  generato, tenendo bene in mente che tale principio è il fondamento di una ricerca  scientifica che porta alla verità.

     A questo punto, dobbiamo interrogarci se vogliamo ancora continuare ad  ignorare le cause delle patologie per affidarci alla statistica o se vogliamo,  invece, dare una svolta alla ricerca scientifica, individuando le cause che le  hanno generate, nel pieno rispetto del principio di causa –  effetto.

      Se è questa la strada che vogliamo intraprendere, dobbiamo certamente  utilizzare il Metodo Multidisciplinare ed Integrato; ciò permette di  comprendere che tutti quei medici, scienziati e ricercatori che hanno proposto  approcci terapeutici diversi alle varie patologie non devono essere contrari ai  modelli dominanti, ma devono se mai   motivare i propri studi e ricerche, dimostrando come i risultati si  integrano ad una visione globale della funzionalità ontogenetica dell’organismo  in toto.

      Ad esempio, la   Neuropsicofisiologia integra in sé qualsiasi tipo di  ricerca svolta nel campo delle Neuroscienze Cognitive: difficilmente un sintomo  rimane isolato, ma sarà sempre  ricondotto,  con tale metodo, alla causa che lo ha generato.    

      E richiamando il padre della Medicina, Ippocrate di Kos, possiamo vedere  che, ad esempio, l’approccio terapeutico di Hamer, che trova un nesso causale  tra il trauma psichico e il tumore, non è da escludere ma da integrare,  verificare; così come la terapia Di Bella si integra perfettamente, in quanto  tratta e descrive alcuni aspetti del metabolismo generale e, senza tralasciare  gli altri orientamenti, è sempre possibile un processo di integrazione e non di  esclusione, ricordando che l’emisfero destro di ogni essere umano è  l’integratore per eccellenza di tutte le informazioni che lo raggiungono ed è  solo l’emisfero sinistro che sviluppa una competizione negativa per affermare  la superiorità dei propri modelli a scapito degli altri.

      Quindi, come affermava Ippocrate, le cause di qualsiasi sintomo o di  qualsiasi patologia (dietetiche, atmosferiche, psicologiche, sociali) vanno  ricercate nell’intero stile di vita della persona e nell’ambiente fisico in cui  la persona vive.

      Per concludere, non mi rivolgo a coloro che hanno fatto delle Scienze  Mediche strumento di potere e di competizione politica, economica e commerciale  a scapito e a danno di tutti coloro che soffrono e attendono chiarezza sulle cause  delle loro malattie e delle loro sofferenze al fine di correggere uno stile di  vita che contiene in sé le cause della stesse malattie; ma mi rivolgo al mondo  accademico e a tutti coloro che credono ancora in una Scienza a servizio dell’uomo  e al suo benessere psicofisico e spirituale.

      A costoro dico di interrogarsi e di riflettere su quanto da me scritto,  affinché si abbandonino le competizioni negative per favorire un dialogo ed una  cooperazione che siano funzionali ad una sostanziale terapia dei mali del  mondo, dando vita così ad una Scienza che ricerca la verità nel pieno rispetto  del principio di causa – effetto.