dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
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L'IDENTITA' DELLA COSCIENZA           

(gennaio - marzo 2002)

 

 

di

 

Michele Trimarchi

 

 

 

Il vissuto è un coacervo di memorie che domina il comportamento umano. Le memorie si annidano all’interno del cervello, sempre pronte a venir fuori al richiamo di stimoli interni ed esterni: le memorie di momenti piacevoli diventano gli elementi dominanti della ricerca individuale nei rapporti relazionali; per converso il vissuto che ha generato sofferenza tende ad essere rimosso dagli automatismi cerebrali o, qualora non ci siano le possibilità di rimozione, rimane attivo all’interno della persona generando paure e conflitti intra ed interpersonali che si manifestano con potente colpevolizzazione e/o vittimismo causando drammi in tutte le direzioni. Tali processi escludono la capacità di intendere e volere poiché sono gestiti dalla spinta genetica (in quanto tale automatica) a ricercare piacere e gratificazione.

Le memorie rappresentano il vissuto, ovvero il passato. Il presente è la realtà che istante per istante si manifesta agli organi di senso e che pochi sono in grado di identificare obiettivamente e oggettivamente, poiché le memorie portano ad interpretare la realtà sulla base del vissuto esperienziale. Il futuro è legato alle capacità creative dell’essere umano: più la persona è in grado di progettare dinamicamente la propria esistenza, più troverà soddisfazione nel realizzare i propri progetti.

L’essere umano deve nascere due volte, la prima biologicamente, la seconda psicologicamente: a nulla serve nascere a livello biologico se non si nasce coscientemente anche a livello psicologico, poiché le memorie tendono a fare da padrone all’interno del cervello con meccanismi automatici che escludono l’integrità dell’Io, ovvero la coscienza della persona capace di guidare le sue potenzialità evolutive.

Ogni essere umano è unico e irripetibile, in potenza; lo diventa, di fatto, nel momento in cui si identifica sia come essere biologico, con tutte le sue potenzialità, sia come Io cosciente capace di prendere i comandi del proprio cervello e condurlo alla ricerca di tutto ciò che lo arricchisce di conoscenze utili alla sua crescita evolutiva, nel pieno rispetto della propria dignità che consiste nel valorizzare al massimo la propria esistenza al di là dell’avere (e in questo caso l’“essere” domina sull’“avere”).

Il fine della vita biologica, guidata in tutto l’arco dell’esistenza da un programma genetico, ha lo scopo di far nascere in coscienza un essere che sia osservatore e interprete del mondo che lo circonda e allo stesso tempo creatore di situazioni e interazioni nelle quali egli diventi il vero protagonista della sua esistenza.

A tutt’oggi osserviamo un addomesticamento continuo del cervello umano da parte di chi detiene il potere politico, economico, sociale, culturale e religioso: il potere modella a propria immagine e somiglianza tutti gli esseri umani ad esso sottoposti. Con questo sistema abbiamo raggiunto l’anno di grazia 2002 e se da una parte si “predicano” i diritti fondamentali della donna e dell’uomo, dall’altra si continua, per ignoranza, a violare la donna e l’uomo in tutti i loro diritti naturali: vediamo un grande spreco di vite umane utilizzate per mantenere il potere di pochi, ignorando e violando i diritti fondamentali dell’essere umano che nascono, pulsano e danno vita alla sostanza dell’individuo che soffre costantemente per ricercare la propria espressione e realizzazione in tutti gli ambiti della vita.

Provocatoriamente possiamo dire che l’insegnamento della grammatica non è sufficiente a far identificare l’Io, ovvero il “soggetto”, né tanto meno il concetto di “essere”. Queste sono e restano nozioni astratte, mentre dovrebbero diventare potenti stimoli capaci di far identificare la donna e l’uomo nel loro divenire coscienti. “Io sono”, “tu sei”, “egli è”… sono codici che devono essere chiariti e legati alla sostanza del loro significato a partire dai primi anni di vita: non si deve alfabetizzare un computer, ma esseri viventi che nel momento in cui affermano “Io sono” dovrebbero avere coscienza di cosa sono e cosa sono gli altri.

Smettiamola di inserire dati nel “computer” e rivolgiamoci a un essere che nella sua potenzialità rappresenta la “divinità” sulla Terra. Alfabetizzare le coscienze non significa condizionarle ma dar loro gli strumenti per esprimersi, in base al principio per cui educare significa sviluppare la coscienza e istruire dare alla coscienza gli strumenti per esprimersi.

“Io sono”, dunque, dovrebbe essere l’espressione di una coscienza che nella sua immensità afferma il suo esistere, il suo essere, la sua unicità all’interno di un ambiente che la deve amare e rispettare. Questo è quello che ogni genitore, ogni insegnante, ogni professore ed ogni essere umano ha il diritto di conoscere, rispettare ed insegnare… e in tutto ciò risiede il vero valore della dignità proclamata universalmente dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.