dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
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VE LO DICO COL CUORE IN MANO

 

di

Luciano Meschini*

 

 

 

 

“Ve lo dico col cuore in mano”: se dovessimo pensare a questa espressione in modo concreto, al di là del significato traslato, la frase sarebbe corretta se pronunciata da un cardiochirurgo durante un trapianto di cuore; così come quando si parla di persone “senza cuore” si usa una espressione che sarebbe corretta se si parlasse di cadaveri.

L'uso scorretto delle parole è talmente diffuso nella nostra civiltà che nessuno ci fa più caso. Le parole spesso assumono significati completamente diversi da quelli che le sarebbero propri. I luoghi comuni, l'ignoranza scientifica, i condizionamenti culturali fanno il resto.

Il caos informazionale diviene così inevitabile.

 

Prendiamo ad esempio la parola “cuore”: il cuore è l'organo principale del sistema cardio-vascolare, nell’uomo pesa circa 350 grammi, è composto principalmente da tessuto muscolare liscio ed in piccola parte da tessuto nervoso per la conduzione dell'impulso necessario ad attivare le fibre muscolari a contrarsi e a produrre il battito cardiaco. La funzione principale del cuore è quella di pompare ritmicamente il sangue nel letto vascolare e quindi trasportare ossigeno, nutrienti, ormoni e quant'altro in ogni distretto del corpo.

Spesso però cuore è sinonimo di amore, oppure viene considerato la sede in cui l'amore è generato: modi di dire quali “cuore di mamma”, canzoni (infiniti esempi), a volte anche la religione (il Sacro Cuore di Gesù) concorrono a confermare questo distorto significato.

 

Sembra addirittura superfluo precisare che è il cervello l'organo deputato a gestire questo sentimento, come tutti gli altri sentimenti, sensazioni ed emozioni. Non vorrei però che questa affermazione fosse assimilata al detto “bisogna ragionare con il cervello e non con il cuore” che in realtà incita ad usare solo una parte del nostro cervello, ovvero l’emisfero sinistro che, della realtà, non vede la reale oggettività ed obiettività. L’amore è un sentire insito nella natura umana, è la capacità di percepire, in effetti, la risonanza armonica tra la nostra energia e l'energia che ci circonda: tra uomo e donna, tra genitori e figli, tra amici, con la natura, con il trascendente (ovvero con la parte spirituale di ognuno); questo sentire attiva il cervello in maniera forte provocando emozione.

Questa attivazione cerebrale, a sua volta, attiva fisiologicamente tutta una serie di variazioni corporee che predispongono l'organismo a vivere l'emozione stessa: secrezioni ormonali, aumento della pressione arteriosa, aumento del battito cardiaco.

Di tutte le variazioni fisiche, l'aumento del battito cardiaco e della forza di contrazione del cuore stesso, con sensazione di cardiopalmo, è quella più evidente e che maggiormente percipiamo.

E questo, per chi non ha coscienza di come si genera l'amore, provoca la sensazione che sia il cuore, battendo velocemente, a generare l'amore.

 

Si confonde quindi un effetto con la causa: questo è un errore molto frequente nel genere umano. Oltre a questo, la parola amore troppo spesso prende significati che non le sono propri: fare l'amore  o avere rapporti sessuali sono  ormai considerati sinonimi, innamorarsi o amare assumono spesso lo stesso significato.

Avere rapporti sessuali, innamorarsi sono pulsioni, per altro fisiologiche, e come tali producono sensazioni emozionanti con un correlato di segni fisici molto rilevante, di cui il cardiopalmo è quello più evidente. Per cui, dalla confusione dei termini si rafforza una convinzione errata che mette in relazione il cuore con l'amore.

 

L'amore in realtà è ben altra cosa. L'amore per essere tale deve essere cosciente, deve essere scelto, deve essere progettato; per essere pienamente cosciente deve provenire dai nostri lobi frontali e deve nascere dalla percezione oggettiva ed obbiettiva della realtà. Per questo è necessario percepire la realtà sia con l'emisfero sinistro, che con quello destro.

Come ben spiegato dal prof. Trimarchi,  “la parola amore dice poco se ad essa non è associata l’emozione corrispondente: quello che ci fa “sentire” se in un dato contesto c’è amore oppure no è ciò che proviamo dentro di noi, è l’emozione che ne scaturisce; un bambino che riceve amore, ossia che viene rispettato e favorito nell’espressione delle sue pulsioni di base, non potrà che sviluppare una coscienza e un comportamento permeati da questo amore in sintonia con i valori fondamentali della persona”.

 

E’ con la parola che, comunemente, ci si esprime e si comunicano informazioni. Informazioni confuse ed imprecise generano all’interno dei nostri circuiti cerebrali false idee e legami errati tra concetti diversi. Bisogna ricordare che nel trasmettere una informazione è necessario formularla in modo chiaro, comprensibile per il nostro interlocutore, e verificare se il concetto sia stato recepito in maniera corretta.

Nell’esempio cuore-amore, al concetto di amore si legano valenze e significati che nulla hanno a che spartire con il concetto di base; legare al concetto d’amore la parole cuore non fa altro che nascondere l’oggettività dell’amore ed in maniera ancora maggiore l’obbiettività dell’amore.

 

Si compie una operazione di semplificazione del concetto, basandosi su luoghi comuni e memorizzazioni che non permettono, o rendono assai difficile, la ricerca della oggettività ed obbiettività del concetto di amore, ovvero di comprendere quello che in realtà l’amore è.

Usando correttamente le parole, al contrario, il nostro pensiero sarà compreso meglio, non genereremo idee falsate che creano percorsi alterati e fuorvianti nel nostro interlocutore e in noi stessi, in quanto è utile ricordare che quando parliamo siamo anche interlocutori di noi stessi.

 

Non sembri quindi pignoleria o rigidità, ma il cuore è l’organo principale del sistema cardiovascolare e l’amore è un sentire sublime che crea armonia e spinge l’individuo verso la propria evoluzione. Un linguaggio stereotipato e automatico nel migliore dei casi non servirà a nulla, ma più probabilmente genererà confusione e caos informazionale.

Un linguaggio chiaro ed univoco, frutto di una progettazione del nostro cervello, che sia comprensibile e compreso dal nostro interlocutore, sarà sempre fonte di accrescimento e ci ritroveremo arricchiti energeticamente sia noi che le persone a cui parliamo.

 

*Membro del Comitato Esecutivo I.S.N., Medico,

 Specialista in Psicoterapia ad Orientamento Neuropsicofisiologico,              Specialista in Nefrologia