dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

  Rivista Europea di Psichiatria________________________________anno XII, n.° 1 – 2000

 

 

 

 

   C. PERSEGANI*, P. RUSSO*,                                             INTELLIGENZA

   M. TORLINI**, M.NICOLINI**                                                    ED

   C. CARUCCI***, L.L.PAPESCHI****,                             EMISFERI CEREBRALI

   M. TRIMARCHI                                                                                                               

 

 

 

Riassunto

L’attendibilità della valutazione dell’intelligenza è un argomento dibattuto poiché è stata dimostrata la ridotta utilità del Quoziente Intellettivo (QI) nella valutazione delle capacità cognitive. L’intelligenza, intesa come processo complesso di elaborazione delle informazioni, è frutto dell’attività dei due emisferi del cervello, che presentano peculiari caratteristiche di percezione, elaborazione e risposta agli input. Per tali motivi l’esistenza di una intelligenza prodotta dall’attività dell’emisfero sinistro e una dell’emisfero destro deve essere considerata ai fini della valutazione psicodiagnostica: in questo caso l’integrazione tra ricerca psicofisiologica e psicologia clinica permetterebbe di elaborate test più attendibili e costituisce un valido supporto alla clinica, sia ai fini diagnostici che terapeutici/riabilitativi (i. e. nei disturbi dell’apprendimento in età evolutiva).

 

 

Abstract

Several studies have showed the reliability of the Intelligence Quotient (IQ) and therefore the assessment of cognitive abilities is still lacking an appropriate test. Intelligence, as a complex set of mechanisms of information processing, is the result of the activity of the two cerebral hemispheres with their respective ways of perception, processing and response to inputs. For these reasons the right hemisphere’s and the left hemisphere’s intelligence have to be differently considered for psychodiagnostic purposes: as a consequence an integration is needed between psychophysiology and clinical psychology to work out more reliable intelligence tests that could be useful both in clinical diagnosis and rehabilitation/treatment, i. e. in learning disabilities in the developmental age.

 

 

 

Parole chiave:                                  

Intelligenza, emisferi cerebrali, Q.I.

 

Key Words:                                         

Intelligence, cerebral hemispheres, I.Q.

__________________________________

Direttore Brain Health Centre, Roma, *Medico,

psicoterapeuta, Dip. Neuropsicomotricità, **

Psicologo, psicoterapeuta, ***Docente

Teorie e Tecniche dei Test Psicologici, ****

Direttore Dip. Neuropsicologia

 

 

La definizione del concetto di intelligenza è stata fino ad oggi argomento dibattuto, soprattutto in quest’ultimo decennio, da quando cioè è stata smentita l’utilità della valutazione del QI come parametro di misura (il WAIS R), essendosi dimostrato inutile ad esempio per mettere in risalto differenze tra malati di Alzheimer e soggetti sani (Logson e coll, 1989).

Nonostante le critiche per la parzialità del test, ancora oggi è prassi associare nella indagine neuropsicologica la valutazione del QI come indice di deterioramento cognitivo.

Fortunatamente oggi l’intelligenza non è più considerata una funzione unitaria, ma un insieme di funzioni che permettono in ultima analisi di percepire selettivamente ed elaborare l’informazione per il conseguimento di un fine specifico, come ad esempio allo scopo di risolvere dei compiti. Tale capacità si arricchisce e si modifica nel corso della vita, grazie ai fisiologici processi di sviluppo del SNC, alla acquisizione di esperienze e alla progressiva riorganizzazione in nozioni apprese in età giovanile (Spinnler H, 1996); da ciò si deduce che si tratta di una interazione di due meccanismi quali l’acquisizione di nuove nozioni e la loro riorganizzazione concettuale, anche se quest’ultima dipende largamente non da fattori genetici bensì da fattori culturali ed ambientali.

Vengono implicate in questo tipo di elaborazione varie funzioni, da quelle più astratte (deduzione, induzione, ecc) a quelle più specifiche (capacità di calcolo, linguistiche, ecc) che devono avere la caratteristica della facile evocabilità e flessibilità per la richiesta di adattamento.

Tutto ciò è un prodotto dell’attività corticale dei due emisferi cerebrali, che è ormi ben noto differiscono in maniera caratteristica sia nei processi percettivi che di memorizzazione, elaborazione e risposta alle informazioni. Per tale motivo è indispensabile acquisire dei parametri per la valutazione dell’intelligenza intesa non più come capacità di gestione dell’informazione verbale e non verbale, ma come funzione complessa, frutto di attività quali percezione, attenzione, associazione, memoria, linguaggio (con le sue caratteristiche di ripetizione, denominazione, comprensione, scrittura e lettura), prassia, calculia, funzioni visuo -spaziali, ragionamento astratto, problem solving, giudizio e prosodia. Tali attività presentano tempi e modalità di attivazione e di funzionamento differenti nei due emisferi, per cui è necessario rivedere il concetto di intelligenza alla luce della inequivocabile esistenza di una intelligenza propria dell’emisfero sinistro e dell’emisfero destro.

Consideriamo ad esempio la funzione di associazione che presenta delle caratteristiche fondamentalmente differenti nei due emisferi: a sinistra si tratta di associare una informazione ad una preesistente per somiglianza e contiguità, a destra si tratta di inserire una informazione in una precedentemente memorizzata attraverso criteri di integrazione della stessa, non di similitudine o somiglianza (Trimarchi M. et al, 1982).

La funzione linguistica è ben noto appartenere alla corteccia dell’emisfero sinistro, ma è altresì noto che anche nell’emisfero destro si possa produrre un’area del linguaggio vicariante: in tal caso l’individuo, se la lesione è avvenuta dopo i 10 anni di età, presenterà una performance linguistica ben differente da quella considerata normale, in assenza di preposizioni o altre strutture grammaticali: in questo caso visto che la maggior parte dei test per la valutazione dell’intelligenza prevede una attività verbale (tranne le Matrici di Raven), viene penalizzata quindi l’espressione dell’emisfero destro.

Senza entrare nel merito di ogni singola funzione, è possibile tracciare delle linee concettuali relative al diverso funzionamento emisferico e al conseguente differente parametro di valutazione della performance richiesta al soggetto.

Anche in assenza di lesioni organiche l’attività cerebrale è spesso lateralizzata ed è il risultato dell’organizzazione individuale dei moduli cerebrali deputati a funzioni specifiche dei due emisferi che collaborano tra loro per ottenere l’elaborazione delle informazioni. Recentemente infatti è stata introdotta la valutazione dello stile cognitivo, inteso come parametro di lateralizzazione cognitiva (Russo P. et al, 1999). E’ necessario quindi conoscere le caratteristiche dei singoli emisferi per individuare la dominanza funzionale presente nelle singole funzioni, caratterizzarne il sintomo clinico, ove presente un deficit, e poter individuare deficit e disturbi della  funzionalità dei lobi prefrontali, che si manifestano con deficit nel problem solving, nella pianificazione, nell’avvio di azioni (sindrome denominata da Baddeley nel 1996 “disesecutiva”), difficlmente indagati dai test neuropsicologici esistenti (tranne il BADS – Behavioural Assessment of the Dysexecutive Syndrome, Wilson et al, 1994).

I due emisferi differiscono tra loro nelle attività percettive, di elaborazione e risposta dell’informazione: è ormai accertato infatti che l’emisfero sinistro associa l’informazione a memorie precedenti, le interpreta, fornendo sempre una risposta anche in assenza delle informazioni necessarie per formularla, mentre l’emisfero destro percepisce l’originalità dell’informazione integrandola e non associandola a memorie precedenti. Ne risulta una elaborazione più veritiera dell’emisfero destro contro una più rapida ma a volte anche falsa dell’emisfero sinistro. Infatti, è molto importante ricordare quanto siano diversi i tempi di latenza nella risposta allo stimolo, velocissimo per l’emisfero sinistro (stimolo/risposta), maggiore per l’emisfero destro, che necessita quindi di maggior tempo per poter fornire un risultato della propria elaborazione.

Non si tratta di punti di forza o di debolezza, come afferma Gazzaniga, bensì di funzioni complementari che creano danni e patologia soltanto se non si produce una attivazione funzionale sinergica.

Un cenno a parte merita la valutazione della categorizzazione e ragionamento astratto, in quanto queste abilità, in particolar modo quelle verbali, dipendono dalla integrità di funzioni quali attenzione, linguaggio, abilità visuo- percettiva, dalle capacità intellettive premorbose, dall’età, dal livello di scolarità e da fattori socio-culturali (Blundo C e Stowe R, 1998). A questo proposito è utile dire che i test attualmente disponibili a riguardo sono estremamente carenti in quanto dimostratisi insensibili al danno prefrontale destro (Lezak, 1993). Inoltre, nella disfunzione frontale soggetti con elevato livello culturale possono risultare normali ai test di astrazione, problem solving mentre presentano anomalie di programmazione, di insight, giudizio e funzionamento sociale nella “vita reale” Damasio e Anderson, 1993; Blundo C e Stowe R, 1998). A conferma di quanto appena detto, alcuni test, quali il Wisconsin Card Sorting Test (WCST), il Visual-Verbal Test e il test Categoriale di Halsted si sono dimostrati sensibili soltanto al danno prefrontale sinistro (Anderson et al, 1991).

Il passaggio dalla interpretazione concreta a quella astratta è un processo graduale che è direttamente proporzionale alla fase di sviluppo del cervello e alle stimolazioni ricevute: coloro che operano nell’ambito delle psicopatologie dell’età evolutiva ben sanno quanto sia importante l’adeguatezza delle fasi di sviluppo e degli stimoli cognitivi derivanti dall’ambiente ai fini di una buona performance nel ragionamento astratto.

Quello che ancora sfugge alle indagini, anche in questo caso, è la provenienza del ragionamento, essendo categorizzato in maniera aspecifica, senza considerare se è frutto di una attività destra, sinistra o sinergica. Ad esempio, nella richiesta di trovare somiglianze tra due parole, quali mela e arancia, il ragionamento concreto sarà “una si sbuccia e l’altra no”, quello mediamente concreto sarà “sono entrambe rotonde” e quello astratto sarà “sono entrambe frutta”. Ma quest’ultima è una risposta proveniente dal ragionamento dell’emisfero sinistro, in quanto il ragionamento astratto dell’emisfero destro potrebbe rivelarsi con frasi del tipo “prodotto dalla natura, nutrimento”. Quest’ultima risposta sarebbe considerata poco intelligente, in quanto non rispondente ai criteri di normalità.

L’intelligenza dell’emisfero destro è a tutt’oggi non conosciuta e sottovalutata. Sarebbe molto importante invece, soprattutto per le patologie che interessano l’età evolutiva, indagare e promuovere la sua espressione in maniera selettiva, in quanto tante condizioni caratterizzate da “poca intelligenza” potrebbero rivelarsi come scarsa intelligenza dell’emisfero sinistro ma “espressione dell’intelligenza dell’emisfero destro”: e di questo ne sono un esempio tanti casi che ancora oggi stupiscono per la genialità espressa in ambiti artistici o in espressioni corporee ed emozionali. Tutto ciò assume molta importanza anche ai fini riabilitativi: infatti in molte diagnosi cliniche definite, si assiste ad una mancata valutazione di alcune funzioni lateralizzate e del pattern di funzionamento degli emisferi, che varia in maniera indipendente dalla patologia specifica e determina performance neuropsicologiche differenti (Trimarchi M. et al, 1999; Persegani C et al, 1999).

E’ opinione diffusa tra i neuropsicologi e i neurologi del comportamento che a tutt’oggi mancano dei test realmente efficaci per la valutazione della capacità di giudizio e astrazione (Mesulam, 1986).

A nostro parere, finché non si studierà il maniera metodica l’intelligenza dell’emisfero destro in tutte le sue manifestazioni, sia a livello cognitivo che comportamentale, questa non potrà che sfuggire alla valutazione di qualunque test neuropsicologico, penalizzando il paziente e sottovalutando le potenzialità di recupero e di espressione del cervello umano.

 

Bibliografia

 

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Damasio AR, Anderson SW: The frontal lobes. In: Heilmen KM e Valenstein E (Eds); Clinical Neuropsychology, 3rd edition. Oxford University Press, Oxford 1993; 409.460

 

Blundo C e Stowe R: I disturbi del comportamento tra neurologia e psichiatria. Masson Milano 1998; 79-108

 

Lezak MD: Neuropsychological assessment, 3rd edition ed. Oxford University Press. Oxford, 1995

 

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Anderson SW, Damasio H, Dalias- Jones R, Tranel D: Winscounsing Card Soning Test Performance as a measure of frontal lobe demage. J. Clin Esp. Neuropsychology 1991; 13; 909-922

 

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Russo P, Persegani C, Papeschi LL, Nicolini M, Trimarchi M: Sex differences in hemisphere preference as assessed by a paper-and-pencil test. Int J Neuroscience2000; 100: 29-37

 

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