dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

MASS MEDIA E CERVELLO IN FORMAZIONE

I mezzi di comunicazione come strumenti dell’Io della persona

 

di

Michele Trimarchi 

(luglio - settembre 2006)

Per poter accedere all’uso di qualsiasi strumento, la persona, tanto più in età evolutiva, dovrebbe conoscere lo strumento, capirne le potenzialità e l’obiettivo. Ogni mezzo che la società, la tecnologia, la scienza ci mette a disposizione ha la sua utilità, una sua ragion d’essere, un suo obiettivo, e se non usiamo quel mezzo secondo il fine per cui è stato prodotto rischiamo di provocare effetti anche molto dannosi. Così come prendere un farmaco per una situazione diversa da quella prescritta può creare effetti deleteri in chi lo assume, analogamente la televisione, il computer, Internet, tutto ciò che abbiamo prodotto ha effetti collaterali se non viene utilizzato nella maniera corretta. Un distorto uso del computer, ad esempio, ha già prodotto vere e proprie patologie classificate in base al tipo di sintomi, soprattutto nei bambini e nei ragazzi, sintomi seri quali insonnia, agitazione, ansia, aggressività, demotivazione allo studio, difficoltà di apprendimento, difficoltà relazionali, tutti segnali preoccupanti di una massiccia informazione che non favorisce lo sviluppo armonico del bambino, dell’adolescente, del giovane.

Nel cervello umano alla nascita abbiamo un bellissimo progetto che prevede la realizzazione di un individuo in grado di acquisire conoscenza e coscienza di sé e dell’ambiente, e poter quindi agire nel pieno rispetto dei valori fondamentali comuni ad ogni essere umano del pianeta (dignità, libertà, giustizia, amore). Poi però sono la famiglia, la scuola, la società che consentono la realizzazione di tale progetto o che ne determinano una sorta di “aborto”.

Abbiamo detto in tante sedi che gli attuali sistemi educativi non favoriscono la nascita di una coscienza chiara e forte nel bambino, una coscienza che gli permetta man mano che cresce di essere autonomo, gestirsi, verificarsi, fare scelte consapevoli in base ai valori di riferimento che ha dentro di sé, e questa non è una visione pessimistica ma quanto mai reale: molti ragazzi oggi sono come “mine vaganti”, non hanno ancora potuto sviluppare un loro Io cosciente che li guidi attraverso il caos in cui sono immersi, e mettere a loro disposizione potenti strumenti in grado di soddisfare esigenze che spesso sono condizionate e indotte significa rischiare di generare situazioni molto difficili per tutti, per i ragazzi stessi e per le famiglie. Basti pensare a quanti minori si trovano agganciati, violati e violentati da individui loschi che con programmi subdoli riescono e trascinarli nei loro siti e portarli dove vogliono. Questo purtroppo accade perché finché l’essere umano non acquisisce la capacità di gestire il proprio cervello chiunque lo può pilotare, e soprattutto i bambini e i ragazzi non hanno la possibilità di proteggersi e tenersi lontani da chi usa la furbizia e persegue scopi antitetici ai valori fondamentali su cui dovrebbe fondarsi una società democratica.

Gli attuali mezzi di comunicazione non sono da demonizzare ma da valorizzare, e più sono potenti più possono essere utili ad un miglioramento della qualità della vita, ma occorre conoscerne le potenzialità, le possibilità e gli obiettivi per cui vanno utilizzati, altrimenti è come dare un coltello ad un ragazzino arrabbiato … difficilmente lo userà per tagliare il pane!

Internet è un potentissimo mezzo di comunicazione che consente la diffusione di iniziative, informazioni, progetti, lavori utili proprio alla qualità della nostra vita, ma se sono stressato, apatico,”annoiato”, cosa cercherò su Internet? Qualcosa che mi faccia passare l’apatia, la sofferenza, l’ansia, l’angoscia. Alla base c’è lo stesso meccanismo che spinge un ragazzo “insoddisfatto”a cercare droghe, situazioni che lo eccitano, “giochi” per distrarsi, gare con la motocicletta per sentirsi forte, potente, rispettato … Dobbiamo considerare il forte grado di conflittualità che c’è all’interno di molte famiglie, conflittualità tra genitori e figli, tra fratello e sorella, con se stessi, e se non forniamo alle persone gli strumenti giusti per risolvere i loro problemi è chiaro che continueranno a cercare distrazioni e compensazioni ovunque possano trovarle. Non è “eliminando” Internet, la televisione, i videogiochi o altro che la situazione potrà migliorare, ma innanzitutto intervenendo nelle scuole: gli insegnanti devono essere ben preparati a guidare i loro alunni al corretto utilizzo di tutti gli strumenti tecnologici e culturali che la scuola e la società forniscono, nonché a riconoscere ed individuare segni di disagio che richiedono un preciso intervento riabilitativo e di recupero.

Il cervello umano ha bisogno di percepire il più possibile la realtà concreta, naturale. Da zero a sei anni l’ideale sarebbe vivere a contatto con la natura, in modo da avere stimoli fisiologici provenienti dal mondo naturale, perché, come abbiamo ampiamente dimostrato con la Fisica dell’Informazione (Corso fondamentale della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Orientamento Neuropsicofisiologico), ogni informazione trasporta in sé una quantità di energia che stimola le nostre funzioni cerebrali: sono le informazioni che promuovono e orientano lo sviluppo della personalità, delle emozioni, del cervello nella sua globalità. Tutto è “fisico” nel nostro universo, tutto trasmette informazioni, ogni informazione è misurabile con le leggi della fisica e il nostro cervello è potenzialmente capace di “misurarle” qualora venga messo in grado di farlo, ovvero di verificarne l’obiettività e l’oggettività, l’armonia o la disarmonia.

Ogni strumento tecnologico che abbiamo prodotto lo abbiamo prima ideato, pensato e poi realizzato, e ideando e realizzando il computer non abbiamo fatto altro che tentare di imitare una parte del nostro cervello. Possiamo quindi dire che il nostro cervello contiene in sé tutta la tecnologia realizzabile: la contiene a livello teorico, sostanziale, e poi la riproduce fuori da sé, ma è “lui” il creatore, il produttore, il realizzatore, ed è “lui” che deve poter utilizzare gli strumenti che produce. Possiamo dire che così come il cervello deve poter utilizzare gli strumenti che produce, l’Io della persona deve poter gestire il proprio cervello con tutti i suoi contenuti mnemonici, il quale rappresenta lo strumento più sofisticato che l’essere umano ha a disposizione per sviluppare ed arricchire la propria coscienza e conoscenza, e produrre una cultura utile all’evoluzione.

A questo punto possiamo fare un parallelo fra computer e cervello: se riempio un computer di dati caotici, artificiosi, inutili, dati che non favoriscono lo sviluppo armonico di chi andrà ad usarlo, lo rendo più dannoso che utile, come strumento, e contravvengo al fine stesso per cui è stato prodotto; analogamente se il cervello del bambino viene stimolato con informazioni non fisiologiche, non utili al suo sviluppo armonico, allo sviluppo della sua coscienza, quel bambino (o quella persona) viene ostacolato nella realizzazione dello scopo per cui è nato, quello di prendere coscienza delle proprie potenzialità, dei propri strumenti, dell’ambiente circostante, e acquisire una propria autonomia creativa che lo guidi nel suo rapporto con l’ambiente e nella sua ricerca di conoscenza. Anni fa mi fecero un’intervista pubblicata poi su alcuni quotidiani con il titolo: “Geni si nasce, imbecilli si diventa”. In quell’intervista spiegavo quale immensità sia un cervello alla nascita, in potenza, e quali “danni” si fanno (per ignoranza e non per colpa) nel corso dello sviluppo: il tipo di “educazione” che ancora adottiamo, infatti, nella maggior parte dei casi nega all’essere la possibilità di sviluppare genialità e saggezza, è una pseudo educazione che non favorisce lo sviluppo armonico, globale creativo, autonomo della persona. Ciò è dovuto alla mancanza di chiarezza sulla differenza sostanziale, enucleata dalla Neuropsicofisiologia, fra educazione ed istruzione: l’educazione ha il compito di educere le potenzialità dell’essere umano e formare la coscienza, l’istruzione ha il compito di fornire alla coscienza strumenti di elaborazione e comunicazione. Mancando purtroppo questa chiarezza di fondo tutto il processo viene alterato e l’individuo, anziché acquisire e migliorare le capacità di utilizzare le istruzioni che gli vengono fornite, finisce per identificarsi nelle istruzioni che mette in memoria: in assenza di un Io cosciente, le memorie diventano i “proprietari” delle persone e a seconda della memoria che stimoliamo abbiamo automaticamente un certo tipo di risposta, automaticamente nel senso che nel processo di risposta è esclusa la volitività della persona, la sua autonomia di valutazione, verifica e decisione. Ecco perché nel campo delle neuroscienze si continua a segnalare che le persone adoperano una piccola percentuale del proprio cervello, perché è sufficiente uno stimolo che richiama una memoria di una situazione piacevole, eccitante o, per converso, dolorosa, per produrre un comportamento di ricerca o di evitamento di quello stimolo. E tutto ciò è osservabile attraverso la PET, che evidenzia esattamente quali aree cerebrali stanno lavorando mentre la persona ha un determinato pensiero o compie una determinata azione.

Detto ciò, “immergere” in questo modo caotico un essere che non ha ancora potuto sviluppare la capacità di cercare, valutare, scegliere, decidere, significa esporlo a problemi di vario genere, che vanno dalla difficoltà a relazionarsi costruttivamente con gli altri, allo sviluppo di dipendenze da tutto ciò che gli provoca piacere. Da un punto di vista neuropsicofisiologico non c’è differenza tra la dipendenza da eroina e la dipendenza da computer: le aree cerebrali coinvolte nel primo tipo di dipendenza sono le stesse coinvolte nel secondo tipo, perché la vera dipendenza si crea nei confronti di quel senso di “benessere”, eccitazione, assenza di problemi prodotto da qualunque cosa sia in grado di procurarlo. La dipendenza si instaura perché il piacere che la persona prova è prodotto dall’esterno, non è un piacere di cui la persona stessa è artefice. Internet e i videogiochi sono perfettamente in grado di offrire eccitazione e piacere perché purtroppo sono anche nelle mani di furbi che continuano a produrre programmi e siti per agganciare e attirare nelle loro trappole chi non è cosciente e consapevole del mezzo che sta usando e dell’utilità dell’obiettivo per cui lo sta usando.

Il cervello umano ha due forme di intelligenza: l’intelligenza dell’emisfero sinistro, che abbiamo poi ricreato nel computer, che consiste nella capacità di elaborare dati in maniera matematica, logica, razionale; e l’intelligenza dell’emisfero destro, che consiste nella capacità di percepire la realtà nel suo dinamismo identificandola obiettivamente e oggettivamente. Per questo abbiamo due emisferi: il destro identifica la realtà fisica in base alle sue caratteristiche genetiche, il sinistro può apprendere qualsiasi informazione, strategia, codice, può mettere in memoria qualsiasi cosa quando ne ricava un “premio” o evita una “punizione”. Come esempio estremo, un individuo di sesso maschile può arrivare a sostenere di essere donna se ne ottiene un vantaggio o se ha subìto un condizionamento, ed esserne anche convinto sviluppando una vera e propria forma di schizofrenia. La schizofrenia è una dissociazione dalla realtà. Come avviene? Isolando la funzionalità dell’emisfero sinistro dalla realtà stessa, sviluppando una logica in sé perfetta ma avulsa dal dinamismo e dalla concretezza della realtà. L’unico modo per impedire qualunque forma di dissociazione dalla realtà è attuare, attraverso l’educazione, un processo di identificazione umana, biologica, sociale, psicologica: il bambino deve potersi innanzitutto identificare in sé stesso, deve essere messo in condizione di gestire le proprie potenzialità, di conoscere e utilizzare quel preziosissimo strumento che è il suo cervello, e a quel punto niente e nessuno riuscirà mai a trascinarlo in situazioni non utili alla propria vita e alla propria crescita.

 

 

 

CERVELLO, COMPUTER E … EDUCAZIONE

Breve intervista al prof. Michele Trimarchi

 

Quali caratteristiche psicologiche ha chi rischia la dipendenza da computer?

 

Una personalità indeterminata è sempre disponibile e stimoli eccitanti e gratificanti, mentre la coscienza di sé regola le interazioni con l’ambiente in funzione di una coscienza individuale basata su valori che devono diventare i fondamenti della personalità. La minaccia a tali valori produce nel tempo le difese dell’Io da qualunque dipendenza e questo sarebbe l’antidoto contro la “tossicità” derivante da eccitazioni parossistiche che schiavizzano le persone. Insegnare in maniera corretta l’utilità e l’uso di strumenti in grado di favorire l’espressione delle potenzialità umane è il fondamento di una giusta educazione.

 

Cos’è la dipendenza per il cervello?

 

La ricerca del piacere e della gratificazione è di fatto il motore della vita e l’incapacità di indirizzare il proprio cervello mette l’individuo a rischio di dipendenza da qualsiasi cosa possa produrre tale piacere o gratificazione. La differenza tra ciò che piace e ciò che è giusto per la propria evoluzione determina i limiti entro i quali l’individuo dovrebbe muoversi.

Il piacere iniziale condiziona il cervello ad usare strategie cognitive per continuare ad ottenerlo e ciò produce dipendenza; l’incapacità di riprovare quel piacere innesca un processo che può portare alla depressione e ad una vera e propria sindrome da astinenza con una sintomatologia psicosomatica.

 

Cosa dire ai ragazzi che si avvicinano al computer per prevenirne un utilizzo sbagliato?

 

Innanzitutto occorre far loro comprendere quali sono le potenzialità umane che devono svilupparsi attraverso tutti quei mezzi che il mondo tecnologico e la società mettono a disposizione, e al tempo stesso chiarire che il computer dà la possibilità di compiere tutta una serie di operazioni che richiedevano molto tempo, fatica ed energia umana.

Resta però il fatto che ai ragazzi si deve insegnare tutto ciò che questi mezzi sono in grado di fare, in modo tale da non creare in loro dipendenza ma renderli capaci di sostituire quei mezzi stessi in qualsiasi momento con le funzioni del loro cervello. A tal fine è fondamentale che i ragazzi conoscano perfettamente la teoria facendo svolgere al computer la pratica, come dire che la conoscenza dei processi permette di utilizzare i mezzi per realizzarne gli aspetti pratici. Questo metodo è in grado di evitare l’insorgere di qualsiasi dipendenza.

I mezzi tecnologici vengono prodotti solo ed esclusivamente per potenziare le funzioni naturali dell’uomo, poiché essi vengono sempre e comunque realizzati dalle funzioni superiori del cervello umano. Il computer può quindi essere paragonato, in termini molto semplici, ad una gru: i ragazzi devono poter comprendere che una gru che solleva pesi enormi non è superiore all’uomo ma solo un mezzo che l’uomo si è prodotto per liberarsi dalla fatica in modo tale da avere più tempo da dedicare alla propria crescita conoscitiva.

(aprile - giugno 1997)