dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

 

NEUROPSICOFISIOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE
Educare alla comunicazione nel rispetto dei Diritti Umani

Prof. Michele Trimarchi



 





Indice:

  1. Introduzione.
  2. Le pulsioni fisiologiche dell’essere umano.
  3. Le basi neuropsicofisiologiche del comportamento.
  4. La comunicazione costruttiva.
  5. Conclusioni
  6. Bibliografia essenziale

 

 

 

 

 



1. INTRODUZIONE

La comunicazione è il fondamento della vita. Ogni sistema fisico esistente nell’universo scambia Energia costantemente. Lo scambio di Energia è legato al principio per cui nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: infatti l’Informazione, che è il fondamento dell’Energia, informando trasforma, ovvero dando Energia a un sistema, il sistema stesso modifica la sua attività interna e ridà Energia. Ciò permette un equilibrio dinamico tra i sistemi e l’evoluzione dell’universo.
Il cervello umano è un sistema fisico perfetto che fin dalla nascita scambia costantemente Energia con l’ambiente, ovvero comunica con l’ambiente. Gli organi di senso sono trasduttori delle varie forme di Energia che l’ambiente invia al cervello, il quale, modulato da queste forme di Energia, produce emozioni, razionalità, creatività, coscienza. La qualità dell’Informazione, ovvero delle varie forme di Energia, determina la qualità della coscienza. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo rappresenta una summa dei
fondamenti qualitativi informazionali che devono guidare la comunicazione
, onde favorire lo sviluppo di una coscienza fondata, incentrata e determinata da tali valori. La comunicazione nel rispetto dei diritti umani mette in comune tutte quelle informazioni che esaltano la dignità, come valore assoluto della vita di ogni essere umano della Terra; la libertà, come ricerca di conoscenza continua di sé e dell’ambiente circostante, per cui la libertà è direttamente proporzionale al grado di conoscenza e coscienza raggiunto; la giustizia, fondata sulla conoscenza, come parametro che permette all’individuo di comunicare nel rispetto dei valori che riconosce a sé stesso e di conseguenza agli altri.
La comunicazione è dunque il presupposto essenziale della vita in tutte le sue infinite forme. Purtroppo a tutt’oggi manca una conoscenza che spieghi la fisiologia della coscienza: ciò conduce ad una comunicazione distorta, ambigua, strumentalizzante, che genera illusioni, aspettative e una progettualità che quasi sempre, nei suoi scopi, nega ed offende la dignità umana e i diritti umani
in generale. Queste sono le cause della grande conflittualità intrapersonale, interpersonale, sociale, nazionale ed internazionale, nonché di tutte quelle psicopatologie – legate allo stress prodotto dagli innumerevoli problemi intra ed interpersonali – che la psichiatria tenta di curare con “pillole” che vanno ad alterare funzioni organiche fisiologiche che richiederebbero, per converso, una riorganizzazione e ristrutturazione delle memorie che conflittualizzano l’individuo nel suo divenire cosciente.
È dunque necessario ragionare sulla base dei fondamentali valori iscritti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, poiché non c’è nulla sul nostro pianeta che non sia parte integrante dei diritti fondamentali dell’uomo e della donna.



2. LE PULSIONI FISIOLOGICHE DELL’ESSERE UMANO

La fisiologia umana dimostra che, a livello pulsionale, i fondamenti dei diritti umani sono presenti nel genoma che dà vita all’individuo: ogni essere umano, ovunque nasca, ha in potenza la possibilità di sviluppare consapevolezza e coscienza della propria dignità, del valore della libertà, del senso di giustizia, e della ricerca del piacere che deve potersi tramutare, con la crescita, in amore per sé e per ogni forma di vita esistente. Se non prendiamo coscienza dei diritti umani e non li viviamo innanzitutto in noi
stessi, non possiamo né rispettarli né esprimerli.
Nei diritti umani troviamo i valori fondamentali della persona e l’ignoranza di questi valori è alla base delle varie forme di violazione dei
diritti umani stessi. Nella maggior parte dei casi il bambino subisce fin dalla nascita queste violazioni, in seguito alle quali sviluppa tutte le sue difese e le strategie possibili per affermare proprio i diritti umani, ovvero le pulsioni fondamentali che ne sono alla base.
È dall’ambiente, dalla famiglia, dalla società, dalla cultura che il bambinoinizia a comprendere cosa significa dignità, libertà, giustizia, amore, e ciò è legato all’evoluzione culturale dei popoli. Però le fondamenta genetiche della personalità sono identiche in tutti i popoli della Terra: le pulsioni che danno vita all’essere umano sono universali sia nella donna che nell’uomo nel rispetto delle loro differenze fisiologiche. Per tale ragione la saggezza non dipende né dalla razza, né dal sesso, né del colore della pelle.
Vediamo ora approfonditamente quali sono le pulsioni di base e su quali principi dovrebbe fondarsi un’educazione in sintonia con i valori fondamentali che modulano la presa di coscienza dell’essere umano, e quindi in grado di sviluppare nell’individuo la capacità di comunicare con tutto l’ambiente circostante creando scambio di Energia e dialogo costruttivo.

 

DIGNITÀ
Il valore della dignità, che viene riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, costituisce il valore stesso della vita e dura tutto l’arco dell’esistenza, indipendentemente dal comportamento: solo per il fatto di esistere biologicamente, l’essere umano ha in sé la dignità. La dignità umana non va confusa con la dignità sociale, che è legata all’attività che la persona svolge all’interno della società e alla realizzazione di particolari opere di utilità sociale, culturale, ecc. Si tratta di una distinzione fondamentale, perché mentre la dignità sociale si acquisisce nel corso dell’esistenza e dipende dal contesto sociale, culturale e politico, la dignità umana come valore della vita è innata ed intoccabile, ha valore infinito, non è commercializzabile, non è soggetta a limitazioni nel tempo e nello spazio, non la si può né diminuire né aumentare. La dignità, come la vita stessa, è sacra poiché non è stato l’uomo ad averla progettata o realizzata, ma costituisce un valore che ciascun essere umano trova in sé nascendo, quindi non può e non deve mai essere messa in discussione da nessuno, ma deve essere amata e rispettata.

 

LIBERTÀ
Potenzialmente ogni essere umano cerca la libertà, poiché si tratta di una pulsione fisiologica, genetica, ma inizialmente è l’ambiente familiare a decidere quale tipo di libertà egli potrà avere. Quindi la pulsione verso la libertà essendo genetica è universale, ma poi di fatto la libertà viene determinata dai limiti posti e imposti dall’ambiente, dalla cultura, dalle leggi degli Stati. Questo concetto permette di comprendere anche il passaggio dalla dittatura alla democrazia, che segna tappe evolutive della coscienza umana: le dittature impongono limiti molto rigidi alle libertà individuali, circoscrivendo lo spazio entro cui i cittadini possono muoversi e le idee che possono esprimere; anche i genitori possono essere “dittatori” quando impediscono al bambino di acquistare gradualmente i suoi giusti spazi di libertà e di coscienza, e comunicano con lui senza quel rispetto dovuto alla sua dignità e al suo bisogno di identificarsi nel suo Io cosciente che deve potersi sviluppare dalla nascita in poi. Da qui la necessità di un’educazione che tenga conto dei diritti fondamentali della persona. Se il sistema politico creasse l’educazione sulla base dei fondamentali diritti umani, avremmo individui saggi già a 10 - 15 anni, poiché permetteremmo che questa pulsione di libertà fosse gestita dall’Io cosciente della persona che, riconoscendo in sé i valori universali dei diritti umani, sarebbe poi in grado di utilizzarli per agire, pensare, creare, programmare le proprie azioni, la propria vita nel rapporto con sé e con gli altri. È questa la chiave di una sostanziale rigenerazione sociale, culturale e politica fondata su una comunicazione che rispetti i diritti fondamentali della donna e dell’uomo.
Il bambino dunque nasce con la pulsione della libertà, che va poi guidata in modo da permettere al bambino stesso di esprimersi pienamente e di acquisire la capacità di muoversi nello spazio in cui vive nel rispetto di sé e degli altri.
A tal fine è indispensabile che chi ha la responsabilità di educare il bambino conosca e abbia coscienza dei diritti fondamentali dell’uomo e del metodo educativo atto a favorire il processo di evoluzione della consapevolezza sia di sé che dei limiti imposti dall’ambiente, entro i quali il bambino (e poi l’adulto) può agire liberamente. In questo processo evolutivo occorre tener conto che alla crescita biologica deve corrispondere l’adeguata crescita della coscienza.
Da qui nasce l’esigenza di preparare gli educatori. Se non si parte da questi concetti non ci sarà educazione ai diritti umani, ma solo un metodo per la diffusione di nozioni, schemi e modelli atti a verificare le macroviolazioni, mentre sostanzialmente si violeranno ancora i diritti fondamentali della persona: solo il rispetto dei diritti umani abolisce i conflitti e produce comunicazione costruttiva, consapevolezza e coscienza, condizioni imprescindibili di una concreta e reale libertà.

 

GIUSTIZIA
Una giustizia permeata dai valori fondamentali della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo non esiste ancora all’interno degli Stati: la giustizia dovrebbe promuovere nell’individuo lo sviluppo della capacità di gestire e risolvere i conflitti intra ed interpersonali nel rispetto della propria ed altrui dignità. Scopo della vita di un essere umano è quello di far evolvere la sua coscienza e l’arricchimento della coscienza accresce la saggezza dell’individuo, purché egli acquisisca gli strumenti per essere giusto, ovvero
strumenti di misura universali, validi per tutti. Quindi l’individuo potrà esprimere giustizia e saggezza quando avrà imparato a misurare il proprio comportamento con i fondamentali valori iscritti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Il concetto di giustizia si evolve all’interno di una società in base ai sistemi governativi e politici: nessuno può acquisire una libertà che va al di là della legge, perché la legge viene fatta per tutti i cittadini e se non è giusta occorre farla cambiare. Se in una società democratica la legge prevede, ad esempio, la pena di morte, tale legge può essere cambiata attraverso la presa di coscienza da parte della maggioranza dei cittadini che la pena di morte è un omicidio legalizzato ancora più grave dell’omicidio commesso dal cittadino, poiché compito dello Stato è educare al rispetto dei diritti fondamentali di tutti. Occorre dunque far cambiare la legge ed essa, cambiando, permette a tutti i cittadini di evolvere, di acquisire una visione migliore di ciò che dovrebbe essere la giustizia. E questo produce evoluzione dell’umanità e della coscienza umana.
Oggi in molti Stati ci sono governi democratici, anche dove in tempi passati c’erano dittature. In Grecia già 2500 anni fa avevano creato la democrazia. Ma la vera democrazia, concretamente, ancora non esiste, poiché una vera democrazia deve edificarsi sui fondamenti dei diritti umani.
Ciascun cittadino dovrebbe maturare una propria coscienza sulla base di valori universali, in modo da poter comprendere ciò che è giusto e ciò che non lo è per la propria esistenza e per quella degli altri. In un vera democrazia, ad esempio, non dovrebbero esistere i partiti, perché essi sono di parte e finché sè di parte significa che non si è ancora compreso il valore universale della politica, dovrebbero invece esistere obiettivi finalizzati al benessere umano e sociale, previsti dalla Carta costituzionale, che attraverso progetti parlamentari consentano ai governi la realizzazione di opere a beneficio di tutti i cittadini. Un governo che agisse nel pieno rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, quindi, garantirebbe concretamente il buon funzionamento dello Stato.
La storia ci mostra da dove siamo partiti; oggi, misurandoci con questi valori, possiamo valutare dove siamo arrivati e capire dove vogliamo andare. Ma dobbiamo decidere dove vogliamo andare. Dobbiamo decidere di eliminare gli ostacoli che impediscono la vita dei diritti umani, che impongono blocchi alla libertà; dobbiamo decidere di creare società che garantiscano giustizia per tutti, in cui tutti possano muoversi e comunicare liberamente, possano avere cibo, acqua, aria, ambiente e pari opportunità, ma in cui tutti, e questo è fondamentale, abbiano la capacità di pensare e decidere il proprio comportamento sulla base di valori universali, altrimenti continueranno sempre ad esserci guerre e conflitti. A livello sostanziale, i conflitti che si sviluppano all’interno di una famiglia non sono diversi dai conflitti che si generano fra nazioni, poiché sia le micro che le macroviolazioni dei diritti umani sono regolate dagli stessi meccanismi.
È il significato profondo di questi valori che dobbiamo conoscere, comprendere e vivere per maturare in noi la coscienza dei diritti fondamentali dell’uomo ed essere a nostra volta in grado di insegnare come applicare e vivere tali valori e come imperniare su di essi ogni nostra forma di comunicazione. La strada è sempre quella dell’educazione, un’educazione che non deve utilizzare il metodo del bastone e la carota ma che deve stimolare lo sviluppo e l’espressione delle potenzialità racchiuse all’interno del cervello umano: questo fa nascere la gioia di vivere e di comunicare nel rispetto di tali valori.
I ragazzi, i bambini, gli adulti, tutti devono comprendere bene questi processi, altrimenti ognuno affermerà che è giusto ciò che pensa, mentre magari sta solo difendendo condizionamenti indotti da scopi contrari al rispetto della dignità umana. In molti casi la persona, per meccanismi legati alle funzioni superiori dei due emisferi cerebrali, non riesce a distinguere il “vero” dal “falso”: tutto ciò che sente nel proprio cervello pensa che sia vero, perché non sa che in un certo momento della sua vita è stata condizionata a pensare in quel dato modo. Mentre l’educazione, senza colpevolizzare, deve portare alla riflessione su quello che può essere un giusto evolutivo che sia utile sempre e comunque alla persona. Nella sostanza, nulla può essere utile e giusto se la sua utilità e giustizia negano i diritti degli altri.

 

PIACERE-AMORE
La pulsione del piacere – che già si esprime nel neonato che viene allattato o tenuto fra le braccia dalla madre – è indispensabile alla crescita della persona ed è talmente importante che crea le fondamenta della personalità.
Abbiamo studiato con molta attenzione cosa accade in un bambino che non abbia ricevuto alla nascita la gioia ed il piacere da parte della madre o della famiglia, sappiamo che tipo di personalità si sviluppa e quali blocchi rimangono nel cervello. È di basilare importanza, quindi, “sommergere” il bambino di calore, amore, emozioni positive già alla nascita, perché è nei primi due anni di vita che vengono poste le fondamenta della personalità.
In questo periodo l’emisfero destro del cervello è in pieno sviluppo e misura i campi di forza delle energie trasmesse al bambino, ed il calore, l’amore, l’armonia, sono forme di energia, né più né meno come un concerto. Non è un’energia sostanzialmente diversa, ad esempio, quella espressa da un concerto di Beethoven rispetto alla gioia che esprime una madre per un bambino: è la stessa forma di energia per il cervello. Il bambino è perfettamente in grado di distinguere ciò che è armonico da ciò che è disarmonico, ciò che produce difese e blocchi nel cervello da ciò che lo distende, lo favorisce, lo armonizza.
Il piacere deve gradualmente diventare amore. La parola amore dice poco se ad essa non è associata l’emozione corrispondente: quello che ci fa “sentire” se in un dato contesto c’è amore oppure no è ciò che proviamo dentro
di noi, è l’emozione che ne scaturisce. E allora, quando il bambino prova piacere vicino alla madre che lo coccola, lo rasserena, lo fa vibrare, lo libera dalle paure, quello è amore da parte della madre e piacere e libertà da parte del bambino: il bambino vibra in quanto soggetto recettivo che poi ritrasmette l’energia che riceve in una comunicazione sintonica e costruttiva.
Un bambino che riceve amore, che viene rispettato e favorito nell’espressione delle sue pulsioni di base, non potrà che sviluppare una coscienza, un comportamento e una capacità di comunicare permeati da questo amore, ovvero in sintonia con i valori fondamentali della persona.
Ognuno di noi, quindi, è potenzialmente amore in quanto è portatore, per “diritto di nascita”, dei valori fondamentali della persona. I diritti umani sono gli elementi pulsanti dell’individuo e il processo educativo deve consentire a tutti di scoprirli, identificarli e prenderne coscienza. Se io ho in me coscienza dei diritti umani, ho anche amore e coscienza del mio amore; e
se agisco sulla base di questi valori, agisco con amore: amo la libertà, il senso di giustizia, la comunicazione nel rispetto degli altri, la ricerca di armonia; amo l’armonia che mi circonda nella natura, nell’estetica, in ogni forma di comunicazione che rispetti la vita; amo la musica di Beethoven e di altri compositori di grandi armonie; so riconoscere la disarmonia e cercherò di trasformarla in armonia...
I diritti umani sono fondamentalmente armonia e valorizzazione della persona e chiunque parli di diritti umani senza esprimere armonia non ha coscienza dei diritti umani stessi. Non si può pensare di fare la guerra in nome dei diritti umani, a meno che non ci si trovi costretti a fare un “intervento chirurgico” nella patologia comportamentale.
In sintesi, l’amore è già in potenza nel bambino: lo dimostra il fatto che quando lo stimoliamo con l’amore lui ce lo ritrasmette, comunicandoci grandi sensazioni di gioia. Ma affinché possa lui stesso creare volitivamente e con coscienza l’amore, deve sviluppare la capacità di decidere: decidere di amare, di pensare, di creare e comunicare con giustizia. Ciò è possibile attraverso un processo educativo che spinga gradualmente il bambino alla sperimentazione della critica e dell’autocritica sulla base dei fondamentali valori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (dignità, libertà, giustizia, amore), valori riconoscibili e identificabili dalle funzioni superiori del cervello umano in base al principio di obiettività e oggettività, frutto del lavoro sinergico dei due emisferi cerebrali. Tali riscontri sono stati da noi verificati in oltre vent’anni di studi multidisciplinari ed integrati attraverso una sperimentazione che evidenzia come il cervello, in particolari condizioni, riconosce universalmente l’armonia e la disarmonia, concetto già sostenuto in passato da Pitagora e molti filosofi e fisiologi fino al ‘700.



3. LE BASI NEUROPSICOFISIOLOGICHE DEL COMPORTAMENTO

Nella storia dell’umanità ci sono stati tanti maestri, filosofi, pensatori e scienziati che hanno creato evoluzione umana, amore, armonia. Il cervello ha queste potenzialità – emozionali, razionali, creative – ma per poterle esprimere occorre un ambiente in grado di stimolarle con informazioni adeguate. Tutto infatti ha inizio quando il bambino entra in contatto con l’ambiente familiare: da quel momento il suo sviluppo emozionale, razionale, creativo dipenderà dalle informazioni che raggiungeranno il suo cervello. Il cervello umano si divide in due grandi emisferi, destro e sinistro, collegati dal corpo calloso. Questa struttura di collegamento è costituita da 200 milioni di fibre di connessione nell’uomo, e circa un terzo di più nella donna: tale diversità anatomica crea nei due sessi differenze funzionali sia nella percezione che nell’elaborazione delle informazioni.
Aprendo una parentesi, possiamo dire che la donna e l’uomo sono strutturati per percepire e sviluppare due personalità diverse, che sono però complementari.
Una donna ed un uomo insieme, al di là dell’attrazione fisica, possono raggiungere livelli evolutivi maggiori qualora fra loro si stabilisca una sintonia cooperativa, psicofisica e spirituale, che consenta una comunicazione a tutti i livelli. Per l’uomo, in particolare, è molto importante avere vicino una donna che, con la sua maggiore sensibilità e libertà percettiva, lo aiuti ad aprirsi ad una spazialità emozionale altrimenti limitata dalla dominanza della razionalità. Benché tutto questo sia percepito
intuitivamente da molti, né la scienza né l’educazione hanno ancora spiegato l’utilità di questa diversità ai fini della comunicazione sia fra la donna e l’uomo, sia nella società intera. La conoscenza umana si sta tuttavia evolvendo in ogni settore (scientifico, politico, economico, socioculturale) – evoluzione legata al processo di presa di coscienza dei valori fondamentali della persona – e man mano che evolve si apre la strada ad un miglioramento della nostra espressione, comunicazione e qualità della vita, anche quando apparentemente sembrerebbe il contrario. In particolare, l’evoluzione delle neuroscienze cognitive – grazie agli studi pionieristici di scienziati come Penfield e Sperry e grazie all’apporto della fisica che ha permesso la produzione di strumenti (PET, TAC, MEG) per esplorare nel cervello il lavoro della mente, della coscienza, del comportamento – ha raggiunto oggi vertici tali da permetterci di descrivere l’anatomia e la fisiologia della mente e della coscienza. Le più rilevanti scoperte scientifiche in questo campo sono state fornite dallo studio dell’attività che svolgono i due emisferi cerebrali e come essi codificano e decodificano le informazioni che fin dalla nascita vengono loro fornite. L’emisfero destro e l’emisfero sinistro rappresentano due mondi in continua interazione che danno vita all’infinita varietà delle manifestazioni comportamentali umane partendo da differenti caratteristiche emozionali: ci sono emozioni che viviamo con l’emisfero destro ed emozioni legate all’emisfero sinistro. Una carezza, ad esempio, dovrebbe produrre emozione in chi la riceve, ma essa è legata al tipo di energia trasmessa da chi la fa: l’emisfero destro è in grado di percepire
quell’energia, cioè la “verità” di quella carezza, e di rispondere adeguatamente; l’emisfero sinistro, invece, richiama dentro di sé, nella memoria, un’esperienza precedente legata alla carezza. Per l’emisfero sinistro è automatico richiamare dalla memoria situazioni analoghe a quelle che si stanno vivendo e metterle a confronto, ma in genere si tende a richiamare ciò che più ha dato piacere. Perciò le emozioni percepite e vissute con l’emisfero sinistro non sono emozioni reali, vere, ma sono sempre il frutto di una comparazione tra emozioni passate ed emozioni del momento presente.
Comprendere bene questi concetti è importante per capire quale errore si commette quando si confronta il presente con il passato: non dovrebbe essere un confronto fondato sulla discriminazione superiore/inferiore, migliore/peggiore, perché questo ci blocca nel passato. Impariamo piuttosto a prendere e valorizzare ciò che di meglio possiamo vivere oggi, nel momento presente.
Perché preoccuparsi se ciò che viviamo oggi è di meno rispetto a ieri? Sono tutti momenti della nostra vita, momenti diversi: sta a noi renderli positivi e questo “lavoro” viene svolto dal nostro emisfero destro. L’emisfero destro, infatti, vive sempre la realtà oggettiva, vive le esperienze in tempo reale, non fa confronti, integra sempre le informazioni del momento presente con quelli precedentemente vissuti ampliando così i livelli di coscienza.
Questi concetti costituiscono chiavi evolutive estremamente importanti per capire noi stessi, con il nostro modo di pensare e comportarci, e poi per capire e comunicare con gli altri. Quando la persona è ripetitiva è dominata dal suo emisfero sinistro, dai condizionamenti che vi si sono formati, e tende a cercare sempre le stesse cose che le hanno prodotto sicurezza e piacere.
L’emisfero sinistro subisce le nuove esperienze e quando le accetta è per evitare punizioni e sofferenze oppure per ottenere premi e gratificazioni.
Questo è il metodo che viene generalmente adottato anche nei sistemi “educativi”: la persona deve imparare a memoria e poi ripetere, ma per fare ciò usiamo soltanto il nostro emisfero sinistro.
Se vogliamo invece comprendere la creatività e l’originalità dobbiamo usare l’emisfero destro e sinistro insieme, ovvero dai vari segni, simboli, convenzioni prodotti dalla cultura dobbiamo risalire a ciò che essi rappresentano oggettivamente e obiettivamente: ecco perché si è sempre detto che l’emisfero destro è quello dell’artista, del creativo, del genio, perché rimane libero da convenzioni, segni e simboli acquisiti dal sinistro. L’emisfero sinistro è infatti deputato all’elaborazione delle informazioni linguistiche, matematiche, tecniche, di regole e norme sociali, in sintesi, apprende tutte le convenzioni lasciando l’emisfero destro libero di percepire la realtà, di apprezzare la novità di ogni momento, l’estetica, l’armonia. L’emisfero sinistro non ha
estetica se non sulla base dell’istruzione e dell’interpretazione delle esperienze. Tante persone rimangono incantate di fronte ad un quadro e magari non riescono a cogliere “l’opera d’arte” espressa da un prato fiorito, da un albero che germoglia, dalla natura, dallo sguardo di un bambino… Ciò accade perché accumuliamo esperienze nel nostro emisfero sinistro, interpretandole in base alle convenzioni, e poi crediamo che quel cumulo di esperienze e interpretazioni sia la realtà, sia il mondo reale, che difendiamo a qualunque costo contro tutto e tutti. È invece un condizionamento, non la verità! La verità è che tutto ciò che esiste ha una sua ragion d’essere, oggettiva ed obiettiva, e possiamo comprenderla solo se ci facciamo guidare dalle percezioni reali del nostro emisfero destro. A tal fine è necessario un lavoro continuo e costante con entrambi i lobi frontali, cioè dobbiamo essere “presenti” nel nostro cervello, dobbiamo chiederci se ciò che percepiamo, pensiamo, facciamo è giusto o non è giusto, è obiettivo o non è obiettivo, è oggettivo o non è oggettivo: ponendoci questi interrogativi mettiamo in funzione entrambi gli emisferi, creiamo la collaborazione fra emisfero sinistro
e destro (sinergismo interemisferico) indispensabile per una comunicazione non conflittuale ma improntata sul rispetto di noi stessi e di chi abbiamo davanti.
È questo processo di collaborazione che produce saggezza e libertà interiore, ed è un processo in atto in tutti coloro che non hanno subìto condizionamenti particolarmente ripetitivi: quando si nasce in ambienti dove si viene subito condizionati da schemi e modelli molto rigidi, infatti, viene precocemente interrotta la possibilità di lavoro sinergico tra i due emisferi (che rimane comunque a livello dell’attività psicomotoria). Se invece usiamo entrambi gli emisferi, abbiamo la possibilità di vivere la realtà e la verità dei singoli istanti, l’oggettività e l’obiettività del presente, integrandola alla realtà dei momenti passati, e di costruire un processo logico-razionale che ci consente poi di comunicare con chiunque e con qualsiasi lingua, rendendo partecipi gli altri delle nostre percezioni, emozioni ed esperienze.
Precisiamo, per inciso, che la logica percettiva dell’emisfero destro è universale in quanto è legata all’attività del DNA cerebrale della persona: è tale logica che è in grado di riconoscere, misurare e verificare i valori sostanziali dei diritti umani. Dal momento che l’emisfero sinistro è deputato alla memorizzazione di regole, convenzioni, modelli, codici e sviluppa la razionalità legata alla logica del linguaggio, la sua funzione principale è quella di adattare le percezioni reali dell’emisfero destro a qualsiasi linguaggio, in modo da poter comunicare a qualunque livello trovando il modo migliore per trasmettere ciò che sappiamo, che abbiamo visto, vissuto, percepito, dato che la verità di ciò che viviamo è contenuta nell’emisfero destro, ma razionalmente non la conosciamo.
Ecco l’inconscio di cui parlava Freud. È l’emisfero destro, infatti, che quando dormiamo lavora producendo i sogni. Attraverso l’attività onirica l’emisfero destro, che conosce la verità di ciò che ha vissuto e che vive ogni momento, tenta di modificare le convinzioni razionali sbagliate che noi ci creiamo durante il giorno. Il comportamento è generalmente il risultato delle nostre convinzioni a livello razionale, ma la razionalità – che dovrebbe essere uno strumento utile
alla nostra evoluzione – crea spesso alibi e giustificazioni a idee e comportamenti non corretti, e in questo caso il sogno ha lo scopo di promuovere dentro di noi un cambiamento proprio in quelle idee e in quei comportamenti in contrasto con i valori fondamentali della persona e con la nostra stessa evoluzione.
Abbiamo visto che la razionalità si sviluppa nell’emisfero sinistro con l’acquisizione del linguaggio. Anche l’emisfero destro ha una propria razionalità, la quale però non segue la logica matematica bensì la logica genetica che produce emozioni. Il linguaggio dell’emisfero destro è un linguaggio che ritroviamo in tutta la natura, riconosce e identifica i segnali reali, fisici, con tutte le loro caratteristiche elettromagnetiche: una parola, ad esempio, è una realtà fisica, composta da varie armoniche, e quello che chiamiamo tono, potenza, volume sono quantità di energia misurabili dall’emisfero destro. È la quantità di armoniche che produce le emozioni, ed è su questa base che l’emisfero destro percepisce la differenza fra una stessa parola pronunciata da persone diverse o in contesti diversi. Nell’emisfero sinistro, invece, la parola non fa altro che richiamare l’aspetto grammaticale e semantico che abbiamo messo in memoria, come fa un telefono cellulare che, a partire da un nome, estrae dalla sua memoria il numero e lo compone. Questo è
ciò che fa un telefonino o un computer, ma l’essere umano è infinitamente di più: non è solo una voce, è l’armonia che mette in quella voce, non è solo razionalità ma è ciò che prova a livello emozionale. L’abbiamo già detto, non possiamo parlare di amore se l’amore non lo sentiamo dentro, altrimenti è solo una parola pronunciata, una parola che ci smaschera quando gli altri, ricevendola, non provano l’emozione dell’amore. E l’emisfero destro di tutti gli esseri umani della Terra è in grado di riconoscere la verità che è in ogni
parola
, anche se non la si comprende linguisticamente: indipendentemente dalla lingua, infatti, siamo in grado di “sentire” a livello
emozionale ciò che gli altri ci stanno comunicando. Lo dimostra già il fatto che quando parliamo con bambini piccoli che ancora non conoscono il linguaggio, loro ci osservano e ci “misurano”, misurano cioè le caratteristiche fisiche della nostra voce e del nostro sguardo, ricevono tutti i segnali che – soprattutto inconsapevolmente – trasmettiamo loro e da questi sentono se devono difendersi o possono invece rilassarsi e lasciarsi andare.
Senza la comprensione di questi processi non possiamo esprimere e vivere i diritti umani, ovvero non siamo in grado di sviluppare un comportamento ed una coscienza fondati sul rispetto dei valori fondamentali della persona, poiché i diritti umani, nella sostanza, vivono e pulsano nel nostro emisfero destro.
Tali conoscenze permettono di comprendere perché l’umanità non riesce ancora a rispettare e vivere i diritti umani, e mettono in evidenza che alla base delle tante violazioni a tutt’oggi commesse non ci sono colpe, ma solo “ignoranza”.



4. LA COMUNICAZIONE COSTRUTTIVA

Comunemente si ritiene che “per comunicare occorre essere in due”, ovvero che occorre la volontà di comunicare da entrambe le parti. Da un punto di vista neuropsicofisiologico possiamo invece affermare che è sufficiente la volontà di una sola persona che
sappia favorire nell’altro la ricerca di un dialogo costruttivo
.
Questo concetto è di validità generale e si estende dalla comunicazione interpersonale agli interventi di mediazione per la risoluzione di conflitti interpersonali. Quando si comunica con una, dieci o cento persone è necessario avere rispetto per quelle persone e per la loro dignità e avere la finalità di riconoscere a ciascuno le proprie ragioni ed integrarle poi in una “verità” che renda giustizia a tutti. Se si vuole comunicare costruttivamente e fornire informazioni utili alla risoluzione di conflitti, non si deve mai dare ragione ad uno e torto ad un altro. Anche in caso di incomprensioni e conflitti, chi vuole comunicare fornendo informazioni utili deve in primo luogo
verificare le cause che generano incomprensioni e conflitti (cause che risiedono in tutte le parti coinvolte) e successivamente deve poter condurre ad assumersi la responsabilità di ciò che non ha promosso per evitare il conflitto, poiché così come c’è compartecipazione nella creazione dei conflitti deve esserci compartecipazione anche nella loro risoluzione.
Alla base della comunicazione deve esserci la volontà di ricercare serenità, armonia, verità, risoluzione dei problemi, e questa
volontà si “accende” quando la persona scopre in sé il valore della propria dignità. Una persona che scopre in sé il valore della propria dignità passa da uno stato di sofferenza ad uno stato di grande serenità, si ritrova in sé, nella propria coscienza, e ritrovarsi è bellissimo poiché libera la persona da ogni forma di dipendenza che subdolamente si è infiltrata nel suo cervello dominandolo. «Non posso fare a meno di “questo”… senza “quello” sto male…»: frasi o pensieri di questo tipo sono campanelli d’allarme che indicano pericolose forme di dipendenza, paragonabili a droghe che entrano nel cervello spesso in modo subdolo e condizionano le persone privandole della libertà. Ecco che torniamo alla necessità di imparare a gestire il proprio cervello: ciascuno di noi deve vigilare con molta attenzione sul mondo esterno ed “aprire la porta” a quelle informazioni che riteniamo utili e giuste per arricchire noi stessi, per crescere, per scambiare energia, per produrre sinergie, nella consapevolezza che la nostra felicità e libertà non possono negare la felicità e la libertà degli altri, e che la giustizia valida per noi deve essere valida anche per gli altri. Questi principi sono basilari nello scambio
con le persone e laddove non vengono applicati vuol dire che siamo fuori strada, che i nostri parametri sono sbagliati e vanno rivisti e riverificati: non è possibile rendere giustizia a un elemento di un conflitto senza rendere giustizia contemporaneamente anche agli altri, se i valori e i parametri che utilizziamo sono universali. Quello che stiamo delineando è un “percorso fisiologico” tutto da realizzare, è un processo in evoluzione e come tale non colpevolizza nessuno e favorisce la presa di coscienza che porta verso la
“felicità” di tutti. L’essere umano gode di ciò che lo arricchisce: prova una sensazione di benessere e libertà se ciò che gli trasmettiamo è utile per la sua crescita e lo gratifica nella sua evoluzione, mentre soffre e si chiude quando si sente violentato dalle nostre informazioni, disconfermato, umiliato, quando non si sente rispettato. È vero che ci sono tanti condizionamenti nei cervelli, ma le persone non hanno colpa di avere i condizionamenti poiché li hanno subìti da una “società ignorante”.
Per tale motivo non dobbiamo mai dare colpe se vogliamo comunicare con qualcuno, poiché nel momento in cui disconfermiamo o colpevolizziamo una persona, il suo cervello produce automaticamente una reazione di allarme, di difesa o di attacco a seconda del suo stile cognitivo, dei suoi condizionamente ie delle sue esperienze: può essere una reazione controllata, in cui la tensione viene scaricata all’interno, o una reazione incontrollata espressa alzando le mani, urlando, aggredendo verbalmente, fino ai casi estremi in cui si può arrivare perfino a uccidere. Quindi ogni nostra informazione deve tendere a far capire l’eventuale errore o limite senza mai colpevolizzare: questo è il principio di base della comunicazione, della mediazione, dello scambio nel rispetto della dignità della persona. Non possiamo offendere o colpevolizzare qualcuno che è “diverso” da noi, perché sostanzialmente non lo è: ha subìto condizionamenti diversi dai nostri, si esprime in maniera differente, si sperimenta e “sbaglia” diversamente da noi, ma i valori della dignità, dell’amore, della giustizia, della libertà sono universali e ognuno di noi li ha dentro e li difende, anche se inconsapevolmente, con il proprio comportamento. La donna e l’uomo nascono con l’anelito di libertà, di amore, di armonia, di vivere la propria esistenza arricchendo ogni giorno se stessi, e favorire questo anelito (anziché soffocarlo come purtroppo quotidianamente avviene) è la condizione di base per comunicare serenamente e costruttivamente ed iniziare a risolvere i problemi del mondo.



5. CONCLUSIONI

Quanto affermato in questo capitolo è frutto di una vita vissuta alla ricerca della coscienza umana all’interno di quel progetto cromosomico che dà vita alla Donna e all’Uomo sul nostro pianeta.
Con il metodo multidisciplinare integrato è stato possibile seguire il dinamismo degli eventi fisici che passo dopo passo conducono il bambino ad esprimere le proprie potenzialità verso l’età adulta, e abbiamo visto soprattutto come, pur crescendo biologicamente, si rimanga spesso bambini, per di più viziati, alterati o deformati dai vari incidenti di percorso che nascono per colpa dell’ignoranza che si ha della vita e di come, in questo meraviglioso cervello, dovrebbe nascere l’Io con una propria coscienza in grado di autodeterminarsi all’interno di un sistema fisico e sociale. La chiave di tale dinamismo è legata alla conoscenza della comunicazione e delle informazioni che modulano lo sviluppo della coscienza. In questo campo, pur avendo creato grandi strumenti per potenziare la comunicazione, di fatto si sa molto poco di quali informazioni stimolano la presa di coscienza e quali invece condizionano, bloccano, limitano schiavizzando gli esseri umani a “voleri” che violano il diritto alla vita, all’autodeterminazione, all’autostima, alla formazione di una coscienza capace di amare la vita stessa. Questa mancata conoscenza ha favorito un processo politico, economico, sociale e culturale antitetico ai valori fondamentali della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: invece di affermare le pari dignità si continua a perpetuare un sistema in cui il potere non è servizio bensì dominio, assoggettamento della
volontà, e laddove non si riesce con la furbizia si ricorre alla coercizione e alla punizione, elementi questi che offendono la dignità umana. Il potere deve servire alla coscienza, deve convincere della bontà del sistema politico finalizzato sempre e comunque a rendere giustizia alla dignità umana.
L’informazione deve rispettare la dignità e la libertà decisionale degli individui fin dalla nascita; non può e non deve essere criptata, subliminale o avere fini nascosti; deve garantire il rispetto della persona, della sua evoluzione e della sua presa di coscienza, coscienza che deve poter rispondere all’informazione dimostrando di averne identificato i contenuti sostanziali. È sempre la realtà che deve emergere dall’informazione nella comunicazione, altrimenti tutta la tecnologia della scienza della comunicazione può essere
molto pericolosa in quanto incrementa il caos informazionale che impedisce al cervello di decidere la propria vita con una critica ed autocritica che sono i fondamenti di una reale crescita della coscienza umana.



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