dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

Tratto dall’intervista rilasciata dal Prof. Trimarchi a L’Ornitorinco – Il Magazine del circuito RVS in occasione del Convegno Internazionale Educazione per la Dignità Umana (Roma, Senato della Repubblica, Sala dei Presidenti, 23 febbraio 2006) promosso da IPV (Ius Primi Viri), Commissione Nazionale UNESCO, Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Conduttori: Carmen Zammataro, Mario Calvagno.

 

 

D: Prof. Trimarchi, seguendo le notizie di attualità di questi ultimi mesi si ha l’impressione di una ricerca quasi metodica dello scontro a vari livelli con l’altro, con chi la pensa diversamente, e qui – tralasciando il teatrino della politica o dello sport nazionale, il calcio – basta semplicemente pensare alle vignette cosi dette satiriche, al crocifisso nelle scuole, all’invito alla lettura di testi hitleriani in un liceo di Roma, alla negazione dell’olucausto e a tante altre cose. Quali possibili soluzioni propone Ius Primi Viri in questo Convegno sull’Educazione per la Dignità Umana?

 

 

R: L’attività di IPV si fonda sugli studi multidisciplinari integrati del CEU – Centro studi per l’Evoluzione Umana – che ha adottato le Scienze Integrate per l’approccio alle problematiche umane, sociali e ambientali, e ha fondato la Neuropsicofisiologia, disciplina scientifica il cui obiettivo sostanziale è riportare ad unità la mente ed il cervello e studiare le funzioni cerebrali superiori per scoprire la “fisiologia della coscienza”. Per noi la scienza deve essere utile all’uomo, altrimenti perde la sua funzione. Su tali basi, tutta l’attività di Ius Primi Viri è finalizzata a dare centralità alla dignità umana come presupposto fondamentale in ogni settore e ogni ambito a partire dalla formazione e dall’educazione.

Con la Neuropsicofisiologia siamo riusciti a individuare, all’interno del cervello, le vie che portano ad una consapevolezza e coscienza che può veramente rendere “giusta” la persona nell’affermazione di sé in rapporto all’ambiente nella sua interezza. Tali studi ci permettono di affermare che il superamento dei conflitti che ci sono ormai nel mondo può avvenire solo se l’uomo ha piena consapevolezza di cosa significa essere sé stesso, quali sono i valori in cui ognuno si riconosce, come dialogare ne rispetto di questi valori.

Gli uomini più illuminati della storia hanno sempre propugnato tali valori, dando anche la vita per essi. Ora siamo in grado di dimostrare come si possono e si devono educere ovvero tirar fuori dall’essere umano: come scienziati ci siamo dedicati a ricercare le sedi neuro psicofisiologiche di tali valori, presenti nel cervello di ogni essere umano del pianeta, e a sviluppare un metodo educativo in grado di stimolarle per promuovere la consapevolezza di questi stessi valori.

 

 

D: Professore, oggi si parla di cervello destro, di cervello sinistro, delle varie funzioni, di quanto queste due diversità influiscano sulla vita degli esseri umani.

 

 

R: Tutti i segreti dell’uomo sono racchiusi nel cervello: è lì che occorre cercare per poterli scoprire, per poter capire perché all’interno dello stesso uomo può venir fuori una volta un “criminale” e una volta un “santo”, una persona capace di azioni a volte stupende e a volte malvagie. Com’è possibile che all’interno dello stesso cervello ci sia questa dualità, questa dicotomia? Abbiamo approfondito gli studi condotti negli anni ’70 da Roger Sperry (per i quali ha avuto il Nobel per la Medicina) e abbiamo verificato come esista in tutti gli uomini della Terra un Dottor Jekyll e un Mister Hide a seconda delle informazioni ricevute sin dalla nascita e delle stimolazioni dell’ambiente, e abbiamo rilevato la centralità del ruolo dell’educazione nel tirar fuori la consapevolezza dell’Io cosciente e la capacità di autogestione del proprio cervello da parte dell’Io all’insegna di valori che sono insiti proprio nel genoma umano.

Ecco come siamo arrivati a proporre una “educazione per la dignità umana”: il valore della dignità è insito nel genoma umano e ha sempre animato le più alte concezioni filosofiche e religiose nell’arco della storia fino ad arrivare al 1948 con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Ma non era sufficiente che questo valore fosse mirabilmente espresso sulla carta, era necessario capire come tirarlo fuori dall’interno del cervello attraverso l’educazione fin dalla nascita.

Sono gli stimoli esterni che iniziano a modulare lo sviluppo della coscienza dell’individuo e questo ancora non è chiaro nel mondo, anche se abbiamo lavorato tanto e stiamo lavorando tanto per diffondere un metodo che consenta a tutti di riconoscere il ruolo dell’informazione e come essa agisce nel cervello: le informazioni “negative”, ovvero colpevolizzanti, coercitive, umilianti fanno automaticamente scattare tutti i meccanismi di difesa del cervello, mentre per non scatenare difese occorrono informazioni in grado di richiamare la risposta genetica positiva del cervello stesso. E’ questo tipo di informazioni che l’educazione dovrebbe trasmettere per poter educere le potenzialità insite in ogni genoma umano e favorirne l’espressione cosciente, originale, creativa.

Il genoma costituisce un meraviglioso progetto che (senza entrare in alcun tipo di modello religioso) solo una “mente” superiore, immensa e piena d’amore può aver “pensato”, ma poi sta a noi scoprirlo, comprenderlo e farlo evolvere in questa dimensione: è qui che trovo quel “libero arbitrio” del progettista, strettamente connesso con lo sviluppo della coscienza umana previsto all’interno del cervello del bambino alla nascita.

 

 

 

D: Prof. Trimarchi, lei parla di educazione sin dalla nascita, quindi c’è una grande responsabilità delle strutture deputate all’educazione, quali la scuola primaria e secondaria, e in primo luogo naturalmente della famiglia nel seper educare i bambini, i ragazzi?

 

 

R: L responsabilità sarebbe di tutta la società, ma la Neuropsicofisiologia nette in luce che si può essere responsabili solo se si è coscienti e consapevoli: io mi posso assumere la responsabilità a condizione di avere coscienza di ciò che faccio e la conoscenza per poterlo fare, altrimenti di quale responsabilità parliamo?

Purtroppo i processi che presiedono allo sviluppo della coscienza sono sconosciuti a una larga parte di studiosi e scienziati che, specializzati nei loro campi, continuano a parlare al mondo intero di cose che non conoscono profondamente, contribuendo all’aumento della confusione e della conflittualità fra i vari settori e talvolta fra gli esperti stessi.

La responsabilità è quindi direttamente proporzionale al grado di coscienza e conoscenza che si ha: personalmente io mi sento responsabile con il mondo intero per quello che dico, ma me lo posso permettere perché prima sono andato a verificare a livello genetico, fisiologico, neuro cognitivo, neurofisiologico, fisico, chimico quanto affermo sulle funzioni superiori del cervello umano. Gli esperti, in qualunque settore, devono prima verificarsi e poi esprimersi nella certezza che quello che espongono è utile, altrimenti parlare con l’autorevolezza del ruolo può essere molto pericoloso, si creano danni gravissimi alla gente aumentando la confusione o false credenze, in quanto le persone credono facilmente a coloro che parlano da esperti non avendo, nella maggioranza dei casi, gli strumenti per verificare le informazioni che da essi ricevono.

 

 

D: Professore, con questo Convegno voi proponete una metodologia scientifica e pedagogica, quindi qualcosa di concreto, ce ne può parlare?

 

 

R: Tutto ciò che si afferma deve essere concreto e dimostrabile per essere utile, e il nostro cervello è perfettamente in grado di identificare ciò che è concreto distinguendolo da ciò che è astratto e avulso dalla realtà: se ci soffermiamo a verificare il contenuto di una parola usiamo il nostro emisfero destro, se invece prendiamo la parola per come ci è stata data, fermandoci al significato che ci è stato detto che ha, in effetti usiamo solo l’emisfero sinistro. Normalmente il sinistro è definito l’emisfero più razionale, sottovalutando però quella forma ben più elevata di razionalità dell’emisfero destro, che non si ferma alla logica fine a sé stessa, ovvero non “parla” una lingua astratta e priva di significato concreto, ma identifica il contenuto sostanziale delle informazioni.

Le parole sono paragonabili a dei “carrellini” che trasportano informazioni in cui dobbiamo poterci riconoscere e che devono poterci essere utili: il destro preleva dal carrellino, mentre il sinistro identifica il carrellino. Ecco perché l’emisfero destro è creativo, è quello che identifica la realtà nei suoi aspetti formali e sostanziali, è quello che ci permette di amare; l’emisfero sinistro vuole avere ragione, vuole dominare gli altri, è capace di mentire, ma non perché vuol mentire o è “cattivo”, assolutamente no, ciascuno dei due emisferi ha la sua funzione integrata a quella dell’altro: il sinistro dovrebbe essere il mezzo attraverso il quale noi usiamo i codici per adattarli alle varie situazioni, mentre il destro dovrebbe farci identificare la realtà nelle sue caratteristiche obiettive (sostanziali) ed oggettive (formali).

 

 

D: Professore, per andare ancora di più nel concreto, quali sono le proposte che fate alla scuola,ai docenti?

 

 

R: Innanzitutto con questo Convegno metteremo in luce le premesse e gli obiettivi dell’educazione per la dignità umana, e proprio su questo si incentrerà la prolusione che terrò domattina nell’aula del Senato. Il valore delle pari dignità è stato inequivocabilmente riconosciuto a tutti gli esseri umani con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, e l’intelligenza umana dovrebbe essere ormai in grado di capire che non possiamo avere dignità di noi, dignità sostanziale, senza riconoscerla anche agli altri, perché i nostri 46 cromosomi sono identici in tutte le donne e gli uomini della Terra, trasportando al tempo stesso la propria eredità genetica unica e irripetibile. La ari dignità costituisce il valore della vita, un valore infinito, e non possiamo limitarla attribuendole un significato diverso e restrittivo rispetto al valore della vita. La vita deve essere rispettata sempre e comunque, così come la dignità umana. La dignità è un valore che si acquisisce già dal concepimento e nessuno lo deve più mettere in discussione perché le conoscenze che abbiamo ci dimostrano scientificamente che la dignità è un valore intrinseco nel genoma, che il genoma è un progetto meraviglioso che si estrinseca lungo tutto l’arco della vita, e che se riusciamo gradualmente a sviluppare la nostra coscienza in sintonia con questo progetto diventiamo veramente saggi e giusti.

Ricapitolando, abbiamo detto che la dignità si sostanzia nel genoma come progetto che si estrinseca in tutto l’arco della vita. La dignità è il valore della vita e come tale è un valore infinito che va sempre e comunque rispettato e tutelato da parte dei governi, dei sistemi politici, della giustizia, dell’educazione, della società, delle religioni, da parte di tutti. L’ignoranza che ha diviso gli uomini appartiene solo all’emisfero sinistr, mentre l’emisfero destro integra tutto perché è geneticamente predisposto e programmato per riconoscere i valori reali e identificare ogni elemento della realtà nella sua forma e nella sua sostanza.

La nascita biologica attiva un processo che porta allo sviluppo delle potenzialità biofisiche, che si completa con la pubertà, ma parallelamente deve realizzarsi lo sviluppo di una coscienza che impari a gestire e ad usare queste potenzialità. Quando al momento della pubertà, quindi del completamento biologico del corpo, corrisponde anche un completamento e un potenziamento di quell’Io cosciente capace di gestire questo immenso patrimonio biofisico, provate ad immaginare quale creatività potrebbe essere usata dall’individuo per scoprire l’universo, tutto il mondo intorno a sé, tutte le emozioni, le sensazioni. Se già solo i nostri cinque organi di senso ci permettono di entrare in comunicazione con un mare di energia che può dare infinite armonie, proviamo a pensare quale immensità l’essere umano potrebbe vivere e godere. Allo sviluppo biologico deve pertanto corrispondere lo sviluppo di un Io cosciente che deve consentire all’individuo di sperimentare tutte le potenzialità di cui è dotato alla nascita. Ma l’Io cosciente l’educazione non lo tira fuori quasi mai, perché nella maggior parte dei casi il bambino viene violentato con informazioni che spengono la sua spinta fisiologica alla conoscenza, alla ricerca di sé, all’affermazione di sé, ed è solo l’ignoranza che purtroppo produce questo tipo di problemi.

Pensiamo a quanti e quali conflitti si sviluppano all’interno del cervello sin dalla prima infanzia: come può un bambino sviluppare fisiologicamente la propria coscienza con quel caos informazionale che gli arriva dentro? Quindi tutte le informazioni che raggiungono il cervello sono di fondamentale importanza, poiché modulano lo sviluppo del comportamento e della coscienza.

L’Io deve identificare il contenuto sostanziale dell’informazione: quando vogliamo spiegare qualcosa a un bambino dobbiamo accertarci che lui capisca la sostanza di ciò che gli stiamo dicendo, altrimenti è meglio che non parliamo proprio. Non dobbiamo spiegare la realtà al bambino, ma mettere lui in condizione di osservare e identificare la funzione e le caratteristiche di tutto ciò che esiste nella realtà. La così detta “Torre di Babele” è nata, simbolicamente, nel momento in cui gli uomini hanno creato un linguaggio convenzionale con cui spiegare la realtà: ognuno si è creato il proprio linguaggio e da quel momento gli esseri umani non si sono più capiti. Ma noi di fatto ci comprendiamo benissimo se osserviamo e usiamo il nostro cervello destro, che identifica le cose per quelle che sono e vive le emozioni prodotte fisiologicamente dalla realtà.

Negli anni ’80 quando presentavo la mia Teoria sulla Lateralizzazione pensavo che si sarebbero presto risolti i problemi del mondo: sarebbe bastato applicare le conoscenze che la Neuropsicofisiologia metteva a disposizione, sperimentarle e metterle in pratica per vedere la nascita del’”uomo saggio” già a partire dalla pubertà… Invece ho dovuto constatare che i tempi sono lunghi, perché l’individuo difende purtroppo anche la sua ignoranza e fa la guerra e uccide per questa sua ignoranza difendendola come se fosse la verità.

 

 

D: Professore, abbiamo solo un minuto, quindi se può lanciare un ultimo appello agli ascoltatori…

 

 

R: In un minuto vi riassumo gli obiettivi dell’educazione per la dignità umana:

l’educazione è un atto continuo e costante finalizzato al graduale raggiungimento del suo obiettivo primario, cioè rendere ogni individuo consapevole del valore della propria esistenza, della propria unicità come dignità dell’essere che in nessun caso può essere violata, alterata o mercificata;

l’educazione deve portare gradualmente l’individuo alla presa di coscienza di tutte le sue potenzialità biofisiche, psicologiche e conoscitive;

l’educazione deve educere l’autostima, fornendo la possibilità di autocritica e favorire il superamento di ogni ostacolo che limita la crescita della coscienza e della sua espressione;

l’educazione forma l’Io del bambino attraverso la conoscenza obiettiva e oggettiva della realtà, ovvero l’identificazione delle ragioni per cui ogni cosa esiste e della sua utilità sostanziale;

l’educazione deve formare l’Io con la conoscenza, l’istruzione deve fornire all’Io e al suo cervello tutti quegli strumenti culturali, linguistici e simbolici che il destro deve poter utilizzare nella sua espressione cosciente e creativa.

Questi sono i fondamenti di una educazione che deve formare i formatori e i docenti di ogni ordine e grado. Il docente deve sapere come stimolare il bambino affinché possa esprimere le sue immense potenzialità.

Questa è l’educazione, che deve educere, ovvero tirar fuori, e non condizionare il cervello dei bambini limitando o bloccando così la loro spinta alla scoperta e alla conoscenza di sé stessi e del mondo. Questo è il punto sostanziale.