dna cervello coscienza consapevolezza educazione
dna cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of Neuropsychophysiology "Dal DNA il cervello, dal cervello la coscienza"
International Society of Neuropsychophysiology"Dal DNA il cervello, dal cervello la coscienza" 

Tratto dall’intervista del Prof. Trimarchi rilasciata a “L’Ornitorinco – Il magazine del circuito RVS” il 3 Aprile 2007, sul tema“Genitori, figli, insegnanti fra cronaca e conflitti: quali soluzioni?”

 

Conduttori: Mario Calvagno e Carmen Zammataro

 

 

 

 

 

 

 

Carmen Zammataro:

       Nelle cronache di questi ultimi mesi spesso ci sono notizie riguardanti i giovani, gli insegnanti ei genitori nei loro rapporti reciproci.                                                                      Il più delle volte si fa riferimento a situazioni gravi: violenza dei ragazzi su altri ragazzi e sugli insegnanti, cellulari spesso usati per riprendere scene di sesso o violenze in classe, ed altro che si potrebbe aggiungere. Ma come fare a trovare una soluzione? 

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

     L’argomento è enorme, si collega anche alla problematica del bullismo, e le soluzioni richiedono un intervento su più fronti poiché le cause sono multifattoriali.

 

         La causa principale risiede nella mancata conoscenza e quindi nel mancato rispetto della fondamentale pulsione di giustizia insita nel genoma umano.

 

       Sin dalla nascita, infatti, e in ogni attimo della vita, esiste nell’essere questa ricerca di una giustizia universalmente valida, una giustizia che dovrebbe essere tutelata innanzitutto dalla famiglia, dai genitori nei confronti dei figli, poi nella scuola, dagli insegnanti nei confronti degli alunni, e infine dalla società, in ogni ambito pubblico e privato, fino ad arrivare al ruolo sostanziale dei giudici.

 

 

 

 

      Solo che sono argomenti ancora tutti da approfondire per la maggior parte delle persone, in particolare i formatori e le funzioni istituzionali, per questo nella famiglia, nella scuola e nella società la giustizia è ancora lontana dall’essere attuata e vissuta.

 

 

 

 

 

        Quindi le radici della problematica che stiamo affrontando risiedono nella ricerca di giustizia che l’essere umano ha innata in sé come principio genetico che dovrebbe orientarne l’espressione, un principio genetico che riscontriamo già nel mondo animale, in tutti quei perfetti comportamenti istintivi deputati alla sopravvivenza della specie, alla procreazione, alla difesa dell’ambiente e della prole.

 

 

 

 

 

      Anche l’essere umano geneticamente è perfetto alla nascita, con le potenzialità di cui è dotato, ma l’ambiente- attraverso una cultura che tramanda da secoli un cumulo di errori su errori- va purtroppo a condizionarlo limitando drammaticamente l’espressione delle sue immense potenzialità genetiche.

 

 

 

 

 

      Il bambino si trova quindi a crescere sulla base di ciò che gli viene insegnato per “eredità culturale” attraverso una “educazione” che di fatto non lo educa, poiché non gli dà coscienza di sé e del mondo, e questo produce il grande caos in cui tutti si dibattono, vivendo un lacerante conflitto fra le loro pulsioni genetiche – ricerca di giustizia, di libertà, di amore, affermazione della loro vita e della loro dignità – e le imposizioni di una società che ignora e vìola tali pulsioni.

 

 

 

 

 

 

 

Mario Calvagno:

     Quindi poi ci si trova immersi nell’ambiente con tutti i condizionamenti che vengono dalle varie fonti, sia dall’informazione e sia dal mondo dell’educazione, della famiglia, etc.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

        Si, tutto parte dall’educazione.

 

       Se osserviamo un animale con i suoi cuccioli vediamo con quale cura li accudisce, gli insegna a procacciarsi il cibo, a lottare, a difendersi, attuando tutti comportamenti perfetti che portano il cucciolo, crescendo, a sviluppare la propria autonomia e le capacità insite nel proprio genoma.

 

 

 

 

     Anche noi nasciamo genitori, a livello genetico, e saremmo perfettamente in grado di crescere i nostri figli guidandoli verso la loro autodeterminazione, ma purtroppo siamo costretti fin dalla nascita ad acquisire una marea di condizionamenti – sulla base delle esperienze condizionanti subite a loro volta dai nostri stessi genitori – che vanno ad alterare alche l’espressione della nostra spinta genetica a procreare e a crescere la prole.

 

 

 

 

 

   Quindi dovremmo in qualche modo prendere coscienza e consapevolezza innanzitutto della perfezione della nostra genetica e renderla in noi coscienza creativa, ma questo ancora non avviene né a livello della ricerca scientifica né della formazione accademica.

 

     Basti pensare a come viene descritto il bambino in età evolutiva: vengono dettagliate tutte le fasi di maturazione cerebrale, di sviluppo psicomotorio, cognitivo, affettivo - relazionale, morale, sociale…senza nulla dire di questo perfetto progetto genetico dell’essere umano che non chiederebbe altro che prendere coscienza di sé e dell’ambiente per potersi esprimere creativamente con la forza della propria dignità.

 

 

 

 

     E’ da questa ignoranza che nasce il caos comportamentale ed esistenziale dell’essere umano, il quale chiede giustizia, ottiene ingiustizia, e automaticamente commette ingiustizia.

 

 

 

 

 

     Se caliamo questo principio all’interno di una classe, ogni bambino vorrebbe essere il “primo” insieme agli altri “primi”, e quando poi si trova ad essere “ultimo”, o si deprime, si isola e si chiude in sé, oppure comincia a fare il bullo per contestare il “primo” ed essere “primo” anche lui.

 

     Tutte queste situazioni di grande conflittualità, anche all’interno della scuola, sono pertanto generate dall’ignoranza che imperversa in tutte le direzioni.

 

 

 

 

 

 

Carmen Zammataro:

    Allora, prima di trovare le soluzioni bisogna prendere coscienza di tutti questi fermenti che ci sono.

 

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

     Basta leggere già solo gli articoli di vari quotidiani e riviste sulle tematiche che stiamo trattando oggi, per rendersi conto che si limitano ad evidenziare i problemi e i disagi.

 

        Tutti sappiamo che esiste il disagio, ma poi la soluzione chi la deve dare?

 

        E la soluzione non è una “pillola” da prendere e tutto si risolve per incanto!

 

 

 

 

 

Mario Calvagno:

      Si parla di problemi, ma non di soluzioni.

 

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

     Esatto, questo accade non solo in campo educativo ma in tutti gli altri campi, e il problema dove risiede?

 

      In un processo culturale, altamente alterato, in cui abbiamo due strade, ma ancora se ne percorre solo una.

 

 

 

 

 

      La prima è la via della saggezza, tracciata da tutti coloro che hanno dato lumi all’Umanità anche sacrificando la propria vita, e i loro insegnamenti – testimoniati con il loro esempio concreto – dovrebbero costituire la “fonte” che guidi le coscienze ed ogni ambito della vita, dalla politica, all’economia, alla scuola, alla ricerca scientifica.

 

 

 

 

 

    L’altra strada, che a tutt’oggi viene privilegiata, è quella dei doveri sociali, dell’arrivismo, del potere formale, di una cultura che continua a tramandare una serie di errori tremendi e madornali che generano tutta questa conflittualità tra pulsioni genetiche e ambiente, fra l’essere che geneticamente cerca la saggezza, ma che poi da quando nasce deve fare i conti con una società che si è organizzata sull’arrivismo sociale e sul potere dei ruoli.

 

 

 

 

 

      E l’essere come compete, volendo essere saggio, con l’arrivismo sociale? Sarà sempre emarginato finché domina l’arrivismo.

 

 

 

 

 

       Questi sono processi che mettono in conflitto la natura stessa dell’essere umano, quindi la soluzione è nella ricerca, nelle università, nella scuola, che devono capire profondamente e rispettare le potenzialità genetiche di ogni essere umano, che fin dalla nascita non chiede altro che giustizia, felicità, gioia di vivere…invece cosa gli si mette davanti?

 

 

 

 

 

       Cominciamo a riflettere su tutto questo e avremo coscienza delle ragioni per cui nascono i problemi e i conflitti nei bambini, nei ragazzi, nella scuola, nella società intera.

 

 

 

 

 

 

Mario Calvagno:

       Professore, partendo proprio dalla scuola e dagli insegnanti, ci sono insegnanti che vorrebbero fare bene il proprio lavoro e che non ci riescono, non ce la fanno, altri che sono disperati, altri che sono disillusi, altri che non sono e non sarebbero adatti a fare l’insegnante eppure lo fanno. Insomma anche qui c’è una grave problematica, una grave situazione.

 

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

      Esattamente, una situazione che vivo in prima persona, perché alcuni di questi bambini e ragazzi arrivano da me per essere curati e spesso mi relaziono anche con i loro insegnanti.

 

 

 

 

 

     Poco tempo fa mi hanno portato un bambino che veniva definito disattento a scuola, senza nessuna voglia di imparare.

 

       Già al primo incontro è emerso che, di fatto, era un bambino “saggio” che vedeva le cose nella loro realtà sostanziale, proprio come nella favola di Andersen, dove il bambino vedeva il re nudo mentre tutti gli altri decantavano la bellezza dei suoi abiti.

 

 

 

 

 

      Un bambino che dentro di sé mantiene la propria “saggezza”, ovvero la capacità genetica di percepire e identificare la realtà, quando si trova a relazionarsi con la “non saggezza”, con un potere che lo vuole dominare e che non l’ascolta, che non vuole sapere nulla di quello che lui sente e pensa, è chiaro che si isola oppure combatte e contesta ciò che rileva come ingiustizia.

 

 

 

 

 

        Ci sono bambini che dicono all’insegnante: “Lei non può offenderci!” e ricevono in risposta: “Stai zitto, cretino!”…

 

         Ma nessuno – indipendentemente dall’età – vuole sentirsi apostrofare con epiteti che offendono la propria dignità.

 

 

 

 

 

        In un colloquio che ho avuto poi con l’insegnante di questo bambino, l’ho invitata a parlare con lui così come stava parlando con me, perché ogni bambino in potenza è un saggio, è un uomo, è un essere meraviglioso, ed è giusto ascoltarlo prima di rispondergli, senza imporgli cose che ad un adulto non si imporrebbero.

 

 

 

 

 

       Il giorno dopo, questa insegnante, che si è dimostrata disponibile alla ricerca della verità, gli ha chiesto scusa e gli ha detto: “Se senti delle stonature da parte mia, alza la mano e fammelo notare”.

 

      Questo per dire che l’insegnante è pronto, vorrebbe conoscere e agire con giustizia, ma ancora non c’è una scuola e un’università che lo preparino.

 

 

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

      Ed è crescita per tutti!

 

     Come i corsi di formazione che facciamo per gli insegnanti, solo che ne vengono poche decine perché non immaginano cosa troverebbero, quali strumenti operativi acquisirebbero già solo con la prima lezione.

 

 

 

 

 

   Purtroppo gli insegnanti fanno talmente tanti corsi che all’ultimo sono demoralizzati, perché continuano a trovare solo nozioni su nozioni, senza poter acquisire un metodo educativo i cui risultati possono riscontrarli già nella loro stessa vita.

 

 

 

 

 

    Noi – come Centro Studi per l’Evoluzione Umana e come Brain Health Centre – abbiamo integrato le scienze per andare a capire una perfezione che già è implicita in questo genoma umano e dimostriamo che le informazioni, la cultura, i valori non dovrebbero contestare ciò che ognuno di noi ha dentro di sé come richiesta di verità, di giustizia, di libertà, di amore.

 

 

 

 

 

     Con la cultura dovremmo favorire questa richiesta e guidare il bambino a prenderne coscienza, in modo che quando raggiunge la pubertà sia già in grado di progettarsi la vita giorno per giorno con quei valori che sono di tutti, che sono universali.

 

         Ma finché questo non si realizzerà ogni bambino, ogni essere umano continuerà a difendersi e ad attaccare, convinto di aver ragione.

 

 

 

 

 

 

Carmen Zammataro:

       Quindi già all’interno della famiglia, i genitori sono a volte ignari di avere dei figli con una sorta di doppia personalità, a casa tranquilli e poi invece all’esterno con comportamenti tra il bullismo e il teppismo.

 

         I genitori rimangono stupiti.

 

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

      I genitori spesso non ne sanno nulla perché i figli devono nascondersi innanzitutto da loro.

 

      Troppo spesso, infatti, i genitori sono i primi che non li ascoltano, non li capiscono, e fanno come gli insegnanti: pretendono l’ubbidienza.

 

 

 

 

 

      Tutti pretendono l’ubbidienza ma l’essere non ubbidisce alle ingiustizie! E quando può sfugge!

 

    Purtroppo tra genitori e figli spesso non c’è alcun tipo di comunicazione sostanziale, e i figli, non sentendosi compresi, finiscono per viversi la loro vita al di fuori delle famiglie, con i compagni e così via.

 

 

 

 

 

      E’ chiaro che ci sono genitori o insegnanti illuminati che riescono a guidare bene i propri figli e alunni, ma sono rari.

 

    Ad esempio ebbi un caso dove l’insegnante, già all’inizio dell’anno scolastico, chiese ai ragazzi di osservare uno per uno tutti i compagni e scrivere tutto ciò che notavano come caratteristiche sostanziali di ognuno, evidenziando sia i pregi che i difetti.

 

        Così facendo l’insegnante ha stimolato i ragazzi a conoscersi e a socializzare sulla base della conoscenza che man mano potevano approfondire.

 

 

 

 

 

      Quindi il discorso è enorme e va attuato gradualmente man mano che genitori ed insegnanti prendono coscienza di sé e si relazionano sia tra loro che con i figli e gli alunni nel rispetto della pari dignità.

 

 

 

 

 

       Purtroppo ancora si va avanti sulla base del detto popolare “i panni sporchi si lavano in famiglia”: ma questo avviene quando non c’è il sostanziale rispetto reciproco, perché è chiaro che dei genitori che sentono offendere il proprio figlio, anche da un’insegnante, reagiscono e attaccano, e finiscono per dire: “No, il problema ce lo vediamo noi, tu restane fuori, non lo puoi conoscere”.

 

 

 

 

 

 

Carmen Zammataro:

      A volte attaccano anche in maniera violenta.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

     Purtroppo, in assenza di una coscienza che guidi il comportamento, la violenza della razione è proporzionale alla violenza subìta.

 

       E rabbrividisco di fronte alle recenti dichiarazione di Tony Blair sulla necessità di ritornare alle bacchettate.

 

     Ma nessuno si può permettere questo, noi dobbiamo evolverci, non tornare indietro!

 

 

 

 

 

 

Mario Calvagno:

       L’Inghilterra purtroppo ha una grande tradizione in questo settore, una tradizione negativa.

 

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

      Una tradizione che ha le sue radici soprattutto nel colonialismo, e il colonialismo, come lei sa, non è certo evoluzione ma è un modo di appiattire i cervelli per farli adeguare ai propri modelli sociali.

 

 

 

 

 

    Questo per certi aspetti può anche produrre evoluzione, perché chi viene assoggettato poi si ribella e cercherà di andare avanti, però quello che dobbiamo mettere in luce in questo momento storico è il rispetto della dignità.

 

 

 

 

 

     Nel febbraio 2006 abbiamo tenuto un convegno al Senato della Repubblica su “Un’educazione per la Dignità Umana”.

 

     E’ stato un evento in cui abbiamo gettato dei semi importantissimi a livello internazionale, poiché la dichiarazione conclusiva è ora un documento ufficiale alle Nazioni Unite, quindi spero si diffonda il più rapidamente possibile.

 

      Comunque il discorso è questo: non cerchiamo le colpe, ma cerchiamo le soluzioni!

 

 

 

 

 

Mario Calvagno:

     Alla fine se non si ricercano le soluzioni si finirà per parlare e parlare, come un cane che si morde la coda, e si rimane statici.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

       Peggio acora, si incrementano lo squilibrio, i conflitti e le violenze, perché nessuno accetta colpe che non sente di avere.

 

      Quindi o rendiamo giustizia alla verità oppure non ne veniamo fuori. Il genitore non accetta di essere colpevolizzato dalla scuola o dall’insegnante, perché sa bene che la scuola ha gravi carenze; né l’insegnante accetta di essere colpevolizzato dal genitore, perché purtroppo anche la famiglia ha le sue gravi carenze.

 

 

 

 

 

      Quindi ci troviamo davanti ad un serpente che si morde la coda.

 

       Inoltre non si può affermare che i genitori danno sempre ragione ai figli, perché ci sono anche genitori saggi che cercano di educare i figli e non sanno fare di più di quanto già fanno, però non permettono a nessuno di colpevolizzarli, semmai cercano di applicare il principio del “ciascuno guardi il trave nei propri occhi invece che la pagliuzza negli occhi degli altri”.

 

 

 

 

 

       E’ inutile che io insegnante metto la nota al bambino e lo spedisco a casa, perché a quel punto il genitore è legittimato a dirmi: “Ma se io te lo mando a scuola, sei tu che devi educarlo, non io che sto a casa o al lavoro.

 

        Io faccio la mia parte, ma tu fai la tua”.

 

 

 

 

 

Mario Calvagno:

     Il bambino diventa una specie di pallina da ping – pong e poi la lacerazione la subisce lui comunque.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

     Ma se io mando mio figlio a scuola, la scuola dovrebbe provvedere a dargli coscienza, a farlo crescere, a farlo evolvere, a fargli sviluppare quella consapevolezza che gli permette di affrontare la vita; ma non è studiando Garibaldi che si impara a capire la vita!

 

 

 

 

 

        Quella è storia, che gli sarà utile conoscere quando avrà la libertà di poterlo fare, ma la scuola non può continuare ad inzeppargli il cervello di nozioni che non gli servono a capire sé stesso, la sua vita e come relazionarsi la mondo.

 

 

 

 

 

        La scuola deve parlare al bambino della sua dignità!

 

        Deve fargli capire profondamente che cos’è la sua libertà e come può esprimerla.

 

      Deve fargli comprendere come relazionarsi agli altri con giustizia; come ricercare amore, piacere e gioia di vivere.

 

       Se fa questo, è la scuola giusta che educa, altrimenti non insegna proprio nulla al bambino!

 

 

 

 

 

        Allora i conflitti ci sono e ci saranno sempre di più, finché il progetto della scuola non sarà quello di favorire la presa di coscienza dei bambini.

 

 

 

 

 

       Finché l’insegnante non smette di pensare che dando la nota o la punizione risolve il problema, questo non sarà mai un bravo insegnante, perché i dittatori ci sono stati ma sono finiti, almeno nelle società democratiche, allora perché riproporli nelle case, nelle famiglie e nelle scuole?

 

 

 

 

 

       Ricatti, dittature, imposizioni ormai non devono più esistere.

 

       Ancora si vuole l’ubbidienza, ma l’ubbidienza a che cosa?

 

       Io obbedisco alla mia coscienza, e quando io conosco e riconosco la validità di ciò che mi viene detto e che ho verificato, allora sì “obbedisco”, ma obbedisco a ciò che io riconosco come giusto.

 

         Ma se non conosco o non riconosco un “giusto”, perché dovrei obbedire?

 

 

 

 

 

Mario Calvagno:

Insomma, se la coscienza è formata ed informata allora tutto può andare.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

       Se io conosco non posso tradire me stesso, cioè la mia coscienza. Facciamo nascere le coscienze!

 

        Rispettiamo la dignità della persona, cioè quella pulsione potente che spinge ogni essere umano a ribellarsi a qualsiasi colpevolizzazione se non riconosce l’errore.

 

         Quindi è da qui che parte il processo educativo da attuare.

 

 

 

 

 

Carmen Zammataro.

       Quindi non è una lotta l’uno contro l’altro.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

     No, è una difesa: una difesa contro l’ignoranza che imperversa ed offende la dignità della persona.

 

   Io non vedo colpevoli, se non nell’ignoranza che persiste e che provova ininterrottamente meccanismi cerebrali che si attivano in difesa dell’essenza dell’essere, del suo Io, in difesa di quella genetica che rende giustizia al progetto dell’essere umano, un progetto così bello e perfetto che può essere stato “pensato” solo da un Creatore pieno di amore e di forza, e che l’essere umano deve scoprire e acquisirne piena coscienza.

 

 

 

 

 

      Non stiamo parlando di religione o di metafisica, questa è genetica, è scienza, è Neuropsicofisiologia.

 

 

 

 

 

Mario Calvagno:

       Quindi azioni con relative conseguenze.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

      Esattamente.

 

    Se ad esempio lei mi dà un’informazione, dovrebbe prima averla decisa con la consapevolezza di cosa andrà a provocare dentro di me, e se lei ha rispetto per me, nelle sue parole ci sarà quel rispetto ed io lo riconoscerò.

 

      Questo l’ho già dimostrato trent’anni fa, con gli studi che ho svolto sui processi di lateralizzazione degli emisferi cerebrali: l’emisfero destro riconosce sempre le informazioni nella loro realtà sostanziale, ovvero nelle loro caratteristiche fisiche obiettive ed oggettive; l’emisfero sinistro invece apprende le caratteristiche formali di un’informazione, che mette in memoria e poi ripete.

 

 

 

 

 

      Se la forma, ovvero il codice verbale, veicolasse la sostanza dell’informazione, l’informazione stessa verrebbe identificata mantenendo integrate forma e sostanza; purtroppo nella maggior parte dei casi ciò non accade e così nasce una sorta di conflitto fra i due emisferi, un conflitto che si esprime poi all’interno delle famiglie e della società nelle varie forme di lotte generate dall’invidia, dall’arroganza, dalla prepotenza, dal voler avere ragione a tutti i costi senza ricercare la verità di un’informazione, ovvero la sostanza dietro la forma.

 

 

 

 

 

Mario Calvagno:

     Se il conflitto è dentro di noi, insomma, si manifesta fuori.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

     Si, e purtroppo si manifesta spesso sottoforma di prepotenza ai danni di chi non ha il “ruolo formale” per opporvisi.

 

     Dire, ad esempio “ti levo il telefonino” è una prepotenza, un esercizio impositivo del proprio “ruolo” che contraddice la funzione educativa dell’insegnante, il quale dovrebbe piuttosto convincere il bambino che il cellulare in classe, durante le ore di lezione, può costituire un limite al processo formativo che dovrebbe realizzarsi nella scuola.

 

 

 

 

 

     Questo è solo un esempio per far capire che i bambini dobbiamo convincerli, non obbligarli, perché la prepotenza costa cara: con la prepotenza si scatenano reazioni, rifiuti, ribellioni…e quando un bambino diventa “bullo” è principalmente per rifarsi di un atto di ingiustizia subìto.

 

 

 

 

 

Carmen Zammataro:

      Insomma ogni essere ha diritto alla sua dignità.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

      La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, riconosciuta ed accettata da tutti gli Stati democratici del mondo, afferma che tutti gli esseri umani nascono uguali in dignità, ma nessuno è andato a verificare, scientificamente, dove risiede questa dignità.

 

 

 

 

 

     Ciò che abbiamo potuto dimostrare con la Neuropsicofisiologia è che la dignità risiede nel cervello umano come pulsione genetica.

 

 

 

 

 

    La mia relazione “Neuroscienze e Diritti Umani”, presentata a livello internazionale anche in sede UNESCO, dimostra che i fondamenti dei diritti umani corrispondono alle pulsioni genetiche che spingono l’individuo ad affermare la propria dignità, a ricercare giustizia, libertà, amore e, attraverso l’educazione dobbiamo dare coscienza all’essere umano di tali pulsioni affinché possa esprimerle consapevolmente con il proprio comportamento.

 

 

 

 

 

     Solo così l’essere umano potrà incarnare tali valori, nel rispetto delle pari dignità, non perché glielo dicono gli altri, ma perché glielo “impone” la sua coscienza.

 

 

 

 

 

      E’ questo il discorso che dobbiamo portare avanti nella formazione dei formatori e degli educatori, e anche dei genitori, perché tutti sarebbero felici di essere perfetti genitori, di aiutare i propri figli ad essere felici, ma con le loro ansie e frustrazioni come fanno ad educare i figli ad essere felici?

 

 

 

 

 

Mario Calvagno:

     Insomma c’è un qualcosa che si perpetua dall’uno all’altro.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

       Si perpetua da migliaia di anni: si tramandano da generazione in generazione tutti questi errori culturali che stanno distruggendo il mondo. In più i mass media hanno potenziato la diffusione di informazioni che non vanno a stimolare le coscienze ma a creare ancora più confusione e conflittualità nei cervelli.

 

 

 

 

 

      L’informazione dovrebbe essere qualitativa, come state facendo voi in questo momento, dovrebbe essere utile a promuovere consapevolezza e coscienza, non a promuovere reattività, aggressività, violenza.

 

       Basti vedere la maggior parte dei film in circolazione, dove nel migliore dei casi i muoni uccidono i cattivi e vincono.

 

 

 

 

 

       Ma è possibile che l’omicidio, chiunque lo commetta, sia giusto? E’ ora di finirla con questi buoni e cattivi, con il bene e il male: la coscienza non è buona, è giusta, allora sviluppiamo già nel bambino quella coscienza che permette all’individuo di essere giusto, e ciò che è giusto è sempre evolutivo per tutti.

 

 

 

 

 

      Questa è scienza esatta, non stiamo parlando di favolette o di astrazioni: è una scienza esatta che rende giustizia alla verità, e la verità è già innata all’interno di quel progetto genetico che dà vita all’essere umano.

 

 

 

 

 

Carmen Zammataro:

        Quindi l’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dovrebbe non rimanere sulla carta: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti, essi sono dotati di ragione e di coscienza”.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

     La Neuropsicofisiologia non ha lasciato i diritti umani sulla carta, ma ha sviluppato una metodologia educativa che permetta di “educerli”, di “tirarli fuori”,di farli diventare coscienza.

 

 

 

 

 

     Abbiamo detto che la dignità è una pulsione insita nel genoma di tutti gli esseri umani, ma occorre rispettarla e favorirla nella sua espressione.

 

      Dobbiamo creare un ambiente sereno e armonico in cui il bambino possa scoprire sé stesso e il mondo con cui pian piano comincia a relazionarsi.

 

 

 

 

 

       Facciamo sì che il bambino scopra di essere meraviglioso e mantenga la voglia di esprimersi e crescere in conoscenza, dimostrando così la sua gioia di vivere. Facciamo sì che nella sua pubertà abbia già coscienza e consapevolezza delle sue potenzialità e abbia sviluppato una creatività per farsi i suoi progetti e realizzarli felicemente giorno per giorno.

 

       Questo è previsto in quel meraviglioso progetto che c’è in un bambino, però gli adulti “giudicano” i bambini senza conoscerli, spiegano i bambini senza conoscere il progetto che in loro dovrebbe svilupparsi, e senza sapere che “i bambini si spiegano da soli” ma nessuno li ascolta.

 

 

 

 

 

 

       Perché i bambini devono obbedire?

 

       Obbedire a chi?

 

        Ai ruoli, all’autorità, a Dio?

 

 

 

 

 

     Ma quando l’essere umano, anche se mi parla in nome di Dio, commette un’ingiustizia, io la rilevo come ingiustizia e sento con chiarezza che quello non è Dio, perché Dio è dentro di me e mi permette di riconoscere l’ingiustizia.

 

         Quindi Dio ha già scritto il suo “libro” dentro al progetto genetico di ogni essere umano, ecco cosa vuol dire che ci ha creati a sua immagine e somiglianza.

 

 

 

 

 

       Il bambino è già in potenza Dio dentro di sé, ma se nessuno gli permette di esprimersi, di dire quello che pensa, di esprimere ciò che sente ingiusto, se nessuno lo ascolta, come potrà mai scoprire quelle meraviglie che sono in lui in potenza e che poi è costretto a mettere da parte – come abbiamo dovuto fare noi prima di lui – perché altrimenti non gli permettono di vivere in questa società.

 

 

 

 

 

       Questa è la più grave ingiustizia e crimine che si commette giorno per giorno, quella di essere costretti a conformarsi al gruppo, al modello, alla moda, ai furbi, ai potenti, pena l’”esclusione” dalla stessa società.

 

       Quello che ci salva è solo l’ignoranza – ignorantia excusat – davanti a Dio e davanti agli uomini, però ora dobbiamo prendere coscienza.

 

 

 

 

 

       Osservate le persone: sembra che vi guardino, ma spesso non vi vedono proprio, voi soffrite o gioite e quasi nessuno se ne accorge…perché ognuno, nella maggior parte dei casi, esprime i propri condizionamenti.

 

     Per cui questo emisfero sinistro va “ripulito” e va creata un’educazione che permetta all’essere di nascere in coscienza e di utilizzare quel prezioso strumento che è il suo cervello per crearsi un ambiente in cui essere felice di vivere e di relazionarsi con gli altri nel rispetto delle pari dignità.

 

 

 

 

 

Mario Calvagno:

      Certo, speriamo allora che questi passi che sono stati fatti possano continuare, i passi positivi vanno avanti.

 

 

 

 

 

Prof. Trimarchi:

        E stanno andando avanti.

 

        Stiamo facendo molti corsi, sia ECM sia di formazione per educatori e insegnanti, stiamo preparando un convegno all’UNESCO sui fondamenti scientifici dei Diritti Umani, stiamo preparando un corso di laurea magistrale in psicologia ad indirizzo clinico neuropsicofisiologico.

 

 

 

 

 

       In sintesi, stiamo fornendo, attraverso la Neuropsicofisiologia, delle conoscenze per rendere la scienza e la cultura concretamente utili all’essere umano, oltrepassando quel “sapere accademico” di cui molti si ammantano senza però spiegare nulla dell’essere umano e della sua vita.

 

 

 

 

 

       Cos’è la coscienza?

 

       Cosa significa amare?

 

       Cosa significa rispetto, libertà, giustizia?

 

 

 

 

 

       Questo ha bisogno di sapere l’essere umano sin da bambino, per poter crescere ed esprimersi nella pienezza delle sue immense e meravigliose potenzialità genetiche.