dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

Intervento del Prof. Michele Trimarchi

al Convegno

 

 

LE POTENZIALITA’ DELL’ADOLESCENZA

TRA RISCHI E BENEFICI

 

Viterbo, Palazzo dei Papi – Sala del Conclave

18 maggio 2002

 

Pubblicato su

 

Il Cervello e l’Integrazione delle Scienze

n. 41   1° semestre 2003

 

Le problematiche profonde dell’adolescenza sono spesso nascoste sotto una parvenza di normalità e per questo ancora più gravi. Tali problematiche sono legate allo sviluppo dei ragazzi e al tipo di “educazione” che forma la loro personalità e individualità.

Da oltre vent’anni i nostri studi sulla Neuropsicofisiologia del Comportamento hanno evidenziato i “danni” commessi sui cervelli da una educazione che non tiene conto della fisiologia degli emisferi cerebrali, che dissocia emozioni e razionalità, che impartisce istruzioni senza formare la coscienza del bambino.

Segnali preoccupanti ci giungono da tutto il mondo: nella sola Europa, l’Inghilterra detiene il triste primato della devianza giovanile, con il 28% dei minori che vengono denunciati dall’autorità giudiziaria; in Francia il 21%, in Germania l’11%; agli ultimi posti l’Italia con “solo” il 2,8%, dato che, però, non è consolatorio né può lasciarci sereni. Per quanto riguarda poi il resto del mondo, la situazione è altrettanto grave e in alcune nazioni disastrosa: basti pensare agli Stati Uniti, dove molti ragazzi vanno a scuola armati e in molti istituti è richiesta la presenza di forze di polizia, oppure a nazioni che vivono in stato di guerra, come Israele e Palestina, dove i giovani si “addestrano” a difendersi e a combattersi ciascuno dalla propria parte; per non parlare del cosiddetto Terzo Mondo, dove i problemi sono di una tale gravità in tutti i settori da impedire di distinguere fra i problemi dell’infanzia e dell’adolescenza da quelli del semplice sostentamento, di condizioni igieniche possibili e del minimo indispensabile di assistenza sanitaria. Ma non possiamo in questa sede addentrarci in un discorso così ampio.

Obiettivo di questa Tavola Rotonda è evidenziare i problemi che vivono gli adolescenti (e che come abbiamo visto vanno ben oltre i confini di una nazione) ed indicare strade, strumenti e metodi per la loro soluzione e ancor più prevenzione. Tali indicazioni vengono fornite dalle Neuroscienze, in particolare dalla Neuropsicofisiologia, che è ormai in grado di spiegare l’anatomia e la fisiologia della coscienza, ovvero come il bambino, dalla nascita in poi, sviluppa la propria personalità e la propria individualità cosciente.

Ogni momento biologico della vita dell’essere umano ha una base genetica.

La biologia non è ignorante, non è incidentale e casuale, come spesso la nostra ignoranza ci autorizza a dire: la fisiologia umana è perfetta, il Creatore ha fatto un bel progetto, solo che noi lo dobbiamo studiare, conoscere e capire per rispettare e favorire la sua realizzazione. Noi siamo parte integrante di questo progetto e lo scopriamo attraverso la sperimentazione che ci permette di capire il senso della vita, e ognuno di noi può diventare veramente un genio se impara ad utilizzare le proprie potenzialità. Ma questo è un traguardo ancora da raggiungere perché c’è gran confusione nel mondo culturale e scientifico: ci sono troppe persone che parlano senza dimostrare nulla, le cui parole sono legittimate non dal riscontro dei fatti ma dal potere acquisito, e che a volte bloccano l’evoluzione della conoscenza umana. Si è detto che ogni periodo storico ha il suo medioevo: in effetti in ogni epoca c’è sempre qualcuno che blocca l’evoluzione delle conoscenze solo per difendere la propria ignoranza. Questo danneggia noi tutti e richiede da parte di ciascuno un atteggiamento di critica costruttiva per verificare se ciò che vediamo e ascoltiamo è giusto, è utile, è vero oppure non lo è, e questo in ogni settore: sociale, culturale, politico, scientifico …

Solo l’educazione può permettere di uscire una volta per tutte dal “medioevo” e di prevenire concretamente i problemi: un’educazione fondata sul rispetto della fisiologia delle funzioni superiori del cervello, che insegni all’essere umano sin da bambino a gestire il proprio cervello e a diventarne “padrone”. Questa è la chiave che permette di affrontare positivamente qualunque esperienza, qualunque problema, qualunque crisi. Pensiamo alla situazione odierna degli adolescenti: il loro cervello è già “surriscaldato” da una miriade di informazioni spesso caotiche (provenienti perlopiù dal mondo della televisione e dei videogiochi), quando si trova a dover affrontare una esplosione ormonale che produce cambiamenti radicali sia sul piano biologico che psicologico. Ogni situazione, ogni cambiamento biologico all’interno dell’organismo diventa psicologico attivando desideri e pulsioni che muovono il comportamento dell’adolescente spingendolo alla loro realizzazione. Quindi, l’adolescente sente dentro di sé pulsioni biologiche e psicologiche che reclamano di essere soddisfatte, ma raramente ha la chiarezza necessaria per gestirle esprimendo al massimo le proprie potenzialità.

Di fatto, purtroppo, manca un’educazione in grado di “e – ducere” le potenzialità umane a partire dai primissimi anni di vita. Il bambino non è un “contenitore” da riempire, ma ha in sé un’anima che vibra e vuole armonia, gioia, amore. Gli adulti devono sapere che se mettono al mondo un bambino devono innanzitutto cerargli una culla di amore e di armonia e farlo crescere infondendogli tali valori: questa è l’unica condizione che permette lo sviluppo armonico della personalità e dell’individualità. Sembra così semplice, eppure nei fatti non avviene quasi mai. Far crescere un bambino con amore e armonia significa amare la persona che in lui si sta formando e prendendo forza, significa rispettare il suo desiderio di conoscenza e di scoperta del mondo, la sua spinta a rendersi gradualmente autonomo, significa rispettare la sua volontà guidandolo a volere ciò che è giusto e utile per sé e per gli altri, senza costrizioni, senza punizioni, senza ricatti, senza pretendere obbedienza … significa favorire il lui la formazione di una coscienza, di un Io consapevole delle proprie potenzialità e in grado di esprimerle coscientemente. L’abbiamo ormai spiegato in varie sedi nazionali ed internazionali: l’educazione forma la coscienza, l’istruzione fornisce alla coscienza gli strumenti per comunicare e scambiare l’originalità della propria evoluzione culturale.

Purtroppo raramente si educano i bambini: è come se non si fosse coscienti della “sacralità” della loro crescita e della delicatezza ed importanza di ogni fase dello sviluppo ai fini della formazione di una personalità sana ed armonica. Così si finisce per far subire ai bambini i drammi e i conflitti della famiglie senza far intravedere loro vie d’uscita; si riempie il loro cervello di regole, nozioni, modelli che dissociano la forma dalla sostanza, la razionalità dall’emozionalità, che bloccano la creatività del bambino spegnendo le sue potenzialità e incanalandolo verso l’adeguamento a norme condizionanti; li si “parcheggia” davanti alla televisione e ai videogiochi che spessissimo propinano falsi miti e violenze di tutti i tipi.

Il problema della violenza richiede un approfondimento. Soprattutto attraverso i mass – media passa il messaggio che i buoni sono autorizzati a uccidere i cattivi. Dal punto di vista neuro psicofisiologico questo messaggio è altamente diseducativo perché continua a sostenere la separazione fra buoni e cattivi, legittimando in un certo senso la cultura della violenza. Se vogliamo invece invertire la rotta e costruire una cultura di pace e di rispetto, dobbiamo proporre ben altri valori: abbiamo bisogno di comprenderci, dialogare, armonizzare le diversità, cercare di risolvere i problemi rendendo giustizia a tutte le parti in causa … Non c’è la violenza dei buoni e la violenza dei cattivi perché non ci sono buoni e cattivi, ci sono donne e uomini educati diversamente, condizionati diversamente, ma accomunati dallo stesso genoma che reclama innanzitutto il rispetto della dignità anche laddove i comportamenti sono antitetici alla dignità stessa. In questo senso possiamo dire che gli esseri umani sono tutti “fratelli” e devono imparare a dialogare, non a combattersi. Il rispetto e l’amore fanno parte di un linguaggio universale che l’essere umano non può non riconoscere: chiunque si senta amato non ci farà la guerra, non proverà odio, ma comincerà ad aprirsi e a cercare un dialogo, una via di soluzione ai problemi.

Per promuovere una cultura improntata su tali valori è necessario “educare con amore” fin dalla nascita: guidare il bambino a scoprire l’amore dentro di sé in tutto ciò che vive e che fa, sensibilizzare i ragazzi affinché possano esprimere amore nei loro dialoghi, nella loro crescita, nei rapporti che instaurano con l’ambiente circostante, ma per poterlo esprimere devono averlo provato innanzitutto in “famiglia” (biologica, adottiva, persone di riferimento …). L’amore, dal punto di vista neuro psicofisiologico, è un’emozione che dà energia a tutto l’organismo, è uno stato vibrazionale, una spinta genetica che muove e motiva il comportamento umano. Ogni bambino quando nasce ha una spinta alla vita che è legata alla sua dignità, alla ricerca di libertà, alla ricerca del giusto e soprattutto alla ricerca dell’amore: è una spinta fisiologica comune a tutti gli esseri umani del pianeta. Ecco perché possiamo parlare di un grande progetto di amore del Creatore ogni essere umano nasce con questa immensa ricchezza costituita dalle sue potenzialità e pulsioni genetiche, che nel corso dello sviluppo bisogna gradualmente tirar fuori e consegnare nelle mani dell’individuo, della coscienza, dell’Io affinché egli possa decidere della propria vita creativamente.

Finora questo discorso è stato trattato prevalentemente dal punto di vita filosofico e religioso, mentre ora la Neuropsicofisiologia è in grado di spiegare come si sviluppa la coscienza sulla base dei valori universali appartenenti al patrimonio genetico del bambino e come l’educazione può favorire o inibire tale sviluppo.

Non voglio dilungarmi, riprenderemo il discorso dopo le altre relazioni, e vi prego anche di intervenire fornendo il vostro contributo al dibattito, in modo da rendere questa giornata utile a tutti noi per i prosieguo della nostra attività. Il C.E.U., insieme al B.H.C. e a I.P.V., hanno fondamentalmente l’unico scopo di promuovere l’integrazione delle scienze per dare strumenti alle istituzioni affinché si possano affrontare gli innumerevoli problemi della società e avviarli a soluzione. Ognuno di noi deve poter fornire il proprio contributo in tal senso perché la degenerazione sta dilagando a tutti i livelli – sociale, ambientale, politico – e bisogna assolutamente offrire strumenti concreti per affrontarla, arginarla e promuovere una cultura di pace.

CONCLUSIONI

Prof. Michele Trimarchi

Uno dei punti fondamentali emersi in questo convegno è la necessità di formare “guide” (insegnanti, genitori, psicologi, assistenti sociali …) che possano favorire un processo educativo che innanzitutto stimoli la nascita della coscienza del bambino e dell’adolescente, mettendoli in grado di gestire il proprio cervello, le proprie potenzialità, favorendo in loro la capacità di creare vita, di creare momento per momento progetti utili e costruttivi, di mantenere accesa dentro di loro la voglia di scoprire, conoscere, valutare, arricchirsi giorno per giorno.

Ogni essere umano si affaccia alla vita con la spinta genetica, fisiologica a scoprire e conoscere il mondo, a sperimentare, a misurare le proprie capacità e potenzialità, a posizionarsi autonomamente nei confronti degli altri, ma nella grande maggioranza dei casi l’ambiente familiare e sociale, invece di favorire questa meravigliosa spinta del bambino, finisce involontariamente per soffocarla … e purtroppo soffocarla è semplice, basta dare al bambino nozioni e istruzioni fini a sé stesse, bloccarlo in regole e norme di “buona educazione”, renderlo “adatto” per i canoni e le aspettative della società, non ascoltarlo e non valorizzarlo quando si esprime, non valorizzare la sua gioia di sperimentare e crescere, non stimolare le sue iniziative, la sua ricerca di soluzioni, la sua unicità e creatività. Tutto ciò accade solo per ignoranza, cioè per non conoscenza delle immense potenzialità di un bambino e di come poterle “e – ducere” e far esprimere pienamente, e nell’ignoranza non c’è colpa. Non possiamo dare colpe a nessuno, ma responsabilità si, e la responsabilità è direttamente proporzionale al grado di coscienza e conoscenza che si ha della vita e delle leggi fisiologiche che la regolano: più aumenta la conoscenza, più aumenta la responsabilità verso ciò che si conosce e verso l’ambiente (umano, sociale, naturale). Per cui tutti dobbiamo continuare a lavorare ed impegnarci per mettere sempre di più le nostre conoscenze a servizio dell’evoluzione dell’umanità.

Non c’è più tempo per colpe e punizioni, c’è l’esigenza di capire e comprendere le ragioni sottostanti ai comportamenti umani e alle tante problematiche ad essi connesse, e soprattutto c’è l’esigenza di capire e comprendere i bambini ed ogni più lieve segnale di malessere o problema che manifestino per aiutarli a prenderne coscienza e superarlo.

Ricordiamoci che tutto ciò che diciamo o facciamo ad un bambino rimane all’interno del suo cervello, lo “forma”, e se sono informazioni armoniche, aperte, costruttive, capaci di stimolare valutazione e comprensione, favoriranno il bambino nella sua crescita, altrimenti lo limiteranno nella sua espressione comprensione e presa di coscienza fino ad inibire pesantemente la sua crescita esperienziale e conoscitiva.

In sintesi, le azioni e le parole hanno un peso, sono energia che entra nel cervello e lo indirizza: possono “paralizzare” o potenziare, deprimere o dare gioia. Ognuno di noi si assuma la responsabilità delle proprie azioni e tenga presente che ogni parola può “uccidere” o dare amore.

Assumiamoci la responsabilità delle nostre parole e delle nostre azioni, cerchiamo di capirci e di capire: il tempo scorre e tutti noi vogliamo una società migliore, in cui sia possibile avere la gioia di vivere, esprimere e ricevere amore, costruire un’esistenza in armonia con sé stessi, gli altri e l’ambiente, senza più rabbie, odio, violenze, senza doversi dibattere in invidie, confronti negativi, gelosie, polemiche, conflitti, senza dover soffrire e deformarsi per tentare di affermare e far rispettare la propria dignità e il proprio desiderio di sentirsi amati e stimati come esseri umani.

La Neuropsicofisiologia ci offre le conoscenze e gli strumenti per agire ed impegnarci a livello personale e professionale, poiché la conoscenza del cervello e di come si genera il comportamento, le’mozione, la gioia o la sofferenza, il dialogo o il conflitto, è alla base di ogni nostro intervento in ogni ambito dell’esistenza.

Ognuno di noi ha strumenti perfetti nel cervello, che ci permettono di identificare la realtà, obiettivamente ed oggettivamente, di distinguere tra il vero e il falso, fra ciò che è utile o non utile, costruttivo o dispersivo, armonico o disarmonico.

L’importante è “predisporsi all’ascolto” e meditare un attimo, dando tempo al’emisfero destro di comunicare le proprie percezioni: in tal modo, integrando ragionamento e sensazione, razionalità ed emozionalità, possiamo giungere ad una vera conoscenza e comprensione della realtà che abbiamo davanti e decidere come agire, rimanendo sempre disponibili ed aperti ad ampliare le nostre valutazioni e conoscenze.

Continuiamo dunque ad impegnarci su tutti i fronti per promuover l’armonizzazione della società, in modo che ogni essere umano possa comunicare, dialogare, scambiare con gli altri le proprie esperienze e conoscenze, e progettare la propria vita all’insegna di quei valori fondamentali di cui “si nutre” la coscienza di ciascuno di noi, ovvero rispetto della dignità e ricerca di giustizia, libertà, amore. Lavorando in questa direzione siamo sicuri che potremo dar vita ad un nuovo “Illuminismo”, in grado di dare veramente luce all’umanità.