dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

FONDAMENTI TEORETICI DELLA NEUROPSICOFISIOLOGIA

APPLICATI ALL’EDUCAZIONE

 

 

Prof. Michele Trimarchi

 

 

Sommario   Introduzione ai fondamenti della Neuropsicofisiologia

                     L’attivazione dell’Io cosciente

                     Il corpo e il cervello come “strumenti” dell’essere umano

                     Fondamenti neuropsicofisiologici dell’educazione

                     Conclusioni

 

 

INTRODUZIONE AI FONDAMENTI DELLA NEUROPSICOFISIOLOGIA

 

La Neuropsicofisiologia costituisce una disciplina nuova fondata sugli studi da noi condotti, a partire dagli anni Settanta, integrando Neurologia, Psicologia e Fisiologia.

L’obiettivo sostanziale che ha portato alla nascita della Neuropsicofisiologia è stato quello di riportare ad unità la mente ed il cervello: lo studio delle funzioni cerebrali superiori e delle differenze funzionali tra emisfero destro e sinistro ci ha permesso di scoprire “l’anatomia e la fisiologia della coscienza”, ovvero come si sviluppa l’individualità cosciente dell’essere umano, l’Io, che deve poter gestire consapevolmente e creativamente le funzioni cerebrali, integrando il dinamismo della mente con il soma nel suo rapporto con l’ambiente.

Tali studi sono partiti dalla Fisica: non esistono separazioni nel mondo fisico, siamo immersi in un campo di energie continue e dinamiche, tutto interagisce costantemente attimo per attimo, tutto – dall’atomo alle galassie – scambia energia. Abbiamo allora studiato come i vari sistemi comunicano tra loro e abbiamo verificato che non esistono separazioni tra il mondo fisico esterno e il mondo fisico interno al cervello umano, perché gli organi di senso non sono altro che trasduttori di energia che trasformano una forma di energia per adattarla alle funzioni fisiologiche del cervello e farla identificare dalla genetica cerebrale nelle sue caratteristiche fisiche, obiettive ed oggettive. Questa è la funzione sostanziale degli organi di senso: tradurre le diverse forme di energia affinché il cervello le percepisca, le identifichi e ne prenda coscienza, sviluppando una conoscenza di cui l’individuo possa disporre per il proprio arricchimento e per comunicare con l’ambiente esterno.

Su tali basi si fonda la Neuropsicofisiologia, che fornisce una conoscenza integrata dell’essere umano e del suo comportamento (affettivo – emozionale, logico – razionale, creativo). Non lasciamo più nulla al caso: ogni segnale che attraverso gli organi di senso giunge al cervello segue un percorso ben preciso, per cui occorre verificare come viaggiano questi segnali all’interno dei due emisferi cerebrali e cosa producono, ovvero quali sono i loro percorsi e vie preferenziali e quali sono gli effetti emozionali e razionali da essi generati.

Paradigma centrale della Neuropsicofisiologia è quello che correla energia, materia e informazione (paradigma E=M=I): non esiste nulla che non sia contemporaneamente informazione, materia ed energia. Questa correlazione è fondamentale sia in ambito educativo che in ambito “rieducativo” perché permette all’educatore di veicolare le informazioni sulla base di un progetto educativo incentrato sullo sviluppo ed il rafforzamento dell’Io della persona che deve imparare a conoscere e a gestire quel meraviglioso “strumento” che è il proprio cervello.

La psiche si sviluppa in base alle informazioni: tutte le informazioni che l’essere riceve sin dalla nascita vanno a modulare lo sviluppo del cervello, della personalità, dell’Io. Sono le informazioni che gradualmente modulano le funzioni neuropsicofisiologiche, dando vita alla coscienza dell’individuo quando sono armoniche e fisiologiche al suo sviluppo, generando invece malessere, disagi e psicopatologie quando sono conflittuali e antitetiche a quelle pulsioni genetiche che spingono ogni essere umano all’autodeterminazione, alla libertà, al rispetto della propria dignità ed autonomia.

Per poter educare e prevenire le crescenti manifestazioni di disagio in età evolutiva è dunque urgente comprendere come nasce e come si sviluppa la coscienza, quali sono le informazioni che potenziano l’Io dell’individuo e come questo deve poter gestire i propri organi di senso, il proprio cervello, il proprio comportamento e la propria risposta a qualunque stimolo esterno, imparando ad essere “proprietario assoluto” di sé stesso.

Le informazioni sono energia e si misurano in base alle loro caratteristiche fisiche e al contenuto che trasportano. La parola espressa verbalmente, ad esempio, viene identificata dai nostri neuroni in base alla frequenza vibrazionale, al timbro, all’ampiezza delle onde che raggiungono il cervello: l’emisfero destro rileva tutte queste caratteristiche fisiche e ci fa riconoscere la “verità” di quel suono (armonia/disarmonia) evocando in noi un’emozione direttamente proporzionale al contenuto sostanziale della parola che ascoltiamo; l’emisfero sinistro invece non identifica la parola nel suo contenuto emozionale, obiettivo ed oggettivo alla realtà di chi la esprime, ma la associa a schemi di riferimento preformati in base al modello semantico, e va ad evocare esperienze a cui quella parola è associata, scatenando qualunque tipo di reazione.

La parola è una convenzione, è un codice per esprimere un determinato contenuto, e presa fine a sé stessa non ha alcun significato per il nostro emisfero destro e quindi per lo sviluppo della coscienza, per cui non dovremmo mai né prendere né usare le parole fini a sé stesse, ma dovremmo accertarci che quando usiamo una parola l’emisfero destro possa identificarla e ricavarne gli aspetti emozionali e il contenuto sostanziale che vogliamo comunicare. Quindi la parola costituisce uno strumento che possiamo usare correttamente se ne conosciamo l’etimologia e ne identifichiamo il significato. L’educatore deve essere consapevole delle informazioni che trasmette e dello scopo per cui le trasmette, e lo scopo primario dell’educazione è l’attivazione e la formazione dell’Io cosciente del bambino: l’educazione favorisce lo sviluppo della coscienza, l’istruzione fornisce gli strumenti culturali utili all’espressione della coscienza.

 

 

L’ATTIVAZIONE DELL’IO COSCIENTE

 

Il corpo è costantemente rappresentato all’interno del cervello attraverso tutti i segnali somatosensoriali che dai diversi centri sottocorticali raggiungono la corteccia cerebrale.

Quindi il cervello conosce in ogni istante lo stato del corpo, il cui funzionamento potrebbe essere monitorato consapevolmente dall’Io di ciascuno di noi.

L’Io può controllare e verificare tutto ciò che accade nel proprio “sistema”, dalle singole parti del corpo all’attività mentale.

L’Io risiede infatti nei lobi frontali – ovvero nelle aree deputate all’ideazione, alla volitività, alla progettualità – che costituiscono la naturale sede di comando di tutte le funzioni somatosensoriali, psicomotorie e mentali. Quando l’Io cosciente prende forma e si sviluppa, il cervello è veramente nostro e possiamo gestirlo consapevolmente, poiché l’Io rappresenta il proprietario del cervello, il “pilota” in grado di vigilare su ogni segnale in arrivo e in uscita, di verificare qualunque informazione e decidere se e come rispondere, di fare progetti e decidere di realizzarli.

Il compito fondamentale dell’Educazione è quello di consentire al bambino di sviluppare e rafforzare il proprio Io, quell’Io che nei primi anni di vita è pronto a diventare proprietario del cervello se nessuno lo limita e lo blocca, quell’Io che comincia ad esprimersi quando il bambino indaga sul perché di tutto ciò lo circonda, quando non accetta di obbedire, quando non dà retta a nessuno a meno che non gli spieghino i motivi delle cose e non lo si rispetti come individuo indipendentemente dall’età. L’Io vuole essere libero: è una libertà che il bambino ha dentro di sé e che nella maggior parte dei casi tutti cercano di imbrigliare, imprigionare, addomesticare, commettendo così una vera e propria violazione contro la dignità dell’essere umano ed il suo diritto ad autodeterminarsi. La libertà dell’Io è una pulsione potente che va educata, ovvero guidata e modulata man mano che il bambino cresce, mai bloccata, altrimenti “uccidiamo” l’essere, lo costringiamo a deformarsi e a dipendere da modelli, regole, approvazione degli altri, gratificazioni esterne, e in lui il suo Io dovrà lottare duramente pagando prezzi molto alti per liberarsi da tutti i condizionamenti che – anche se solo per ignoranza – gli sono stati imposti come sbarre di una prigione.

Dobbiamo stimolare il bambino ad esprimersi, ad acquisire sicurezza in sé stesso, a scoprire il mondo dentro e fuori di sé, dobbiamo stimolarlo a identificare tutte le informazioni, perché le informazioni trasportano messaggi, emozioni, conoscenza e l’Io dovrebbe sempre verificare le informazioni ed arricchirsi continuamente e costantemente di conoscenza: questo significa sviluppare la coscienza e identificarsi nel proprio Io.

Le informazioni modulano lo sviluppo della personalità, ma ciò che ancora manca nella maggior parte dei casi è la stimolazione dell’Io del bambino, ovvero egli non è valorizzato e rispettato nella sua sostanza dalle informazioni che riceve dall’ambiente.

Quali sono le informazioni che lo valorizzano?

Sono le informazioni che lo stimolano ad esprimersi, che lo fanno sentire importante come individuo, che promuovono la fiducia in sé stesso, che lo fanno partecipare alla vita che si svolge intorno a lui, che lo liberano dalle incertezze e dalla paura di sbagliare o di essere inadeguato, che lo incoraggiano, che gli testimoniano l’interesse che noi abbiamo per ciò che lui sente, pensa ed è.

Più stimoliamo e valorizziamo l’Io del bambino, più lui attiva il cervello, acquisisce conoscenza e diventa padrone di sé stesso.I bambini devono sentire la gioia di fare, di realizzare, di capire, di crescere, mentre troppe volte viene spenta questa gioia, viene spento l’interesse del bambino a sperimentarsi e a conoscere, e nel tempo può manifestarsi anche un ritardo nello sviluppo, perché se il cervello non viene adeguatamente stimolato non produce conoscenza e la personalità è bloccata, limitata.

E’ fondamentale stimolare i circuiti neuronali con informazioni fisiologiche, ovvero che richiamano la realtà nelle sue caratteristiche obiettive ed oggettive:grazie alla plasticità neuronale, quando le cellule nervose ricevono adeguate stimolazioni, si attivano e si rigenerano, anche in età adulta, producendo nuove sinapsi, e il cervello in toto si attiva, impara a lavorare spazialmente senza impoverirsi nelle strettoie delle abitudini e della ripetitività.

Il cervello ha bisogno di alimentarsi con informazioni che lo stimolano a mantenersi attivo, a “crescere”, a sviluppare nuove conoscenze e nuove modalità di risoluzione dei problemi.

 

 

 

IL CORPO E IL CERVELLO COME “STRUMENTI” DELL’ESSERE UMANO

 

L’attenzione e l’apprendimento sono funzioni fondamentali per la vita di ogni essere umano, tanto più in età evolutiva, e per affrontare correttamente le problematiche ad esse correlate è necessario partire dallo sviluppo globale della persona come entità dinamica e integrata, comprendendo profondamente il vero significato del progetto che dà vita ad ogni individuo del pianeta.

Ognuno di noi è un progetto genetico con immense potenzialità che nel corso della vita deve potersi pienamente realizzare: nel momento del concepimento inizia a prendere forma un essere che nella sua unicità deve gradualmente identificarsi, prendere coscienza di sé e dell’ambiente, e imparare a gestire quel potente “strumento” che è il corpo nella sua totalità. E’ proprio in età evolutiva che il bambino deve acquisire conoscenza e consapevolezza di avere a disposizione questo potente “strumento” con tutti i suoi organi di senso, altrimenti si sprecano anni preziosi di vita. Gli organi di senso sono i mezzi attraverso i quali entriamo in contatto con il mondo intero, un mondo fatto di energia: gli occhi percepiscono l’energia luminosa che ci permette di vedere le immagini rilevandone l’armonia e la disarmonia; con le orecchia ascoltiamo i suoni che sono energia sonora con le sue armonie e disarmonie; con il gusto e l’olfatto possiamo percepire i campi elettromagnetici delle molecole che ci indicano armonie e disarmonie di sapori e odori; con il tatto e la pelle di tutto il corpo possiamo entrare in contatto con tutto ciò che ci circonda rilevandone ugualmente armonie e disarmonie.

Quindi pensate quale meraviglia è il corpo umano, progettato per offrire ad ogni individuo l’immensità della percezione obiettiva ed oggettiva di ogni forma di energia – materia – informazione, e solo la banalità e l’ignoranza che abbiamo intorno ci impediscono di diventare proprietari coscienti di questo strumento e di guidarlo alla ricerca di tutto ciò che ci armonizza, ci arricchisce e ci fa essere felici.

L’ignoranza è il principale “nemico” dell’essere umano, soprattutto l’ignoranza vestita da sapienza, l’ignoranza di coloro che vogliono insegnare tutto ai bambini e spesso non sanno sostanzialmente nulla neanche di sé stessi. Il bambino non vuole ripetere, vuole conoscere, e deve poter conoscere: deve sapere a che cosa gli servono le mani, i piedi, il cuore, il fegato, il cervello, deve sapere a che cosa gli serve il corpo e come usarlo, come guidarlo nella realizzazione di un progetto di vita utile in cui possa essere felice di vivere!

Noi non siamo nati per essere infelici, eppure nella maggior parte dei casi vediamo l’essere umano infelice, soverchiato da problemi, conflitti, drammi a cui non riesce a trovare soluzione.

Perché tanta infelicità se siamo nati con tutte le potenzialità per essere felici?

Ce lo dobbiamo chiedere e dobbiamo vedere come è possibile uscire da questo marasma e iniziare a vivere la nostra vita e non la vita del caos o la vita che gli altri vogliono che viviamo.

Il bambino alla nascita è pronto ad essere felice, pensate solo a cosa avviene durante l’allattamento materno: fisiologicamente il bambino gode quando viene allattato e gode anche la madre nel dargli il latte, e solo le tensioni, le ansie, l’ignoranza, la limitatezza in cui tante volte si vive impediscono di percepire la “musica” che si genera all’interno di quel rapporto tra madre e figlio, dove il nutrimento che la madre offre lo ha realizzato dentro di sé con una Intelligenza Genetica che lei stessa non conosce ma che ha consentito la realizzazione di quel bimbo, un’Intelligenza che non è ancora pienamente conosciuta dall’uomo, né dalla scienza, né dalla medicina, dalla psicologia, dalla filosofia, dall’educazione, quindi è necessario spingere in avanti le conoscenze scientifiche in ogni ambito affinché rendano giustizia all’immensità di questa Intelligenza insita nel programma genetico dell’essere umano e di ogni forma di vita esistente.

Il una sola cellula c’è un Intelligenza immensa che non scopriremo mai finché ci limiteremo a creare il modello della cellula descrivendone i singoli componenti e funzioni, prescindendo dalla funzione evolutiva di quella cellula all’interno di un sistema vivente.

Il ogni cellula c’è un’anima e in ogni atomo c’è un’anima, ma questo è ancora estraneo alla gran parte del mondo accademico, perché all’anima si continua una connotazione religiosa, filosofica, metafisica, e non una identificazione nella sua realtà concreta, energetica, elettromagnetica che viene invece rilevata dalla Neuropsicofisiologia. L’atomo è il “mattone fondamentale” di ogni forma di vita esistente perché al suo interno c’è una carica di energia armonica che vibra, e nel momento in cui gli atomi si legano insieme risuonano, creano armonie, mai disarmonie, perché i legami atomici sono regolati da leggi fisiche e chimiche perfette. La disarmonia non la crea l’atomo, la creiamo noi quando lo “violentiamo” andando a modificare e ad alterare processi fisici e chimici che rispondono a leggi evolutive che conosciamo solo parzialmente.

Ogni intervento empirico dell’uomo su tutto ciò che esiste in Natura altera, inquina e produce danno o disarmonia se non è guidato dalla conoscenza integrata del sistema energetico su cui si interviene. E, dal micro al macro, il discorso non cambia: ogni sistema, dall’atomo all’essere umano, è regolato da leggi fisiche “intelligenti” che ne prevedono la “vita”, ovvero l’espressione e l’evoluzione.

Quindi, occorre essere molto attenti quando si parla dell’essere umano: non lo si può frammentare in una serie di funzioni e di comportamenti (sociali, cognitivi, emozionali …) perché ogni funzione e comportamento va visto all’interno del progetto genetico dell’essere umano e delle immense potenzialità in esso contenute. Quando, ad esempio, osserviamo un bambino, ciò che vediamo come manifestazione comportamentale è praticamente zero rispetto a ciò che il bambino potenzialmente è. Non dobbiamo osservare il bambino solo per quello che fa o che non fa, dobbiamo innanzitutto sapere cosa c’è “dentro” di lui, dobbiamo conoscere le potenzialità insite nel suo progetto genetico, e sono potenzialità immense da tirar fuori. E’ questa l’etimologia del termine “educazione”: “educĕre”, tirar fuori. Educare significa favorire l’espressione di queste potenzialità, non soffocarle perché non si conoscono!

Ecco perché è necessario che il mondo accademico si apra ad una reale integrazione delle scienze per studiare il progetto genetico dell’essere umano (non solo classificando i singoli geni ma ricercando il fine evolutivo del progetto in toto) e promuovere una riforma mondiale dei sistemi educativi per garantire a ciascun popolo e a ciascun individuo la possibilità di esprimere le immense potenzialità di tale progetto sviluppando quell’Io Cosciente che deve essere “padrone assoluto” del proprio corpo e del proprio cervello.

 

 

 

FONDAMENTI NEUROPSICOFISIOLOGICI DELL’EDUCAZIONE

 

Il bambino è un’immensità da amare, da aiutare ad esprimersi e a tirar fuori le sue energie, da guidare nel pieno rispetto della sua dignità affinché possa sviluppare quell’Io cosciente che rappresenta la sua realtà eterna: questo è il fondamento dell’educazione.

Il bambino quando nasce non desidera altro che scoprire sé stesso e il mondo intorno a lui, ma raramente trova chi sa indirizzarlo il questo percorso di conoscenza: il motivo principale per cui il bambino, man mano che cresce, fa sempre meno domande è che gli vengono fornite nozioni e spiegazioni che nulla hanno a che vedere con la realtà sostanziale, ovvero con l’obiettività e l’oggettività intrinseche nella realtà fisica dentro e fuori di lui, e non trovando le risposte perde progressivamente fiducia e viene spesso deviato dalla naturale spinta alla conoscenza con cui era nato.

Abbiamo detto tante volte che il bambino “nasce scienziato”: quando inizia ad esplorare l’ambiente cerca di scoprire, conoscere, sintonizzarsi con il mondo circostante, e questa è una spinta naturale insita nel suo progetto genetico, e chi sta accanto al bambino dovrebbe vigilare affinché questa spinta possa crescere con lui, perché se invece viene spenta noi abbiamo soffocato l’essere nella sua essenza e nella sua evoluzione.

All’età di appena 6 -7 anni, vediamo bambini che sono stati già deprivati della pienezza della loro esistenza: spesso li vediamo spenti, chiusi, “robotizzati”, bambini che cercano sempre le stesse cose, che non riescono a muoversi liberamente nello spazio, che sono pieni di ansie e paure … Questi bambini hanno già subìto forti condizionamenti e bisognerebbe stimolarli per recuperare quella spinta, per farli esprimere, per riaccendere l’interesse verso il mondo che hanno intorno, ma il mondo vero, reale, non il mondo artefatto dei giocattoli, dei cartoni animati, della televisione, dei videogiochi.

In ogni cervello c’è una potenza immensa che non cerca altro che realizzare il proprio progetto. Pensate ad un seme messo nella terra: quel seme è un progetto, ma se non creiamo le condizioni affinché germogli e cresca non potrà dar vita la progetto che è dentro di sé. Così è per ogni bambino che nasce: ogni bambino è un progetto bellissimo che ha bisogno però di “terreno fertile” per potersi realizzare, e se gli stimoli che riceve lo frenano, lo bloccano, lo limitano e lo soffocano, cosa ci aspettiamo che si realizzi in lui?

Il “destino” dell’essere umano viene deciso nei primi 5 anni di vita. Il bambino quando nasce ha un cervello pronto a sviluppare le sue potenzialità, ma deve essere adeguatamente stimolato per potersi attivare, e all’inizio deve essere stimolato innanzitutto a livello sensoriale ed emozionale con informazioni armoniche, naturali, reali, informazioni che attivino la corteccia cerebrale in tutte le sue aree (somatosensoriali, motorie, associative, limbiche) favorendo quel sinergismo interemisferico, ovvero quella “cooperazione” fra i due emisferi che consente l’attivazione delle aree prefrontali destra e sinistra e quindi lo sviluppo dell’Io cosciente con tutta la creatività e la genialità che può esprimere. Quando invece vediamo bambini che già a 6 anni sono ripetitivi, abitudinari, silenziosi, timorosi, facili a chiudersi o ad offendersi, con scarsi interessi e bassa capacità di attenzione, dobbiamo intervenire al più presto perché significa che il loro Io non si sta sviluppando e vanno quindi stimolati a tutti i livelli: a livello percettivo, sensoriale, motorio, cognitivo, relazionale, espressivo. Da non sottovalutare mai sono anche le ansie e le paure dei bambini, poiché ansie e paure “paralizzano” il cervello, ovvero ne riducono fortemente le funzioni (memoria, attenzione, percezione, capacità di affrontare e risolvere i problemi …) limitando la spinta a sperimentarsi, a relazionarsi e misurarsi con l’ambiente, a conoscere e a crescere.

Per esprimere le sue potenzialità ed essere felice di crescere il bambino deve sentirsi sereno e non deve mai subire punizioni: ogni forma di punizione nega l’educazione perché non dà coscienza e viola la dignità dell’essere. Il bambino ha bisogno di essere amato, non punito, e amare un bambino significa imparare a capirlo, stimolarlo positivamente, aiutarlo a comprendere e a comprendersi, promuovere in lui l’autostima e la fiducia in sé stesso. Il bambino deve avere fiducia in sé stesso, altrimenti come crescerà? Come un essere timoroso e impaurito, destinato a sviluppare dipendenza dall’ambiente anziché sicurezza nel proprio Io. E la dipendenza – sia nei confronti di persone, siano esse genitori, amici o partner, sia nei confronti di sostanze d’abuso che momentaneamente stimolano oppure rilassano – è indice di un cervello talmente inibito e condizionato nella sua espressione che si trova alla mercé delle memorie acquisite e delle stimolazioni esterne anziché essere quel prezioso strumento guidato dall’Io cosciente della persona.

La Neuropsicofisiologia sta fornendo sempre di più dati e conoscenze per promuovere una scienza a servizio dell’uomo e responsabilizzare il mondo accademico, le istituzioni e ciascun individuo, perché mette in luce che nell’essere umano c’è un’immensità ancora in gran parte da scoprire e tirar fuori. Trent’anni fa, avendo già rilevato quanto poco l’essere umano usasse le proprie potenzialità cerebrali, dicevo che il cervello veniva usato solo al 10%, mentre oggi con la Risonanza Magnetica, la PET e il Brain Imaging abbiamo visto che spesso viene usato appena all’1%. Questi sono dati che dovrebbero far riflettere tutti molto seriamente, poiché dimostrano che l’educazione è ben lontana dal favorire lo sviluppo delle potenzialità cerebrali dell’individuo, il quale si ritrova così “defraudato” di uno strumento meraviglioso che potrebbe renderlo creatore di vita e di armonia, se solo venisse usato pienamente.

Non permettiamo al caos informazionale in cui siamo immersi di pilotare il nostro cervello sviluppando automatismi che scattano a nostra insaputa e ci governano, ma impariamo a gestire noi il nostro cervello diventandone proprietari assoluti. Il metodo fornito dalla Neuropsicofisiologia per gestire consapevolmente il cervello è quello della verifica obiettiva ed oggettiva delle informazioni. Per verificare le informazioni bisogna ricercare il contenuto sostanziale che esse trasportano, e che viene rilevato dall’emisfero cerebrale destro. Il nostro cervello ci mette a disposizione due diversi “livelli di percezione”: l’emisfero sinistro identifica l’informazione nel suo contenuto formale, logico – razionale, e la interpreta attraverso il “filtro” delle esperienze pregresse e quindi delle memorie; l’emisfero destro identifica sia l’informazione nel suo contenuto sostanziale, sia la fonte dell’informazione stessa, andando oltre l’apparenza, la forma e la consequenzialità logica.

Prendiamo ad esempio un’informazione verbale: ogni parola trasporta in sé un messaggio e ha dentro di sé una motivazione, per cui quando parliamo con gli altri dobbiamo identificare il contenuto sostanziale di quello che dicono, dobbiamo identificare il messaggio che vogliono trasmetterci, e se il messaggio trasportato da quella parola non ha un contenuto sostanziale che ci interessa e ci è utile, lasciamola decadere, non facciamola entrare nel nostro cervello cadendo poi nelle trappole delle reazioni stimolo – risposta. Le parole devono servire a comunicare, non a “far rumore” e ad innescare automatismi che si autoalimentano in polemiche e discussioni fini a sé stesse. E questo dobbiamo insegnarlo ai bambini affinché possano imparare a comunicare, a diventare “soggetti” nella comunicazione e a decidere cosa dire e cosa ascoltare, quando rispondere e quando tacere, identificando sempre le informazioni e le loro fonti. E’ su questa base che possono imparare a dialogare senza farsi dominare da informazioni che non risuonano con il loro emisfero destro e che creano caos nell’emisfero sinistro.

L’individuo deve entrare in contatto con la realtà e identificarla, è l’unica “via di salvezza” dal caos informazionale che altrimenti invade il cervello: deve imparare sin da bambino a identificare la realtà, evitando così di distorcerla con interpretazioni soggettive e condizionate, o di alterarla con fantasie che spesso portano a vere e proprie forme di dissociazione mentale. Solo l’identificazione della realtà permette di acquisire coscienza e conoscenza di sé e del mondo. La coscienza nasce dalla conoscenza, da una continua scoperta e comprensione di sé e del mondo, della realtà, e la conoscenza permette alla coscienza, ovvero all’Io, di gestire consapevolmente il proprio rapporto con l’ambiente sviluppando e realizzando il proprio personale progetto di vita.

Ognuno di noi deve progettarsi la propria esistenza giorno per giorno, imparando a non farsi prendere dai vortici del caos e della banalità imperanti che ci costringono veramente a sprecare la nostra vita. La nostra vita è un’occasione unica da non perdere, non possiamo sprecarla: ogni minuto è nostro, lo spazio – tempo della nostra vita appartiene a noi se lo progettiamo e lo utilizziamo per realizzare i nostri progetti, senza farci dominare dall’influenza degli altri o dagli “obblighi” che continuamente ci arrivano addosso senza che ci offrano quella gioia di vivere che tutti dovremmo avere. Allora vediamo di capire profondamente l’essenza di questo meraviglioso progetto dell’essere umano, cominciamo ad amarlo infinitamente e impariamo a stimolarlo, soprattutto in età evolutiva, affinché possa svilupparsi realizzando la propria vita e la propria felicità alimentandosi di conoscenze reali ed armoniche.

Il processo di crescita sarebbe bellissimo se il bambino fosse guidato, con armonia e serenità, alla scoperta del mondo circostante e di sé stesso, per diventare gradualmente padrone del proprio corpo e del proprio cervello. Questa è l’acquisizione fondamentale che deve avvenire in età evolutiva: il bambino deve arrivare a scoprire che può comandare tutto il suo corpo, che può essere lui a decidere prima di muoversi, fare o dire qualcosa, e nel momento in cui impara a decidere inizia una sua vita autonoma ed il suo Io comincia a svilupparsi, sperimentarsi e crescere. Ma quasi mai si insegna al bambino a decidere, quasi mai gli si insegna che ha un cervello che lui deve imparare a guidare come un pilota guida la sua macchina. Nella maggior parte dei casi gli si dà tutto preconfezionato, dai giocattoli alle nozioni da apprendere, o lo si istruisce al “rispetto” delle regole e delle norme della società senza che lui ne conosca il significato e il motivo sostanziali.

Questo purtroppo è il paradosso dell’istruzione, che nega la “fisiologia dell’educazione”: per educare il bambino dobbiamo sempre fargli comprendere le ragioni per cui noi gli offriamo un’informazione e l’utilità che questa informazione ha per lui, se è veramente utile; non possiamo insegnargli nulla che lui non comprenda sostanzialmente, altrimenti lo condizioniamo e lo limitiamo imponendogli quello che “deve” apprendere. Vedo pochissimi bambini felici di andare a scuola, eppure la scuola dovrebbe essere un luogo dove il bambino va con gioia perché può scoprire, imparare, conoscere. Ma il processo di conoscenza non può realizzarsi attraverso imposizioni, ricatti, premi e punizioni! Nessuno di noi lo accetta, tantomeno un bambino. Allora di quale educazione parliamo? Se educare vuol dire “educĕre”, dobbiamo “tirar fuori” dal bambino il suo innato desiderio di conoscenza, e quando ci avviciniamo a lui dobbiamo percepirlo e considerarlo come un’immensità in potenza che può sviluppare veramente tutta la creatività, la genialità e la saggezza previste nel suo progetto genetico.

 

 

 

CONCLUSIONI

 

L’educazione deve fondarsi sulla consapevolezza che la vita ci serve per arricchirci ogni giorno di conoscenza su noi stessi, sul mondo intorno a noi, sul modo di relazionarci con gli altri e gestire costruttivamente il nostro rapporto con l’ambiente.

La vita non muore, non va in vacanza, non invecchia, non va in pensione. Dobbiamo sentire in noi il senso della vita eterna per poter creare ogni giorno vita intorno a noi, e allora non subiremo più l’invasione di conflitti e problemi che dall’esterno si riversano nelle nostre strutture cerebrali: ogni problema riusciremo ad identificarlo, a dargli la valenza che ha senza amplificarlo, a cercare la soluzione possibile senza rimanerne sommersi. Con la consapevolezza del senso della vita non avremo più il problema della nascita, della morte, della salute, della sofferenza: la vita è un’essenza che ciascuno deve sentire e tutelare dentro di sé e va vissuta nel suo dinamismo per evolverci e diventare noi stessi creatori di vita.

Il genoma dell’essere umano costituisce un progetto che deve realizzarsi dando vita ad un essere unico e irripetibile: dobbiamo sentire dentro di noi il valore di questa unicità, dobbiamo averne coscienza, senza più confrontarci competitivamente o paragonarci agli altri. Identifichiamo noi stessi nella nostra unicità e gli altri nella loro: ognuno deve essere e rimanere sé stesso e gestire autonomamente la propria vita, sentendosi un’unità in sé, senza farsi trascinare da quello che dicono o fanno gli altri. Gli altri sono esseri umani in cammino come noi alla scoperta di sé stessi e del mondo, e ciascuno può dare il proprio contributo, con le proprie esperienze e conoscenze, all’evoluzione del mondo e alla realizzazione di questo immenso progetto contenuto nel genoma umano.

Impariamo a decidere liberi dalle memorie e dai condizionamenti, impariamo a decidere della nostra vita in base a ciò che dentro di noi sentiamo giusto nella sua utilità evolutiva, rimanendo così noi stessi. La nostra centrale di comando è nei lobi frontali del cervello, dove si sviluppa l’Io cosciente, e il nostro Io può decidere tutto quello che è giusto e utile per la nostra vita e per la nostra evoluzione.

Se siamo tutti unici e irripetibili il nostro valore è infinito, e ciascuno ha pari dignità con tutti gli altri, quindi riconosciamoci in noi stessi e rispettiamoci a vicenda nella nostra dignità. Esigiamo rispetto ma al tempo stesso diamola agli altri, perché chi non rispetta gli altri non rispetta neanche sé stesso.

Impariamo ad utilizzare a pieno la nostra esistenza, in ogni minuto della nostra vita, e sapremo anche insegnarlo alle nuove generazioni. Il nostro genoma prevede per noi un arco di vita biologica di circa 100 anni: abbiamo 100 anni di tempo per nascere in coscienza, per costruire e realizzare noi stessi. E quando nasciamo in coscienza sconfiggiamo la morte, perché la vita è nella coscienza non nel corpo. In fisica non esiste la morte: il corpo con i suoi elementi torna a far parte del naturale ciclo biologico, mentre noi con la nostra energia cosciente proseguiamo, perché l’energia non si crea né si distrugge ma si trasforma.

Impariamo a crearci il mondo che vogliamo, cooperando con gli altri nel rispetto della pari dignità, ed educhiamo le nuove generazioni promuovendo in loro autonomia, libertà, autostima, fiducia in sé, gioia di vivere e capacità di decidere momento per momento ciò che è giusto per la propria esistenza sulla base di valori universali. L’età evolutiva deve completarsi con una coscienza autonoma capace di autogestirsi nel rapporto con il mondo: l’essere umano è biologicamente completo quando può procreare, e deve poter sviluppare anche una coscienza in grado di “procreare”.