dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

INTRODUZIONE

Per mantenere un organismo sano è necessario nutrirlo bene. Il fisiologo promuove le regole “del gioco” e di conseguenza tutti si adeguano ad esse.

L’O.M.S., che non è un fisiologo, ma un organismo sovranazionale deputato al mantenimento della salute di tutti gli esseri umani del mondo, afferma che la salute corrisponde ad uno stato di benessere psicofisico e spirituale. E’ evidente che il fisiologo non conosce profondamente il significato oggettivo di tali termini, poiché la sua preparazione nozionistica e poco dinamica è ben lontana dal dinamismo dello spirito, della psiche e, in parte, anche del soma.

Per converso, neanche l’O.M.S. ha le chiavi per comprendere scientificamente la natura umana al punto tale da garantire lo stato di benessere psicofisico e spirituale. In più ha creato un progetto che dovrebbe tutelare la salute di tutti gli uomini entro il 2000. Il 2000 non è lontano, mentre degenera sempre più òa salute dell’uomo e dell’ambiente con nuove e vecchie patologie in aumento, come l’AIDS, il cancro, l’infarto e, soprattutto, le psicopatologie. Pur apprezzando la buona volontà dell’O.M.S. e data per certa la buona fede della logica conoscitiva acquisita dagli uomini deputati alla formulazione di progetti finalizzati a promuovere la sanità, dobbiamo prendere atto che le attuali conoscenze sulla fisiologia umana sono limitate e disintegrate da modelli plurispecialistici i quali non si integrano e creano, di fatto, una vera e propria deficienza medica nel rapporto con il paziente, che sempre e comunque paga lo scotto di un’”ignoranza” troppo spesso vestita da “sapienza”.

I problemi sanitari in tutto il mondo ci sono e sono molto grandi. Tutto ciò deve indurci a riflessioni profonde per creare una conoscenza fisiologica integrata oggettiva alla realtà, atta a promuovere un recupero ecologico, considerando che un ambiente patologico rende patologico l’uomo. Un uomo psichicamente patologico rende patologico l’ambiente. In tale feed – back risiedono, purtroppo, le cause di “tutte” le patologie sociali, ambientali ed umane.

In questo stato di cose l’educazione assurge a ruolo principe per la formazione di un individuo che dovrà lottare con tutte le sue forze non solo per soddisfare i suoi bisogni fisiologici, ma anche per impedire che la valanga di squilibrio attualmente in atto all’interno della nostra società lo soffochi come essere umano, demotivandolo a vivere la sua esperienza esistenziale. Poco interessa ad un individuo demotivato la salute o il nutrirsi in maniera fisiologica. In tale stato egli tende a ricercare negli zuccheri, negli oppiacei, nell’alcool, ecc., soddisfacimenti e momenti di euforia che si contrappongono allo stato di demotivazione.

Attenzione dunque, perché l’educazione va fortemente motivata in maniera tale che l’individuo possa accettare di rinunciare al “dolce” o alla droga per soddisfare un percorso esistenziale difficile, che dev’essere motivato da una meta che dovrà condurre l’essere umano verso la formazione di una coscienza critica e di un sistema “immunologico” cerebrale forte, all’interno di una società che degenera sempre più verso una forma di schizofrenia parossistica.

 

RIFLESSIONI SULLO STATO ATTUALE DELLA SCIENZA DELLA NUTRIZIONE

Sembra che il campo della nutrizione e dell’alimentazione sia ormai totalmente sviscerato. Possiamo infatti sapere che tipi di atomi compongono un individuo e, addirittura, calcolarne la quantità in base al peso globale. Ad esempio, il trattato di “Fisiologia illustrata” di McNaught e Callander stabilisce che il corpo umano di un adulto normale contiene 6580 gr. di idrogeno, 43,550 di ossigeno, 12.590 di carbonio, 1815 di azoto, ecc.

Ogni elemento è naturalmente in combinazione chimica con gli altri elementi, i quali vanno a formare l’acqua (idrogeno, ossigeno), glicidi e lipidi (C, H, O), le proteine (C, H, O, N). L’acqua rappresenta circa il 65% del peso globale, successivamente vengono le proteine, poi i glicidi e i lipidi. Questi ultimi rappresentano le principali forme di energia del protoplasma e le proteine i più importanti costituenti strutturali.

Poi abbiamo circa 1700 gr. di calcio e 680 di fosforo che sono costituenti importanti del sangue, dei tessuti rigidi (ad esempio ossa e denti), 115 gr. di cloro, 70 di sodio costituenti dei fluidi corporei, 70 gr. di potassio costituenti di tutte le cellule, 100 gr. di zolfo, 42 di magnesio, 7 di ferro: gli ultimi due particolarmente importanti per l’attività dei nervi, dei muscoli e dei globuli rossi del sangue.

Per completare il quadro, inseriamo gli oligoelementi che ammontano complessivamente a pochi grammi: manganese, rame, iodio, zinco, cobalto, molibdeno, fluoro, bromo, selenio, boro, bario e stronzio.

Se per un attimo ci lasciassimo prendere la mano dalla fisica, dovremmo dire che in base all’equivalenza massa – energia einsteiniana un essere umano di 70 kg è un’immensità di energia potenziale, della quale il suo ciclo biologico dovrebbe consentirgli l’espressione cinetica.

Quel che è certo è che ogni elemento atomico rappresenta di per sé un’entità fisica “vivente” che nell’organismo umano si integra in un sistema energetico dinamico la cui espressione globale porta l’essere verso stati di coscienza sempre maggiori. E’ vero, dunque, che gli atomi vanno considerati nella nutrizione non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente e, soprattutto, evolutivamente.

Il concetto di nutrizione dovrebbe “trascendere”, a nostro parere, il modello che abbiamo dell’atomo in fisica e delle molecole in chimica, altrimenti ci sarà molto difficile inserire nuovi parametri di valutazione che possano spiegare in termini fisiologici l’alimentazione adatta al benessere psicofisico e spirituale dell’uomo. Infatti il riduzionismo di tali modelli non spiega la fisiologia umana, poiché essa rappresenta un’unità integrata complessa le cui variabili sono infinite, legate alla molteplicità degli stimoli fisici e ambientali e ai vari sistemi fisici dell’organismo, che devono sempre e comunque riprodurre un equilibrio dinamico attraverso un’armonia di funzioni che coinvolgono miliardi e miliardi di cellule ed un infinito numero di atomi e molecole.

Se è vero che l’essere umano è composto di atomi e molecole che formano organizzazioni cellulari in armonioso e dinamico sviluppo, dovremmo arrivare a capire se la gioia, il dolore, l’altruismo, la giustizia, la libertà sono, di fatto, manifestazioni fisiche di tali atomi e molecole che, in base ai loro stati di eccitazione e trasformazione di energia, producono quanto sopra espresso.

Non è questa la sede per approfondire tali argomenti, ma a nostro parere sono proprio quegli atomi e quelle molecole con i loro campi vibrazionali, elettromagnetici, che armonizzano e si integrano continuamente per produrre in noi tutti questi stati a cui noi abbiamo attribuito codificazioni simboliche e semantiche.

Non ci sentiamo più legittimati da tale conoscenza a ridurre un organismo umano ad una “fornace” che brucia sostanze che si trasformano in chilocalorie di cui i protidi ne forniscono, per grammo, 4,1, i glicidi 4,1 e i lipidi 9,2. Una parte di queste chilocalorie è utilizzata per mantenere in equilibrio la temperatura del corpo tra ambiente interno ed esterno, un’altra parte per l’attività delle cellule, ecc.

E allora dobbiamo chiederci in cosa consiste realmente la nutrizione e l’alimentazione.

Se è vero, dunque, che l’uomo ha un sistema biofisico dotato in potenza di un divenire unico e irripetibile, si richiederà per esso e per il suo divenire un’energia nutritiva capace di stimolare le condizioni essenziali non solo alla sua ontogenesi biologica, ma anche e soprattutto a quella psicologica, mentale e spirituale. E’ la nutrizione infatti che detta le regole dinamiche e funzionali al cervello, il quale rappresenta il substrato su cui si realizza e in cui si esprime la coscienza che sempre e comunque contiene in sé la psiche (mente e spirito dell’uomo).

Uno degli errori macroscopici che commettiamo quando parliamo di nutrizione è di considerare separatamente le quantità dei grassi, degli zuccheri e delle proteine da ingerire, dimenticando che tali misure non possono essere in alcun modo troppo generalizzate a tutti poiché per ogni singolo individuo la quantità varia in funzione di una specifica biotipologia e psicotipologia che non si può omettere in qualsiasi elencazione di sostanze necessarie per fornire all’individuo stesso il fabbisogno evolutivo per mantenersi sano.

Volendo vedere nella nostra coscienza e conoscenza il sistema biologico umano, integrato e dinamico, dobbiamo analizzare alcuni aspetti morfo - funzionali che certamente tendono a sviluppare l’espressione genica del progetto cromosomico che nell’individuo si cela.

E’ errato dunque pensare che l’individuo formi vari livelli di crescita, dall’embrione al feto, dal bambino all’adolescente, all’adulto, all’anziano, poiché tali livelli non spiegano la continuità che esiste fisiologicamente e bio - fisicamente in un essere fisico in divenire già predeterminato dal suo patrimonio ereditario, che sarà sempre e comunque la guida di tutto l’arco esistenziale dell’essere. Nessuna forma di educazione avrà mai successo se non si tiene conto che le informazioni riprodotte all’interno del sistema biologico cervello si concretizzano in quella che consideriamo attività biochimica, bioelettrica, bioelettromagnetica. Anche queste distinzioni sono inutili poiché il processo è dinamico con forte continuità di trasformazioni e decodificazioni di energia la cui evoluzione è direttamente proporzionale alle caratteristiche fisiche delle informazioni. Queste promuovono, più o meno fisiologicamente, l’evoluzione verso uno stato di sviluppo che dà vita ad un sistema biofisico il cui status generale dinamico racchiude in sé, attimo per attimo, la presa di coscienza di una forma mentis nella quale il mondo fisico con le sue mille forme, colori, suoni, si “materializza” per dare vita ad un Io nel quale il tempo e lo spazio prendono forma rendendolo così partecipe cosciente del dinamismo dell’ambiente in cui è immerso.

Ci sembra astruso pensare di educare i bambini o gli adolescenti con le conoscenze attuali che si hanno dell’alimentazione “fisiologica”. Purtroppo gli insegnamenti finiscono con il dare nozioni sulla quantità di protidi, lipidi, glicidi, sali minerali necessari ad ottenere un quantitativo di chilocalorie quotidiane di cui il bambino o l’adulto hanno bisogno. Poco si parla di ciò che è ovvio ovvero che un frutto maturo, prodotto senza concimi artefatti, senza pesticidi ed erbicidi, può dare contemporaneamente gran parte delle sostanze di cui l’individuo ha bisogno, considerando che in tale frutto considerando che in tale frutto tutte le sostanze hanno subìto un processo evolutivo di integrazione regolato da una “intelligenza” naturale che ne sa molto più in fatto di integrazione, di evoluzione e di cui la scienza della nutrizione deve ancora prendere piena coscienza.

Un altro esempio che possiamo citare è il luogo comune per cui, quando si parla di proteine, si deve necessariamente pensare che esse siano soprattutto nella carne, mentre come il frutto, essendo essa composta di cellule, non può non contenere tutte le sostanze di base che danno vita al protoplasma di ogni cellula esistente.

E’ ovvio che in base alla specifica attività della cellula ci siano delle variazioni delle quantità di proteine, zuccheri, grassi, Sali minerali, ecc., per cui sarà necessario approfondire la nostra conoscenza sulla natura del differenziamento cellulare, sulla differenza che sussiste tra le sostanze di una cellula vegetale e quelle di una cellula animale e se due aminoacidi di uguale composizione, ma di cellule diverse, sono gli stessi ai fini di una nutrizione fisiologica.

Ed ecco che ritorniamo all’importanza biofisica dell’evoluzione degli elementi atomici all’interno dei sistemi biologici.

Esiste o no una gerarchia cellulare all’interno di un organismo biologico? E se esiste, quali sono gli effetti nutritivi dei differenti tessuti biologici sull’uomo? Mi è capitato, anni or sono, di aver avuto a colazione il Presidente della Società Medica Mondiale (di provenienza indiana) al quale avevo fatto preparare un pranzo “all’italiana”, ma al momento di andare a tavola mi ha rivelato di essere vegetariano: questo mi ha creato seri problemi e lì per lì abbiamo affrontato la questione della differenza che sussiste tra una cellula vegetale e una animale.

Credo che ancora stia meditando su tale argomento che, a mio parere, è di estrema importanza affinché condizionamenti ancestrali possano essere rimossi onde consentire, almeno allo scienziato, di essere coerente con le conoscenze consolidate e da egli stesso acquisite, che non lasciano spazio ad elucubrazioni di altra natura.

Un tale problema nasce quando ad una quantità di alimento si aggiunge la ricerca della qualità dell’alimento. Ci siamo chiesti in cosa consistono le proprietà qualitative degli alimenti? Apparentemente una tale domanda non ha risposta, se non riferita alle quantità “pure” delle proteine, degli zuccheri, dei grassi, ecc., mentre per noi la parola qualità racchiude in sé il rapporto che sussiste tra ciò che attualmente conosciamo della realtà fisica e biologica dell’uomo e dell’ambiente (realtà quantitativa) e ciò che ancora ignoriamo (l’aspetto qualitativo), a volte anche volutamente, per favorire una “motivazione” quanto mai deleteria che è un vero e proprio agente “patogeno”, il quale epidemiologicamente ha invaso la maggior parte degli esseri umani: il profitto, a scapito della qualità della vita.

Ora, madre Natura ci ha dotati di uno strumento estremamente sofisticato, che è appunto il cervello, con il quale a livello potenziale saremmo in grado di misurare attimo per attimo non solo la qualità delle sostanze nutritive che ingeriamo, ma anche le sostanze necessarie al nostro sviluppo fisiologico, dinamico e, soprattutto, armonico. Ma purtroppo le scoperte di Pavlov circa il condizionamento classico non sono state sufficienti ad impedire che il genere umano, soprattutto nei Paesi “civilizzati”, venisse fin dalla nascita alterato e condizionato fino a perdere, in parte, la capacità di misura di questi meravigliosi strumenti cerebrali che vengono purtroppo condizionati non più a selezionare le sostanze in base alle necessità psicofisiche dell’individuo, bensì in base a certe forme di condizionamenti indotti da chi sa ben sfruttare non i pregi ma i difetti dell’uomo: indurlo al condizionamento per spingerlo poi alla richiesta. Spesso, infatti, i dolciumi danneggiano l’equilibrio della nutrizione, soprattutto nei bambini ma anche negli adulti. Le mamme sanno cosa significa dare la prima caramella al bambino, il quale poi continuerà a chiederla all’infinito; così come per i gelati, pasticcini, ecc. E il peggio è che qualcuno ha il coraggio di affermare che tali alimenti sono utili alla nutrizione.

Spesso in buona fede i genitori utilizzano caramelle e dolciumi vari per costringere i bambini a fare cose che diversamente non farebbero. Tutto ciò è gravissimo in quanto tali gratificazioni formano delle devianze comportamentali che spingono i bambini stessi allo squilibrio dello sviluppo psicofisiologico e comportamentale che mina alla base la formazione di un Io “onesto”, poiché il bambino tenderà ad usare gli stessi identici mezzi messi in atto su di lui. Da qui deriva l’importanza di tradurre in termini pedagogici tali dati, per poi aggiornare i genitori e gli insegnanti in modo tale da mettere in grado, soprattutto i bambini, di trasformare quegli atteggiamenti che non hanno chiesto, ma che certamente hanno subìto.

 

 

CENNI DI FISIOLOGIA CEREBRALE INTEGRATA NELL’ETA’ EVOLUTIVA

Vediamo ora quali sono le condizioni in cui il cervello è in grado di selezionare, attraverso le proprietà organolettiche degli elementi nutritivi, quei cibi qualitativamente validi per il mantenimento di un equilibrio dinamico necessario allo stato di benessere psicofisico.

Il cervello, alla nascita, si presenta geneticamente predisposto ad armonizzare tutti gli stimoli fisici che l’ambiente può fornirgli. Tali stimoli sono stati differenziati per convenzione in chimici, meccanici, elettromagnetici. Tutti i recettori sensoriali hanno una loro area percettiva primaria all’interno del cervello, la quale è disponibile fisiologicamente a percepire, concretizzare nelle proprie strutture neurologiche tutte le possibili variazioni di gamma frequenziali fisiche esistenti nell’ambiente, siano esse artificiali (create dall’uomo) o naturali. Avremo, per quanto concerne gli organi di senso legati al mondo esterno, gli stimoli chimici che riguardano particolarmente il gusto e l’olfatto, meccanici inerenti all’udito e al tatto, elettromagnetici riferiti prevalentemente alla vista. E’ ovvio che tutto il soma è rappresentato a livello sensitivo e motorio all’interno del cervello. Quindi alla nascita nulla sfugge alla perfezione fisiologica, biologica del cervello umano.

Siamo ormai certi dell’importanza che rivestono i primi stimoli sensoriali nel determinare la strutturazione sinaptica dei circuiti neuronici, predisposti a formare il dinamismo percettivo di base, strutturazione strettamente connessa alla successiva risposta comportamentale. Le arborizzazioni neurologiche vengono particolarmente stimolate dalle caratteristiche fisiche delle informazioni ricevute, le quali stabiliscono anatomicamente le fondamenta di una personalità “adattata”, anche a livello biologico, al proprio habitat, in cui gli stimoli fisici ambientali si trasducono in modo tale da dirigere il metabolismo cellulare al fine di integrare le funzioni neurologiche cerebrali per consentire all’individuo un adattamento neuro psicofisiologico in sintonia con il suo sviluppo “ontogenetico”, psicologico e culturale.

Soffermiamoci su tali aspetti, proprio per comprendere le strategie che un cervello condizionato mette in atto per ottenere quei cibi non più utili e fisiologici allo sviluppo globale dell’organismo, ma che vanno a creare un rinforzo piacevole attraverso le stimolazioni delle gemme gustative che evocano, a loro volta, l’esperienza gustativa piacevole in precedenza memorizzata all’interno della corteccia cerebrale.

L’olfatto collabora alla realizzazione di tali esperienze poiché percepisce in maniera molto più sensibile le molecole sublimate della stessa sostanza. Contemporaneamente, anche la vista gioca un ruolo fondamentale, cogliendo i colori e la forma, e perfino il tatto e l’udito partecipano all’integrazione cerebrale dell’esperienza nutritiva in toto.

Un ruolo fondamentale viene svolto in tutto ciò dai due emisferi cerebrali, poiché la percezione esperienziale dell’emisfero sinistro è spesso diversa da quella dell’emisfero destro. Tutto dipenderà dalla dinamica consequenziale con cui si presenta il cibo all’individuo e, soprattutto, dall’età biologica dell’individuo stesso. Ciò può essere verificato a livello pedagogico con specifici test dai quali si potrà rilevare il grado di lateralità percettiva sviluppata nel tempo.

L’emisfero destro percepisce oggettivamente tutti i valori fisici presentati dall’esperienza nutritiva e li integra, creando una forma di coscienza “silenziosa” che produce l’originalità dell’esperienza stessa, per cui l’emisfero destro, nella sua percezione, riuscirà sempre a distinguere le caratteristiche organolettiche specifiche di due mele dello stesso albero.

L’emisfero sinistro realizza, come dicevamo prima, la percezione in funzione della dinamica motivazionale con cui si verifica l’esperienza nutritiva. Ogni cibo per l’emisfero sinistro evoca l’esperienza precedente, per cui la sua tendenza sarà sempre una comparazione tra l’esperienza precedente e quella nuova e tenderà ad esaltare “la migliore” e a discriminare quella che gli dà meno piacere. Se la prima esperienza relativa ad uno specifico alimento è stata negativa, ossia non piacevole,quel cervello tenderà a rifiutare a priori senza neanche verificare (assaggiare) l’alimento stesso. Nell’emisfero sinistro, quindi, si crea un modello di percezione gustativa, olfattiva, visiva, tattile e nell’emisfero destro ci sarà sempre una percezione integrata spaziale per cui esso identificherà sempre e comunque la specificità oggettiva del percepito: non “affermerà” che un alimento è migliore o peggiore dell’altro, ma ne identificherà la diversità, l’utilità e la qualità, integrandolo a livello globale alle sue precedenti esperienze nutritive.

In conseguenza di tali funzioni si verifica, il più delle volte, una vera e propria conflittualità tra gli emisferi, e quindi nell’individuo, tra quello che “piace” e ciò che è utile. Ciò è facilmente verificabile tra quegli individui che, per loro “fortuna”, hanno mantenuto un sinergismo interemisferico nella percezione dei sapori, odori, ecc.: essi tendono a ricercare sempre cibi diversi, mentre vediamo altri (coloro i quali hanno subìto più lateralità) che vengono dominati dal condizionamento di uno specifico gusto che li spinge a richiedere continuamente gli stessi cibi. Sono tali individui coloro che tendono a subire squilibri metabolici con conseguenti patologie.

Se da una parte gli stimoli informazionali globali regolano la strutturazione e lo sviluppo dei circuiti neuronali, dall’altra la nutrizione deve fornire tutti gli alimenti necessari per l’accrescimento cellulare e per l’armonizzazione delle funzioni fisiologiche in toto. Una cattiva o squilibrata nutrizione provoca forti alterazioni delle funzioni organiche che sono pericolosissime per il futuro dell’individuo. Ci sentiamo legittimati ad affermare che, se vogliamo essere onesti con noi stessi, scientificamente ed umanamente, dobbiamo imparare ancora ad apprendere dalla Natura. Infatti il latte materno prodotto da una madre “sana”, rappresenta in assoluto il miglior nutrimento per un corretto sviluppo del bambino: qualsiasi altra forma di nutrimento crea dei veri e propri “traumi” al suo dinamismo fisiologico.

Gli esami quantitativi fino ad oggi effettuati e successive comparazioni con altre forme di nutrimento e successive comparazioni con altri tipi di nutrimento, sono sufficienti a giustificare quanto sopra detto. E’ stato già accertato, tra l’altro, che una cattiva nutrizione altera anche lo sviluppo del sistema immunologico e porta a delle vere e proprie immunodeficienze. Infatti, molti individui, nelle varie fasi dello sviluppo, contraggono malattie più facilmente di altri, e ciò richiederebbe indagini appropriate per stabilire l’importanza di specifiche diete terapeutiche per il potenziamento delle difese immunitarie. Nell’età scolare, in maniera particolare, troviamo una serie di patologie come il rachitismo, anemie, turbe metaboliche, che sono appunto l’espressione di una errata o incompleta alimentazione. Tali conseguenze sono gravi in ogni età, ma in particolar modo nei bambini in quanto in essi si costruiscono le basi per l’adulto, e una volta alterate è difficile recuperarle poiché l’ontogenesi fa il suo corso.

L’accrescimento cerebrale è la fase biologica più importante, perché l’equilibrio e la qualità degli alimenti determineranno un sano e perfetto sviluppo fisico del bambino. Sottolineare quanto abbiamo già espresso in merito all’uso di cibi integrati è il minimo che possiamo fare, poiché molti nutrizionisti preferiscono spesso separare, nelle diete, i protidi dai glucidi, dai lipidi, ecc., mentre per noi è importante considerarli integrati agli alimenti.

Il bambino ha, dunque, bisogno per il suo accrescimento di alimenti sani come la carne, il pasce, il latte, le uova, ecc. non contaminati da ormoni o da altre sostanze tossiche, i cereali, prodotti su terreni privi di concimi chimici, di diserbanti e di altre sostanze inquinanti, i frutti di stagione, non prodotti in serre o conservati nei frigoriferi o in altro modo, e le verdure come la lattuga, gli spinaci, le patate, ecc. Sono da evitare, per quanto è possibile, tutti quei dolciumi che possono condizionare e alterare le richieste fisiologiche del bambino.

 

LA MEMORIA DELL’ATOMO NON E’ UN’UTOPIA

Gli alimenti nutritivi, nella loro evoluzione, prima di arrivare a noi seguono dei processi naturali attraverso i quali si arricchiscono di “esperienze”. Ogni animale o pianta che sia è un sistema fisico in divenire che, attraverso le sue vitali funzioni, consente una graduale evoluzione degli elementi atomico – molecolari che ne fanno parte e consente, inoltre, di evolvere e trasformare l’energia in essi contenuta verso livelli “esperienziali” sempre maggiori.

La vera qualità dei cibi consiste proprio nell’individuare quegli elementi più evoluti, ossia che hanno acquisito più esperienze all’interno dei dinamismo dei sistemi fisici di cui hanno fatto parte.

Da anni si studia la “memoria” degli atomi: infatti ci sono molte ricerche in questo campo che hanno dimostrato come gli atomi, all’interno dei sistemi fisici e biologici, variano la loro attività chimico – fisica in funzione di campi elettromagnetici. E’ recente la scoperta della memoria dell’acqua, tra l’altro molto dibattuta e discussa poiché tale scoperta, convalidata da molti laboratori in tutto il mondo, ma a modificare tutta una mentalità scientifica che attualmente blocca l’evoluzione delle conoscenze nei campi fisico, chimico e biologico.

E’ noto, infatti, che la carne potenzia l’aggressività e che una nutrizione vegetariana la riduce fortemente. Se si approfondissero meglio tali studi, si avrebbe modo di scoprire che quanto sopra detto trova una forte corrispondenza nella realtà.

 

LE BASI CONCETTUALI PER UN’EDUCAZIONE FISIOLOGICA DELLA “NUTRIZIONE” FINALIZZATA A PROMUOVERE LO STATO DI BENESSERE PSICOFISICO E SPIRITUALE

Sono numerosi gli stimoli che abbiamo voluto dare con questo lavoro, in quanto gli studi integrati che al C.E.U. portiamo avanti da anni pongono in risalto l’importanza che rivestono l’informazione e la comunicazione per la formazione psicofisica della personalità e per il dinamico benessere di un individuo.

Abbiamo un unico, grosso problema che stiamo tentando di risolvere: dimostrare il rapporto che sussiste tra processi fisiologici, legati al dinamismo dell’”intelligenza” naturale e i processi mentali attualmente esistenti che configurano l’evoluzione dei processi naturali in una serie di modelli separati fra loro.

Tra questi due aspetti esiste un divario non indifferente, poiché le conoscenze frammentarie che si hanno dell’uomo non danno la possibilità di formare i formatori con una corretta impostazione. Per sviluppare una valida metodologia educativa non basta la volontà politica, ma occorre una conoscenza che deve tradursi, ossia decodificarsi, in informazioni che devono adattarsi e stimolare lo stato psico – bio – tipologico dei singoli individui nel loro tempo e nel loro spazio (nei condizionamenti subìti).

Ad esempio, se prendiamo una classe elementare, mista, di 25 alunni, ci troveremo davanti 25 individui in formazione, tutti diversi tra loro. Cominciamo con il dire che esiste di base una differenza fisiologica tra maschi e femmine, e tale differenza è sempre e comunque da considerare. Poi abbiamo, per certo, la specificità dei singoli individui nella loro evoluzione biologica e psicologica. A questo punto dobbiamo chiederci quale tipo di preparazione deve avere un insegnante che, nella fattispecie, dovrebbe dare informazioni utili alla formazione di una loro coscienza “alimentare” che dia ad ognuno la possibilità di intervenire su sé stesso per ristabilire gli equilibri alimentari che certamente saranno necessari ai ragazzi, anche perché le famiglie, purtroppo, non sempre sono in grado di favorire la crescita dei propri figli in maniera corretta.

Ebbi modo di affermare al Congresso medico mondiale della IPPNW (Amsterdam, 1983) che “nel mondo ci sono cinque miliardi di verità, ma la scienza ha il compito di fornire una verità valida per tutti”: nel caso della Scuola l’insegnante, dunque, in base a questo principio, non dovrebbe in alcun modo costringere i ragazzi all’apprendimento, ma dovrebbe stimolare in loro la “curiosità” di apprendere, di conoscere, di sapere. Ciò è valido per l’insegnamento di qualsiasi materia.

Non si tratta più, dunque, di creare nuovi empirismi, ma di capire bene il substrato su cui si va ad interagire e creare le condizioni necessarie per riportare una situazione molto squilibrata verso un risanamento indispensabile al recupero dell’individuo.

Abbiamo diversi lavori disponibili in campo educativo, da noi prodotti con le Scienze Integrate che sono particolarmente utili alla formazione dei docenti di ogni ordine e grado. Promuovere, quindi, l’insegnamento alimentare nelle scuole non serve solo a prevenire le malattie, ma a dare a ognuno la possibilità di sapere a priori a cosa si va incontro se si trasgrediscono le regole “naturali”, poiché l’essere umano con i suoi processi biologici fa sempre e comunque parte della Natura, anche se le nostre civiltà fanno del tutto per “snaturare” l’essere al punto tale da renderlo “simile” ai prodotti tecnologici e, alcune volte, anche schiavo di questi.

Per una corretta impostazione dell’educazione alimentare nelle scuole è necessario innanzi tutto avere un quadro chiaro e completo:

  1. della fisiologia umana integrata e dinamica che sia in grado di contenere in sé i dati essenziali all’ontogenesi biologica e psicologica dell’individuo;
  2. di una più ampia valutazione concettuale della nutrizione fisiologica, la quale deve essere fortemente motivata al discente al fine di renderlo partecipe del suo “destino” biologico e psicologico nel quale egli possa di volta in volta scegliere in maniera tale da regolare il suo stato di benessere e di salute attraverso una corretta alimentazione;
  3. dello stato di condizionamento subìto verso specifici cibi, i quali hanno creato nel soggetto uno stato piacevole e che, di conseguenza, saranno i destinatari delle sue richiesta nutritive;
  4. della motivazione da dare ai ragazzi per indurli a voler conoscere la materia trattata. Tale motivazione deve garantir loro un risultato, in modo tale da rendere i ragazzi gradualmente partecipi, man mano che le informazioni sviluppano la richiesta di ulteriori stimoli;
  5. delle differenze fisiologiche che sussistono tra il bambino e la bambina, poiché tali differenze richiederebbero, in teoria, un linguaggio diverso e, non ultimo, cibi diversi. La bambina tende ad armonizzare di più con forme e colori che devono integrarsi con il gusto, l’olfatto, ecc., in una percezione più rapida e globale, mentre il bambino è più aggressivo verso i cibi, cura più i particolari che l’insieme e tende a distinguere tali particolari per una costruzione più razionale dell’esperienza nutritiva.

Quanto sopra pone in evidenza l’importanza dell’aggiornamento dei docenti, i quali dovranno acquisire una “professionalità” umanizzata, ossia la capacità di educare i ragazzi senza nessun potere di coercizione, con l’unica “arma” di una conoscenza pedagogica propedeutica per ex – ducere le potenzialità intrinseche dell’essere che, già nel bambino, racchiudono nel presente tutto il suo futuro. Gli educatori, dunque, dovranno assumersi le responsabilità della formazione di coscienze nuove per prevenire, per quanto è possibile, tutte quelle devianza che vanno ad alimentare il mondo della droga, della criminalità, ecc.

La scienza della nutrizione e alimentazione è, di fatto, la scienza della vita. Ogni alimento ha una storia che sarebbe interessante conoscere. I suoi cicli biologici sono “simili” ai nostri. Essi “amano” la vita quanto noi. In essi si evolvono gli atomi e le molecole attraverso uno scambio continuo di informazioni, che vanno ad arricchire il sistema biologico di cui fanno parte.

Insegnare ai bambini ad amare la vita in qualsiasi forma si manifesti è il primo passo verso un’educazione corretta. Mostrar loro come un piccolo seme contiene il “progetto” di una pianta, così come lo zigote (lo spermatozoo e l’ovulo) contiene tutto il progetto che dà vita al bambino, può significare per essi l’inizio di una ricerca continua e costante di informazioni che li può portare ad essere veri “scienziati” fin dalla più tenera età. Ciò che dovrà essere sempre rispettata è la regola per cui il bambino deve trovare in ogni informazione un riscontro all’interno della sua realtà fisica e biologica.

In un tale contesto l’educazione alimentare può avere un senso: non come quantità di proteine, zuccheri, ecc., ma come qualità prodotta da altre vite per consentire a noi di crescere e svilupparci nel rispetto di tutto ciò che dinamicamente ci informa, sia con le informazioni “biologiche” che con quelle psicologiche. All’interno dell’organismo umano esse si integrano e vengono metabolizzate dalle nostre cellule che danno poi vita alla “qualità” delle nostre sensazioni e, non ultimo, dei nostri pensieri.