dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

Oggi ci occupiamo di Morale e Diritti Umani. E’ un argomento che credo conosciate tutti, soprattutto il primo, la morale, strumento approssimativo di valutazione legato al concetto di bene e di male, ai costumi di riferimento che veniva applicato all’interno dei vari sistemi sociali.

Andiamo subito al dunque e diciamo che la morale è stata inventata dalle religioni, più che altro, perché perfino l’etimologia è dubbia, sembra derivi da mores, come normalmente si dice.

La morale in sé stessa è la morale cristiana, quella del bene e del male, almeno per quel che riguarda le società europee.

La morale è nata da quella che è stata sempre la spinta spirituale dell’uomo verso l’andare oltre  le regole imposte dal vivere e del convivere sociale. Sapete che in ogni società c’è sempre stato qualcuno che ha imposto delle regole, regole determinate dai singoli poteri e dai singoli sistemi che, man mano che si sono organizzati, hanno dato luogo a quella concezione sempre più “democratica” che tendeva a dare ad ogni individuo la possibilità di dire quello che pensava.

E questo, oggi, ha portato alla democrazia e anche alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

La morale in sé stessa è stata anche uno strumento di potere, poiché chi poteva permettersi di violare sia la morale che le leggi l’ha sempre fatto, proprio perché l’uomo non ha ancora realizzato in sé il concetto di Coscienza dell’Io, di Coscienza propria dell’Io. E non avendo realizzato questo tipo di coscienza, secondo la quale il giudice supremo di sé stesso dovrebbe sempre essere sé stesso, allora l’uomo ha dovuto sempre rifarsi a norme, regole, consuetudini, leggi, essendo esso stesso un essere sociale.

L’essere sociale deve, quindi, sottostare alla società e alle sue regole.

Tutto questo ha fatto sì che l’essere dovesse sempre ubbidire a queste regole ma, in effetti, al potere all’interno del sistema, il quale imponeva, poi, anche delle regole.

Abbiamo visto e continuiamo a vedere che chi ha il potere ha anche la possibilità di trasgredire le regole e di non subire quello che queste regole prevedono per chi le trasgredisce. Basta interpretarle in un certo modo e poi assecondarle. Per cui, questo tipo di discorso sulla morale è un discorso che andava oltre, ossia ciò che era giusto e ciò che era sbagliato, ciò che era bene e ciò che era male veniva stabilito da chi deteneva il potere di tali regole.

Ormai questo concetto è quasi fuori uso. Infatti spesso si parla di etica. E l’etica è più vicina alla società, all’uomo, poiché l’uomo, che ha una certa cultura, che è alfabetizzato, facente parte del sistema sociale e legato ai vari sistemi di potere di una società, tende più a vedere l’etica come strumento operativo all’interno della società, come un insieme di regole, non necessariamente positivizzate dal diritto, ma riconosciute come giuste e utili per quel determinato tipo di professione o per quel ruolo sociale o per quella funzione all’interno della società stessa.

Quindi l’etica è anche questo: un insieme di regole scritte, ma non necessariamente previste dal diritto, che impongono un certo tipo di comportamento, un certo tipo di abitudini di vita legate al bene, un certo tipo di limiti entro i quali la persona deve mantenersi.

Tutto questo discorso potrà sembrare a noi grandemente superato. Non credo che tra di voi qualcuno veda la morale come esigenza della società.

C’è qualche altro strumento che in qualche modo ha sostituito in maniera più effettiva, più efficace il concetto di morale?

La morale ha ancora una funzione all’interno della società?

E’ l’etica che si adegua, più che la morale. E’ il trascendente che guida la morale. Non è l’uomo che si organizza la morale. Ciò che si considera essere morale (ciò che è morale oggi poteva non esserlo ieri …) è etico. La morale non serve, infatti va in disuso proprio perché non è utilizzabile, perché ciò che era permesso ieri non è permesso oggi, per cui la morale oggi non può pronunciarsi perché tutto sarebbe quasi immorale rispetto a quelli che erano i principi di moralità, sia del bene che del male. Questo principio del bene e del male non riesce più a esprimersi in quanto non è uno strumento reale, obiettivo di misurazione del comportamento umano, proprio perché ciò che è immorale per alcuni potrebbe essere morale per altri, anche se c’è una morale comune che viene condivisa dalla maggioranza o dal potere del sistema.  

Per quel che riguarda le discipline scientifiche, la filosofia è una scienza morale, così come la giurisprudenza, come la psicologia. La filosofia è una scienza morale, perché studia la morale, quindi è per sua definizione scienza morale.

Ma, non possiamo dire che la filosofia evolve, ossia che la conoscenza  prodotta dalla filosofia evolve. Infatti, nessuno si può permettere troppo di definirla o di restringere in un campo la morale, perché mores significava costumi, quindi comportamenti legati all’evoluzione dei sistemi sociali. Quindi, in base all’evoluzione dei sistemi sociali c’era l’adeguamento dei costumi, ma la morale intesa normalmente come la intende la Chiesa, la religione Cristiana, era sempre la valutazione di ciò che è bene e ciò che è male, dove i limiti, come voi sapete, non sono così chiari. Voi sapete che la stessa religione cristiana ha avuto l’esigenza di crearsi un codice, il codice canonico; quindi hanno delle norme, delle leggi che prevedono anche delle sanzioni in base a delle violazioni e, badate, ancora quella non è la morale, è il codice.

Quindi la morale in sé stessa sta per essere superata perché, appunto, queste scienze progrediscono e mettono in evidenza il valore trascendente dell’uomo, chi è l’uomo, chi è l’essere umano. Man mano che l’uomo si conosce, si comprende, si capisce, si evolve, può scoprire sé stesso. 

 

Venti anni di studi multidisciplinari ed integrati da noi condotti, tendenti a dare valore scientifico alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ci hanno dimostrato che la donna e l’uomo sono un progetto, non sono figli del caso, che i millenni di Storia sono i tempi di realizzazione di questo progetto e che il terzo millennio, con l’alfabetizzazione dei Diritti dell’Uomo, completerà questo progetto e darà alla donna e all’uomo piena consapevolezza delle loro potenzialità e quindi della realizzazione di sé stessi all’interno di un sistema democratico in cui gli esseri abbiano coscienza di ciò che fanno.

E’ un discorso che possiamo definire filosofico, scientifico, propositivo, giuridico, come volete. Ma l’abbiamo mandato in tutto il mondo e le risposte che ci danno sono tutte grandemente positive.

E allora come si colloca la morale in tutto questo?

Sono le scienze morali che ci hanno permesso di esprimere in maniera così sintetica ed integrata il discorso sulla donna e l’uomo, sulla Storia dell’uomo e della donna, sulla Storia dell’umanità o che altro?

La morale viene superata dal giusto, perché il bene e il male vengono superati dal giusto. Non possiamo più parlare di bene e di male, perché sono valori soggettivi.

All’interno dei nostri sistemi democratici, statuali ed internazionali, il giusto viene stabilito dalle leggi.

Platone, che sosteneva che il male non esiste se non come mancanza di bene, era un filosofo e la filosofia è amore per la conoscenza.

Io sfido tutti voi a dimostrarmi che un uomo che sta morendo di fame, con la pulsione della fame ancora intatta, con la pulsione della sete, con la pulsione della sopravvivenza, possa pensare alla trascendenza. Quando ci sono pulsioni potenti all’interno del cervello, regolate dalla sopravvivenza del sistema, non potete pretendere di parlare di bene e di male, di uno spirito, o di Dio o della trascendenza, dovete prima soddisfare quei bisogni se volete veramente dare la possibilità a quell’essere di andare oltre.

Questa è un’intuizione che si è spesso manifestata in chi ha cominciato a ragionare sulla vita e  sui suoi valori. La persona affamata o assetata fa delle cose terribili pur di raggiungere il soddisfacimento di tali bisogni. Oggi tale comportamento lo vediamo esprimersi anche verso bisogni indotti come ad esempio l’eroina, il caffè,  il fumo di sigaretta e sappiamo che qualsiasi dipendenza è determinata sempre da una forma di condizionamento che si è sviluppata all’interno del cervello e che va a modificare un equilibrio omeostatico funzionale, neurofisiologico e qualora la sostanza che mantiene in “equilibrio” quel sistema viene meno, man mano che si consuma, che si “trasforma”, lì nasce una pulsione che diventa psicologica, cioè che spinge l’individuo ad andarla a ricercare come esigenza di compenso. Quindi, la pulsione cosiddetta biologica e metabolica, l’esigenza biologica di una proteina o di una sostanza, fa diventare poi psicologica la richiesta, se si è creata quell’associazione, quel condizionamento verso quella sostanza. Non dovete mai dimenticare questo, perché se una persona assume alcool in caso di  disturbi come la noia, l’agitazione, la sofferenza, e se da tale assunzione la persona sperimenta un senso di appagamento, una sensazione di equilibrio, di serenità, si determina un condizionamento in base al quale quella persona sarà spinta a cercare quel “farmaco” ogni qualvolta dovesse avvertire quella sensazione di malessere. 

 

Questo è il rapporto tra l’elemento che ha creato la dipendenza e la dipendenza stessa, fra psiche e metabolismo. E ciò perché ogni cosa all’interno del nostro cervello viene metabolizzata e va dinamicamente a produrre sempre nuovi equilibri; e qualora noi andiamo a modificarli si formula la richiesta. La dipendenza è sempre determinata dalla carenza di una sostanza che è entrata a far parte del metabolismo e la cui mancanza ne produce la richiesta psicologica, in quanto è legata per associazione a una memorizzazione in corteccia. Non è diverso da chi sa che quel determinato farmaco gli fa passare il mal di testa e ogni volta che lo accusa lo assume: il giorno che non gli passerà più con quel farmaco andrà a cercarsi un’altra sostanza che glielo fa passare. Toglie il primo farmaco e lo sostituisce con il secondo.

Questo è il cervello nelle sue funzioni.

Dovete capire che il cervello non cerca assolutamente nulla che non lo gratifichi. Nulla. Non mette proprio in memoria cose che non gli interessano, proprio perché noi siamo alla ricerca di un qualcosa che soddisfi il nostro bisogno di evolverci, di crescere, di acquisire nuove informazioni. Abbiamo visto che l’emisfero sinistro, nel momento in cui subisce certi condizionamenti, ci costringe continuamente a soddisfarli e a vedere le cose in base ai filtri che si sono sviluppati.

L’emisfero destro cercherebbe sempre il nuovo, l’interazione con il nuovo; ma noi dobbiamo sempre fare i conti con quello che si è prodotto come filtro di percezione nell’emisfero sinistro.

Della morale hanno creato anche un modello. Il modello della morale qual è? Chi è che ha definito questo modello della morale?

Il bene e il male.

Ma qual è il bene e qual è il male?

Secondo alcuni, è male qualsiasi tipo di comportamento che disturba il buon funzionamento della società, qualsiasi comportamento che va a disturbare gli altri, un comportamento al di fuori della consuetudine considerata normale. Se hanno stabilito che il rapporto sessuale è solo nella coppia che si è sposata in Chiesa, diventa immorale il fatto che tu hai un rapporto con una persona che non si è sposata in Chiesa.

Questa è la morale.

La morale è solo un modello.

Sono sempre modelli e basta.

La vera “morale” ce l’abbiamo dentro di noi, nasce con noi e vive dentro di noi, ma non viene presa in considerazione perché sull’argomento c’è una grande ignoranza.

Ma oggi stiamo andando verso l’acquisizione di una conoscenza che fa chiarezza e il CEU ha il merito di aver dimostrato scientificamente che tale morale è nell’Io Genetico di tutti gli uomini della Terra.

Questa è evoluzione. Quindi, come vedete, non posso essere pessimista perché andiamo a stimolare la Verità. Mettiamo i semi e aspettiamo che vengano fuori.

Se credete in qualcosa, realizzatelo voi, non aspettate che siano gli altri a realizzarlo, almeno in quello che voi potete realizzare.

Non costringete mai nessuno a chiedervi scusa, se no siete peggiori di coloro che vorreste costringere, dovete sempre favorire gli altri, aprirgli la strada; nessuno deve chiedere scusa perché se si sbaglia, lo si fa soltanto perché purtroppo certe forme di ingiustizia, di condizionamento sono state acquisite dall’ambiente in cui si vive.

 

Per cui, quando parlate a chi sbaglia, fategli vedere quello che pensate, fategli vedere anche qual è la sua strada per mantenere la sua dignità e non dover piegare la testa davanti a nessuno.

Combatti le azioni dell’uomo ma mai l’uomo.

Invece, la morale ti dice “sei immorale davanti alla collettività, davanti alla comunità”, quindi quella della morale è sempre una condanna, non vai in galera, non ti mettono le manette, ma può essere molto peggio per chi veramente vive in sé certi valori.

Questa è la morale.

Il cervello cerca le “sostanze” che gli vengono meno, ma noi normalmente lo costringiamo a integrare nel suo sistema metabolico, a volte, sostanze che lui non ha mai cercato. Prima subisce una modificazione di quello che è il suo metabolismo e poi ci fa la richiesta quando gli viene meno.

Quando diciamo che le informazioni vengono metabolizzate significa che quando entrano a far parte della nostra plasticità neuronale, il cervello poi le difende con tutti i mezzi che ha.

E dovete sempre tener conto di queste difese all’interno del cervello nel momento in cui andate a fare il contraddittorio con qualcuno. E quando lo fate, provocate volutamente in modo che venga fuori il dibattito che, poi, favorisce l’evoluzione del sistema.

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo dice che tutti gli uomini nascono uguali in dignità e diritti.

Questo l’ha intuito lo Spirito Umano. 

 

Se proprio vogliamo parlare ancora di morale, dobbiamo riferirci a una morale superiore, una morale sconosciuta ai moralisti.

A me personalmente dà fastidio pure il nome, se non visto nella sua accezione reale, cioè con il significato di costumi, abitudini. Ma i costumi e le abitudini non possono essere la morale per tutti.

La morale per tutti sarà una legge che rende giustizia a tutti,  ma le abitudini di una persona, il suo modo di pensare non possono essere quelli di un’altra; sicuramente il nostro modo di pensare sarà sempre e comunque diverso, ma se usassimo gli stessi strumenti per misurare la nostra logica, le nostre azioni, la nostra costruzione, ci intenderemmo sempre, perché nello scambio avremmo sempre arricchimento. Occorrono, dunque, strumenti di misurazione della realtà che siano univoci.

La morale è una parola che non ha senso in quanto viene sostituita dal concetto di giustizia, di giusto.

E proprio perché questo è ancora sconosciuto alle scienze, anche cosiddette umane, c’è bisogno di parlare di  morale, c’è bisogno di parlare di etica. Ma i Diritti Umani, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, integrano tutti questi aspetti relativistici dell’evoluzione, della coscienza umana.

I Diritti Umani integrano tutte le religioni esistenti nell’evoluzione umana.

I Diritti Umani integrano tutti i sistemi politici del mondo.

Sono la summa teologica dell’evoluzione culturale dei popoli.

Dire che tutti gli uomini nascono uguali in dignità e diritti è l’affermazione di un principio universale assoluto! 

 

Ma questo non è bastato per dare successivamente coscienza a tutti gli individui e per far sì che ognuno lo riconoscesse prima in sé, per poterlo poi riconoscere agli altri!

E’ questo che ha impedito la reale concretizzazione di questo Valore.

Ognuno pretende che prima di riconoscere agli altri qualcosa, si riceva tale riconoscimento dagli altri.

Si pretende, in genere, la punizione per chi sbaglia nei nostri confronti, perché l’altro è chi sbaglia per primo.

E’ rarissimo incontrare persone che, capaci di vedere gli errori altrui, aiutano l’altro nel correggersi o siano capaci di frasi come “ma guarda che tu stai compiendo un’azione che non è conforme a quel principio che tu stesso condividi …”;  di solito chi sbaglia viene penalizzato, si fa di tutto per renderlo inferiore davanti a tutti, perché ancora usiamo la legge animale del superiore e dell’inferiore.

Questo è un automatismo che viviamo nel cervello, non ne siamo coscienti noi, ma solo il  nostro cervello, che ci spinge a mettere in atto questo tipo di comportamento, in quanto chi ha ragione sull’altro merita una gratificazione oppure una negativizzazione se ha torto.

E la persona non accetta di essere negativizzata, perché il cervello nostro ci schiavizza, ci “risucchia” nelle sue azioni e nei suoi comportamenti.

Questo è il famoso diavolo di cui ho scritto in L’uomo fra santi e diavoli, è il diavolo che ci guida 24 ore su 24 quando noi non guidiamo il nostro cervello, le nostre azioni.

E questo è ciò che ci permette di dire che l’uomo e la donna in coscienza non ci sono ancora.

E quando non c’è coscienza si rimane ancorati al bisogno di morale, di etica, di leggi, di diritto, ci si ferma soltanto di fronte a quello che la maggioranza dice, in quanto la maggioranza ha il potere di schiacciare, di distruggere, di bloccare, di paralizzare, di limitare l’altro nella libertà di movimento.

Ecco perché esistono le imposizioni. Sfido chiunque di voi a comunicare con gli altri e a vedere che gli altri godono di voi e di quello che dite perché lo riconoscono giusto. Qui le cose vengono riconosciute in base ai poteri che la gente ha. E più questi cervelli sono potenti, più è difficile il lavoro da compiere. Ve ne accorgerete. signori psicoterapeuti, quando trovate certi “muri” davanti di energia e la vostra deve superare quella, in termini di astuzia, di capacità, di abilità. Voi davanti avete proprio i “muri”.

Ecco perché la morale, ecco perché l’etica, ecco perché la legge, ecco perché la coercizione, la pena, ecco perché tutte queste cose, perché l’emisfero sinistro non cerca la verità, vuole solo avere ragione! Ed è convinto che è così. 

 

Voi dovete dargli ragione assolutamente e placarlo, placarlo e poi portarlo verso un ragionamento di riflessione su un valore, non più sulla persona, su un valore. Perché finché toccate la persona, scattano le difese. E’ matematico.

Ed è giusto che ognuno di noi non paghi per le convinzioni che si ritrova nel cervello. Ma perché deve pagare?

La persona non è solo quella convinzione, è ben’altro, dentro.

Se riusciamo a stimolare tutte le altre parti viene fuori l’immensità di quest’essere.

Dietro un determinato tipo di comportamento da parte dell’altro, può esserci una pulsione così forte che non è riuscito a frenare, magari ha avuto l’ira, magari in quel momento stava chissà in quale stato e diciamo che è immorale?

Ha compiuto un atto, forse, che non doveva compiere, ma andiamo a vedere perché, vediamo di metterlo in condizione di scoprire egli stesso l’errore che ha commesso e come lo può evitare. Questa sarebbe una forma di cooperazione, di crescita e di evoluzione.

La colpevolizzazione e la penalizzazione non fanno crescere nessuno, permettono a quel cervello di riorganizzarsi meglio e di cercare di evitare di cadere in quella situazione in cui è caduto. Ecco perché le esperienze fanno crescere, perché fanno sviluppare la capacità poi di sfuggire sempre più e meglio a quelli che possono essere le negativizzazioni degli altri.

Ma che non si rinunci a sé stessi. C’è chi riesce anche a far rinunciare alla vita a certe persone. Vediamo i ragazzi che ricorrono alle droghe e questo perché quello stile di vita non dà loro quelle stimolazioni che gli permettono di sentirsi gratificati ad esistere, andare a scuola, studiare, capire, lavorare, non si sentono gratificati. Hanno dei modelli davanti, magari, relativi al divertimento, alle “grandi cose” e loro si sentono zero rispetto a tutto questo. E se vedono una via per poter perseguire quei modelli, si attivano.

Questo è il sistema in cui stiamo vivendo.

Ecco perché dobbiamo dare il giusto ed esatto valore al progetto che c’è in ogni essere umano e dare la possibilità a tutti, piano piano, di prenderne coscienza e di realizzarlo in sé stessi nel rapporto con gli altri.

Questa è la strada. 

 

I Diritti Umani non sono qualcosa da imparare a memoria, lo abbiamo già detto, ma sono Valori da scoprire dentro ciascuno di noi e se tu fai il professore devi farmeli scoprire, se no non sei professore di niente.

E così il giurista deve tener conto sempre di certi valori fondamentali che sono insiti nell’essere umano, solo per il fatto di essere nato. Se quelli vengono soffocati, la persona si ribella, butta per aria il sistema statuale. E questo è quello che è stato fino ad oggi.

Oggi ci stiamo evolvendo, abbiamo capito certe cose e  questa pseudocoscienza dettata dalla morale deve diventare coscienza, ciò che io scelgo, riconosco in me stesso e in tutti come potenziale innato; solo allora, senza colpevolizzare nessuno, cercherò di esprimere questo Valore e di dimostrarlo col mio esempio perché, senza l’esempio, la parola da sola non serve a niente; di contro, ci sono molte parole che vengono sentite ovunque cui non corrisponde una sostanza (quello che fanno molti che parlano proprio di morale).

E spesso abbiamo visto che l’immoralità viene proprio da coloro che vogliono e pretendono di imporre la morale a tutti.

Mentre, se noi non impariamo proprio niente di morale, e cerchiamo di educare, di educere i potenziali che sono già nei bambini, già nei ragazzi, negli adulti, negli anziani, nei vecchi, la situazione si ribalta. Ci sono sempre questi Valori, quindi o parlo all’anziano, o parlo al bambino, o parlo al vecchio, o parlo all’adulto, io devo ricordarmi che ci sono lì dentro quei potenziali!

Nell’anziano ci saranno più difficoltà perché ha un cervello più “arrugginito”, alterato nel metabolismo, avrà più sostanze tossiche accumulate nelle cellule, quindi ci sarà più difficoltà di lavoro, ma ci sono sempre.

E’ questo il senso della vita che ognuno di noi deve esprimere ogni qualvolta si avvicina a un’altra persona, sia come medico, sia come psicologo, sia come giurista, sia come uomo della strada, come chiunque.

O comprendiamo queste cose oppure non abbiamo capito niente.

Parliamo della morale, ma cosa mi importa di essa se poi non mi rende giustizia o non lo  riconosco come un valore utile alla persona, utile per la sua evoluzione?

La “morale” di Cristo era “chi è senza colpa scagli la prima pietra”, però vediamo che tutti esprimono giudizi sul comportamento degli altri, un giudizio e una sentenza.

Questa non è la morale di Cristo. Però coloro che la esprimono continuano a dire che  rappresentano Cristo ed è per questo che ci sono tutte le scissioni che vedete, anche all’interno delle stesse religioni.

Quindi, la morale, la parola morale a noi non dice più nulla. 

 

Ci dice, invece,  “non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te” e “chi è senza colpa scagli la prima pietra”: questa è la mia morale.

Che è anche quella di Cristo.

Io, quindi, la condivido.

Però, chiunque la violi, non può parlare di morale. 

 

La vera morale deve essere universale e allora si chiama Diritti Umani.

Perché io ho messo insieme morale e Diritti Umani?

Per farvi fare il passaggio dall’una agli altri, solo per questo.

Non ha senso più parlare di morale, quanto ha senso parlare di Diritti Umani, universali.

Ma la morale è un modello. E’ stata un’esigenza evolutiva creare un valore che andasse oltre la pena se tu violavi quelle regole, quindi il “valore” che ti veniva posto come un indicatore, come dire “tu non vai in galera, però sei additato come uno che ha violato delle regole sociali, delle consuetudini”, se sono consuetudini.

In alcuni momenti storici, ad esempio al tempo del fascismo o al tempo di altri sistemi dittatoriali, la morale è stata veramente forte e impositiva. Chi, in quei contesti, non faceva parte del potere e faceva qualcosa di immorale, qualcosa che non faceva parte delle consuetudini, veniva additato come colui il quale commetteva ciò che era immorale. Anche questo era in un sistema dittatoriale, perché la morale non dovrebbe mai essere un giudizio sulla persona, ma dovrebbe portare semmai ad una riflessione su un valore, in cui la persona dovrebbe essere in qualche modo salvaguardata rispetto a ciò che compie.

Ma, per ora, siamo lontano da tutto questo.

Si considerano le scienze cosiddette morali, come le scienze giuridiche, le scienze filosofiche, le scienze psicologiche, contrapposte, badate bene, contrapposte alle scienze fisiche e matematiche. Ossia, le scienze fisiche e matematiche sono immorali …

Per me è immorale quella “scienza” che produce inquinamento.

Per me è immorale quella “scienza” che produce effetti collaterali negativi.

Per me è immorale tutto ciò che minaccia la vita della gente.

Per me è immorale tutto ciò che viola i principi di convivenza universale e di rispetto di tutti.

Per me è immorale un’equazione (di secondo grado) perché dicendo “si” e “no”, permette tutto e il contrario di tutto.

Se rapportiamo questa modalità di ragionamento all’evoluzione umana, come si fa a dire, considerando che ognuno di noi è un progetto che deve realizzarsi nel tempo e nello spazio, che l’essere umano può o non può andare avanti? Io posso dire che posso evolvermi, da una parte, e che dall’altra parte non posso evolvermi: per la mia coscienza questo concetto che significato può avere?

Se per la vita non è adatta, perché devo usare la matematica?

Quando tratto con una persona sto svolgendo un’operazione importante che può essere messa in termini matematici, se la matematica è uno strumento utile all’uomo per la sua vita e per la sua evoluzione.

Il ragionamento è matematica, deve essere matematica. Le vibrazioni non sono  matematica, lo stato emotivo, emozionale, affettivo, possono espandersi un tutto l’Universo, però devono nascere da una base matematica della nostra vita!

Altrimenti ci perdiamo tutti.

Il mio ragionamento sull’atomo e sul numero di elettroni che ruotano intorno non mi deve limitare nelle vibrazioni che io posso avere.

Io devo sapere che ruotano, non devo dimostrare che stanno esattamente in quel punto che ha spinto Heisenberg a inventare il principio di indeterminazione!

Anche perché con quel principio stiamo regolando tutta la nostra conoscenza!

Proprio quello ci ha portati a usare le equazioni di secondo grado.

A me non sta bene ragionare in questi termini, non sono abituato, come scienziato, a dire che una determinata cosa può essere qui e può essere da un’altra parte.

Il concetto di fisiologia non può sottostare a questo tipo di principio ipotetico, perché allora non è fisiologia.

Il concetto di fisiologia deve descrivere la dinamica di una funzione.

Quella è fisiologia.

Deve descrivere la dinamica di una funzione che io, o me la figuro nella mia mente, o la osservo, posso vedere che funziona esattamente.

Quella è fisiologia. 

 

C’è una gran confusione ancora, in questo senso, nelle scienze cosiddette biologiche. Le ipotesi vengono prese come fisiologia, l’anatomia viene presa come fisiologia, la patologia viene presa come fisiologia, il fisiologo viene emarginato come colui che non è medico, perché è considerato medico il patologo, e non il fisiologo.

E queste concezioni fanno sì che ancora oggi si rimanga al paleolitico di una vera scienza.

Io sono fisiologo quindi capisco il fisiologo quando parla di sostanze che già sono state studiate, capite dalla fisiologia, che ha scoperto che svolgono certe funzioni, e chi ha studiato e studia lo sa.

E’ chiaro che chi è abituato a lavorare sul campo soltanto con i protocolli non ne sa nulla, però poi quello che sta sul campo con i protocolli si permette di criticare chi, invece, spende la propria vita per studiare.

Questo non deve esistere, non deve esistere questo perché è proprio il tradimento più grande verso la conoscenza o verso la ricerca di conoscenza!

E, visto che stiamo parlando di morale,  è immorale tradire la ricerca di conoscenza!

Il discorso della morale deve essere inglobato e integrato in quelli che sono Valori Universali, che tutti noi riconosciamo.

E’ già sufficiente questo per indurci tutti  a cercare quella scienza, quella metodologia per attuare, realizzare, concretizzare questi Valori all’interno della coscienza di qualsiasi uomo nasca su questo Pianeta.

Non c’è più bisogno di parlare di morale, di etica, qui bisogna modificare i corsi universitari, create un esame di “deontologia” sulla base dei Diritti Umani e verificate che ognuno, prima di accedere all’Università, agli studi superiori, di conoscenze superiori, abbia già tutte le caratteristiche di sviluppo mentale e comportamentale che gli permettano di accedere a una conoscenza che va oltre.

Questa dovrebbe essere l’Università.

L’Università dovrebbe garantire le basi umane di chiunque acquisisca un titolo di dottore.

Ma qui, addirittura, le scienze umane si contrappongono alle scienze morali …

le discipline scientifiche si contrappongono alle scienze giuridiche …

Ma le discipline scientifiche non servono forse per dare conoscenze all’uomo?

E le conoscenze non dovrebbero favorire l’evoluzione dell’uomo?

Quindi, dovremmo produrre una scienza che sia nemica dell’uomo?

Se la morale è amica dell’uomo, perché queste scienze dovrebbero essere contro l’uomo?

Solo noi possiamo farle diventare e utilizzarle contro l’uomo, noi uomini.

Ma se noi uomini abbiamo questa base morale, come possiamo poi produrre una conoscenza contro l’uomo?

Provate a pensare quali contraddizioni si celano in questo sistema umano e sociale.

Ma io non posso colpevolizzare nessuno perché, l’ho scritto, si tratta “solo” di un meraviglioso progetto che si sta realizzando nel tempo e nello spazio e i millenni di Storia altro non hanno fatto che cercare di realizzare questo progetto che non si è ancora realizzato.

Si realizzerà nel terzo millennio, con l’alfabetizzazione dei Diritti dell’Uomo.

Chiunque osi dare sentenze bisogna dimostrare che non ha capito proprio nulla, altrimenti dica quello che pensa senza dare sentenze o giudizi sull’uomo.

L’uomo non può essere giudicato, perché non c’è nessun uomo sul Pianeta Terra che possa giudicare un altro uomo, in quanto è uomo quanto un altro; può dire cosa ha capito e quanto è utile ciò che ha capito per sé stesso e per gli altri.

Se fa questo, va bene.

Altrimenti stia zitto.

E allora questo ci permetterà di risanare, forse, e di far evolvere velocemente il sistema. 

 

Ma ognuno diventi forte di questa conoscenza, altrimenti con la morale, con l’etica e con altre forme di potere, si continua a “schiacciare” sempre, come è avvenuto a volte,  gente meravigliosa.

E questo può accadere anche con la scienza.

In nome di una scienza, che non si sa bene che tipo di scienza è, si attaccano le persona che magari sono i veri ricercatori.

In nome di una morale si uccidono le persone e non si sa bene che cos’è questa morale.

In nome delle religioni si fanno le guerre e si uccidono le persone e si combattono  e poi si predica il valore della persona in tutto il mondo, in tutto l’Universo.

Ma l’essere umano chi è?

Se è questo progetto divino, ma lo vogliamo amare e rispettare, vogliamo vedere nel bambino questa immensità, la vogliamo accendere questa energia e consentirgli il piacere di sentirsi nato e cominciare a vivere la propria esistenza guidandolo e favorendolo in questo sviluppo, dimostrandogli con il nostro esempio che è meraviglioso vivere?

Questa è la scienza, morale e giusta, è la scienza dei Diritti Umani.

E’ quella di cui vi sto parlando, una scienza che noi stiamo cercando di rendere più scientifica possibile, in modo da impedire ai furbi di manipolare anche questa e di disattendere ancora una volta ciò che è giusto e che è vero.

Quindi, psicologia, medicina, scienze giuridiche, tutte le scienze di questo Pianeta devono favorire questa presa di coscienza, devono favorire l’umanità.

Nessuna scienza può essere utile su questo Pianeta se non favorisce l’evoluzione umana.

Questo è il nostro credo fondamentale, che dovrà essere il credo di chiunque ha un po’ di buonsenso o di chiunque si senta un essere umano.

Qualsiasi danno viene arrecato in Cina, in Africa, viene arrecato a noi qua, mettetevelo in testa tutti.

Qualsiasi danno si fa alla Natura, qualsiasi danno si fa alle persone, quel danno ricade su tutti noi, nessuno escluso, prima su chi lo fa e poi su tutti gli altri.

I nostri studi relativi all’origine genetica dei valori umani di base risalgono agli anni ottanta e si sono  sviluppati secondo una logica che provo qui brevemente a ripercorrere.

Abbiamo visto che tutti gli esseri umani del Pianeta hanno 46 cromosomi, abbiamo cercato di vedere quelle che sono le espressioni geniche di questi cromosomi, l’espressione del fenotipo; abbiamo visto i diversi fenotipi che, in effetti, non si negano l’uno con l’altro;

abbiamo visto una ricorrenza continua di comportamenti fenotipici in tutte le persone del mondo che poi non si negano l’uno con l’altro ma si confermano, semmai;

abbiamo inoltre visto, dal punto di vista dell’evoluzione psicologica, che i vari popoli hanno ricercato attraverso pulsioni precise quelli che sono i Valori che tutti poi di fatto ricerchiamo, questi Valori legati ai principi di Libertà, di Giustizia, di Amore, quelli che abbiamo codificato e che voi avete visto;

siamo andati a verificare se poi queste pulsioni si verificano veramente in tutti i popoli o se mai c’è stato qualche popolo che li ha negati nel loro sviluppo.

E qualsiasi forma di cultura sia venuta fuori o qualsiasi forma di morale o qualsiasi forma di comportamento o qualsiasi forma di politica non ha mai negato queste pulsioni alla base, alle radici.

Abbiamo parlato di multidisciplinarietà e di integrazione, quindi abbiamo visto tutto questo da un punto di vista antropologico, biologico, genetico, fisiologico, fisico, chimico e così via. Nessuna delle varie espressioni geniche fenotipiche e genetiche contraddice l’altra e la logica di tutto questo non contraddice nessuna di queste.

Abbiamo potuto verificare il concetto di giustizia, intanto, come principio di conservazione del proprio equilibrio genetico, fisico, biologico, quindi un concetto di giustizia legato proprio a principi fisici.

Quindi, abbiamo visto, all’interno del sistema cerebrale, i vari sistemi di difesa (come, ad esempio, il sistema reticolare)  legati al meccanismo di difesa di ciò che è in memoria, attraverso strumenti quali l’attenzione, la vigilanza, la reazione;

e abbiamo visto che tali difese, poi, di fatto, le ritroviamo sia in tutti gli esseri umani che nel mondo animale, dove sono presenti fin dalla nascita.

Infatti, dovremmo liberare il bambino da questi istinti che continuamente esprime, “liberare” nel senso che dovremmo far cadere sotto la sua coscienza ogni sua pulsione, quindi dovrebbe verificarsi un processo di sviluppo graduale nel bambino, affinché possa capire questi meccanismi e così gestire le sue pulsioni invece che essere noi a soffocargliele, come normalmente accade ogni volta che noi adulti diamo loro istruzioni.

Quando al bambino gli si dice come si deve fare, noi che facciamo? Sostituiamo la spinta, la pulsione che lui ha a combattere, a lottare per l’affermazione di quel suo spazio, di quella sua libertà, e gli diciamo “non lottare”, “non combattere” e “fai così”.

E questo crea una condizione di condizionamento perché va a limitare l’espressione del bambino.

Siamo andati a studiare, in base alle conoscenze neuropsicofisiologiche sulla fisiologia del cervello, le varie pulsioni, abbiamo visto come si sviluppa il comportamento, abbiamo visto un po’ tutte le razze, abbiamo visto le varie teorie che si sono sviluppate sulle razze, sulle differenze tra le razze, sull’intelligenza, sui processi di sviluppo comportamentale e abbiamo visto che fondamentalmente c’era un errore di fondo nell’interpretazione che veniva fatta.

L’errore ricorrente che veniva fatto era quello di creare sempre un modello di interpretazione, che non era mai l’osservazione, ma era sempre una interpretazione deduttiva a posteriori, cioè una deduzione per cui quando andavamo noi a rifare l’esperimento oppure a vedere come avevano interpretato e osservato, noi vedevamo che le conclusioni erano sbagliate, sulla  base dei limiti deduttivi relativi all’interpretazione delle loro stesse teorie.

E quindi siamo andati ad integrare sempre quell’aspetto osservativo che era stato utilizzato da Freud, da Jung e da altri a quello fisiologico e che riconoscevamo poi in tutte le razze, in tutti i popoli; quindi una psicologia non più germanica, americana, freudiana, junghiana, ma una psicologia che derivava poi dalle funzioni fisiologiche che troviamo nelle varie razze, nelle varie culture, nei vari comportamenti.

E in questo caso l’antropologia è stata importante, la psicologia trans - culturale è stata importante, perché hanno permesso di ritrovare sempre dei punti di riferimento nelle varie  forme di sviluppo comportamentale.

Abbiamo visto poi che questo programma genetico pulsa all’interno di ogni bambino, abbiamo verificato ed integrato tutte le varie ricerche di Pavlov, di Lurija, di Sperry; sono lavori, questi, fondamentali perché danno delle chiavi importanti.

Per esempio, il discorso relativo all’associazione dello stimolo al campanellino  è una cosa importantissima, immensa, che ti fa capire come una funzione fisiologica può essere attivata non più da uno stimolo fisiologico ma da un’altro stimolo che si sostituisce nel cervello allo stimolo fisiologico su base esperienziale.

Quindi, tornando ai nostri studi,  abbiamo ricercato gli elementi ricorrenti in tutte le razze, in tutti i popoli, in tutti gli uomini e abbiamo potuto verificare la bellezza, l’immensità del progetto cromosomico che è racchiuso nel bambino;

e abbiamo visto e verificato che queste pulsioni ci sono in tutti i bambini del mondo, così come abbiamo potuto verificare che il carattere, il comportamento, l’intelligenza, la creatività non sono genetici ma si sviluppano tutti successivamente.

Le pulsioni sono genetiche, le pulsioni di Giustizia, di Libertà, di ricerca di gratificazione sono genetiche e sono in tutti i bambini del mondo e sono negli animali e sono in qualsiasi sistema fisico biologico e vanno successivamente ad integrarsi o a modificarsi in funzione di quelle che sono le esigenze dell’ambiente, psicologico e biologico (e, ve lo ricordo, non c’è differenza tra i due aspetti, perché l’informazione, come abbiamo detto, fisica, psicologica diventa sempre e comunque una funzione fisiologica, biologica all’interno dell’organismo e va a modulare il sistema fisico).

Quindi, abbiamo visto tutti gli elementi ricorrenti, ricondotti sempre a queste pulsioni di base, abbiamo visto tutte le varie teorie e i vari studi e le varie ricerche che venivano fatte nei vari campi e abbiamo potuto constatare sempre che ognuna di queste confermava l’universalità di queste pulsioni.

E abbiamo visto come questo Io Genetico, questo programma genetico che dà vita alla persona e che continua a pulsare, rimane fisiologico per tutta la vita, ma viene modificato solo e soltanto da tutti quei condizionamenti che ti danno prima i genitori, i quali ti trasmettono, ti inibiscono, ti attivano e ti modificano in quello che poi è il soddisfacimento di questi bisogni che pulsano dentro il bambino.

E lì c’è già una chiave, che è legata ai genitori, al tipo di cultura, al tipo di evoluzione, al tipo di società e quelle sono tutte variabili culturali che stabiliscono come quel bambino africano deve agire diversamente da te e dagli altri o da te africano, o da te cinese, o da te arabo.

Ma se quel bambino appena nato viene trasferito altrove, crescerà esattamente come quell’ambiente lo stimolerà.

Quindi, potete capire che questo progetto che nasce ha bisogno però, per svilupparsi, di una cultura e quindi di stimolazioni che lo aiutino a venir fuori e ad esprimersi e non ad inibirlo, condizionarlo, squilibrarlo, lateralizzarlo.

I processi di lateralizzazione dovrebbero essere soltanto relativi all’organizzazione funzionale del cervello da consegnare poi a sette, dieci anni al bambino.

Vedete bene, seguite bene queste lezioni, tutto quello che vi spiegano con la pedagogia, con Piaget, con Claparede e con tutti gli altri, perché vi spiegano proprio come si sviluppa il comportamento e vedrete come questo discorso si comprenderà perfettamente.

Tanti avevano intuito queste cose, anche Claparede lo aveva intuito integrando l’aspetto biologico a quello fisiologico. Lui stesso aveva colto che la vita dovrebbe essere un continuum e non dovrebbe avere una fase discendente.

L’uomo non deve avere una fase discendente, perché il corpo ha il suo ciclo biologico, ma lo sviluppo della coscienza deve continuare ad andare avanti e non discendere.

Solo rispetto ai bioritmi si determina una fase discendente, tenendo conto però che tutto si sviluppa armonicamente se l’ambiente ci rispetta, se noi rispettiamo noi stessi, e se tutto fosse così potremmo vivere 120 anni tranquillamente. Perché, geneticamente, siamo programmati per vivere 120 anni. Quindi si tratta soltanto di dare il giusto equilibrio alle nostre funzioni che ubbidiscono a bioritmi stabiliti dalla nostra fisiologia.

Dimostrare con il metodo scientifico che l’acqua è calda o fredda non credo che serva e spesso vediamo esperimenti di questo tipo: cose ovvie che devono essere dimostrate scientificamente.

Ma che scienza è questa?

 Che scienza è?

Quando parliamo di conoscenza delle funzioni superiori del cervello umano, della funzione di una cellula, della fisiologia di un ormone che deve interagire con il suo recettore, ma che c’entra questo tipo di scienza?

Ci rivolgiamo alla statistica pure per vedere se uno stimolo interagisce o non interagisce con quel recettore? Quello stimolo deve interagire con quel recettore, altrimenti viene meno la funzione della cellula. E’ la Logica della Natura che ce lo dice.

Questi sono discorsi tutti da sviluppare e da capire e da portare avanti. Soltanto che ci vuole una mente capace di integrare le varie informazioni e di avere chiaro l’obiettivo, se c’è l’obiettivo da raggiungere è facile mantenere la mente aperta, se manca l’obiettivo la mente va “a spasso”, ogni cosa è interessante, ogni cosa ti può portare in tutte le direzioni.

Desidero ricordiate che il progetto di cui parlo, questo stupendo e meraviglioso progetto che c’è nell’uomo, può essere soffocato fin dalla nascita e creare un autentico mostro nell’uomo, che può essere indotto a diventare il peggiore dei mostri esistenti, basta cominciare a torturarlo o a seviziarlo fin da piccolino e lui svilupperà soltanto una carica di odio, di rancore esplosiva dietro di lui man mano che cresce.

E, a quel punto, riuscirà a sopravvivere soltanto attraverso il riproporre ciò che ha subìto, perché in tale situazione l’essere umano subisce un’inevitabile processo di lateralizzazione, necessariamente si chiude e, altrettanto necessariamente, fa vivere in sé solo quelle ferite che bruciano, che pulsano dentro quel cervello, arrivando ad odiare tutto e tutti al punto tale che dentro si diventa feroci e si impara, però, a non farsi scoprire dagli altri, si impara magari a creare una filosofia con un certo tipo di persone e di questi mostri ne abbiamo avuti tanti e ce ne sono tanti, gente che è capace veramente di fare cose  atroci; e questo perché si creano dei veri e propri compartimenti stagni nelle funzioni del cervello.

Sappiatelo: si creano proprio delle funzioni a compartimento stagno.

Un’idea acquisita nel cervello può “accecare” al punto tale da far commettere qualsiasi cosa che il momento dopo, quando ci si riapre agli altri distretti del cervello, lascia attonita la persona per ciò che ha commesso.

Comprendete le polarizzazioni funzionali del cervello attivate da stimoli esterni, dove non si gestiscono più le proprie funzioni.

Quello che è importante è essere sempre padroni del cervello, di ciò che la nostra bocca o le nostre mani o il nostro corpo fanno, decidere sempre noi, filtrare sempre ogni cosa che vogliamo fare o dire attraverso una motivazione che noi dobbiamo riconoscere giusta, solo così non ci perderemo mai e non andremo mai al di fuori di quei Diritti Umani di cui si parlava prima.

In sintesi, il concetto di morale viene superato grandemente dalla Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo, in quanto riconoscimento aprioristico all’uomo, all’ideale dell’uomo, al progetto dell’uomo, al di là di qualsiasi forma di comportamento umano e al di là di qualsiasi momento storico vissuto dall’umanità.

Sono andato a battermi nei congressi mondiali, dell’ONU e di qualsiasi altra organizzazione internazionale, per dimostrare l’universalità di questo progetto e per affermare che qualsiasi modificazione o alterazione del comportamento umano avviene dopo la nascita, sempre in funzione di un ambiente che non favorisce l’essere nella realizzazione del suo progetto.

Ma se creiamo le condizioni necessarie a favorire l’espressione dell’uomo, esprimendo tali valori l’uomo può diventare saggio a dieci anni e può dialogare e scambiare con la saggezza di tutti gli altri. 

 

Quindi, la cultura dei Diritti Umani favorirà certo la nascita di un’umanità in cui gli esseri veramente potranno gestire sé stessi.

Finché la persona non gestisce sé stessa non è nata.

Ricordate, e concludo, che l’uomo nasce biologicamente e diventa figlio del caos che gli arriva nel cervello, il quale lo spinge a crescere e ad andare avanti.

Lui nasce veramente, concretamente, nel momento in cui nasce l’Io Cosciente, ossia nel momento in cui egli si riconosce in una coscienza che ha dei Valori Universali.

Io riconosco in me stesso me stesso e quindi, allo stesso tempo, riconosco in me la (mia) dignità di me stesso che riconosco a tutti gli esseri umani della Terra.

Quello è il momento della nascita dell’uomo cosciente.

Scrivetevelo bene, ditelo a tutti:

 finché la persona non dà valore a sé stessa, a sé stessa in tutto l’arco della sua vita, in ciò che può realizzare, vivere, essere,

finché non dà valore alla sua dignità come valore della propria esistenza, non è nata.

Il compito vostro è quello di farla nascere.

Proseguiamo.