dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

Uno studio integrato della nutrizione, e dei processi ad essa collegati, parte dalla conoscenza della fisiologia umana.

La fisiologia, sostanzialmente, deve spiegare le leggi che regolano la vita di un organismo all’interno del dinamismo della Natura, poiché è la Natura, con la sua intelligenza, che ha dato vita a noi e alla vita stessa sul nostro pianeta. Studiare un organismo in modo fine a sé stesso, infatti, ha poco significato se non lo si colloca all’interno del sistema dinamico di cui fa parte e non si identifica lo scopo per cui esiste.

E’ fatto risaputo che le diete spesso non hanno tanto successo perché 1) non si comunica con la persona, 2) non si cerca di capire quanto la persona ha consapevolezza e coscienza di quella che dovrebbe essere la gestione del proprio corpo, della propria vita e di tutto quello che le occorre per mantenersi sana e vivere il giusto equilibrio con sé stessa.

 

Abbiamo creato modelli di atomi, modelli chimici, biologici; abbiamo creato infiniti modelli e in molti casi abbiamo visto che tali modelli non corrispondono alla realtà; questo inevitabilmente rappresenta un ostacolo per il medico, lo psichiatra, lo psicologo, ecc, proprio perché i modelli molto razionali, perfetti nella loro costruzione matematica astratta, quando vengono successivamente applicati sull’essere umano non coincidono con la realtà. Ovvero la realtà sembra “disubbidire” ai nostri modelli!

E’ inutile creare farmaci o impostare delle diete se queste poi non si calano sul biotipo, sulla realtà che è sempre diversa in ogni essere umano. 

L’unicità di ogni essere umano va compresa bene: infatti, il dietologo nel momento in cui ha un individuo davanti non dovrebbe valutare solo gli aspetti quantitativi degli elementi necessari al mantenimento dell’omeostasi organica, ma deve cercare, ad esempio, anche di identificare la storia di questa persona, per verificare quanto è in grado di gestire sé stesso.

Questo sarebbe infatti fondamentale poter creare una dieta appropriata alla capacità individuale di gestione del proprio peso corporeo e, in generale, della propria salute.

Purtroppo la scienza si è occupata poco di quello che è l’aspetto essenziale dell’uomo, ovvero della coscienza dell’uomo.

L’individuo nasce, cresce, si sviluppa ma di questa coscienza non se ne occupa nessuno: così ingrassare o dimagrire dipenderà da mode di varia natura o da impulsi che dovrebbero essere controllati dall’essere umano. Per tali motivi si ricorre necessariamente a professionisti che si devono sostituire all’individuo nel fare un lavoro che lui non ha fatto.

Quale successo ha il nutrizionista o il dietologo se la persona non prende coscienza di come gestire il proprio rapporto col cibo e allo stesso tempo con la vita, non comprende il perché si deve dimagrire? O il perché si deve aumentare di peso, indipendentemente dall’aspetto fisico esterno gradevole e che corrisponde ai canoni sociali di bellezza?

La prima cosa che il dietologo dovrà fare è accertarsi qual è lo stato psicologico della persona nel momento in cui si presenta, e capire profondamente il livello di volitività, di coscienza o di consapevolezza che questa persona può avere nell’affrontare una dieta o una terapia necessaria per recuperare i suoi squilibri.

Il discorso fondamentale della fisiologia non può basarsi esclusivamente sui quantitativi necessari all’organismo per mantenersi sano, ma deve considerare principalmente la capacità dell’individuo di gestire il proprio rapporto col cibo e con sé stesso: per tale motivo è necessario comprendere come l’individuo sviluppa coscienza, capire profondamente come impara a gestire la sua vita giorno per giorno nel suo habitat, nell’arco dello spazio e del tempo.

 

Per tali motivi si deve parlare sempre di fisiologia, ma intesa non soltanto come fisiologia del metabolismo cellulare, ormonale, ecc; si parla di fisiologia dell’intero essere umano, visto che ogni essere umano è una unità dinamica e integrata. Noi, perché la vogliamo disintegrare?

Chiunque di voi voglia approcciare l’essere umano, aiutarlo veramente e favorirlo nel suo percorso esistenziale è necessario che lo conosca, altrimenti come può aiutare e guidare l’individuo nel soddisfacimento di quelle che possono essere le sue esigenze reali, fisiologiche senza favorire le esigenze patologiche che spesso le persone vogliono soddisfare?

Come si distingue una richiesta condizionata o indotta da una società ignorante (nel senso che ignora) rispetto a quella che è una reale esigenza di quell’organismo?

Come si può convincere una persona anoressica che sta dimagrendo troppo e che rischia la vita?

La clinica insegna quanto sia inutile dirle di mangiare, poiché il problema giace nel pensiero che la obbliga a non poter mangiare e a vedere una realtà condizionata e non più obiettiva.

Ecco perché è inscindibile dalla professione di dietologo imparare a comunicare con la persona e comprendere come si sviluppano questi comportamenti che portano a gravi disturbi dell’alimentazione, della nutrizione e della personalità.

L’origine di questi problemi è sempre all’interno del cervello e non risiede nelle abitudini alimentari sbagliate che, invece, trovano la loro origine nella insufficiente o mancante educazione alimentare sia nell’ambiente scolastico che familiare.

Il cervello non è solo sede dell’anima, ma la “centralina” di tutti i messaggi che il corpo invia continuamente e costantemente come segnali. Dentro al nostro cervello arrivano segnali da tutte le parti del corpo che nella maggior parte dei casi noi non percepiamo più perché una marea di condizionamenti ci impediscono di percepirli obiettivamente; se noi fossimo in grado di percepire tutti i segnali che il corpo ci invia e rispondessimo ad essi fisiologicamente nessuno avrebbe bisogno del dietologo, e spesso neanche del medico, poiché sarebbe semplice trovare soluzioni per risanare, riequilibrare situazioni che si sono squilibrate.

Ecco perché occorre educare e indirizzare il paziente: prima di dargli una dieta bisogna spiegargli le motivazioni per cui è diventato, ad esempio, obeso.

Riuscire a far comprendere all’individuo le motivazioni per cui si trova in quella situazione, le cause della alterazione o dei disturbi alimentari, è garanzia di successo della dieta proposta, altrimenti destinata all’insuccesso.

Quanta informazione obiettiva c’è quotidianamente sulla nutrizione? Ogni giorno esce fuori una nuova moda o una nuova teoria, quella teoria che risolve tutto, quella che cura con i punti, quella che cura con l’eliminazione di tutti i carboidrati, o quella che cura con l’eliminazione di altre sostanze: tutte terapie che hanno spesso un fondamento anche valido, ma che non tengono conto della necessità che la persona si convinca di agire in un determinato modo per il proprio benessere, non per essere un modello o seguire la moda.

Infatti, indipendentemente dalla valutazione quantitativa degli elementi necessari all’organismo e non, bisogna tenere conto dei condizionamenti umani che ostacolano la percezione obiettiva, ad esempio, dello stato di salute o dell’immagine corporea.

Noi tutti, fin dalla nascita, nell’ambiente in cui viviamo riceviamo molti condizionamenti dalla nostra famiglia, dalla scuola, dalla società che producono una serie di stimoli capaci di attivare funzioni fisiologiche che naturalmente non ci apparterrebbero.

Cosa ha a che vedere il campanello usato da Pavlov con il cibo e la salivazione del cane come risposta condizionata? Questa associazione accade regolarmente perché a volte noi attiviamo funzioni fisiologiche con stimoli che non hanno niente a che vedere con la nostra fisiologia.

Il condizionamento si instaura nell’infanzia, quando ad un dato sapore viene associato piacere: da quel momento, in risposta a quel dato alimento, ci sarà una risposta condizionata che produce dipendenza e inoltre abolisce la possibilità di essere valutata obiettivamente. La manipolazione degli alimenti inoltre determina la ricerca non più dell’alimento naturale in base alle proprie esigenze, ma del sapore che produce più piacere.

Questo sistema educativo, che più che altro condiziona ed istruisce e non “ex – duce” (cioè tira fuori) niente dal cervello del bambino, è attuato in tutti gli ambiti dove alla propria originalità e al proprio pensiero il bambino deve sostituire quello che si deve dire e quello che è normale fare. Non c’è corrispondenza tra la forma e la sostanza obiettiva: il condizionamento decide la risposta dell’individuo a un dato stimolo, che sia una frase, un comportamento, un cibo, ecc.

Il “campanellino di Pavlov”, prodotto dalle informazioni condizionanti che raggiungono il cervello del bambino sin dalla nascita, costruisce percorsi obbligati alle nostre valutazioni e scelte, ma obbligati da associazioni mentali automatiche e “inconsce” non scelte da noi stessi bensì da altri. Tale meccanismo da un punto di vista neuropsicofisiologico si presenta come una modificazione, ad esempio, della percezione obiettiva del senso di fame e di sazietà da parte della corteccia cerebrale, che può interferire con i centri ipotalamici, così come con le altre strutture cerebrali, e potenziare o inibire lo stimolo originario. 

Il nutrizionista rischia spesso di sostituire un condizionamento, invece che con una educazione alimentare motivata e corretta, con un altro condizionamento. Per tale ragione è necessario comprendere bene il concetto che sottende alla richiesta di dimagrire o di ingrassare.

Per quale ragione si dovrebbe mantenere il corpo nel giusto peso? Per permettergli di funzionare bene, perché sia in ottima salute per essere usato e non per mantenerlo adeguato ai parametri di bellezza. Questa sembra una frase estremamente semplice, ma cela un concetto molto importante e cioè la possibilità di gestire il proprio corpo e non di esserne gestiti, di essere obiettivi nei confronti del proprio corpo e non dare interpretazione ai sintomi che non sono più associati alla realtà.

Il corpo dovrebbe assumere importanza come strumento per percepire il mondo, per arricchirsi continuamente di valori, di informazioni finalizzate allo sviluppo della coscienza; per far sì che il corpo funzioni bene è necessario che l’individuo domini il suo corpo, con il cervello, con il proprio IO: i lobi frontali permettono di comandare ogni funzione in maniera diretta o indiretta sia nella percezione di tutti i segnali del corpo che nell’invio di segnali dal cervello al soma.

Se però l’individuo utilizza il proprio cervello senza la consapevolezza di esserne il “proprietario”, lasciando campo libero a meccanismi automatici di percezione, elaborazione e risposta agli stimoli, questo vorrà dire che i condizionamenti, gli stimoli evocheranno delle risposte comportamentali automatiche anch’esse.

La persona non esiste come persona cosciente, esistono invece i condizionamenti che rispondono agli stimoli dalla mattina alla sera provocando desideri, piaceri, dispiaceri, senza la partecipazione attiva dell’individuo.

E’ il cervello che compie tutte queste funzioni da solo: i disturbi dell’alimentazione nascono proprio da questa situazione caotica che ognuno vive nel proprio cervello.

Evitando di riempire i cervelli di nozioni, di pseudoconoscenze che molto si discostano dalla realtà, è sufficiente comprendere che il corpo funziona bene nel momento in cui viene gestito bene, ma per fare questo bisogna rispettare quelle che sono le leggi di Natura.

Il corpo umano infatti, come è ben noto a tutti, ubbidisce alle leggi di Natura, e non ubbidisce a noi: se noi violiamo queste leggi paghiamo un prezzo, come fosse una pena paragonabile a quella prevista dalle leggi dello Stato. Anche le leggi di Natura prevedono una sanzione che serve per scoprire che esistono le leggi di Natura stesse e che vengono violate troppo spesso.

La maggior parte delle allergie, delle intolleranze provengono dall’ignoranza dell’uomo che le sta provocando attraverso la manipolazione chimica, fisica dell’ambiente e, addirittura, attraverso la manipolazione genetica: la non conoscenza del linguaggio della Natura, il non riconoscere alla Natura una sua intelligenza ci porta a violare quelle che sono le leggi di Natura, cosa per la quale paghiamo tutti, nessuno escluso.

Le alterazioni organiche hanno innanzitutto una causa fondamentale nella non conoscenza di come ognuno dovrebbe gestire il proprio corpo all’interno di queste leggi fisiche: sono infatti le leggi fisiche che spiegano la Natura e per tale motivo non si può parlare di nutrizione senza conoscere “l’anima degli atomi”. 

Anche gli elementi atomici ubbidiscono a queste leggi, e il linguaggio della Natura è quello che noi studiamo con la chimica, la fisica, la biologia molecolare, è quello che scopriamo relativamente alle modalità con le quali questi elementi si legano e si uniscono fra di loro, interferiscono fra di loro, producono il metabolismo.

Il metabolismo di una cellula è qualcosa di molto intelligente e può essere considerato come una tecnologia avanzatissima. La tecnologia non è solo quella che produciamo noi, la cellula è un elemento tecnologico e ubbidisce a principi fisici dotati di grande intelligenza: lo dimostrano le funzioni che assolve, la sua incredibile capacità di adattamento e di plasticità funzionale alle varie situazioni, come per esempio la risposta metabolica cellulare alle variazioni fisiche.

Alla Natura va riconosciuta questa intelligenza, e non deve essere violata, anzi, è necessario elaborare delle diete o delle terapie atte a favorirla; al contrario, se non la conosciamo rischiamo di violare anche noi quelle leggi producendo più effetti dannosi che fisiologici.

Qualsiasi tipo di dieta, qualsiasi tipo di intervento nutrizionale o psicologico dovrebbe sempre favorire il recupero psicofisico della persona. Non è possibile pensare di recuperare l’aspetto fisico senza recuperare anche l’equilibrio psichico per raggiungere l’obiettivo di una dieta sana, corretta.

Nel campo della nutrizione, molti disturbi alimentari, almeno nella maggior parte dei casi, sono legati al mancato sviluppo delle capacità di gestire psicologicamente il rapporto con il proprio corpo.

Si vedono spesso persone i cui movimenti non sono frutto di consapevolezza ma risultato di condizionamenti che operano una risposta automatica: pensiamo quanto sia ancor più difficile per tali persone rilevare lo stato di malessere o di benessere attraverso la presa di coscienza del proprio corpo …

Eppure dovremmo tutti essere in grado di avere questa capacità percettiva per poter capire profondamente se stiamo bene o stiamo male.

Per cui, l’osservazione dell’aspetto psicologico e la verifica degli stimoli che producono certe risposte comportamentali sono necessari e indispensabili per capire quanto la persona saprà gestire ciò che le verrà detto.

La difficoltà esistente nel perseguire una dieta è insita nelle pressioni interne esercitate dai condizionamenti verso alcuni sapori, alcuni cibi o altro; tali pressioni riescono a bloccare la volontà dell’individuo, per questo destinato a fallire nell’attuazione del programma dietetico.

Cercare di comprendere profondamente il livello di consapevolezza e di coscienza, tenendo presente l’unita psicofisica della persona, significa appunto riuscire a preparare l’individuo adeguatamente al successo della vostra terapia nutrizionale.

O creiamo la motivazione fisiologica, corretta, che sia giusta e personale e che rappresenti una utilità per l’indiduo (e non soltanto una sub – utilità) oppure attendiamoci il fallimento della terapia.

La persona che prende coscienza usa l’esperienza come fattore educativo, evolutivo, mentre normalmente accade che non si impari dagli errori soltanto perché non c’è chi educa.

Educare significa educere coscienza, non significa condizionare le persone, dare consapevolezza e coscienza alla persona di cosa vuol dire benessere psicofisico.