dna cervello coscienza consapevolezza educazione
dna cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

Parliamo dell’individualità, cioè definiamo in che cosa consiste la persona, l’essere umano. Dobbiamo avere chiarezza circa una individualità che integri in sé tutti gli aspetti fisiologici, che poi devono diventare coscienti, all’interno della persona.

La società si limita a definire nome, cognome, sesso, altezza, colore dei capelli, degli occhi; ma questo non credo sia sufficiente per identificare la persona.

Abbiamo cercato di lavorarci sopra, perché vogliamo essere positivi e utili non solo all’interno di questa nostra società ma anche all’interno di una nostra coscienza che intende vivere la propria esistenza in maniera positiva, utile e concreta e lasciare dietro di sé segni che possano essere richiamati continuamente in quanto positivi e utili.

L’individualità è regolata innanzitutto da una filogenesi e poi da una ontogenesi, l’individualità biologica è già di per sé individualità vitale, della vita della persona che non può, certamente, essere omessa se vogliamo veramente identificarci in qualcosa che è reale, concreto e che non può essere discusso da nessuno, meno che mai dalle elucubrazioni mentali e dal caos mentale che alberga ancora anche nelle varie “coscienze” degli studiosi.

Spesso si tende a tralasciare l’identità biologica della persona, come dire che una donna può essere un uomo, un uomo una donna, che una persona può delirare ed essere normale, dire di sé cose che non esistono, che non hanno nessuna concretezza e va tutto bene, o dire degli altri anche cose che non hanno nessun fondamento con la realtà e tutto va bene, ognuno può dire veramente di tutto e, in questo caos, tutto può essere accettato in quanto convincente, proprio perché mancano quei parametri di base nello sviluppo della personalità che consentono all’essere di misurare le informazioni, i valori e tutto quello che di fatto è utile all’essere per comunicare, dialogare, vivere all’interno di questa nostra società.

Non possiamo omettere assolutamente nell’autoidentificazione e nella identificazione interpersonale e sociale, intanto, l’aspetto fisiologico.

L’aspetto fisiologico prevede, appunto, una differenziazione sessuale maschio e femmina, che è regolata da processi genetici ed ormonali indiscutibili.

Che poi nell’arco di una vita può essere alterato e manipolato lo stesso processo ormonale non ci riguarda, diventa patologia e manipolazione. La manipolazione e la patologia non possono essere considerate fisiologia, solo perché fa comodo a qualcuno non modificare le proprie idee, i propri pensieri e le proprie convinzioni.

Dobbiamo essere molto determinati nell’affermare con chiarezza che la fisiologia va rispettata. Non possiamo costruire una cultura che alteri o manipoli la fisiologia, perché se veramente riusciamo ad alterare con la nostra cultura questi principi, ci siamo già persi.

Non ci perdiamo, ritroviamo la nostra identità partendo, appunto, da quello che è il rispetto della Natura, il rispetto di milioni, di millenni di anni di Storia (filogenesi) di questa energia che ha dato vita all’essere umano, al mondo animale, alla Natura, all’ambiente.

Tutto non è a caso, tutto lavora in maniera interdipendente e chiunque manipola questi processi compie veramente un grave danno alla Natura e a sé stesso.

Se riusciamo a ragionare in questo modo, certamente saremo utili e positivi non solo a noi stessi ma all’intera società, in quanto acquisiamo anche degli strumenti di ragionamento che ci permettono di spazzare via la “spazzatura” che viene propinata dalla mattina alla sera da tanti “studiosi”, dove tutto e il contrario di tutto sono sullo stesso piano: esiste una verità tangibile che sta davanti agli occhi di tutti e tutti la devono riconoscere come tale se non vogliono essere schizofrenici, ossia dissociati.

Ci vuole molta forza e molta determinazione nell’affermare questi principi se vogliamo iniziare a dar vita finalmente ad un po’ di chiarezza.

L’identificazione parte da questo riconoscimento all’evoluzione biologica, biofisica di tutti gli elementi che ci danno la vita e che consentono al nostro organismo di esistere, legata ad una intelligenza veramente immensa, perché come vi ho detto tante volte, l’intelligenza è capace di fare uno, più uno, più due, più tre, più cinque e poi trarre le somme; c’è una logica all’interno del nostro organismo che va compresa e non negata, perché negare qualcosa che esiste significa entrare in conflitto con noi stessi e con la Natura che regola la nostra vita.

Questo deve essere il punto di partenza per qualsiasi tipo di discorso.

Se parliamo della Luna dobbiamo riferirla a noi stessi, dobbiamo essere noi il punto di riferimento di qualsiasi forma di cultura, di dialogo, altrimenti ci perdiamo.

Quando parlate di voi o parlate con gli altri, ricordate sempre chi siete, altrimenti si crea una dissociazione, un conflitto interno rispetto all’esterno.

In un’intervista sui bambini al telegiornale ho spiegato come i bambini vengono manipolati e violentati dalle informazioni e questo non lo dobbiamo più permettere.

Quando parlate di qualsiasi cosa, ricordate sempre che siete voi che state parlando, che siete voi che volete comunicare, non dimenticate chi siete, non dimenticate la vostra vita, la vostra essenza, il vostro sviluppo, la vostra conoscenza e portatela avanti confrontandola con gli altri.

Ricordate che ci sono delle verità ormai acquisite, date addosso a qualsiasi forma di filosofia che tenta di negare la realtà, perché non fate altro che regali a chi lo fate.

Le cose che abbiamo capito, le cose che sono chiare, le cose che sono concrete non devono essere dimostrate. E chiunque vuole le dimostrazioni di cose che ormai sono scontate è qualcuno che vuole perdere tempo, è qualcuno che vuole “esistere” rimanendo caos, rimanendo conflitto: non cadete in quelle trappole.

Identificatevi sempre bene, mantenete chiarezza delle basi fisiologiche dell’umanità e discutete su quello che si è capito o non si è capito dei vari valori che ogni essere umano dovrebbe riconoscere in sé stesso.

Così facendo riusciamo a ricondurre tutto a sintropia, cioè ad un ordine dinamico che ci permette tutti di identificarci e di mantenere la possibilità di vita con gli altri in un dialogo continuo su fatti reali e concreti e non su astrazioni e su discorsi privi di significato.

Chiaritevi bene le idee su cosa significa essere donna e uomo e capite che la nostra cultura, la nostra scienza e la nostra conoscenza non devono assolutamente negare l’universalità di queste basi fisiologiche.

Proprio perché si tratta di fisiologia, essa deve essere universale, tutte le alterazioni sono patologie. Le alterazioni, ripeto, non possono essere considerate normali, fisiologiche perché, quando avviene questo, è iniziata una forma di degenerazione gravissima che può veramente diventare epidemica o pandemica.

Quindi, bisogna essere molto attenti a conservare la propria chiarezza interiore.

Questo significa che anche di fronte alle “tempeste” caotiche culturali si può rimanere sé stessi e non essere colpiti dalle patologie gravi che invadono l’intera umanità.

Si tratta di patologie che gettano panico e squilibrio all’interno dei cervelli, portando la gente a non riconoscersi più in niente.

Per cui, dobbiamo sempre e comunque identificarci, avere chiarezza di questi valori di base e comunicare con tutti, su qualsiasi piano, conservando sempre una nostra identità, una nostra posizione nei riguardi di tutti gli altri.

L’identificazione parte da queste basi.

In secondo luogo, passiamo all’identificazione ontogenetica.

L’ontogenesi biologica ci dice a che punto siamo di quell’arco della nostra vita, quanto abbiamo speso di quel capitale, di quella possibilità biologica che abbiamo, e quanto ci può rimanere approssimativamente e capire bene a che punto siamo di questa curva, che è quella della vita biologica che va da zero a cento, centoventi anni.

Dobbiamo sempre considerare questo aspetto della nostra vita.

Non possiamo far finta di nulla, omettere, dimenticare o dire che ci sentiamo giovani o che ci sentiamo vecchi o che ci sentiamo bambini o che ci sentiamo anziani o che sarebbe stato meglio se avessimo avuto vent’anni o trent’anni: questo è un grande dispendio di energia inutile. Cerchiamo di essere obiettivi ed oggettivi, si può cominciare a vivere a novant’anni, come si può cominciare a farlo a dieci, a venti, a trenta, indipendentemente da come si è vissuto fino al momento prima. Ogni giorno può essere l’occasione per inserire una conoscenza nel proprio cervello che può cambiare totalmente la vita.

E’ questo quello che dobbiamo capire tutti e spiegare a tutti.

La vita non è vero che viene decisa soltanto a tre, a cinque, a sei anni. E’ vero che viene modulata, bloccata, paralizzata, ma è vero anche che a qualsiasi età possiamo iniziare a sprigionare nuove energie, proprio perché questo nostro cervello ha una realtà che si può modellare attraverso il lavoro che compie.

E’ chiaro che non si può ottenere l’impossibile, ma che si può migliorare sempre, se c’è qualcuno che è capace di stimolare il cervello partendo dalla realtà oggettiva ed obiettiva. E, per capire la realtà oggettiva ed obiettiva, ci vogliono le competenze, ossia la capacità di vedere come risponde il sistema nervoso, come reagisce il cervello nei suoi due emisferi, come reagiscono le varie aree di percezione, come reagiscono i due sistemi limbici, come la persona risponde alle emozioni, quanto è legata agli affetti, alle emozioni, a questo principio che deve regolare la vita, l’anima dell’essere umano.

L’anima è legata alle emozioni e le emozioni dovrebbero sviluppare una forma di coscienza giusta, corretta, saggia. Le emozioni dovrebbero avere dei limiti, consentiti dal nostro Io Cosciente, che può sempre decidere di bloccare certi stati emozionali, sia positivi che negativi, se lo ritiene giusto.

Noi dobbiamo modulare la nostra esistenza quotidiana.

E, per fare questo, è necessario capire profondamente come possiamo essere padroni di questo nostro cervello.

Questo passa attraverso l’identificazione in noi stessi, che parte dalla consapevolezza delle nostre potenzialità di base, che tutti dovremmo cercare di conoscere dentro di noi.

Non possiamo dire che abbiamo vent’anni quando ne abbiamo cinquanta, oppure non possiamo dire che ne abbiamo cinquanta se ne abbiamo venti; l’età biologica è importante in quanto è regolata da bioritmi che dipendono dal nostro programma genetico, non dalla nostra volontà. Però è vero anche che a cinquant’anni potremmo averne settanta biologicamente, perché potremmo aver costretto le nostre cellule a duplicarsi più del necessario a causa di condizioni continue di stress. E’ vero, quindi, che a vent’anni se ne possono avere trenta, ma è vero anche che si può bloccare quel processo e iniziare a ritrovare un riequilibrio all’interno dei propri bioritmi.

Se non fossimo in grado di fare questo o di pensare a questo, sarebbe un disastro.

Non è vero che uno stato di stress durato venti anni porta a non avere più speranze di recupero. Si può recuperare a qualsiasi età, non recuperare totalmente, ma migliorare, mettersi su una strada in cui possiamo riconoscerci e trovare la gioia, la soddisfazione di vivere.

Questa via della felicità non passa attraverso l’optimum previsto non si sa bene da chi, passa sempre attraverso un miglioramento del proprio stato del momento.

Però, per fare questo è necessario conoscere, conoscere la fisiologia dei processi e capire come questi lavorano in maniera integrata, soprattutto all’interno dell’uomo e del rapporto dell’uomo con l’ambiente, perché l’uomo non può isolarsi dall’ambiente, altrimenti non esisterebbe. Quindi, non possiamo dire che l’ambiente non ci interessa, oppure che non ci importa degli altri, perché su tutto potremmo dire qualcosa, potremmo partecipare, cercare di armonizzare tutto ciò che è disarmonico e ognuno di noi deve sentirsi partecipe alla vita del Pianeta e, dove può, intervenire per dire la sua o per dare un contributo ad armonizzare situazioni disarmoniche. Questo è il senso della vita della persona.

Non ci si può isolare, ci si crei piuttosto, ove ce ne sia il bisogno, un posto dove andare a recuperare tutte le energie dallo stress che si può vivere quotidianamente relativo alla lotta che si conduce per cercare di dare un proprio contributo ad una armonizzazione del proprio habitat, del proprio ambiente; un ‘”isola” su cui rifugiarsi per recuperare al massimo o al meglio lo stress, le proprie energie, i propri bioritmi, perché se noi non dormissimo la notte avremmo seri problemi già il giorno dopo, immaginiamo dopo giorni.

A volte, abbiamo anche bisogno di un momento di isolamento da un mondo che ci arriva addosso, per mantenere i nostri ritmi.

I nostri ritmi, come tutti sapete, possono essere accelerati o decelerati, però dobbiamo avere noi in mano l’acceleratore e non permettere all’ambiente di farci accelerare al punto tale che poi “scoppiamo”, con inevitabili ripercussioni sul cuore, sul cervello, sul metabolismo.

Dobbiamo sapere fino a dove possiamo arrivare.

Che la via sia sempre col ritorno.

Possiamo anche fare qualsiasi sforzo, ma non possiamo dire poi che quello sforzo ci ha “ammazzati”, perché siamo noi che abbiamo sbagliato. Non dico che questo è sempre possibile, però, tendenzialmente, identificarsi significa questo.

O siamo in grado di dire “siamo noi responsabili di noi stessi” oppure ci siamo già persi.

Come vedete, stiamo facendo un discorso sull’identificazione.

Identifichiamoci, con l’eredità biologica, con l’Io Genetico, con lo spazio di tempo vissuto della nostra ontogenesi, cerchiamo di cogliere quanto abbiamo capito di noi stessi e della vita e di questa nostra identità perché crescendo c’è sempre un arricchimento più approfondito di ciò che avevamo già capito da bambini, in maniera macroscopica.

Questo ci dice che fin da bambini non dovremmo mai ricevere informazioni da eliminare dopo, ma sempre da approfondire, come nell’esempio della matriosca dove la bambola più grande non deve essere diversa da quella piccolina, ultima della serie, che sta dentro; l’atomo non dovrebbe lavorare in contrasto con la molecola o in contrasto con la cellula o con gli organi, perché siamo regolati tutti dalle stesse leggi fisiche, tutto dovrebbe essere sempre un’armonia, un’armonizzazione e una risultante del lavoro di infiniti atomi, di infinite molecole, di infinite cellule, ma il lavoro di ciascuno deve portare ad un’unica armonizzazione perché, di fatto, nell’organismo questo accade, altrimenti noi saremmo tutti spacciati.

La nostra coscienza deve sapere queste cose perché nel momento in cui vuole porre in essere un discorso con gli altri, una forma di cooperazione, deve tener conto del rispetto degli altri, delle energie degli altri, delle possibilità degli altri, dei bioritmi degli altri, delle forze degli altri. E allora deve mettere il necessario per raggiungere l’obiettivo, perché quello che deve contare è sempre l’obiettivo.

Non dobbiamo aprire bocca perché qualcuno ci ha provocato, dobbiamo accettare la provocazione o non accettarla, ma la provocazione ci deve mettere sempre in evidenza lo scopo, qual è lo scopo per cui l’altro parla, così come dovremmo sempre sapere qual è lo scopo per cui noi ci muoviamo, per cui pensiamo, per cui camminiamo, per cui viviamo.

Dobbiamo capire qual è lo scopo per cui dovremo morire, altrimenti non ha senso vivere. Meglio rinunciare subito.

Tutto ciò che passa nella nostra coscienza deve identificare oggettivamente ed obiettivamente la realtà, ma per farlo occorre diventare padroni di sé stessi, del proprio processo evolutivo, della stessa realtà.

Dopo un certo numero di anni, ci ritroveremo il corpo in un certo modo e, per ritrovarlo “secondo legge”, ovvero secondo la legge genetica, dobbiamo far sì che vengano rispettati quei valori, quei parametri fisici necessari affinché questo processo possa svilupparsi.

Se si violano queste leggi, non arriviamo ad ottenere quello che è previsto geneticamente per noi, ovvero arrivare a cento anni o a centoventi anni.

E non pensiamo mai che se l’inquinamento delle informazioni proviene dagli altri, non possiamo farci nulla: noi dobbiamo partecipare al riequilibrio, dobbiamo lottare perché il danno lo fanno a noi; se in Cina inquinano, danneggiano noi qui, quindi occorrerà occuparci dei cinesi e aiutarli a riequilibrarsi, ad riarmonizzarsi, e ciò significa aiutare noi stessi.

Questo significa individuarsi in un sistema fisico che ecologicamente ci consente la vita, nella quale noi possiamo esistere, essere felici e cercarci anche un mondo, all’interno di questo mondo, senza contraddire quello che ci dà vita o senza conflittualizzare col mondo che ci dà vita.

Ritrovarsi con la Natura e con le leggi naturali è sempre una cosa meravigliosa. Quindi, il mondo artificiale che noi abbiamo costruito dobbiamo rivederlo e capire ciò che è utile, ciò che è positivo e ciò che è dannoso e cominciare a rimettere ordine dentro di noi e intorno a noi.

E’ questa la via della autoidentificazione all’interno di un sistema che va capito, identificato.

Sembra che stiamo parlando da Marte, dal Sole, da Giove eppure sono cose talmente ovvie, non sto dicendo cose complicate né da dimostrare. Queste sono tutte cose dimostrate. Eppure, basterebbero già per cambiare il mondo.

Allora diamoci da fare tutti, nessuno escluso. Ognuno di noi potrebbe amplificare all’infinito tutto quello che stiamo dicendo qui.

Dedichiamo la nostra vita, oltre che a tutte le cose che dobbiamo fare, ad approfondire e a trovare il modo migliore, intanto per fare nostre queste cose, e poi per divulgarle agli altri, usando qualsiasi mezzo che abbiamo a disposizione.

Questo è un modo positivo per essere positivi in questo sistema che certamente ha bisogno di noi, di tutti noi, di tutti noi come medici, psicologici, a voi mi riferisco in questo momento, professori, insegnanti, gente che deve far proprio tutto questo e insegnarlo e farlo conoscere e portarlo avanti, sia sul singolo, sia sulla società.

La dicotomia esistente tra quello che l’essere umano dovrebbe esprimere in coscienza della sua genetica e il mondo artificiale che abbiamo costruito dipende da una necessità legata ad un processo evolutivo che deve mettere in condizione l’essere di scoprire sé stesso e il mondo intorno a sé.

Tale processo legittima l’essere a godere di ciò che scopre e ad utilizzare quello che scopre in proprio, cioè a prendere coscienza di un qualcosa che già c’è dentro di lui, a livello genetico, fisico.

E’ proprio l’”invenzione” da parte dell’uomo della parola che ha permesso all’uomo stesso di iniziare a costruirsi una coscienza. Quindi, è vero che usa un artefatto, come quella che può essere la logica delle parole, dei numeri, della matematica, ma è vero anche che poi questi permettono al cervello di rispondere con quelle “emozioni” che gli danno il senso della vita, il senso della fisiologia, del dinamismo dei processi.

Da quando l’uomo si è evoluto abbastanza da creare questi codici e raffinarli sempre più, è riuscito ad usarli come espediente per attivare in sé quello che l’intelligenza genetica atomica e molecolare già racchiude all’interno del suo cervello, cioè una forma di coscienza attraverso l’uso strumentale della logica, come la parola, o più in generale i simboli, per richiamare in sé combinazioni armoniche di campi di forza elettromagnetica già contenuti all’interno dei sistemi molecolari, genetici, atomici.

Questo è un processo che consente gradualmente la realizzazione della coscienza di ciascun individuo.

E arriviamo ad un punto estremamente delicato ed importante: la possibilità di conoscere la ragione per cui esistiamo e come noi stessi possiamo diventare a nostra volta capaci di favorire i vari processi di armonizzazione intorno a noi.

Intanto è meraviglioso poter pensare ad una aggregazione di tutti gli elementi atomici molecolari finalizzata alla realizzazione di un essere che, a sua volta, può essere messo in condizione di capire come conoscere sé stesso attraverso mezzi quali la logica, la parola, i simboli, mezzi di cui quello stesso essere può diventare padrone per poi produrre, in proprio, forme di conoscenza in cui riconoscersi e delle quali sentirsi artefice e creatore.

Mi piace molto l’idea di consentire a tutta l’energia di dare coscienza a un essere che può diventare un creatore di vita e di armonia, che può correggere le disarmonie, che può favorire l’energia, che può amare tutto ciò che lo circonda.

Questo è un modo di amare.

E’ questo che mi fa pensare che esiste il Padre Eterno, perché dietro tutto questo c’è una logica bellissima e niente è fuori posto.

Ed è solo l’ignoranza che non accetta questo processo.

Riducendo l’ignoranza, acceleriamo questo processo che consente a tutti di godere della propria scoperta continua e questo deve essere il senso della vita.

Dobbiamo creare un metodo che consenta già ai bambini di accelerare grandemente questo processo di presa di coscienza, proprio per risparmiare loro ciò che noi invece abbiamo dovuto, con sofferenza, fare.

Anche questo è amore da parte nostra.

Invece di lasciare che sia l’evoluzione a favorire tutto questo, diventa la nostra coscienza il “motore” che provvede ad accelerare tale processo, per ridurre la sofferenza e aumentare la gioia dell’essere che deve esistere, senza sentirsi costretto a drogarsi per provare un po’ di piacere.

Questa vita è diventata quasi inutile per la coscienza dell’uomo.

Sappiamo che è utile sempre, perché abbiamo capito quello che abbiamo capito.

Ma chi non ha avuto modo di capire, maledice la vita e quando è nato.

E noi dovremmo solo piangere al pensiero che qualcuno possa maledire il fatto di esistere, considerando l’immensità che c’è in ogni individuo, dove ognuno potrebbe essere felice e, solo per l’ignoranza del mondo intorno a sé, è costretto ad angosciarsi, a soffrire, a drammatizzare la propria esistenza, solo e soltanto per l’ignoranza di chi pensa di poter mantenere la propria posizione di privilegio e di potere su tutti, perché questo gli è legittimato dalla Storia, dai modelli, dalle leggi, dalle regole.

La Legge deve essere quella della Dignità della persona, dell’Amore della persona, del Rispetto della persona, del senso di Libertà, di Giusto, di Equilibrio, di Armonia, di Armonizzazione.

Questi sono principi che dovranno albergare nella coscienze di tutto il mondo, se ognuno di noi porta avanti questi principi e li dimostra e li testimonia, tant’è che non basta parlare di tali principi ma bisogna anche viverli.

E non pensiamo che gli errori che l’umanità compie siano la dimostrazione che tale progetto non si compie. Non siamo così veloci e ci sono i tempi tecnici perché tale progetto si realizzi.

La Storia è costellata da fasi evolutive che hanno favorito e stanno favorendo questo processo.

La realizzazione della coscienza è cominciata a nascere nel momento in cui di padre in figlio si trasferivano le esperienze coscienti, non le esperienze genetiche, perché quelle già danno vita alla persona, ma il trasferimento delle esperienze avveniva nel momento in cui il figlio stava vicino al padre e lo osservava, adesso c’è la possibilità di andare a scuola e fin da piccolini cominciare a capire tutto quello che l’umanità ha fatto fino ad oggi; se ci fosse una corretta informazione, noi vedremmo i bambini diventare tutti geni, però occorrerebbe qualcuno che sapesse bene come trasferire l’esperienza umana nella formazione e nello sviluppo della coscienza.

Questo non c’è ancora.

Abbiamo acquisito potenti strumenti di comunicazione e non sappiamo cosa farcene, perché tali strumenti fanno parte di un sistema che non privilegia la Centralità della Dignità Umana, ma privilegia il potere dell’uomo sull’uomo, il profitto come mezzo di potere di una nazione sull’altra, di un popolo su un popolo; ancora avviene questo, in un mondo e in un’era in cui si parla tanto di Diritti Umani da un lato e poi, dall’altro, si privilegia quello stile di vita, lo stile di vita del potere; vogliamo fare la Comunità Europea però, appena interviene un problema, l’Italia vuole vincere sulla Francia, la Francia sull’Italia, la Germania sulla Francia e sull’Italia e così via e questa è la realtà che stiamo vivendo. Però, vogliamo fare l’Unione Europea.

Il progetto esiste e nessuno può non condividerlo ma, in pratica, nessuno sa come si realizza, inoltre ognuno si sente legittimato a perseverare nei propri errori dal fatto che “ha iniziato prima l’altro” e il cervello trova il tal modo le proprie giustificarsi, i propri alibi.

Possiamo affermare che ci stiamo evolvendo perché, in effetti, se oggi siamo in grado di parlare di queste cose c’è un’evoluzione, altrimenti saremmo stati qui a parlare di management o di strategie per vincere sugli altri o circa come ognuno di voi può imparare a realizzare l’uomo ideale pronto a vincere su tutti gli altri, avremmo fatto questo tipo di corso e non il discorso che stiamo sviscerando.

Il discorso che stiamo facendo, per converso, è grandemente evolutivo perché è in favore di tutti.

Voi qui siete già privilegiati.

Quando si subisce vuol dire che qualcuno sta esercitando una forza superiore alla propria ma, appena possibile, l’individuo che ha subìto sarà chi farà subire agli altri.

Attraverso queste oscillazioni, in cui una volta domina l’uno e un’altra volta domina l’altro, c’è il processo evolutivo che si realizza.

Se consideriamo il corso della Storia, ad esempio il crollo dell’Unione Sovietica costituisce uno degli eventi che più ha determinato un impatto generale sulla cultura mondiale, sulla politica mondiale: questa è evoluzione.

Finché il mondo era diviso in due alla ricerca del mezzo più potente per prevaricare e sopraffare l’altro, ognuno di noi non poteva dedicarsi a sé stesso, alla propria cultura, al proprio sistema evolutivo, perché veniva guidato dall’uno o dall’altro.

Chi sa leggere tali eventi vede l’evoluzione.

Questa si chiama evoluzione.

Quello che stiamo sviscerando qui è qualcosa di enorme, che forse Pitagora, forse Aristotele, forse Platone, ad altri livelli, fecero in passato.

Oggi noi lo facciamo con una Scienza che è già acquisizione comune di tutti i popoli. Quindi, siamo facilitati.

In più, oggi abbiamo mass media e mezzi di comunicazione con i quali le informazioni viaggiano in un attimo in tutto il mondo.

Quindi, abbiamo raggiunto un livello evolutivo immenso, grazie anche a questa mente tecnologica e a tutti gli strumenti che abbiamo acquisito. Infatti, ci stiamo interrogando su come usare questi mezzi tecnologici, ed è quello che ho detto l’altro giorno in televisione.

Il metodo della sperimentazione funziona così: prima produciamo i mezzi tecnologici, poi li usiamo, vediamo che risultati producono, e sulla base dei risultati statistici decidiamo il da farsi; e questa, purtroppo, è considerata scienza.

Abbiamo la televisione dal ’39, anche se ufficialmente in Italia c’è dal ’50, però la televisione, o in generale i mass media, sono in mano ai sistemi di potere. E i sistemi di potere non li utilizzeranno certo per la Dignità Umana.

Quanto rende il rispetto della Dignità Umana ad una multinazionale, il cui unico scopo è il profitto?

Quanto rende economicamente il rispetto per la Dignità Umana?

Costoro non sanno che il rispetto della Dignità Umana spinge l’essere a dare il meglio di sé ed esprimere al meglio le proprie potenzialità, anche lavorative ed operative. Questa è la stupidità criminale dei sistemi politici ed economici che prediligono il profitto al valore intrinseco della persona e della sua individualità, che è la sua Dignità.

Quanto siamo lontani da una politica che integri in sé sia le religioni, sia la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, sia la fisiologia umana …

Se l’uomo non ha coscienza di sé, viene pilotato da automatismi che lo rendono schiavo da tutto ciò che gli produce piacere e gli nega il diritto ad esistere e ad essere ciò che di più bello è racchiuso all’interno del suo cervello!

Bisogna sbrigarsi a fare un salto di qualità e il salto di qualità passa attraverso quello che noi riusciremo a fare: far capire ai sistemi politici che l’educazione deve essere fatta in un certo modo e stiamo lottando “con i denti” per non far violentare i bambini!

Vengono violentati da tutti, fin dalla nascita, dal primo giorno!

Il bambino è un progetto stupendo, meraviglioso, noi non dobbiamo violentarlo, ma guidarlo, favorirlo, favorendo così la presa di coscienza della sua individualità, sia biologica che culturale, dobbiamo essere pronti ad intervenire al momento opportuno per fargli cogliere il senso del giusto che lui già vuol raggiungere in quanto, in potenza, è geneticamente già in lui.

E non possiamo sbagliare perché con il primo condizionamento iniziamo già a limitarlo nella espressione delle sue potenzialità!

Lui deve arrivare a gestire questa sua energia. E’ un discorso del futuro. Ma è la verità!

Noi non possiamo condizionare i cervelli! Non li amiamo, così!

Li dobbiamo aiutare a esprimersi, non agitarli, non bloccarli, non renderli schiavi nostri, solo perché siamo il padre o la madre o perché siamo più forti, perché a quel punto non aspettano altro che di diventare forti per riproporre comportamenti sbagliati che hanno imparato da noi.  

Che amore ci può essere in questa direzione?

Questo non è amore. Questa è violenza!

Io non lo dico questo ai ragazzi, perché decolpevolizzo tutti, ma la verità è questa. E smentitemi, se siete capaci.

Nessuno ha colpa.

Il carnefice è stato prima vittima, il cervello è stato condizionato, gli è stato dato uno schema, un modello, uno stile di vita e lui lo applica pedissequamente, a meno che non accada qualcosa per cui sarà portato a modificare quello che ha subìto.

Quindi, quando applica quel modello, non è un carnefice! E’ una vittima che ripropone quello che gli hanno messo nella testa, quello che ha subìto e ha sofferto. E non è riuscito a capire altro.

Noi, studiosi, scienziati, dobbiamo dare strumenti ai politici per fare meglio, per rendere giustizia all’essere umano. E’ un lavoro continuo che stiamo portando avanti a tutti i livelli. Siamo andati a fare seminari agli istituti penitenziari, al Ministero di Grazia e Giustizia, stiamo continuamente cercando di fare varie cose, molte cose, proprio per far capire che cos’è la Dignità dell’uomo, dove sta e che significa rispettarla.

Se abbiamo capito che significa “identificarsi”, “auto identificarsi”, dobbiamo favorire gli altri in questa identificazione. Questo è il nostro compito.

Rendiamo un favore immenso a un’altra persona che incontriamo se le consentiamo di identificarsi, perché la gente si vende per una banana o per mille lire, perché non si è identificata, non sa che cos’è la Dignità, non sa che valore ha la sua vita, non sa che cosa significa essere nati, non sa che significa morire, vivere, non sa nulla di tutto questo!

Per questo si vende con le tangenti e tutto il resto! E quella persona è come gli altri, non è la sola, è tutto un sistema che va avanti così.

E’ tutto un sistema che va avanti con questi compromessi. Si comprano e si vendono a vicenda per cose che nulla hanno a che vedere con l’armonia, con la gioia, con il desiderio di vivere, di scambiare, di comunicare.

Queste cose, purtroppo, non fanno parte della scienza, ancora. Perché la scienza si occupa di servire i sistemi politici, come all’Università si occupano di servire i sistemi politici ed economici, perché sono loro che determinano i finanziamenti e l’esistenza di queste istituzioni.

Quindi, bisogna assolutamente cambiare la mentalità politica e cercare di far capire che l’Università, le istituzioni pubbliche devono servire a tutti i cittadini per migliorare la qualità della vita, non per “incrementare”, come dicono loro, i posti di lavoro: incrementiamoli in altri modi, incrementiamo i livelli di coscienza invece che i posti di lavoro!

Certamente non dobbiamo colpevolizzare nessuno, ma dobbiamo darci da fare e creare un sistema politico che sappia progettare su tutti i piani la realtà della vita.

E la qualità della vita passa attraverso la qualità della politica.

E la qualità della politica passa attraverso gli uomini che la fanno.

E coloro che la fanno vengono fuori dalle Università!

E sono le Università che non insegnano nulla della vita!

E vanno cambiate!

Identifichiamoci bene. Verifichiamo l’ambiente in cui siamo, teniamo conto che l’identificazione passa per vari livelli di complessificazione. Non lo dimenticate, questo.

Da bambino di due anni, posso capire il senso dell’amore con una carezza, a vent’anni posso capirlo con la sensazione che provo verso tutto, a cinquanta tale senso dell’amore può diventare grande vibrazione per l’Universo: questo significa far crescere l’Individualità Cosciente.

Non possiamo negare il seme che deve dar vita alla nostra coscienza!

Quindi, i semi che vanno messi al bambino devono essere quelli giusti! Altrimenti viene fuori un mostro! Ma il mostro lo abbiamo creato noi! Non è lui responsabile di essere mostro! E chi punta il dito sui giovani e tutto il resto fa i conti con quello che sto dicendo!

Battaglie, queste, che ho già fatto, per l’ex Unione Sovietica e dappertutto. E chi era presente si ricorda che lotte ho fatto. Stanno di qua le persone che erano con me quel giorno in Bulgaria, dove volevano applicare il loro metodo educativo marxista, dove volevano colpevolizzare i giovani che erano tutti mezzi alcolizzati, nell’ex Unione Sovietica.

E io a ribattere “non è colpa loro!”, “Sono i vostri sistemi che li demotivano alla vita!”

Lottiamo con tutti i mezzi che abbiamo per affermare cose che si dimostrano da sole. Però, lo dobbiamo fare con l’esempio!

Non possiamo dire una cosa e farne un’altra.

Perché tutti sono capaci di vedere quando si dice una cosa e poi se ne fa un’altra e non aspettano altro di vedere che noi non facciamo quello che diciamo!

Non dimenticate che abbiamo creato una Scienza, che tutti voi state studiando, che si chiama Neuropsicofisiolgia, che adotta il principio causa – effetto ed ha abolito il metodo statistico per la ricerca della verità, perché la statistica altro non è che la misura dell’ignoranza di chi la usa come mezzo scientifico; sarà utile per alcuni aspetti, ma non certo per la ricerca della verità o per l’affermazione della verità.

Dimostriamo con la Neuropsicofisiologia ciò che affermiamo perché, per quanto possa sembrare strano, il principio causa – effetto è rivoluzionario.

Riflettiamo profondamente, capiamo bene, esprimiamo, sentiamo, vibriamo insieme a questo, creiamo le giuste emozioni di quello che comprendiamo e diventeremo ottimi professori di ciò che poi diventa la nostra coscienza!

Non è una materia nozionistica, disciplinare, fine s è stessa, ma è invece una materia fisiologica, utile a tutti, nella nostra dialettica quotidiana con gli altri e anche in una conferenza su questi argomenti. E non dimenticate che tale Scienza, la Neuropsicofisiolgia, misura l’Uomo a trecentosessanta gradi.

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è già un “vangelo” per tutti, per tutte le religioni e per tutti i popoli, perché dà centralità alla Dignità Umana.

Se i Diritti Umani vengono capiti e decodificati bene, ed è quello che stiamo cercando di fare con i Corsi di Formazione, basta quella “religione”, quell’unico scritto, quell’unico progetto, che non può certo essere disconosciuto, a rendere incontestabile ciò che si afferma.

Chi contesta la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo tenta di elucubrare, vuole sentirsi qualcuno perché criticare i Diritti Umani oggi ti rende subito molto importante e sei uno contro miliardi.

Per cui, c’è un “vangelo” per tutti i popoli, che integra tutti i vangeli, che dà centralità alla Dignità di tutti gli esseri umani del Pianeta, morti, nati e del futuro.

Lasciamo che questa cultura dei Diritti Umani venga spiegata, venga decodificata, venga pedagogizzata e che sia l’alfabeto di tutti gli uomini della Terra, di tutti i sistemi educativi. E sarà questa la prossima lezione magistrale che terrò.