dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

TEORIA SULLA NEUROPSICOFISIOLOGIA
          DELL’APPRENDIMENTO

 

 di

 

Michele TRIMARCHI

 

 

 

Presentata

 - alla II Reunion Iberoamericana Sobre Educacion para el desarrollo - Sisber 84, Madrid, 12-16 Novembre 1984

 - alla Conferenza Internazionale di Psicofisiologia della IOP - International Organization of Psychophysiology, Praga, 12-

   17 Settembre 1988.

 

 

 

Il cervello umano, opera  meravigliosa della natura, con la sua citoarchotettonica appare ‘tecnologicamente’  imponente se si confronta con quanto lavoro e quanta scienza si richiedono per  la realizzazione di un computer. Il reperimento di materiali adatti per la  costruzione di microprocessori, nonché le relative competenze nei campi  specifici per la realizzazione delle funzioni cibernetiche ed elettroniche, ci  aiutano a comprendere l’immensità’ delle opere della natura, la quale senza il  nostro intervento ha realizzato dei ‘microprocessori’ dinamici (neuroni) che  danno vita a ‘microcircuiti’ integrati fra loro che costituiscono di fatto  l’intera vita umana.
La globalità delle  funzioni del cervello umano viene attivata dalle afferenze sensoriali, le quali  concretizzano nell’individuo l’intelligenza e la creatività; questi due aspetti  dell’essere umano dipendono quindi da dette afferenze che realizzano il grado  funzionale intellettivo e creativo. Da ciò si deduce che la funzione fa  l’organo, partendo da una base fisiologica dell’organo stesso. Attribuire  quindi valori di potere di superiorità o di inferiorità alle capacità  intellettive dell’individuo senza conoscere il processo sopra citato significa  non comprendere che e’ l’ambiente sociale a determinare l’etologia umana  attraverso l’educazione.

In ogni bambino che nasce  in qualsiasi punto del nostro pianeta c’e’ questa meravigliosa opera  ‘tecnologica’ della natura pronta a dar vita ad un uomo che per intelligenza, creatività  e saggezza può andare oltre le attuali acquisizioni.
La suddivisione in aree  operata sulla corteccia cerebrale da Brodmann non deve farci pensare, come  spesso accade, che tra esse vi e’ una reale linea di demarcazione che separa la  percezione visiva da quella uditiva o da quella sensitiva o motoria, ma  dobbiamo piuttosto ritenere che sono aree interessate in prevalenza a quanto di  specifico viene detto di esse che, senza linea di demarcazione, codificano,  decodificano, integrano e trasformano immagini in suoni o parole, olfatto in  parole ed immagini, parole in immagini, etc. Questo meraviglioso processo,  pilotato e guidato dalle afferenze sensoriali, va compreso in tutti i  particolari affinché si possa realizzare una pedagogia che faciliti lo sviluppo delle  funzioni integrative superiori, le quali possono elaborare informazioni  coordinando codici logici ed analitici senza quelle inibizioni che  psicologicamente impediscono la “libertà” di espressione creativa dell’essere  umano.

Se ciò non avviene, non  possiamo dire che l’individuo e’ ‘idiota’, autistico, ecc., ma dobbiamo solo  pensare che tali funzioni non sono state stimolate adeguatamente e quindi  educate con una prassi corretta.

Le agnosie, le dislessie, le aprassie, ecc., quindi, ove non è visibile e identificabile una lesione  specifica, devono essere considerate in termini scientifici diversi, ossia  occorre verificare quanto l’ambiente familiare e sociale ha attivato dette  funzioni, evitando cosi di attribuire a pseudo-sindromi psicogene stati  patologici inesistenti.
Precisando che tutta la  corteccia cerebrale nonché i nuclei sottocorticali e della base sono importanti  per la globalità delle funzioni, dedichiamo la nostra attenzione alle aree  frontali e prefrontali che possiamo definire le zone in cui si verificano i  processi di integrazione delle esperienze umane.Le vie di comunicazione  interneuronali sono immense ed ogni zona o area della corteccia comunica bioelettricamente con tutte le altre aree e con il soma.

I vari tipi di recettori  somatici informano la corteccia di tutta la situazione organica e funzionale,  la quale provvede a fornire messaggi informazionali utili alla conservazione  dell’omeostasi in toto.

La letteratura classica di  neurofisiologia descrive molto chiaramente le funzioni somato-sensoriali e  motorie;ciò che e’ sempre stato poco chiaro e’ come si forma il pensiero nel  cervello umano e come tale pensiero interagisce con l’ambiente.

Con i più  recenti studi in campo neuropsicolgico si può oggi seguire un input sensoriale  per comprendere quali sono le aree interessate ad esso. Segnali acustici,  visivi, olfattivi, del gusto o del tatto – pur avendo delle vie specifiche –  sono capaci di attivare tutta la corteccia cerebrale tramite i processi  associativi ed integrativi mnemonici.
Ciò dipende soprattutto  dalle ‘esperienze’ e dai legami sinaptici che taliesperienze sono riuscite a  creare tra le varie strutture neurologiche le quali, sebbene abbiano delle aree  primarie relative ai cinque sensi, di fatto comunicano tra loro associandosi  con codifiche e decodifiche, in costruzioni conseguenziali che nel loro  relativo formano idee e pensieri, facendo avanzare l’individuo verso la propria  evoluzione culturale che si identifica nella sua stessa personalità.

La consequenzialità delle  costruzioni logiche viene attivata dalle informazioni afferenti. Ogni qualvolta  l’informazione non trova una propria collocazione nelle costruzioni mnemoniche  precedenti, viene immediatamente bloccata dai sistemi difensivi del Sistema  Nervoso Centrale il quale sviluppa un attacco contro la fonte che invia tale  informazione.

Questo processo biologico,  che si sviluppa gradualmente dopo i primi anni di vita, viene comunemente  chiamato “aggressività” o ‘reazione all’informazione’.
Infatti le nostre  memorizzazioni acquistano un potere su noi stessi finché non impariamo ad  utilizzare le informazioni per una finalità che sia veramente nostra e non in  antitesi con quelle degli altri; ciò significa sviluppare la capacità (volontà)  di integrare tutte le informazioni, in quanto ognuna di esse troverebbe una sua  collocazione nelle nostre strutture cerebrali. Ciò che si contrappone a tutto  questo e’ proprio il potere su noi stessi acquisito dalle informazioni che già  fanno parte delle nostre strutture neurologiche. Ecco perché oggi l’educazione  deve comprendere profondamente questo processo per realizzare un’informazione  aperta, ‘disponibile’ al nuovo, che non schiavizzi l’individuo fin dalla  nascita.

Il processo di un input  sensoriale e quanto esso eccita la corteccia dipendono dalla globalità delle  memorizzazioni precedenti. In un individuo con tanta cultura o molte esperienze  immagazzinate, l’input riesce ad attivare una maggiore funzionalità logica;  minori cultura ed esperienze creano una risposta meno razionale e più istintiva  e funzionalmente più intensa sia in senso positivo che negativo.
Il cervello nella sua  costituzione fisiologica ha dei meccanismi biologici deputati alla  conservazione della omeostasi cerebrale. Essi si sviluppano in potenza e in intensità  di azione con lo sviluppo biologico ontogenetico e vengono regolati dai  pacchetti di informazioni che vanno gradualmente a modificare, a tarare  ed a regolamentare l’azione di tali  meccanismi. In termini neurofisiologici possiamo dire che essi comandano i  processi di attivazione e di inibizione sinaptiche e di conseguenza guidano il  percorso dell’input sensoriale nonché la memorizzazione e la risposta relative  all’input stesso. La globalità di questo processo da vita a quel mondo che  definiamo ‘etologico umano’: la psicologia ha puntato a comprendere tali  processi con la continua sperimentazione, facendo uso di strumenti stimolativi  sempre più sofisticati. Tali strumenti attivano   processi di interazione tra strumento e cervello umano allo scopo di  realizzare teorie capaci spiegare il comportamento ‘normale’ dell’uomo. Questo  tipo di metodologie sperimentali, seppur utili e reali, rimangono di fatto parziali  perché le latenze risultanti variano da individuo ad individuo in base allo  stato neuropsicologico in atto.

Considerando tutto ciò, dobbiamo oggi puntare  ad elaborare una teoria di base che spieghi il funzionamento fisiologico delle  funzioni dinamiche cerebrali per poi confrontarlo con la stessa dinamica delle  memorizzazioni sensoriali. Ciò darà vita ad una nuova psicologia capace di  integrare tutte le ricerche neuropsicologiche e riorganizzare cosi la cultura  adattandola allo sviluppo creativo dell’uomo. Quanto emerge dai nostri studi  dimostra che tutte le esperienze e ricerche condotte dalle neuroscienze sono  valide e, se integrate fra loro, danno la visione completa delle funzioni  neuropsicologiche del cervello umano.

Siamo in grado ormai di  comprendere che il cervello per memorizzare nuovi input deve essere motivato:  la motivazione permette e dirige l’azione tendente a far penetrare l’input  dando vita ai processi di avanzamento costruttivo educativo dell’io  dell’individuo umano. E’ proprio su questo punto che ci dobbiamo soffermare per  identificare le reali motivazioni che inducono le società a ripetere  metodologie educative che non consentono di sviluppare una creatività capace di  superare l’attuale stato di degradazione sociale.

Ciò che ci distingue dal  mondo animale sono le funzioni superiori del nostro Sistema Nervoso Centrale:  tali funzioni si concretizzano nelle aree frontali e prefrontali. L’idea, la creatività  sono una prerogativa umana e possono verificarsi in particolari situazioni  neuropsicologiche. Le condizioni necessarie per lo sviluppo creativo  dell’individuo sono:

 

  1. l’informazione  educativa non deve mai presentarsi come ordine da eseguire o da ripetere;
  2. ogni  informazione deve identificare situazioni reali oggettive dell’ambiente in cui  l’individuo vive;
  3. lo sviluppo  graduale della costruzione mnemonica dell’individuo si concretizza  fisiologicamente con informazioni che vengono associate sempre alle  memorizzazioni precedenti;
  4. gli organi  sensoriali di percezione devono essere educati gradualmente all’uso integrato  delle possibilità fisiche del loro spettro di analisi;
  5. per evitare  gap psicologici nella costruzione della personalità creativa si richiede una  didattica continua che spinga alle sintesi concettuali e che promuova l’idea,  la creatività utilizzando la globalità delle memorizzazioni le quali devono  essere oggettive nei loro significati specifici;
  6. verifica  psicologica di sviluppo integrativo della percezione degli input provenienti  dai cinque sensi; tale verifica permette il controllo dell’avvenuta attivazione  della citoarchitettonica frontale;
  7. verifica  psicologica dell’attivazione contemporanea delle aree frontali dei due emisferi  cerebrali.

Nel punto a) si mette in  evidenza che l’informazione da memorizzare deve sempre creare la possibilità di  "non violenza" all’interazione cervello/informazione, ciò per evitare che il  cervello possa usare successivamente la stessa violenza subita, il che  potenzierebbe il meccanismo biologico di aggressività, ben visibile oggi negli  esseri umani per gli "errori" che si commettono nell’educazione familiare e  sociale. La "proposta" può essere accettata in condizioni ideali, ossia:  osservazione – interesse – memorizzazione, che si traduce in proposta – analisi  del precedente memorizzato – interesse al nuovo in quanto utile  all’arricchimento delle memorizzazioni precedenti – memorizzazione ed  integrazione con conseguente crescita individuale.
L’elaborazione associativa  ed integrativa che permette il processo sopra descritto spesso avviene senza  che se ne abbia coscienza e si percepisce soltanto la sensazione che da essa  deriva. Sarà compito dell’Educatore rendere il più possibile cosciente  l’educando delle motivazioni e dell’utilità’ delle informazioni proposte.

 Nel punto b) si identifica  il fatto che nello sviluppo  gnoseologico  graduale del bambino non si può prescindere dall’oggettività’ degli input  relativi all’identificazione morfologica e semantica dell’ambiente in cui si  nasce. Tale processo deve essere guidato nella prima fase dai genitori,  evitando che input non associabili fra loro provenienti dai mass-media possano  alterare la purezza e l’armonia della crescita in atto.

Se fino ad oggi si  ‘poteva’ trascurare il rapporto bambino/ambiente, nel contesto attuale ciò non  e’ più possibile per il fatto che gli ambienti sociali e familiari sono caotici  ed offrono una quantità di informazioni che nulla hanno a che vedere con  l’educazione e che non tengono certo conto dei danni che derivano da esse.  Infatti abbiamo la possibilità di verificare che i bambini che vivono in  ambienti industrializzati e supercivilizzati a 12/13 anni si sentono ‘adulti’, e  prendono direzioni antitetiche alla vita sociale ed alla loro stessaesistenza. La responsabilità  di ciò ricade sulle informazioni caotiche che creano un vero e proprio stato di entropia dell’informazione che di conseguenza si riversa dinamicamente  nei vari cervelli.

 Il punto c) e’ riferito  principalmente all’educazione. Considerando che esiste oggi nelle famiglie e  nella società una disgregazione graduale delle regole educative (morali,  etiche, sociali), dobbiamo necessariamente passare alla costruzione di una  conoscenza che realizzi concretamente, fisiologicamente e scientificamente uno  sviluppo educativo creativo graduale.

Per evitare di cadere  nell’astratto, proponiamo un’integrazione tra:

 

  1. esigenze  primarie relative alla situazione economica
  2. esigenze  secondarie che rispecchiano la situazione di sviluppo sociale e culturale di  cui si fa parte;
  3. esigenza umana  innata nel diritto naturale dell’uomo (giustizia, morale, religione, libertà,  etc.)

Le organizzazioni sociali  attuali si sono suddivise i compiti di coordinare lo sviluppo operando  soprattutto nel mondo del lavoro o dell’economia, ma tralasciando un’operatività’  oggettiva nel campo dei Diritti Umani. Non c’e’ infatti nelle varie nazioni un  Ministero per i Diritti Umani, mentre noi crediamo che un tale Ministero non  solo dovrebbe esistere, ma dovrebbe garantire la funzionalità oggettiva del  diritto naturale umano a tutti i livelli di sviluppo sociale.
Ciò permetterebbe di avere  un essere sociale universale che, pur affrontando le problematiche inerenti  alle esigenze locali, avrebbe una base culturale senza quei confini che  scatenano nei vari cervelli la difesa dei propri modelli memorizzati – quasi  sempre in antitesi fra loro -, limitando le possibilità di interazione tra i  popoli.
Va messa inoltre in  evidenza la differenza fisiologica tra l’uomo e la donna, i quali dovranno  sviluppare una costruzione gnoseologica che sia attinente ai loro ruoli  naturali e sociali e che non permetta soprattutto l’alibi della prevaricazione  dell’uno sull’altro.
La gradualità della  costruzione gnoseologica individuale deve concretizzarsi con una costruzione  mnemonica epicentrica che deve portare l’Io individuo al centro di se stesso.  Tale lo deve sempre tenere insieme e dirigere operativamente tutta la  realizzazione mnemonica.

Punti d) ed e):  considerando il fatto che i nostri ‘strumenti’ sensoriali rivestono  un’importanza fondamentale nella costruzione gnoseologica dell’uomo, dobbiamo  soffermarci sulla loro fisiologia, capacità di spettro di analisi fisica e  rapporto interagente tra essi e le funzioni neurologiche cerebrali.

I nostri organi di senso  sono le ‘porte’ attraverso le quali trasferiamo il mondo fisico esterno al mondo  fisico interno. Attraverso esse, sotto forma di messaggi luminosi, messaggi  vibrazionali pressorimeccanici, interazioni chimiche, identifichiamo l’ambiente  e noi stessi.

Lo spettro visivo  dell’emissione elettromagnetica solare consente ai nostri organi di percezione  visiva di raccogliere le risposte che tutti gli elementi interagenti con la  luce intorno a noi danno alla luce stessa. Potremmo dire che siamo in grado di  essere spettatori al ‘dialogo’ che avviene tra luce ed ambiente. Se fossimo  consci dell’importanza che riveste un tale processo, potremmo partecipare  coscientemente alle armoniose interazioni della natura nella stessa maniera con  cui con i nostri organi uditivi ci predisponiamo all’ascolto di un disco di  musica classica.
Per far ciò e’ necessario  comprendere il linguaggio usato dall’energia; di solito percepiamo delle  sensazioni, ma non ne comprendiamo il ‘linguaggio’. Decodificare le sensazioni  in linguaggio o logica significa poter trasmettere in codici comprensibili agli  altri le proprie esperienze di vita, il che migliorerebbe i rapporti sociali e  umani e conseguentemente la qualità della vita stessa. Questo processo naturale  di apprendimento e di espressione che e’ stato finora prerogativa di poeti,  saggi, pensatori, ecc., può diventare oggi metodologia educativa per tutti gli  esseri umani.
I nostri organi sensoriali  non sono purtroppo liberi di usare tutto il loro spettro di percezione, in  quanto vengono condizionati dalle acquisizioni mnemoniche cerebrali. Immagini,  forme, suoni, ecc., memorizzati condizionano la futura percezione sensoriale.  Infatti ricerchiamo nell’ambiente tutto ciò che si identifica con i nostri  scopi ed i nostri modelli gnoseologici. Verificare tale meccanismo neurologico  e’ molto semplice e non si richiedono particolari strumenti di laboratorio: e’  sufficiente guardarsi intorno con l’intenzione di percepire ciò che normalmente  non attira la nostra attenzione. Sarà facile cosi scoprire che gran parte della  realtà oggettiva non era stata percepita a causa del meccanismo neurologico  discriminante determinato dall’educazione o dai limiti imposti dalle precedenti  memorizzazioni. Di fatto al cervello umano interessa realmente ‘tutto’ in  quanto ‘tutto’ troverebbe una sua collocazione nelle proprie strutture  neurologiche con un arricchimento dinamico dell’individuo stesso.

Per rendere funzionali le  nostre strutture neurologiche nonché i nostri organi di senso si richiede una  cultura ed un’educazione che facilitino il processo sopra descritto. Questo ci  dimostra come il cervello del ‘genio’ esiste in tutti gli esseri umani alla  nascita e viene limitato soltanto dall’educazione familiare e sociale. Con i  mezzi tecnologici che le società hanno a disposizione attualmente – se usati  adeguatamente – non sarà difficile offrire all’uomo la possibilità di scoprire  se stesso ed il mondo in cui vive.

I genetisti con i loro  studi stanno oggi scoprendo le capacità mnemoniche di una cellula. Questo  infinitesimale organismo opera nell’ambiente utilizzando tutte le sue potenzialità  per dare il suo contributo alla vita. Non e’ difficile fare delle analogie sui  principi che regolano il mondo biologico in base ai quali esiste alla nascita  di un organismo una memoria filogenetica dinamica che permetterà all’organismo  stesso di sperimentare nell’arco della sua esistenza un modo nuovo di  interpretare l’ambiente. Anche nell’uomo esiste la stessa realtà, la quale e’  rappresentata da tutte le strutture cellulari funzionalmente collegate fra loro  che dispongono di una memoria filogenetica gerarchica pronta a creare un  rapporto con l’ambiente. E’ noto che le cellule neurologiche del Sistema  Nervoso dell'uomo non si riproducono e ciò dimostra che le memorie genetiche di  tali cellule contengono tutte le possibili combinazioni biochimiche che possono  verificarsi nell’arco della vita umana nelle interazioni con il mondo fisico.  Se si pensa che costruiamo l’Io, la personalità partendo dalla realtà mnemonica  filogenetica delle cellule del Sistema Nervoso Centrale, possiamo oggi scoprire  le chiavi neuropsicologiche dell’apprendimento che realizzano l’ontogenesi  dell’Io e della stessa personalità.

Tutto ciò serve a far  comprendere il dinamismo della nostra esistenza, dei nostri momenti quotidiani  siano essi psicologici o somatici che, di fatto, anche se non sempre compresi,  sono delle vere e proprie novità  per le  nostre memorie cellulari.
Possiamo affermare quindi  che ogni informazione, sia psicosensoriale che sottoforma di proteine, vitamine, ecc., crea una modificazione oggettiva.Sottolineiamo per maggior  chiarezza che noi consideriamo ‘informazioni’ – sebbene diverse – anche le  vitamine, le proteine, ecc., ossia l’interazione globale con l’ambiente.
Inoltre possiamo dire che  il dinamismo delle interazioni globali va scientificamente compreso se vogliamo  evitare i macroscopici errori che storicamente ereditiamo.
L’interazione tra i vari  organi di senso avviene di fatto nel nostro sistema nervoso. Nel momento in cui  una parola richiama alla nostra mente un’immagine, si è verificata  neurologicamente tutta una serie di interazioni interneuronali le quali hanno  creato in termini psicologici una "associazione". L’immagine richiamata può a  sua volta evocare tutta una serie di immagini che possono conseguentemente dar  vita a pensieri, idee, sensazioni, ecc. Vediamo quindi che una sola parola  potrebbe in effetti attivare non solo la corteccia cerebrale, ma tutti gli  elementi cellulari, molecolari e atomici dell’individuo. Ogni immagine, ogni  parola, ogni idea crea di volta in volta una serie di sensazioni ed emozioni  che, sotto forma di stimoli interni, raggiungono sia le zone periferiche del  Sistema Nervoso, sia tutto il soma mediante l’emissione di ormoni dal  diencefalo.

I conflitti che nascono  dalle incomprensioni tra le varie discipline scientifiche ed in particolare tra  le neuroscienze hanno creato e creano grosse difficoltà all’avanzamento delle  conoscenze.

Tali difficoltà sono ormai  manifeste ai vari scienziati e ciò fa dirigere le “volontà” verso una multidisciplinarità  utile all’integrazione delle scienze. Non possiamo più scindere quindi il soma  dalla psiche, la biochimica dalle attività psicologiche, in quanto queste si  traducono in biochimica, ma la biochimica è solo il substrato su cui si  costruiscono le funzioni psicologiche. Il campo della biochimica con gli studi  di farmacologia tenta di condizionare il comportamento e quindi la psicologia:  noi riteniamo che questa strada sia molto pericolosa poiché si inserisce  in un processo fisiologico modificandolo, alterandolo e danneggiando la  realizzazione dinamica della personalità. Non deve esistere ’pillola’ che  modifichi il comportamento umano, e noi sappiamo che tale comportamento e’ il  risultato della elaborazione delle informazioni sociali ed ambientali. Per  intervenire quindi sul comportamento umano si richiede una terapia psicologica  che permetta la ‘guarigione’ di quel comportamento considerato "anomalo".

Ci sembra ovvio che lo scienziato che ricerca le alterazioni biochimiche del comportamento in base a  dei parametri precostituiti scopra nell’organismo in questione una  modificazione quantitativa dei neuromediatori, dei neurormoni, ecc., e, se  allo stesso individuo in esame vengono posti test psicologici per modificare il  suo comportamento, nel tempo si modificherà conseguentemente anche la  biochimica delle strutture cerebrali.

Questo avviene in quanto  la quantità di sintesi di elementi molecolari da parte delle cellule  neurologiche preposte ad attività psicosensoriali dipende da quanto dette  cellule vengono stimolate dagli input (da quanto vengono fatte lavorare). Questo  processo si verifica anche nei circuiti neurologici preposti all’attività  psicomotoria; nel tempo, se il rapporto tra sensitività, motricità e  costruzioni gnoseologiche non mantiene una dinamica interagente, subentrano  nell’individuo rallentamenti nell’attività biochimica e bioelettrica, con  conseguenti atrofie e stati patologici.
Lo sport, la danza, ecc., cioè  un attività motoria coordinata di tutte le funzioni inerenti al sistema  piramidale ed extrapiramidale, nonché una buona nutrizione, mantengono un  equilibrio somato-motorio che permette alle nostre funzioni psicologiche  superiori di utilizzare un corpo che risponde rapidamente a tutte le esigenze  creative e psicologiche.

Non si può prescindere  quindi dall’inserire nell’apprendimento educativo  metodologie adatte che facciano crescere  l’individuo sano, forte e scattante. Inoltre la realizzazione gnoseologica  creativa deve sempre tener conto della sanità e dello sviluppo nonché delle  possibilità di utilizzazione del proprio corpo. Pertanto l’uomo deve essere  preparato fin dalla nascita ad una globalità di sviluppo costruendo una  coscienza che risponda a tutte le esigenze a cui dovrà far fronte.
Riteniamo comunque che  tutti gli esami di laboratorio e gli studi sulla biochimica del comportamento  sono di grande utilità per meglio identificare e conoscere le specifiche aree  cerebrali relative ai processi comportamentali, nonché a quelli biochimici  relativi a specifici stimoli sensoriali.

La nostra teoria sulla  Lateralizzazione degli Emisferi Cerebrali pubblicata sul primo numero di questo  periodico, ci consente di sviluppare una nuova psicologia con dei test  oggettivi per la verifica dei processi gnoseologici e delle capacità creative  dell’individuo. Tali test non possono prescindere dalla teoria di base e devono  essere psicologici, quindi prove sull’osservazione visiva, uditiva, olfattiva, ecc.,  con relative costruzioni gnoseologiche e conseguenti tempi di risposta. In base  alla teoria si potrà rilevare quanto vengono attivate le varie funzioni  cortico-corticali ed interemisferiche, quali tipi di osservazioni e relative  codificazioni e decodificazioni avvengono dalla descrizione verbale o scritta  di un’immagine e se tali descrizioni sono concettuali, ripetitive o creative.  Questi test non proveranno quindi un’intelligenza fine a se stessa (tipo  computer), ma lo sviluppo fisiologico dinamico globale dell’individuo. Così si  potrà intervenire dando compiti specifici per sviluppare attività psicologiche  (terapeutiche) per compensare quelle potenzialità cerebrali che non vengono  "normalmente" attivate nella vita e nell’ambiente dall’individuo stesso e che  nel tempo creano delle vere e proprie sindromi psicogene.

 Punti f) e g): l’imponente numero di afferente sensoriali  provenienti dai mass-media crea un aumento quantitativo di memorizzazioni e di  elaborazioni nonché di associazioni nel Sistema Nervoso Centrale. Ciò permette  di sviluppare rapidamente nei bambini forme di pensiero che condizionano spesso  negativamente l’ontogenesi culturale e lo sviluppo biologico del bambino  stesso. La carenza di conoscenze specifiche relative all’informazione e a come  il cervello elabora ed integra tale informazione scatena, soprattutto nei  giovani, forme artistiche che spingono l’individuo alla droga, a cure  neuropsichiatriche, a psicoterapie, ecc. In molti casi si verificano dei veri e  propri squilibri ormonali con conseguenti danni somatici limitanti lo sviluppo  fisiologico del bambino.

Si osservano spesso forme  di spiccata intelligenza nei ragazzi che poi di fatto portano a deviare verso  la droga, la criminalità, ecc. Queste forme di intelligenza non sempre sono  elementi positivi, in quanto si concretizzano nel cervello senza una guida  oggettiva finalizzata allo sviluppo globale dell’individuo stesso. Particolari  ambienti familiari e sociali forniscono dette informazioni con i propri fini,  in antitesi alla finalità intrinseca del ricevente.

Richiamiamo l’attenzione  su un particolare di estrema importanza, evidenziando che ciò che ammiriamo in  un computer come capacità di velocità di elaborazione dati, è di fatto una  funzione del cervello umano. Non stupiamoci quando di fronte ad un bambino in  grado di elaborare informazioni (capacità che comunemente è definita  "intelligenza"), ma operiamo su tale processo affinché l’intelligenza stessa si  traduca in creatività  utile alla propria  crescita integrale senza gli elementi discriminanti che condizionano il  rapporto interattivo con l’ambiente, che di fatto potenzia il meccanismo di  aggressività verso tutto ciò che viene discriminato.
Se consideriamo la  costruzione dell’Io dell’individuo un progetto educativo da realizzare, noi  applicheremmo fin dalla nascita una didattica informativa senza errori, in  quanto svolgeremmo l’opera ricercando e verificando tale realizzazione in base  al progetto stesso.

Vediamo invece che si  forniscono i segmenti informativi per queste costruzioni senza seguire processi  graduali di sviluppo adeguati. Infatti detti segmenti fanno parte di un caotico  mondo che nel proprio squilibrio e con specifiche e potentissime ‘elettrocalamite’  cerca di attirare a sé gli individui condizionandoli alle più disparate  interazioni impedendone la realizzazione umana e sociale.
Il cervello umano con i  suoi due emisferi elabora ed integra dinamicamente le afferente sensoriali per  la realizzazione dell’Io cosciente. L’Io cosciente psicologico si concretizza  prevalentemente nell’emisfero sinistro, ma ciò non deve farci pensare che tale  coscienza è la nostra realtà oggettiva, poiché contemporaneamente abbiamo un  tipo di processo di elaborazione dell’informazione che non sempre riusciamo a  concretizzare in coscienza psicologica. Tale elaborazione avviene nel nostro  emisfero destro e mette in risalto ciò che comunemente chiamiamo "sensitività superiore".

Possiamo oggi godere della nostra esistenza se permettiamo un’integrazione  oggettiva tra elaborazione sensitiva dell’emisfero destro e conseguente  concretizzazione logica nell’emisfero sinistro. Quando la sensazione viene  trasformata in logica analitica si verifica un sinergismo che possiamo identificare  come ‘gioia’ o ‘sofferenza’ di tipo "superiore", rispetto al processo di  interazione a Stimolo/Risposta che crea piacere temporaneo o angosce, ansie e  tensioni.

 

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Sintetizziamo come segue  la neuropsicofisiologia dell’apprendimento:

 

  1. l’input  sensoriale raggiunge le aree specifiche dei due emisferi cerebrali;
  2. l’emisfero  sinistro associa tale input per analogia al modello precostituito  mnemonicamente e conseguentemente formula una risposta in base alle richieste  dell’informazione ricevuta;
  3. l’emisfero  destro identifica l’input in una propria costruzione integrativa, da cui ricava  una risposta concettuale e creativa che scompone in codici stimolativi da  proporre, attraverso le connessioni interemisferiche, alle strutture  neurologiche dell’emisfero sinistro, le quali, guidate da tali impulsi,  ricostruiscono la risposta logica proposta dall’emisfero destro,  concretizzandola con una verbalizzazione od altra forma espressiva di tipo  manuale o di altro genere.

 

Il sinergismo emisfero  destro – emisfero sinistro richiede delle latenze abbastanza lunghe rispetto  alle latenze abbastanza lunghe rispetto alle latenze del solo emisfero sinistro  ed infatti nella maggior parte dei casi si verifica una risposta reattiva del  solo emisfero sinistro.

La creatività, la saggezza, l’altruismo possono  verificarsi esclusivamente con una risposta sinergica.

La conoscenza di questo  processo ci permette di verificare attimo per attimo sia le nostre interazioni  che quelle degli altri, e soprattutto non permette l’uso improprio di principi  umani ed universali finalizzati a scopi diversi da quelli dei principi stessi.  La pedagogia, la psicologia, la sociologia dovranno rivedere i propri campi di  studio tenendo conto di questi meccanismi cerebrali se vorranno rendere un  servizio all’uomo ed alla società.

Considerando che la prova  sperimentale più efficace di questa teoria può essere fatta su se stessi  verificando le proprie risposte (latenze) interattive con il proprio ambiente  sociale, si può modificare di volta in volta il proprio stato mentale misurando  i tempi delle proprie risposte e cercando di facilitare l’operazione sinergica  tra i due emisferi cerebrali.

In sintesi si debbono  bloccare le proprie rapide reazioni di fronte agli stimoli di vario genere,  ricercando nella propria mente la risposta più adatta alla situazione in atto,  rispettando come essere umano la persona che ci sta davanti, tenendo conto che  anche questa ha gli stessi meccanismi cerebrali.

Nell’attuale situazione  mondiale le velocità con cui viaggiano le informazioni e la vita caotica delle  città impediscono in parte il sinergismo interemisferico e di conseguenza  l’espressione creativa e concettuale delle idee.

Ciò impone all’emisfero destro  un’operatività creativa sull’emisfero sinistro durante i periodi in cui  quest’ultimo non riceve stimolazioni dall’ambiente, ossia durante le ore di  sonno.

Questo processo da vita ai  sogni, cioè a tutta l’attività onirica la quale tenta di creare nell’emisfero  sinistro una situazione neurologica che sia fisiologica all’operatività  dell’emisfero destro.

Possiamo oggi affrontare  scientificamente il problema relativo all’inconscio in rapporto alle attività  ridondanti del cervello umano. Considerando gli immensi processi di  attivazione/inibizione che si verificano negli emisferi cerebrali di fronte ad  un input sensoriale, vediamo che di fatto le risposte a tale input sono un puro  relativo rispetto all’attività biochimica globale del cervello. Approfondendo  questi studi, abbiamo potuto verificare che ben altre risposte a quell’input  iniziale vengono date dallo stesso individuo con altre costruzioni mnemoniche  in momenti, tempi e circostanze totalmente diversi. Ciò ci dimostra come le  attività dei nostri due emisferi compiono un lavoro di ‘autocoscienza’, ‘riservandosi’  di renderci psicologicamente partecipi nel momento in cui si verificano  situazioni stimolative evocanti l’input iniziale.

Le attività ridondanti  delle nostre strutture neurologiche danno vita ad una ‘coscienza’  psicologicamente inconscia che ci dimostra che la finalità del nostro cervello  va ben oltre la vita che viviamo in coscienza quotidianamente.
In tutto questo si  inserisce infatti il nostro emisfero destro il quale, svantaggiato nelle  risposte immediate rispetto all’emisfero sinistro, prepara nel tempo le sue  risposte per trasferirle creativamente con stimolazioni specifiche nelle aree  dell’emisfero sinistro preposte ad elaborarle ed integrarle con le proprie  modalità funzionali. E’ come se l’emisfero sinistro ricevesse stimolazioni  provenienti dall’esterno, le quali permettono un’attività neurologica identica  a quella che si verifica durante lo svolgersi della vita quotidiana. L’emisfero  destro quindi nelle sue funzioni cerebrali superiori forma un individuo  creativo, dinamico, saggio, che per sua natura non impone, non ordina, ma  propone sempre creativamente le sue risposte, che fornisce nel momento in cui  la situazione interagente glielo consente.

Durante il sonno REM,  infatti, tutta l’attività elettrica corticale manifesta un’attività onirica la  quale crea tante situazioni diverse come fossero situazioni della vita di tutti  i giorni. Ciò deve farci comprendere che le nostre intuizioni, le idee  improvvise e soprattutto i sogni hanno una finalità precisa tendente a  costruirci una ‘coscienza’ che passi ad essere da soggettiva ad oggettiva per  permetterci di modificare quel "carattere" che realizziamo nell’emisfero  sinistro non sempre in sintonia con la saggezza del nostro emisfero destro. In  termini neurologici possiamo dire che l’emisfero destro attua un processo di  elaborazione ed integrazione dell’informazione e conseguentemente invia impulsi  codificati stimolativi tramite le fibre interemisferiche per la ricostruzione  in termini logici della sua elaborazione creativa.
Esperimenti di  stimolazioni sulla lateralizzazione condotti su individui a cui era stata  praticata la commissurotomia (resezione del corpo calloso) hanno dimostrato che  un tale intervento non creava sostanziali cambiamenti nella personalità  dell’individuo.
Questo ci dimostra quanto  poco abbiamo compreso scientificamente dell’attività del nostro emisfero  destro, poiché di fatto l’educazione, lo sviluppo sociale impongono dei modelli  culturali ripetitivi i quali si concretizzano nell’emisfero sinistro e ci  condizionano ad un tipo di vita e di società che non facilita lo sviluppo  creativo e non permette di integrare le divergenze interattive, in quanto i  modelli culturali rifiutano le novità che non si associano ai modelli  precostituiti.

Ciò spinge il nostro emisfero destro ad una operatività creativa  che non rientra per sua natura nella logica analitica del modello fine a se  stesso. Infatti più l’emisfero destro opera sul sinistro nelle interazioni  sociali, più l’individuo viene emarginato dai modelli precostituiti e poi  storicamente scopriamo che quest’individuo aveva precorso i tempi, in quanto  nel tempo i modelli saturano e per necessità subiscono delle trasformazioni  andando ad utilizzare per la loro nuova ricostituzione quello che anni addietro  era stato rifiutato.

Possiamo ancora dire che  il nostro emisfero destro potrebbe, se ne facessimo buon uso, risparmiarci  un’infinità di drammi e di sofferenze sociali ed umane.
Inoltre ci sembra  "antiscientifico" pensare che la natura, che ha dimostrato le sue capacità  realizzando le meraviglie di ciò che ci circonda, abbia commesso il cosi grave  "errore" di costruire in noi mezzo cervello "handicappato"di fronte all’altro  emisfero detto dominante.

La storia di David e Golia  è uno dei tanti fatti che ci può far riflettere sulla macroscopicità degli  errori che si possono commettere nel sottovalutare ciò che momentaneamente non  si riesce a comprendere.

A questo punto crediamo  che sia ormai a tutti chiara la provenienza delle nostre intuizioni, di certe  nostre sensazioni nonché delle improvvise idee geniali che nascono dalla nostra  mente, cosi come molte soluzioni a problemi scientifici, sociali ed umani sono  state fornite attraverso l’attività onirica.

La creatività  dell’emisfero destro per sua natura è sempre novità, mentre l’operatività  dell’emisfero sinistro è ripetitiva, ma anche l’emisfero sinistro può  sviluppare una forma rudimentale di creatività o di novità combinando vari  puzzle mnemonici in maniera ibrida, mettendo insieme vari segmenti dei modelli  culturali e morfologici precostituiti. E infatti nella storia culturale,  artigianale e tecnologica predomina questo tipo di "creatività".

A noi l’arduo compito di  verificare la storia sulla base di questi studi affinché si possa proseguire  utilizzando il contributo offertoci da tutti gli uomini, per diventare oggi  coscienti e responsabili di un domani che porti l’Uomo a scoprire il fine della  sua stessa esistenza.