dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

FISIOLOGIA DELLA PERCEZIONE

RAGIONI DELLE DIFFERENTI PERCEZIONI

 

 

di

 

Michele Trimarchi

 

 

  

 

UNESCO/IIASA

Task Force Meeting on

 

 

 

“WORLD PROBLEMS AND THEIR PERCEPTIONS”

Within the frameworks of UNESCO Major Programme I

 

 

 

Budapest – 25 febbraio / I marzo 1985

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDICE

 

 

  

SUBSTRATO FISICO DELLA PERCEZIONE                                                                  

 

REALTA’ OGGETTIVA E RELATIVITA’ DELLA PERCEZIONE                              

 

IL POTERE DEI SIMBOLI E DEI MODELLI NELLA PERCEZIONE

GLOBALE DEI PROBLEMI DEL MONDO                                                                    

 

SINTESI DELLA PERCEZIONE FISIOLOGICA                                                            

 

 

 

 

 

 

  

SUBSTRATO FISICO DELLA PERCEZIONE

La percezione è data da un insieme di fattori stimolativi energetici che, in base ai propri codici fisici, realizzano in interazione tra loro la coscienza dell’ambiente in cui l’individuo vive.

Le basi dinamiche della percezione sono:

  1. l’ambiente con tutto il suo spettro energetico fisico – chimico
  2. la totalità del sistema nervoso con i suoi organi di percezione.

La fisica dell’ambiente è regolata da precise leggi, come l’elettromagnetismo, la morfologia, lo stato di aggregazione atomica della materia – energia (solido liquido gassoso), ecc.

Infatti tutto il dinamismo delle trasformazioni massa – energia segue la ben nota formula einsteiniana che dà equivalenza tra massa ed energia . La dinamica di questa legge è regolata dalle varie interazioni, dalla cui velocità dipende il grado di trasformazione.

Il nostro pianeta e l’Universo, se considerati a livello atomico e posti ad un’attenta osservazione scientifica, dimostrano un moto perpetuo che fa interagire costantemente, nella relatività dipendente dall’aggregazione della materia – energia, ogni particella esistente. Pertanto istante per istante sia a livello microscopico che macroscopico avvengono delle trasformazioni.

La base biologica della percezione negli esseri umani è rappresentata dalle strutture neurologiche cerebrali. Ogni cellula neuronale con il suo DNA costituisce un frammento del range di combinazioni energetiche risultanti dall’attività evolutiva dell’intero ecosistema. L’organizzazione del sistema nervoso può essere considerata come un coordinamento “gerarchico”, piramidale, dove ogni mattone della piramide (cellula) è responsabile del grado che occupa nell’ambito della gerarchia, che trova il suo massimo nell’apice della piramide. E’ come dire che un mattone – neurone posto all’apice della piramide, con il suo DNA può coordinare lo sviluppo operativo di tutti i neuroni sottostanti. Infatti l’arco riflesso rappresenta la prima risposta nell’ambito della gerarchia della percezione attuata dai primi neuroni deputati all’interazione con l’ambiente.

Tutti i recettori (meccanocettori, termocettori, pressocettori, propriocettori, terminazioni nervose libere, papille gustative, recettori olfattivi, ecc.) nonché gli organi sensoriali telencefalici, sono gli strumenti con i quali percepiamo l’ambiente fisico e chimico attraverso la gerarchia dei vari DNA neuronali.

Ogni recettore copre una parte del range delle attività energetiche del mondo fisico in cui viviamo. La globalità del sistema nervoso con le sue aree primarie, secondarie, associative ed integrative provvede attraverso codifiche e decodifiche dei vari input ad integrare le varie percezioni e a rispondere all’ambiente. Da questo processo con un continuum di attività neuronali si realizza l’esperienza cosciente dell’individuo.

Per esigenze di studio e di ricerca anche il sistema nervoso viene continuamente suddiviso, creando un’infinita serie di indagini diverse che danno vita alle superspecializzazioni. Se da una parte è utile suddividersi i compiti di indagare sui vari componenti del sistema nervoso, dall’altra è giusto considerare che tutto il sistema nervoso è un sistema integrato e non è divisibile nella sua integrità dinamica funzionale. Ci sembra quindi corretto ricordare a tutti gli specialisti di neuroscienze che qualsiasi ricerca specialistica sul sistema nervoso tendente a scoprirne i meccanismi funzionali deve poi integrarsi con tutte le altre ricerche al fine di rispettare la realtà oggettiva del sistema nervoso stesso.

E’ in questa direzione che i nostri studi si sono indirizzati per non perdere di vista la linea logica che porta all’acquisizione di conoscenze integrate rispettando l’oggettività del fine della ricerca stessa.

Abbiamo evidenziato l’infinita gamma di recettori attraverso i quali è possibile percepire tutta l’attività fisica dell’ambiente. Se essi fossero analizzati singolarmente, potremmo verificare quanto ogni singolo recettore trasforma e decodifica un fenomeno fisico e chimico in una realtà biochimica e bioelettrica, conservando di fatto la sostanza di quanto giunge in input al recettore stesso. Tralasciamo volutamente tutti quei recettori deputati alla conservazione dell’omeostasi dell’organismo, per prendere in considerazione quegli organi di senso che entrano in gioco nella formazione logico – analitica della percezione per rispondere a quanto a questa relazione viene richiesto.

Se ci poniamo di fronte ad un problema, dobbiamo necessariamente scomporlo in una serie di parametri con i quali attivare un’elaborazione logica integrata. Purtroppo i parametri disponibili all’individuo umano rientrano in tutta una serie di metodi e di prassi che sono relativi ai modelli educativi ricevuti, i quali condizionano l’oggettività dell’osservazione, per cui il risultato finale della percezione sarà parziale e relativo ai parametri, metodi e prassi utilizzati per l’analisi del problema.

Quanto detto dimostra che se dieci osservatori analizzano lo stesso problema separatamente, ognuno giungerà a risultati diversi, in quanto in questo momento storico sono pochi gli “eletti” che hanno la possibilità di essere oggettivi rispetto alla realtà osservata, poiché il proprio metodo condiziona l’elaborazione analitica dell’input sensoriale e la risposta conseguente.

Da ciò si deduce che tali risultati sono parziali e dall’incontro/scontro tra gli osservatori si avranno modificazioni che possono essere considerate utili per un ampliamento delle singole percezioni, ma di fatto non risolvono il problema iniziale, in quanto esso va oltre i limiti posti dai parametri usati dall’osservatore; pertanto la conseguente risposta sarà utile alla soluzione del problema in una percentuale che è direttamente proporzionale all’oggettività dei parametri utilizzati per l’analisi dell’osservazione. (Fig. 1)

Quanto sopra è sufficiente a far comprendere il perché delle diverse percezioni, quanto sono oggettive rispetto alla realtà fisica del problema e quale può essere l’attendibilità rispetto alla soluzione del problema stesso.

L’evoluzione della scienza con i suoi modelli e parametri di analisi approssimativi si è allontanata sempre più dalla realtà fisica e biologica dell’Uomo e dell’ambiente. Ciò ha permesso di penetrare il microcosmo e di creare un’infinità di ipotesi che, seppur in parte valide per l’analisi del particolare, rimangono di fatto separate fra loro. Questo metodo caratterizzante le scienze empiriche limita oggi più che mai l’integrazione, in quanto ogni ipotesi è oggetto di contraddizioni determinate dall’eterogeneità dei risultati sperimentali.

 

REALTA’ OGGETTIVA E RELATIVITA’ DELLA PERCEZIONE

La realtà oggettiva non ha bisogno di essere dimostrata; questo principio non viene quasi mai trasmesso educativamente, neanche all’Università.

Infatti non si insegna e non si costruisce nelle menti umane ciò che è oggettivo, bensì tutta una marea di simboli e nozioni per cui l’individuo disconosce quasi totalmente la realtà in cui vive.

E’ opportuno, prima di addentrarci nell’argomento, precisare che all’interno del principio di oggettività va anche considerato quello di obiettività, ovvero lo scopo per cui l’oggetto o l’oggettività esiste.

Per tale ragione, ogniqualvolta all’interno di questa relazione verrà utilizzato il termine di percezione oggettiva si deve intendere come percezione oggettiva ed obiettiva della realtà.

Tutto ciò che è oggettivo dovrebbe rappresentare la certezza della vita, mentre l’umanità distrugge la vita a tutti i livelli biologici, in quanto non cosciente dell’oggettività della vita stessa. Riempiamo i cervelli di combinazioni logiche, analitiche, matematiche per lo sviluppo dell’intelligenza, ma di fatto i ragazzi rifiutano la scuola e la vita proprio perché la cultura e l’educazione limitano la percezione oggettiva della realtà.

Per quanto ciò possa sembrare un paradosso, in pratica è quanto avviene in ogni essere umano. Ciò è dimostrato dal fatto che certe crisi sociali spingono gli esseri verso la natura e verso la semplicità della vita. La natura non codificata dalla cultura realizza nell’individuo una percezione sensitiva serena, distensiva, in quanto fisiologica al sistema genetico cerebrale deputato alla percezione stessa.

Il problema nasce anche in questo tipo di percezione quando l’individuo ha acquisito delle nozioni scientifiche tendenti a spiegare i meccanismi della natura.

La percezione in questo caso viene decodificata dai parametri scientifici acquisiti, i quali associano la realtà fisica della natura a modelli non reali rispetto all’input fisico dell’ambiente. Ciò condiziona, riducendo il grado vibrazionale e l’ampiezza (Fig. 2) della percezione e i benefici che da essa dovrebbero derivare.

Spesso si parla di analisi “fredda” che toglie il fascino dell’osservazione e della percezione. Ciò è determinato soltanto dai parametri riduttivi con i quali misuriamo la realtà percepita.

Tutti i simboli appresi dall’individuo nell’arco della propria esistenza una volta memorizzati acquisiscono un potere sull’individuo stesso. E’ in essi infatti che ci si riconosce e sono essi a cerare le condizioni della dinamica delle percezioni.

Come le percezioni possono essere oggettive rispetto alla realtà? Come impedire ai simboli un potere sul cervello umano? Come liberare le potenzialità creative degli esseri umani?

Le nostre teorie sulla lateralizzazione degli emisferi cerebrali e sulla neuro psicofisiologia dell’apprendimento rispondono a questi quesiti e propongono una metodologia di apprendimento atta a potenziare e liberare le funzioni creative del cervello umano e a rendere oggettiva la percezione.

Ciò che deve essere ben compreso è la motivazione per cui la natura ha realizzato due emisferi cerebrali. La chiave evolutiva della cultura e della scienza utile a spiegare l’oggettività e la soggettività della percezione risiede proprio nelle funzioni specifiche dei due emisferi cerebrali. Quest’acquisizione è fondamentale per uno sviluppo umano integrato, per la giustizia sociale, per la creatività, per l’evoluzione di una cultura universale, per l’evoluzione umana. Infatti i due emisferi cerebrali hanno con i loro organi sensoriali due modalità diverse nell’elaborazione e integrazione della percezione e possiamo dire che i cinque sensi di fatto sono dieci, in quanto lo stesso messaggio informativo raggiunge per vie diverse, separatamente e contemporaneamente, l’emisfero destro e l’emisfero sinistro del cervello.

L’emisfero destro riceve il messaggio informazionale e dà una risposta integrante attraverso il corpo calloso, qualora lo stesso messaggio informazionale elaborato dall’emisfero sinistro sia oggettivo rispetto all’input fisico ricevuto. Quando invece l’input elaborato dall’emisfero sinistro venga associato a un simbolo o modello, si verifica un’asimmetria percettiva che lateralizza l’individuo, il quale dà una risposta parziale relativa al simbolo o modello in cui l’input è stato associato.

Un fattore estremamente importante che entra in gioco nella valutazione analitica dell’input è il tempo, determinato dai simboli memorizzati con i quali l’emisfero sinistro misura la percezione. Infatti ogni simbolo, che va oltre i codici logici con i quali dovremmo solo costruire ed esprimere nella comunicazione la totalità della percezione, determina una misura arbitraria del messaggio informazionale in atto. Tali simboli rappresentano modelli a blocchi i quali trattengono il dinamismo del tempo, per cui una nozione (come schema a blocco) che si ripete nel tempo di fatto rispecchia il momento della sua prima formulazione. Misurare con tale nozione la realtà significa portare indietro nel tempo ciò che non può essere limitato, per cui ogni pensiero, azione, teoria, dovrebbero risultare sempre nuovi rispetto ai precedenti. Il tempo nell’Universo e sul nostro pianeta continua a scorrere trasformando, indipendentemente dalla nostra volontà, tutta l’energia dell’Universo e di noi stessi. La ripetitività culturale dell’individuo si modifica in parte in stato di necessità, ossia quando ciò che comunichiamo diventa per gli altri monotono e ripetitivo.

In tal caso, per mantenere un rapporto o una posizione sociale e culturale, siamo costretti ad arricchireo a modificare i nostri modelli mentali affinché si continui la comunicazione e lo scambio con gli altri.

Se ciò è stato finora un processo non cosciente nel genere umano, dobbiamo oggi prenderne atto e iniziare a sviluppare una cultura dinamica in sincronia con lo scorrere del tempo reale, diventando di fatto creativi al fine di evitare tutti quei drammi umani,sociali ed ambientali che si verificano ogniqualvolta tentiamo di fermare il tempo con i nostri modelli mentali. Non è possibile fermare il tempo nella mente senza subirne una risposta negativa, perché il corpo e il cervello fanno parte dei cicli biologici, energetici universali e devono seguire il corso delle trasformazioni energetiche attuate dal tempo. Non è difficile verificare quanto sopra espresso, poiché è sufficiente analizzare i processi di metabolismo, di decadimento delle particelle atomiche, di rinnovamento cellulare, di modificazioni genetiche, nonché le interazioni radioattive che favoriscono tali processi, per comprendere che tutto ciò avviene nel tempo e nello spazio con una continuità dinamica che trasforma la morfologia e lo stato di tutta la materia/energia.

 

IL POTERE DEI SIMBOLI E DEI MODELLI

NELLA PERCEZIONE GLOBALE DEI PROBLEMI

DEL MONDO

Abbiamo evidenziato che le differenze percettive di un problema risiedono soprattutto nei parametri e nei simboli con i quali si analizza la percezione nell’elaborazione e nell’integrazione degli input informazionali. In questa chiave vanno focalizzati i vari aspetti della percezione dei problemi.

Abbiamo inoltre puntualizzato che dagli incontri/scontri tra i vari osservatori e ricercatori emergono nuove sintesi,, nuove idee, nuovi punti di vista, sempre utili all’avanzamento delle conoscenze tendenti a rendere oggettiva la stessa osservazione iniziale. Tutti conosciamo, però, le grandi difficoltà che si incontrano nel modificare le percezioni dei singoli; ciò è dovuto innanzitutto ad un meccanismo biologico cerebrale, il quale è deputato a difendere il modello mentale costruito. Tali ostacoli sono creati inoltre dai metodi e dai simboli inerenti con i quali presentiamo le ricerche. Infatti basterebbe porsi con la volontà di integrare la percezione degli altri per facilitare l’evolversi delle conoscenze. In questo caso la volontà diventa un’azione biologica che va a limitare l’attivazione del meccanismo biologico difensivo della percezione stessa. Ciò implica una scelta cosciente che almeno per ora non è facile da applicare in quanto presuppone un’educazione di sé stessi atta a trasformare gli automatismi istintivi del cervello umano.

Questi meccanismi, che si formano gradualmente, sono fisiologici e sono deputati alla conservazione degli equilibri biochimici del sistema nervoso che costruisce in memoria simboli, codici ed esperienze. Ogni simbolo ed esperienza si traduce nelle reti neuronali in attività biologica e come tale rientra nelle leggi genetiche, metaboliche, immunologiche, fisico – chimiche dell’energia. Le reti nervose di fatto vengono costruite dagli input informazionali che vanno a condizionare l’attività genetica delle cellule neuronali predisposte alla nascita a creare sinapsi nelle direzioni indicate dagli input sensoriali (Fig. 3). Per cui siamo noi con la cultura e l’educazione a limitare le potenzialità dell’intelligenza e della creatività umana.

Quanto sopra ci dimostra che se vogliamo delle risposte oggettive atte a risolvere i problemi del mondo dobbiamo utilizzare il maniera fisiologica il nostro cervello, utilizzando codici e simboli validi per tutti. Ciò consentirà una percezione ma non in antitesi nei vari osservatori in quanto la percezione individuale sarà il risultato dell’analisi dello spettro fenomenologico percepito nella relatività spazio/temporale in cui il fenomeno stesso si verifica. Integrando le varie percezioni dello steso problema in tutto il mondo, si può avere la visione globale della dinamica del problema stesso. Ciò consentirà di conseguenza di sviluppare progetti atti a favorire la trasformazione e la soluzione del problema con la gradualità necessaria che dipenderà dall’intensità con cui il problema si manifesta nei vari luoghi del pianeta. Questa è la base di osservazione e di integrazione necessaria per una corretta percezione e soluzione dei problemi globali del mondo.

 

SINTESI DELLA PERCEZIONE FISIOLOGICA

Riepilogando, dobbiamo affrontare i problemi del mondo con una metodologia del tutto nuova, che abbia un carattere di universalità. Tale metodologia dovrà estrinsecarsi attraverso la conoscenza dei meccanismi biologici e dei fattori culturali che entrano in gioco nella percezione:

  1. è necessario considerare la base biologica della percezione determinata dalla realtà genetica dei 14 miliardi di neuroni della corteccia cerebrale, suddivisi tra i due emisferi del cervello umano;
  2. i due emisferi cerebrali hanno due modalità di percezione: l’emisfero destro non utilizza i modelli culturali per l’analisi, ma la propria realtà genetica e non è condizionabile o riducibile al nozionismo, in quanto misura l’input scomponendolo nel suo spettro fisico. Pertanto l’emisfero destro rispetta la spazio/temporalità degli eventi e risponde creativamente (risposta sempre nuova, adatta alla situazione in atto). L’emisfero sinistro viene condizionato dall’educazione con simboli, nozioni, modelli, e realizza la percezione in base al “potere” acquisito dai modelli culturali/educativi e dai simboli a cui l’individuo è stato sottoposto fin dalla nascita. La risposta data dall’emisfero sinistro è ripetitiva e si rifà ad uno dei modelli o dei simboli memorizzati, quindi non può essere considerata oggettiva, ma soggettiva e non adatta alla soluzione del problema percepito, se non parzialmente per quanto il modello utilizzato si avvicina all’oggettività ed alla spazio/temporalità del messaggio informazionale (Fig. 4);
  1. finché i modelli e i simboli con i quali educhiamo il genere umano non acquisiranno un carattere di universalità, non sarà possibile realizzare una percezione dinamica, creativa, adatta a risolvere i problemi del mondo e a favorire l’evoluzione umana. L’emisfero destro viene parzialmente limitato nelle sue risposte perché preceduto dall’emisfero sinistro dominante (Fig. 5) che risponde con i propri modelli e simboli memorizzati, riducendo sempre la realtà ad una parziale visione della realtà fisica degli input informazionali.

Soltanto una volontà che può essere attivata da una educazione cognitiva capace di trasformare il potere dei simboli e dei modelli culturali dell’emisfero dominante, permetterà una attività sinergica integrata tra emisfero destro ed emisfero sinistro con risposte oggettive adatte a fornire soluzioni ai problemi del mondo, senza discriminazioni sociali e umane e offrendo quella serenità necessaria allo svolgersi della vita in qualsiasi punto del nostro pianeta.