dna cervello coscienza consapevolezza educazione
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International Society of Neuropsychophysiology DNA cervello coscienza consapevolezza educazione
International Society of NeuropsychophysiologyDNA cervello coscienza consapevolezza educazione

 

 

  Lo sfruttamento “egoistico” delle risorse naturali del Pianeta getta panico in un sistema ecologico che ha una propria intelligenza integrata all’intelligenza dell’Universo. Infatti, non vi è elemento in Natura, atomico e “biologico”, che non abbia un sistema di intelligenza le cui capacità sono quelle di apprendere, memorizzare e riprodurre (rispondere). E’ risaputo infatti che dal microrganismo all’uomo esiste un genoma capace di contenere una memoria con la quale interagisce con l’ambiente fisco circostante producendo il proprio lavoro integrato all’ecosistema. Basta riflettere su tutto ciò per comprendere quanto le manipolazioni umane abortiscono sul nascere forme di vita meravigliose che certamente avrebbero dato il loro contributo all’equilibrio dinamico della vita del Pianeta. “Errare humanum est”, perseverare diabolicum”; dobbiamo ammettere, a questo punto, che l’uomo è anche diabolico, (senza scomodare un diavolo al di fuori dell’uomo) poiché non credo che siano tutti in buona fede quando diffondiamo veleni, come erbicidi, pesticidi, ecc., sui terreni o quando riversiamo nell’aria e nell’acqua grosse quantità di sostanze chimiche come i prodotti di scarto industriale, di motori a scoppio o di altro genere. In effetti tutti sappiamo che tali elementi alterano, inquinano, modificano gli equilibri della Natura di cui noi “eravamo” parte integrante. Con la nostra evoluzione, infatti, tutto si è modificato ed ogni giorno le attività umane planetarie incrementano lo squilibrio con violenze (fisiche, chimiche, biologiche sempre più sofisticate. Le città sono ormai invivibili, le campagne ormai sono diventate dei veri e propri laboratori chimici nei quali le industrie sperimentano nuovi prodotti al fine non certo di incrementare la qualità della vita e dell’ambiente, ma di trovare nuove fonti di guadagno. Quale politica legittima tutto questo? O forse sarebbe meglio domandarci quale tipo di scienza è responsabile di tutto questo? Esiste dunque un difetto di origine nella scienza che ha messo l’uomo in guerra contro la Natura e, di conseguenza, la Natura contro l’uomo. Infatti si spezzettano i batteri per “comprendere” i geni, si rompono gli atomi per scoprire non si sa bene cosa, si fa a pezzi l’Uomo per comprendere la Natura e tutto questo poi si chiama scienza e conserva il proprio altare nell’ambito delle varie Nazioni. La guerra tra la Natura e l’Uomo è sempre più cruenta e a me sembra che il vero sconfitto sia proprio l’Uomo. Le forti pressioni di squilibrio ambientale spingono il mondo politico alla ricerca di soluzioni possibili ed infatti, si parla molto di ecologia, di educazione all’ambiente e nuove strutture politiche si formano nei vari Paesi. Si cercano soluzioni attraverso la scienza ma, come dicevamo prima, la scienza non può dare soluzioni a problemi da essa stessa creati, poiché ignora la “logica” della Natura mentre, per converso, conosce bene la logica funzionale dei prodotti tecnologici a cui ha dato vita. Infatti la stessa biologia non ha ancora definito il concetto di vita; è rimasta abbarbicata alle nozioni di duplicazione, reattività, riproduzione: se queste sono le nozioni di base della biologia, siamo legittimati a pensare che non si possono continuare ad insegnare nelle Università, facendo credere ai ragazzi che ciò che studiano è la vita. Ciò mi spinge ad invitare gli uomini politici, che vogliono dare il loro contributo alla risoluzione dei problemi della società, ad entrare nelle Università per verificare quanto esse siano in grado di qualificare gli uomini per quelle funzioni pubbliche e private responsabili del buon andamento della società. In sintesi, credo che una maggiore attenzione politica va indirizzata al mondo della scuola, della ricerca scientifica, dell’Università, poiché da esse sarà possibile trovare nuova linfa per la rigenerazione delle idee, per la trasformazione di stereotipi mentali, per eliminare quelle sacche di potere che soffocano le potenzialità creative umane. I cambiamenti politici, dovuti alle pressioni socio-ambientali, non hanno più senso, poiché negano la coscienza dell’uomo politico che dovrebbe pianificare la società, prevenendo i problemi. Sarebbe ovvio che chi è deputato a risolvere i problemi imparasse anche a prevenirli: è per questo che occorre finalizzare meglio le risorse economiche del Paese, per indirizzare studi e ricerche sulla natura umana e dell’ambiente affinché si smetta una volta per tutte di pensare di essere professori là dove non si è stati bravi discenti.